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  • per un'ora di Peter Murphy, non so cosa darei...

    9. Okt. 2009, 22:30

    Ven 2 Ott – Peter Murphy - Secret Cover Tour '09
    Alla fine questi 25 euro li abbiamo scuciti.
    Un'enormità ci sembrava, di questi tempi, e forse in assoluto, per tornare all'Alpheus. Ma in ballo c'era il nostro ritorno all'adolescenza perduta degli 80s e il piacere di vedere-sentire Peter – Ziggy Sturdast – Murphy; dopo averlo lisciato nel sold out dello Zoo Bar di qualche anno fa. E ci tornava in mente che alla fine dei '90 eravamo capitati sempre qui all'Alpheus a farci investire dai tenebrosi tamburi degli oscuri Death In June di Douglas P. (dopo lo storico incontro allo Uonna Club), metà concerto con volto coperto da maschere bianche e cappucci neri; così come qualche anno dopo (o prima?) dal Verde petrolio di Federico Fiumani. L'altra sera speravamo di beccare una performance a metà del black gothic, da reminiscenze Bauhaus, e del cristallino white, della somma voce della troppo breve epoca Dali's Car: una sorta di Clair Obscur (per citare altri eroi degli 80s, i fratelli Demarthe, che recentemente abbiamo riscoperto ancora all'opera...).

    Pubblico assai esiguo: forse neanche i 300, per le Termopili della nostra adolescenza e le attuali tasche vuote della crisi ormai matura! Ma per una volta non eravamo i più agée : diverse teste pelate e canute, insieme alle barbe, infatti. Anche sparute/i teens in tenuta black, più NIN che Joy Division/Bauhaus (magliette che circolavano, comunque); e una, ci è parsa incantevole, grrrl iconoclasta, con volto di Lady Ciccone che occhieggiava sotto una giacca bianca catalizzatrice in mezzo al nero totale; ma possiamo esserci confusi...

    Pur arrivando tardissimo siamo lì in prima fila, a goderci una line up di bassista mancino e spilungone, primo chitarrista in stile Reznor coatto, secondo chitarrista e batterista infanti. Quindi il volto affilato e la silhouette filiforme, da esteta senza tempo, del nostro Peter: in forma smagliante, nonostante i cinquanta che saranno ormai scavallati. Giubbino di pelle aderente, con collo di piume cangianti; e poi camicia bianca aderente su pantaloni altrettanto “a sigaretta”. Niente dei lustrini e delle capigliature bizzose dei precedenti tour. L'attacco è hard, nel senso che la china sonora spazia tra chitarrone rock e sonorità da gruppo spalla dei NIN; del resto le nuove generazioni conoscono Peter Murphy tramite le comparsate a fianco di quel genio irregolare di Reznor.
    Voce che si scalda, ma pubblico abbastanza gelido, ancorché sparuto. Invocazioni dei classici pezzi Bauhaus che non verranno (fino a un “Bela Lugosiiiiii”) e particolare frenesia del nostro nei cambi di strumenti tra un pezzo e l'altro; un po' per superare il vuoto del silenzio, un po' perché forse ha la percezione del tempo alterata, oltre che quella climatica (e questi sintomi ci fanno pensare al suo naso che cola...): tenendosi il giubbetto per diversi pezzi e rimettendoselo poi nei due assalti finali, che non possiamo chiamare bis...ma è lì che ci concede Ziggy Stardust e una Transmission che ci fa saltare e urlare a squarciagola, anche se siamo tra i pochi a farlo, e Peter sembra cantarla senza il coinvolgimento che ci saremmo aspettati e che è documentato in rete, con movenze à la Ian Curtis. Quindi dopo un'oretta e poco più finisce tutto: senza bis. Si esce alla spicciolata, provando prima a passare nelle altre sale, dove la serata dei techno-ravers deve ancora iniziare; e magari speriamo di scaricarci un po' lì: sottokassa. Perché per alcuni di noi l'oscuro goth degli 80s è transitato nei bassi cavernosi, tra dubstep e drill'n'bass, di Burial e Squarepusher. Invece no, perché i 25 euro erano solo per Peter.
    Ma sono da poco passate le undici e noi sappiamo che Miriam si sveglia a mezzanotte...
    Fuori il nero di ordinanza si confonde con le felpe stile black bloc, ma detorurnate con la foto di The Sky's gone out e il fotogramma del Dottor Caligari, epica copertina di Bela Lugosi's Dead, in vendita non osiamo chiedere neanche a quanto. Svoltando l'angolo le/gli adolescenti ravers arrivano alla spicciolata dinanzi all'entrata principale del locale. La loro turbolenta e lisergica notte deve ancora iniziare. Di sicuro il vampiro Peter ci avrà un after party molto più divertente della performance che ci ha concessa stasera; ma noi comuni mortali non siamo invitati. Ci rimane una splendida A Strange Kind of Love con una voce au-delà e poetici arpeggi del bassista; ma forse è un po' poco...
    È che non sapevamo bene cosa aspettarci, noi che abbiamo cominciato a sentire i Bauhaus mentre si scioglievano, più di 25 anni fa: se la possibilità di rivendicare la nostra adolescenza felice fuori tempo massimo, come ci insegnerebbe il dinamitardo picchio di Natura Morta con picchio, o semplicemente un addio alle armi che non vorremmo mai consegnare!
    Magari le/i poche/i teens che c'erano si saranno divertite/i più di noi!
    The Passion of Lovers is for Death, said sheeee...
  • Squarepusher al Piper, mentre Jim ci salutava...

    28. Apr. 2009, 9:02

    Dom 19 Apr – Squarepusher
    set diviso in tre parti; una ouverture scura con doppio laptop + basso; una parte centrale basso/batteria live che si rincorrono l'un l'altra, tra hard progressive, virtuosismi funky jazz, post-drum'n'bass analogico, con controcanto digitale; un finale sospeso tra dirll'n'bass catartico, stelle comete, gioco buio assoluto/luce accecante, pause liriche, sottofondi poetici, che risvegliano i techno ravers di tutte le età presenti: dai 30s/40s something come me e il Biancio della mia icona, sopravvissuti agli ultimi venti anni del Novecento di Factory/Hacienda/Madchester, Ragamuffin, Jungle & primo Aphex, e i 20s alle prime, divertite armi...
    Tom, lo spacciatore sulla piazza, non delude mai!! è un forsennato, invasato che, seppure senza microfono, fomenta e urla, invoca braccia alzate, danze, riti condivisi sottocassa...e l'eterogeneo pubblico accorso risponde con prontezza!! così si rimuove il pregiudizio sulla location, quel Piper che i più agée tra noi temevano sospeso tra pessima acustica, decaduti fasti dei Sessanta, fighettume pariolo-salario distante anni luce dalla libertaria radicalità electrica; invece no: violenta ed efficace acustica, assoluta libertà di danza individuale e condivisa, discrezione (quasi) solo osservatrice della security: lunga vita al Piper, contaminato in questo modo!!
    peccato solo che dopo un'ora e mezza tutto svanisce e la mattina seguente torneremo al chiodo della catena, del lavoro per noi, della scuola per i più pischelli...
    nel frattempo, quella domenica, a Shepperton, James G. Ballard transitava in un'altra tra le tante dimensioni raccontate da lui stesso; mi piace pensare che questo è stato il modo di accompagnarlo da parte di noi Millennium People de Roma: Goodbye, Jim! RIP
    Lunga vita a Squarepusher!!