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    28. Jul. 2010, 0:40

    roba fresca per estate calda?
    Yesterday at 11:18pm

    De Ritulp e la criogiustizia

    di alessio quinto bernardi


    Al Corriere si dedicano sovente alla riesumazione di corpi intellettuali. Quando i numerosi zombies dell'informazione che ne frequentano le pagine non sanno cosa scrivere oppure quando non si hanno argomenti e, soprattutto, proprie valide motivazioni a supportarli, si ripesca qualche vecchia personalità (meglio se già defunta) per dare forma all'aria fritta che deve essere messa in qualche modo nero su bianco. Ed è così che, mediante un forzato e sotteso parallelismo tra l'epoca pre-Tangentopoli ed i giorni nostri, Giuseppe De Rita, da novello dottor Tulp, scomoda dall'ossario, non volutamente (per il defunto) e con piglio rembrandtiano, il trapassato Adolfo Beria D'Argentine. De Ritulp ne storpia il pensiero come si fa con un cadavere sul tavolo autoptico per una lezione d'anatomia. Ex cathedra ammonisce che "il mestiere del magistrato impone una comprensione del mondo senza appartenere ad esso", una sorta di weltanschauung marziana, in quanto "una cautela e un distacco per le quotidiane contingenze sono sempre necessari".
    Il coroner di via Solferino procede con le cinque tappe autoptiche che sostanziano l'esame, volto ad offrire "un'idea attuale di giustizia", la criogiustizia, che nasce dal "bisogno della terzietà".

    La prima tappa o assioma prevede che "il magistrato deve avere coscienza del mondo che gli sta intorno e deve capire come cambiano identità, interessi, comportamenti, conflitti di tipo collettivo". Dunque non deve avere come riferimento la legge ed in accordo ad essa perseguire i reati commessi, ma deve essere un po' psicologo e un po' profiler, ma anche sociologo con attenzione etologica, "altrimenti è soggetto cieco prima ancora che inerte", una mummia infasciata con la toga al posto delle bende.

    Nella seconda tappa si introduce il concetto di crio-giustizia ovvero "la consapevolezza della assoluta necessità per il magistrato (e per l'ordine giudiziario) di avere testa fredda nei momenti caldi della società". Se si riesce ad avere il cervello freddo, magari congelato, si otterrano ottimi risultati, ad esempio, un encefalogramma piatto. Invero Beria D'Argentine all'alba di Mani Pulite diceva "Bisogna avere il cuore caldo, ma la testa fredda" come a dire che il calore generato dallo scontato risentimento per cotanta corruzione non deve interferire con la ludicità e la freddezza con le quali le indagini dovevano essere condotte. Se la società si riscalda, perchè prende coscienza del danno che riceve dal crimine diffuso e generalizzato, principalmente riguardo l'amministrazione pubblica, è, al contrario, un sintomo di civiltà: il cittadino invoca il ripristino della legalità.

    Sempre nel solco del cervello congelato si enuncia il terzo assioma: "il giudice non deve fare giustizia ma amministrare la giustizia". Detta così, potrebbe anche parere, con qualche ombra tautologica, un'affermazione condivisibile: Santi Licheri (diobò, anche io ora mi metto a scomodarere i morti) non è Paul Kersey, il giudice non è il giustiziere. Salvo poi esplicitare che vi è il rischio "ancora oggi molto attuale" che il giudice possa essere mosso dal "protagonismo ansioso di fare giustizia". Questi magistrati scova-cricca e scoperchia-p3 devono essere proprio delle prime donne, vittime di un ego ipertrofico e chiaramente giustizialista. Farebbero bene a prendere esempio dalla terzietà e dal non appiattimento manifestato dagli amici di Verdini et co. Vergonga!

    Nella quarta tappa vengono stabiliti per il magistrato secondo De Ritulp "l'esigenza ed il bisogno collettivo della terzietà". Si precisa che quest'ultimo termine non è "molto di moda nell'attuale dinamica sociopolitica, tutta fatta di contrapposizioni così antagonistiche che chiunque si metta in mezzo rischia l'odio dell'una o dell'altra parte". Ne consegue che o ci si appiattisca troppo sulle posizioni dell'accusa o su quelle della difesa. E poi non vuoi tener conto dell'odio e del suo network, al quale sembrerebbero annettersi anche pezzi di magistratura. Ma noi non abbiam paura! Per fortuna la tap-politica c'ha insegnato che "l'amore vince sempre sull'odio e sull'invidia". E di questo ne facciamo atto di fede. Amen!

    Con la quinta tappa si raggiunge l'acmè della lectio magistralis di De Ritulp. Il freddo medico legale intinge il bisturi nell'inchiostro e predica "la insularità del mestiere di magistrato" che corrisponde al "saper essere solo senza dover dar conto del suo operare alla cerchia dei suoi amici, ai soci del suo circolo, ai sodali delle sue associazioni"(od anche alla sua loggia). Tra tutte le tappe questa è stata quella maggiormente perfezionata. L'isolamento che il giudice dovrebbe ricercare, ora, gli viene addirittura imposto. E' tanto solo, che gli tolgono pure le sue inchieste per finalizzare in maniera definitiva la sua solitudine, come ci hanno ampiamente dimostrato le vicende di De Magistris, della Forleo, di Apicella, della Nuzzi e di Verasani: una vera e propria end-sol-ung. Tutto questo perchè allorquando si iniziano a scoprire dei reati e dei sistemi criminali, bisogna intervenire e far sì che "l'istituzione giustizia riacquisti la sua legittimità sociale e politica".

    Drin Drin, la lezione è finita. Attendiamo gracchianti il prossimo cadavere da esaminare dopo quello della giustizia.



    spiegarci che senso di individuato nella ferita e da essa estirpato.


    L'editoriale di De Rita è qui:
    http://www.corriere.it/editoriali/10_luglio_27/giustizia-adolfo-beria_9b26b2f0-993e-11df-882f-00144f02aabe.shtml


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  • breaking news no tav

    17. Feb. 2010, 21:24

    Eliana Scotti Ambientevalsusa No Tav ULTIME DALL’ASSEMBLEA ROTONDA CHIANOCCO
    I nostri sono di fronte alle forze dell’ordine che si stanno schierando sull’autostrada all’altezza dello svincolo del Vernetto/Chianocco.
    Importanti decisioni da prendere, richiedono partecipazione massiccia da Chianocco…
    Eliana Scotti
    (5 minuti fa) BRUTTE NOTIZIE DALL’OSPEDALE DI SUSA
    Ci scrive Paola: Pare che il ragazzo ferito sia stato trasportato alle molinette in codice rosso per via di un’emorragia cerebrale (le gambe erano ok) ma non ho ancora la certezza.
    E’ NECESSARIO PARTECIPARE ALL’ASSEMBLEA DI CHIANOCCO- PRESSO LA ROTONDA AUTOSTRADA SE ABBIAMO CAPITO BENE- IMPORTANTI DECISIONI!!!

    http://www.facebook.com/pages/Resistenza-VIOLA/287721948732#!/event.php?eid=311615018636&ref=mf
  • no tav

    17. Feb. 2010, 20:25

    http://ning.it/acWgDH notav viola sostegno concreto coordinamento
  • resistenti?

    9. Dez. 2009, 15:09

  • non processate bob! é morto

    9. Nov. 2009, 22:38

    Con il pretesto dell'art 79 della legge Fini-Giovanardi rinforzato negli atti da pericolose affermazioni che criminalizzano la cultura reggae e il rastafarianesimo, il Rototom Sunsplash è indagato per "agevolazione all'uso della marijuana".

    In questo modo si vuole cancellare uno dei più importanti festival di musica e cultura d'Europa e si rischia di creare un pericoloso precedente che potrebbe andare a colpire non solo il movimento reggae, ma anche tutti coloro che fanno attività culturale libera e aperta in Italia.

    Diciamo no criminalizzazione del Rototom Sunsplash e di tutti i luoghi di cultura.

    "Non processate Bob Marley" è una battaglia di libertà

    Venerdì 13 novembre 2009 – ore 18
    Piazza Matteotti & Piazza Lionello – Udine

    Per aderire scrivi a freedom@rototom.com




    Prima sono venuti a prendere gli zingari, e noi non abbiamo protestato perché non eravamo zingari; poi sono venuti a prendere gli ebrei, e noi non abbiamo protestato perché non eravamo ebrei; poi sono venuti a prendere i comunisti, e noi non abbiamo protestato perché non eravamo comunisti; poi sono venuti a prendere gli omosessuali, e noi non abbiamo protestato perché non eravamo omosessuali; infine sono venuti a prendere noi, e non c'era più nessuno capace di protestare.
    (liberamente ispirato a una poesia di Martin Niemöller)

    grazie a iggy su imbuteria.ning
  • 3 ottobre a roma e a casa

    28. Sep. 2009, 9:44

    3 ottobre, manifestazione per la libertà di informazione in rete.


    LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE IDEE è ALLA BASE DI OGNI DEMOCRAZIA.
    CHIUNQUE PENSI DI BLOCCARLA DIMOSTRA DI ESSERE CONTRARIO AI PRINCIPI FONDANTI DELLA CIVILTA MODERNA.

    L'appello ( http://www.guidoscorza.it/?p=1112 ) e la dichiarazione di principi per la manifestazione del 3 ottobre.
    Petizione ( http://firmiamo.it/lalibertadiinformazioneinrete )
    Guido Scorza ( http://punto-informatico.it/2709918/PI/Commenti/era-una-volta-liberta-informazione-rete.aspx )
    Il 3 ottobre si terrà a Roma una manifestazione per la "libertà di stampa" come protesta alla legge proposta dalla maggioranza che con l’emendamento D’Alia sui filtraggi governativi dei contenuti, il DDL Carlucci contro ogni forma di anonimato, il DDL Lussana finalizzato ad accorciare la memoria della Rete, il DDL Alfano attraverso il quale si vorrebbero applicare all’intera blogosfera le disposizioni in tema di obbligo di rettifica nate per la sola carta stampata e, infine, il DDL Pecorella – Costa, con il quale ci si prefigge l’obiettivo di trasformare ex lege l’intera Rete in un immenso quotidiano e trattare tutti i suoi utenti da giornalisti, direttori o editori di giornali.

    Non POSSIAMO rimanere indifferenti ad attacchi cosi evidenti alla libertà di parola perché essa è alla base di ogni libertà.

    In modo particolare, il DDL Pecorella-Costa rappresenta il fulcro della "riforma" del governo. Con esso, ognuno di noi sarebbe obbligato a:
    1) pubblicare le informazioni obbligatorie di cui all'art. 2 della Legge sulla stampa,
    2) procedere alla nomina di un direttore responsabile (giornalista) in conformità a quanto previsto all'art. 3,
    3) provvedere alla registrazione della propria "testata" nel registro sulla stampa presso il tribunale del luogo ove "è edito" il sito internet così come previsto all'art. 5,
    4) aver cura di comunicare tempestivamente (entro 15 giorni) ogni mutamento delle informazioni obbligatorie pubblicate e/o richieste in sede di registrazione (art. 6),
    5) incorrere nella "sanzione" della decadenza della registrazione qualora non si pubblichi il sito entro sei mesi dalla registrazione medesima o non lo si aggiorni per un anno (art. 7),
    6) soggiacere alle norme in tema di obbligo di rettifica così come disposto dall'art. 8 che il DDL Pecorella intende modificare negli stessi termini già previsti nel DDL Alfano
    7) e, soprattutto, farsi carico dello speciale regime di responsabilità aggravata per la diffusione di contenuti illeciti che, allo stato, riguarda solo chi fa informazione professionale.
    Sono proprio le disposizioni in materia di responsabilità a costituire il cuore del DDL Pecorella e converrà, pertanto, dedicargli particolare attenzione.

    Come si legge, diventeremmo tutti editori e giornalisti con gli stessi obblighi dei professionisti, questo al di la delle intenzioni del blogger.

    La manifestazione di sabato 3 ottobre è un modo per protestare ma, non potendo tutti essere presenti, si può attuare un'altra forma di protesta:
    SPEGNERE IL TELEVISORE
    FACCIAMO CADERE L'ASCOLTO, MAGARI AZZERIAMOLO, DIMOSTRIAMO CHE SENZA LA TELEVISIONE SI PUO VIVERE BENISSIMO E CHE NON E' FONDAMENTALE PER NOI.

    SENZA LA RETE NIENTE TELEVISIONE

    Ciò sarebbe anche mandare un forte segnale a coloro che di essa vivono perché, dati i lauti guadagni che traggono da essa, non potranno esimersi dal valutare il danno causato in senso negativo e agire a loro volta contro il DDL.

    francesco verducci dirittoallarete.ning
  • pochi giorni alla chiusura della rete in italia....

    17. Sep. 2009, 12:29

    C'era una volta la libertà di informazione in Rete

    di Guido Scorza - Una proposta di legge per sottoporre alla disciplina sulla stampa tutti i siti Internet che abbiano natura editoriale. Qualsiasi cosa ciò significhi
    Roma - Il 14 settembre scorso è stato assegnato alla Commissione Giustizia della Camera un disegno di legge a firma degli Onorevoli Pecorella e Costa attraverso il quale si manifesta l'intenzione di rendere integralmente applicabile a tutti i "siti internet aventi natura editoriale" l'attuale disciplina sulla stampa.

    Sono bastati 101 caratteri, spazi inclusi, all'On. Pecorella per surclassare il Ministro Alfano che, prima dell'estate, aveva inserito nel DDL intercettazioni una disposizione volta ad estendere a tutti i "siti informatici" l'obbligo di rettifica previsto nella vecchia legge sulla stampa e salire, così, sulla cima più alta dell'Olimpo dei parlamentari italiani che minacciano - per scarsa conoscenza del fenomeno o tecnofobia - la libertà di comunicazione delle informazioni ed opinioni così come sancita all'art. 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino e all'art. 21 della Costituzione. Con una previsione di straordinaria sintesi e, ad un tempo, destinata - se approvata - a modificare, per sempre, il livello di libertà di informazione in Rete, infatti, l'On. Pecorella intende aggiungere un comma all'art. 1 della Legge sulla stampa - la legge n. 47 dell'8 febbraio 1948, scritta dalla stessa Assemblea Costituente - attraverso il quale prevedere che l'intera disciplina sulla stampa debba trovare applicazione anche "ai siti internet aventi natura editoriale".

    Si tratta di un autentico terremoto nella disciplina della materia che travolge d'un colpo questioni che impegnano da anni gli addetti ai lavori in relazione alle condizioni ed ai limiti ai quali considerare applicabile la preistorica legge sulla stampa anche alle nuove forme di diffusione delle informazioni in Rete.
    Ma andiamo con ordine.

    Quali sono i "siti internet aventi natura editoriale" cui l'On. Pecorella vorrebbe circoscrivere l'applicabilità della disciplina sulla stampa?
    Il DDL non risponde a questa domanda, creando così una situazione di pericolosa ed inaccettabile ambiguità.
    Nell'Ordinamento, d'altro canto, l'unica definizione che appare utile al fine di cercare di riempire di significato l'espressione "sito internet avente natura editoriale" è quella di cui al comma 1 dell'art. 1 della Legge n. 62 del 7 marzo 2001 - l'ultima riforma della disciplina sull'editoria - secondo la quale "Per «prodotto editoriale» (...) si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici".
    Si tratta, tuttavia, di una definizione troppo generica perché essa possa limitare effettivamente ed in modo puntuale il novero dei siti internet definibili come "aventi natura editoriale".

    Tutti i siti internet attraverso i quali vengono diffuse al pubblico notizie, informazioni o opinioni, dunque, appaiono suscettibili, in caso di approvazione del DDL Pecorella-Costa, di dover soggiacere alla vecchia disciplina sulla stampa.
    Ce n'è già abbastanza per pensare - ritengo a ragione - che nulla nel mondo dell'informazione in Rete, all'indomani, sarebbe uguale a prima.
    Ma c'è di più.

    Il DDL Pecorella Costa, infatti, si limita a stabilire con affermazione tanto lapidaria nella formulazione quanto dirompente negli effetti che "le disposizioni della presente legge (n.d.r. quella sulla stampa) si applicano altresì ai siti internet aventi natura editoriale".
    La vecchia legge sulla stampa, scritta nel 1948 dall'Assemblea Costituente, naturalmente utilizza un vocabolario e categorie concettuali vecchie di 50 anni rispetto alle dinamiche dell'informazione in Rete. Quali sono dunque le conseguenze dell'equiparazione tra stampa e web che i firmatari del DDL sembrano intenzionati a sancire?

    Se tale equiparazione - come suggerirebbe l'interpretazione letterale dell'articolato del DDL - significa che attraverso la nuova iniziativa legislativa si intende rendere applicabili ai siti internet tutte le disposizioni contenute nella legge sulla stampa, occorre prepararsi al peggio ovvero ad assistere ad un fenomeno di progressivo esodo di coloro che animano la blogosfera e, più in generale, l'informazione online dalla Rete.
    Basta passare in rassegna le disposizioni dettate dalla vecchia legge sulla stampa per convincersene.
    I gestori di tutti i siti internet dovranno, infatti, pubblicare le informazioni obbligatorie di cui all'art. 2 della Legge sulla stampa, procedere alla nomina di un direttore responsabile (giornalista) in conformità a quanto previsto all'art. 3, provvedere alla registrazione della propria "testata" nel registro sulla stampa presso il tribunale del luogo ove "è edito" il sito internet così come previsto all'art. 5, aver cura di comunicare tempestivamente (entro 15 giorni) ogni mutamento delle informazioni obbligatorie pubblicate e/o richieste in sede di registrazione (art. 6), incorrere nella "sanzione" della decadenza della registrazione qualora non si pubblichi il sito entro sei mesi dalla registrazione medesima o non lo si aggiorni per un anno (art. 7), soggiacere alle norme in tema di obbligo di rettifica così come disposto dall'art. 8 che il DDL Pecorella intende modificare negli stessi termini già previsti nel DDL Alfano e, soprattutto, farsi carico dello speciale regime di responsabilità aggravata per la diffusione di contenuti illeciti che, allo stato, riguarda solo chi fa informazione professionale.
    Sono proprio le disposizioni in materia di responsabilità a costituire il cuore del DDL Pecorella e converrà, pertanto, dedicargli particolare attenzione.

    Cominciamo dalla responsabilità civile.
    L'art. 11 della Legge 47/1948 prevede che "Per i reati commessi col mezzo della stampa sono civilmente responsabili, in solido con gli autori del reato e fra di loro, il proprietario della pubblicazione e l'editore". Non è chiaro come il DDL Pecorella incida su tale previsione ma qualora - come appare nelle intenzioni del legislatore - con l'espressione "a mezzo della stampa", domani, si dovrà intendere "o a mezzo sito internet", ciò significherebbe che i proprietari di qualsivoglia genere di piattaforma rientrante nella definizione di "sito internet avente natura editoriale" sarebbero sempre civilmente responsabili, in solido con l'autore del contenuto pubblicato, per eventuali illeciti commessi a mezzo internet.
    Fuor di giuridichese questo vuol dire aprire la porta ad azioni risarcitorie a sei zeri contro i proprietari delle grandi piattaforme di condivisione dei contenuti che si ritrovino ad ospitare informazioni o notizie "scomode" pubblicate dai propri utenti. Il titolare della piattaforma potrebbe non essere più in grado di invocare la propria neutralità rispetto al contenuto così come vorrebbe la disciplina europea, giacché la nuova legge fa discendere la sua responsabilità dalla sola proprietà della piattaforma. Si tratta di una previsione destinata inesorabilmente a cambiare per sempre il volto dell'informazione online: all'indomani dell'approvazione del DDL, infatti, aggiornare una voce su Wikipedia, postare un video servizio su un canale YouTube o pubblicare un pezzo di informazione su una piattaforma di blogging potrebbe essere molto più difficile perché, naturalmente, la propensione del proprietario della piattaforma a correre un rischio per consentire all'utente di manifestare liberamente il proprio pensiero sarà piuttosto modesta.

    Non va meglio, d'altro canto, sul versante della responsabilità penale.
    Blogger e gestori di siti internet, infatti, da domani, appaiono destinati ad esser chiamati a soggiacere allo speciale regime aggravato di responsabilità previsto per le ipotesi di diffamazione a mezzo stampa o radiotelevisione.
    A nulla, sotto questo profilo, sembrano essere valsi gli sforzi di quanti, negli ultimi anni, hanno tentato di evidenziare come non tutti i prodotti informativi online meritino di essere equiparati a giornali o telegiornale.

    Si tratta di un approccio inammissibile che non tiene in nessun conto della multiforme ed eterogenea realtà telematica e che mescola in un unico grande calderone liberticida blog, piattaforme di UGC, siti internet di dimensione amatoriale e decine di altri contenitori telematici che hanno, sin qui, rappresentato una preziosa forma di attuazione della libertà di informazione del pensiero.
    Ci sarebbe molto altro da dire ma, per ora, mi sembra importante iniziare a discutere di questa nuova iniziativa legislativa per non dover, in un futuro prossimo, ritrovarci a raccontare che c'era una volta la libertà di informazione in Rete.

    Guido Scorza
    Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
    www.guidoscorza.it

    http://dirittoallarete.ning.com
  • videocracy - 4 settembre

    2. Sep. 2009, 20:47


    Regia: Erik Gandini
    Anno di produzione: 2009
    Durata: 85'
    Tipologia: documentario
    Genere: sociale
    Paese: Svezia
    Produzione: Atmo AB, Zentropa Entertainment, SVT; in collaborazione con BBC4 Storyville, Danish Broadcasting Corporation, YLE Coproductions
    Formato di ripresa: S16mm e HDV
    Formato di proiezione: 35mm, colore
    Ufficio Stampa: Publicity Manager Atmo / Fandango Press Office
    Vendite Estere: Nordisk Film International Sales
    Titolo originale: Videocracy
    Altri titoli: Videocrazia - Videokrati - Italia Anno Zero - Italy Year Zero


    Sinossi: Erik Gandini vive in Svezia ma è nato e cresciuto in Italia. Con Videocracy, torna nel suo paese d’origine, per raccontare dall’interno le conseguenze di un esperimento televisivo che gli italiani subiscono da trenta anni. E riesce a ottenere l’accesso esclusivo alle sfere più potenti, rivelando una storia significativa, derivata dalla spaventosa realtà della televisione italiana, un paese in cui il passaggio da showgirl a Ministro per le Pari Opportunità è puramente naturale.

    "Videocracy" è stato sostenuto da:
    Swedish Film Institute
    Danish Film Institute
    Nordisk Film & TV Fond
    Programma Media Unione Europea

    Uscita in sala: 04/09/2009

    in che sale sia programmato non siamo riusciti a scoprirlo
    note personali, al di là del fatto che ne abbiano censurato il trailer su raiset, sinceramente andare a vedere simona ventura, lele mora, fabrizio corona e flavio briatore in un film che come contenuto ha la televisione, per noi é veramente assurdo, se la teniamo spenta per non vedere proprio certe facce, non faremo la fatica di andare a vederle , pagando, al cinema.
  • il re é nudo, ma censura ancora

    29. Aug. 2009, 19:34

    VIDEOCRACY - Giornata di diffusione di massa - SIAMO SEMPRE DI PIU!!!
    Pubblicato da Fabio Pari Etichette: blog, blogger, informazione, Videocracy
    Un grazie a tutti quelli che hanno deciso di appoggiare l'iniziativa:

    "Videocracy - 4 Settembre "
    GIORNATA DI DIFFUSIONE DI MASSA

    Dopo poche ore la blogosfera già parla di noi e molti blogger (alcuni di spicco) si sono uniti alla battaglia, eccone alcuni (non ci sono tutti, perché siamo veramente tanti!):

    http://vukicblog.blogspot.com/2009/08/videocracy-appello-tutti-i-blogger.html
    http://maxcontri.blogspot.com/2009/08/videocracy-appello-tutti-i-blogger.html
    http://idiaridelloscooter.blogspot.com/
    http://controilpotere.blogspot.com/2009/08/videocracy-appello-tutti-i-blogger.html
    http://lucarinaldi.blogspot.com/2009/08/la-rai-non-passa-videocracy-pensiamoci.html
    http://www.spettegoliamo.com/spot-videocracy-censurato-i-blogger-insorgono/
    http://dirittoallarete.ning.com/profiles/blogs/videocracy-appello-a-tutti-i
    http://freedomlibertadiparola.blogspot.com/2009/08/videocracyappello-per-la-diffusione-del.html
    http://dirittoallarete.ning.com/profile/imbuteria
    http://crepapelle.blogspot.com/2009/08/vaffanculo-censura.html
    http://www.weezone.eu/?p=415
    http://primadopo.blogspot.com/
    http://ognicosalsuoposto.blogspot.com/
    http://alessandromarciano.spaces.live.com/
    http://knightofminasmorgul.spaces.live.com
    http://rockandrolldamnation.tumblr.com
    http://percorsopergatti.blogspot.com/
    http://ugualmentediverso.blogspot.com/2009/08/videocracy-appello-tutti-i-blogger.html
    http://ibambinisonodisinistra.blogspot.com/2009/08/videocracy-la-rai-non-lo-distribuisce.html
    [...]
    Sicuramente avrò dimenticato qualcuno, quindi mi scuso in anticipo! In ogni caso segnalatemi le vostre adesioni e l'elenco verrà progressivamente aggiornato!!

    Buon weekend a tutti

    http://fabiopari.blogspot.com/2009/08/videocracy-giornata-di-diffusione-di.html
  • menrovescio

    29. Aug. 2009, 10:50


    'mbuti:- Musica indipendente, croce o delizia?

    Riccardo Zulato: Mah, un pò entrambe le cose, bisognerebbe sapere cosa come si sta sotto la voce "musica dipendente" per tirare le somme, da una parte credo hai il vantaggio di poter gestire la cosa con più controllo a livello creativo e organizzativo di gruppo; senza quindi dover far testa a chi per la tua musica talvolta appiccica solo un logo nel retro della confezione del disco o poco più, d'altra parte vi è un'onandata di gruppi più o meno caratteristici/folcloristici che fa sì che, anche il mondo della musica rischia d'andare come in altri settori: ossia per conoscenze e paraculi; della serie conosci questo o quest'altro e suoni in giro con un gruppo che ha gran poco da dire, mentre rimangono tagliati fuori altri che invece magari pur non eccedendo per innovazione hanno molto da dire e su di un palco darebbero di più nel confronto. Spedire promo ai locali funzionerà ancora, ma non con la facilità o giustezza che uno si immagina. Noi suoniamo per necessità, mica per fama o per gloria, le canzoni ce le componiamo noi perchè c'è qualcosa da dire o esprimere o comunque da lasciare a chi ci viene ad ascoltare, passare sotto una buona etichetta o una buona booking agency c'importa fino al punto in cui ci riescano a organizzare un maggior numero di date e in tempi stretti, tanto da aver più tempo per creare, arrangiare e suonare i nostri pezzi.

    'mbuti:- Arte ed impegno sociale?

    R.Z.: Arte non so, talvolta si, se ne potrebbe discutere, sull'impegno sociale... anche no. C'è chi suona includendo nei pezzi "il sociale" al fine di sensibilizzare/polemizzare/recriminare qualcosa, scelta loro, sta mica a noi giudicare, meglio 100 gruppi in più che fanno dell'impegno sociale la loro bandiera e 2000 cover band in meno. Non è sicuramente il nostro caso; da parte nostra non abbiamo sicuramente ne l'arroganza ne la cultura necessaria per andar in giro a insegnare ad altri come passare le proprie giornate.

    'mbuti:- Come immaginate la vostra attività in mancanza di socials tipo myspace, IMISound ed altri?

    R.Z.: Sicuramente i social network aiutano, almeno se spedisci "n" promo o spedisci "n" email col disco da scaricare, via mail è più facile che ti rispondano eh eh eh...
    Ci si collega bene col concetto di indipendente che fa si che chiunque possa far musica e farsi conoscere via internet almeno inizialmente, ma rende comunque più difficile emergere per tutti.
    Ai fini pratici è una vetrina in più per alcuni gruppi e l'unica per altri. Tutto quel che ce ne viene, ben venga!

    'mbuti:- E come immaginate la vostra vita senza la rete?

    R.Z.: Se la rete non ci fosse neanche quest'intervista ci sarebbe, in senso più ampio sarebbe drammaticamente con più disinformazione e più televisione.
    Magari però riprenderebbe forza qualche rivista o la radio.
    Fatto sta che facciamo molto uso dei servizi derivanti dalla rete, per cui senza, sarebbe semplicemente più macchinoso e lento farsi conoscere. Ma è solo questione di tempo.

    'mbuti:- Come avete conosciuto dirittoallarete.ning?

    R.Z.: In rete, tramite voi.

    'mbuti:- Come pensate sia giusto perseguire gli obiettivi che si propone dirittoallarete.nin (- continuare a vigilare su ciò che accade in Senato (e fuori) a proposito delle disposizioni che a noi stanno a cuore del DDL Alfano perché il pericolo non è ancora sventato nonostante quanto qualcuno scrive qui e là sostenendo - evidentemente senza conoscere né le dinamiche del processo né i tribunali - che il problema possa essere risolto attraverso un'interpretazione autentica;
    - denunciare, qui, attraverso un semplice post - meglio se con nome e cognome ma solo perché la fiducia reciproca è un ineliminabile collante in ogni comunità reale o virtuale che sia - ogni abuso dei diritti civili in Rete nel quale si imbatta da vittima o, piuttosto, da osservatore.)

    R.Z.: Credo sia giusto perserverare anzi probabilmente bisognerebbe cercare d'uscire dalla rete.
    Cioè: il problema se non altro è che il più delle volte ciò che è in rete rimane in rete, mentre la tv bè... in tv passa quel che si vuol far passare e per quanto la notizia tv sia transitoria, l'abitudine a tale media è tale da renderla la più vera. E la tv rimarrà sempre il media più sfruttato e "creduto" almeno per i prossimi 10 anni. Fra 10 anni che tutti sapranno usare internet, in tv non saranno più possibili certi giochetti, resta da vedere come ci se la cava con sto DDL Alfano e compagnia bella fino ad allora.

    'mbuti:- Nel forum http://dirittoallarete.ning.com/forum/topics/nuove-idee-per-continuare-si ci sono alcune proposte specifiche fatte per gli artisti e dagli artisti, vi sembrano fattibili? aderireste? avete ulteriori idee?

    R.Z.: Mmm, come "musicisti" preferiamo che musica e politica rimangano cose separate, come persona singola ti direi di si, fattili, aderirei e ci penserei su. Come musico in un gruppo di musici che suonano solo per far musica e basta: buon lavoro ma non ce altro da aggiungere.



    www.myspace.com/menrovescio
    infomenrovescio@gmail.com
    riccardozulato@gmail.com


    uno o più imbuti


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