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  • Concerto Jethro Tull, 2 luglio 2008, Milano

    3. Jul. 2008, 13:08

    Mer 2 Lug – Jethro Tull

    Concerto iniziato nel peggior modo possibile a causa di un'organizzazione a dir poco pessima.
    La band inglese era in realtà inserita nella "Milanesiana 2008 - I COMPORTAMENTI SULLA TERRA DELLE
    COSE E DEGLI UOMINI (FUOCO)", evento culturale che prevedeva un'ora circa di letture, prima dell'inizio del concerto.
    Che si trattasse di un festival, però, non era stato segnalato in nessun modo: né sui siti di prevendita, né all'entrata del Teatro Arcimboldi. Il biglietto stesso recitava semplicemente JETHRO TULL.
    Molto fastidioso questo modo di intendere la cultura a Milano: mascheriamo una serie di incontri per un unico concerto accattivante, in modo da ingabbiare nel teatro più gente possibile (anche molta a cui non ne può fregar di meno!) e far sorbir loro un'ora di letture.
    Detto questo, assolutamente riprovevole il comportamento di buona parte del teatro: fischi, urla, a volte anche insulti, per impedire a presentatori e lettori di parlare. Persino il premio nobel per la fisica Robert Laughlin (che aveva dichiarato di esser lì lui stesso per i Jethro Tull!) ha dovuto interrompere la sua lettura per tutto il rumore presente in sala. Ennesima, rivoltante figura da italiani incivili che a volte fa vergognare di vivere in questo paese.

    Nonostante il clima a dir poco teso, il concerto non ha perso in grandezza.
    Il folletto Ian Anderson continua a danzare sul palco come nei tempi d'oro. La voce ha purtroppo perso non poco smalto, ma la presenza scenica (la classica postura da "fenicottero" permea l'intero concerto) e le esecuzioni strumentali continuano ad essere di grande effetto.
    La scaletta era focalizzata principalmente sui tre album This Was, Stand Up e Living In The Past, ma comunque riesce a toccare tutti i periodi: gli inizi, la vena progressive, quella più folk, gli anni '80-'90 rock/hard-rock.
    Apre il concerto My Sunday Feeling, seguita da emozionanti pezzi come la settecentesca Bourée, A Song For Jeffrey, Christmas Song e Jeffrey Goes to Leicester Square.
    Finale esplosivo con l'immancabile Aqualung e (purtroppo unica canzone del bis!) Locomotive Breath.
    Nel complesso, una bellissima esibizione. Quasi due ore eccezionali. Anche se, soprattutto a causa delle immagini dei concerti anni '60-'70 dei Tull proiettate come scenografia, al termine una grande nostalgia per il passato ha avvolto la maggior parte degli spettatori.