Yesterday at 11:18pm
De Ritulp e la criogiustizia
di alessio quinto bernardi
Al Corriere si dedicano sovente alla riesumazione di corpi intellettuali. Quando i numerosi zombies dell'informazione che ne frequentano le pagine non sanno cosa scrivere oppure quando non si hanno argomenti e, soprattutto, proprie valide motivazioni a supportarli, si ripesca qualche vecchia personalità (meglio se già defunta) per dare forma all'aria fritta che deve essere messa in qualche modo nero su bianco. Ed è così che, mediante un forzato e sotteso parallelismo tra l'epoca pre-Tangentopoli ed i giorni nostri, Giuseppe De Rita, da novello dottor Tulp, scomoda dall'ossario, non volutamente (per il defunto) e con piglio rembrandtiano, il trapassato Adolfo Beria D'Argentine. De Ritulp ne storpia il pensiero come si fa con un cadavere sul tavolo autoptico per una lezione d'anatomia. Ex cathedra ammonisce che "il mestiere del magistrato impone una comprensione del mondo senza appartenere ad esso", una sorta di weltanschauung marziana, in quanto "una cautela e un distacco per le quotidiane contingenze sono sempre necessari".
Il coroner di via Solferino procede con le cinque tappe autoptiche che sostanziano l'esame, volto ad offrire "un'idea attuale di giustizia", la criogiustizia, che nasce dal "bisogno della terzietà".
La prima tappa o assioma prevede che "il magistrato deve avere coscienza del mondo che gli sta intorno e deve capire come cambiano identità, interessi, comportamenti, conflitti di tipo collettivo". Dunque non deve avere come riferimento la legge ed in accordo ad essa perseguire i reati commessi, ma deve essere un po' psicologo e un po' profiler, ma anche sociologo con attenzione etologica, "altrimenti è soggetto cieco prima ancora che inerte", una mummia infasciata con la toga al posto delle bende.
Nella seconda tappa si introduce il concetto di crio-giustizia ovvero "la consapevolezza della assoluta necessità per il magistrato (e per l'ordine giudiziario) di avere testa fredda nei momenti caldi della società". Se si riesce ad avere il cervello freddo, magari congelato, si otterrano ottimi risultati, ad esempio, un encefalogramma piatto. Invero Beria D'Argentine all'alba di Mani Pulite diceva "Bisogna avere il cuore caldo, ma la testa fredda" come a dire che il calore generato dallo scontato risentimento per cotanta corruzione non deve interferire con la ludicità e la freddezza con le quali le indagini dovevano essere condotte. Se la società si riscalda, perchè prende coscienza del danno che riceve dal crimine diffuso e generalizzato, principalmente riguardo l'amministrazione pubblica, è, al contrario, un sintomo di civiltà: il cittadino invoca il ripristino della legalità.
Sempre nel solco del cervello congelato si enuncia il terzo assioma: "il giudice non deve fare giustizia ma amministrare la giustizia". Detta così, potrebbe anche parere, con qualche ombra tautologica, un'affermazione condivisibile: Santi Licheri (diobò, anche io ora mi metto a scomodarere i morti) non è Paul Kersey, il giudice non è il giustiziere. Salvo poi esplicitare che vi è il rischio "ancora oggi molto attuale" che il giudice possa essere mosso dal "protagonismo ansioso di fare giustizia". Questi magistrati scova-cricca e scoperchia-p3 devono essere proprio delle prime donne, vittime di un ego ipertrofico e chiaramente giustizialista. Farebbero bene a prendere esempio dalla terzietà e dal non appiattimento manifestato dagli amici di Verdini et co. Vergonga!
Nella quarta tappa vengono stabiliti per il magistrato secondo De Ritulp "l'esigenza ed il bisogno collettivo della terzietà". Si precisa che quest'ultimo termine non è "molto di moda nell'attuale dinamica sociopolitica, tutta fatta di contrapposizioni così antagonistiche che chiunque si metta in mezzo rischia l'odio dell'una o dell'altra parte". Ne consegue che o ci si appiattisca troppo sulle posizioni dell'accusa o su quelle della difesa. E poi non vuoi tener conto dell'odio e del suo network, al quale sembrerebbero annettersi anche pezzi di magistratura. Ma noi non abbiam paura! Per fortuna la tap-politica c'ha insegnato che "l'amore vince sempre sull'odio e sull'invidia". E di questo ne facciamo atto di fede. Amen!
Con la quinta tappa si raggiunge l'acmè della lectio magistralis di De Ritulp. Il freddo medico legale intinge il bisturi nell'inchiostro e predica "la insularità del mestiere di magistrato" che corrisponde al "saper essere solo senza dover dar conto del suo operare alla cerchia dei suoi amici, ai soci del suo circolo, ai sodali delle sue associazioni"(od anche alla sua loggia). Tra tutte le tappe questa è stata quella maggiormente perfezionata. L'isolamento che il giudice dovrebbe ricercare, ora, gli viene addirittura imposto. E' tanto solo, che gli tolgono pure le sue inchieste per finalizzare in maniera definitiva la sua solitudine, come ci hanno ampiamente dimostrato le vicende di De Magistris, della Forleo, di Apicella, della Nuzzi e di Verasani: una vera e propria end-sol-ung. Tutto questo perchè allorquando si iniziano a scoprire dei reati e dei sistemi criminali, bisogna intervenire e far sì che "l'istituzione giustizia riacquisti la sua legittimità sociale e politica".
Drin Drin, la lezione è finita. Attendiamo gracchianti il prossimo cadavere da esaminare dopo quello della giustizia.
spiegarci che senso di individuato nella ferita e da essa estirpato.
L'editoriale di De Rita è qui:
http://www.corriere.it/editoriali/10_luglio_27/giustizia-adolfo-beria_9b26b2f0-993e-11df-882f-00144f02aabe.shtml
licenze
Creative Commons License by imbuteria is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at percorsopergatti.blogspot.com.
Permissions beyond the scope of this license may be available at https://sites.google.com/site/imbutis/.


