• [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 20. Dez. 2008, 20:20

    pollitica?

    Zorro
    l'Unità, 20 dicembre 2008

    Il dibattito su come uscire dalla nuova Tangentopoli si fa ogni giorno più avvincente, con soluzioni vieppiù innovative. Andrea Romano (Il Riformatorio): “Via Veltroni”, cioè uno dei pochi non inquisiti. Follini: “Via Di Pietro” (come sopra). Il Giornale di Berlusconi (Paolo): “Via Di Pietro”. Il Foglio di Berlusconi (Veronica): “Il Pd dimentichi Berlinguer e la questione morale”. Berlusconi (Silvio): “Basta intercettazioni”, così non si scoprono più le tangenti e il caso è chiuso. Violante: “Riformare Csm e Procure” (come sopra). Lanzillotta: “Impegnarsi a fondo per riformare la magistratura” (brava: non la giustizia, i magistrati). Fassino: “Non fare come Occhetto che sbagliò, dicendo ai giudici di fare il loro lavoro e a noi di fare pulizia interna” (quindi fare come Craxi, finito benissimo). Cicchitto: “Loro non parlino più di questione morale nei nostri confronti e noi non saremo farabutti come loro nel ‘92” (cioè come lo furono i suoi alleati Lega e An, tifosi di Mani Pulite). Capezzone: “Chiedere scusa a Craxi” (che in quattro anni portò il debito-pil soltanto dal 70 al 92%). Pomicino: “Chiedere scusa a Pomicino” (due volte condannato, insiste che le assoluzioni sono di più, quindi le condanne non contano). Mantini e Minniti (Pd): no all’arresto di Margiotta anche senza fumus persecutionis e in barba alla Costituzione, perché “non ci sono le prove” (come se spettasse al Parlamento valutarle). Margiotta, appena salvato: “La Russa ha subito difeso Bocchino, ma nessuno del Pd ha difeso Lusetti” (un po’ di omertà di casta non fa mai male). Tutto molto bello e interessante. Ma, absit iniuria verbis: e provare a non rubare?

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 20. Dez. 2008, 20:21
    Intercettazioni: Santoro non ne deve parlare e Vespa sì?

    di Giuseppe Giulietti


    Silvio Berlusconi ha manifestato la sua opposizione ai processi in TV e ha fatto riferimento alla trasmissione Annozero nel corso della quale, attraverso l’interpretazione di due attori, sono stati letti brani di alcune intercettazioni relative alle inchieste di Napoli. E’ lecito discutere delle modalità di racconto degli attori in TV ma non lo si può fare in modo così sfacciatamente fazioso e strumentale. I testi delle medesime intercettazioni, con tanto di gigantografie dei protagonisti, erano state lette in più occasioni nel corso della trasmissione Porta a Porta senza che il medesimo presidente del Consiglio e i suoi più solerti collaboratori avessero nulla da ridire. La sua esternazione dunque non è niente altro che l’ennesimo attacco ad una trasmissione da tempo oggetto delle sue non “amorevoli attenzioni”.

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 20. Dez. 2008, 20:23
    Testo intervista agli autori de: "La paga dei padroni".
    "La crisi economica durerà almeno due anni dicono gli istituti più autorevoli, eppure tra i grandi manager italiani, uno solo, Alessandro Profumo, il più pagato del 2007, ha detto, quasi fosse una concessione, che nel 2008 non avrà il bonus. Forse una rinuncia dice. Un bonus che è stato di sei milioni di euro nel 2007, ma oltre a questo, la sua paga base è di oltre tre milioni di euro, perciò anche senza bonus, Alessandro Profumo, lo vedremo quando sarà pubblicato il bilancio, avrebbe comunque uno stipendio molto ricco, pari quasi alla media dei primi cento manager italiani che nel 2007 hanno guadagnato quattro milioni lordi a testa ciascuno. E' l'unico ad aver detto di non averne diritto per i pessimi risultati della banca nel 2007. Tutti gli altri sono rimasti in silenzio: da Corrado Passera ad di Intesa SanPaolo, che è un po' il grande concorrente di Profumo dell'Unicredit, ai vertici delle altre grandi banche e delle grandi società industriali, ad esempio la Pirelli, precipitata in borsa, il cui ad Negri è il più pagato con circa sei milioni all'anno. Quindi i picoli azionisti, il pubblico e i clienti di queste grandi società quotate in borsa che amministrano anche il risparmio privato, ma è il risparmio del parco buoi, ossia di coloro che non hanno voce, resta in attesa che anche i grandi capi si adeguino a quelli che sono risultati molto modesti.
    Le loro retribuzioni, come abbiamo cercato di spiegare nel nostro libro "La paga dei padroni" edito da Chiarelettere, erano stellari ma non erano agganciate ai risultati, o meglio, non era indicato nei bilanci a quali risultati fossero correlate queste retribuzioni. Quello che noi abbiamo notato osservando la situazione degli ultimi anni è quella che lo stipendio del capo aumentava sempre, indipendentemente dai risultati, e infatti due studiosi americani, pochi anni fa, nel cuore del capitalismo mondial e, hanno scritto un libro che si chiama "Stipendio senza risultati". Quest'esempio vale anche da noi. La politica interviene certamente nelle società pubbliche controllate dallo Stato. Abbiamo visto il caso dell'Alitalia che pur essendo fallita, sta passando ad una cordata di imprenditori privati lasciando il buco del debito sulle spalle dei contribuenti e sugli azionisti che per metà sono privati. Eppure nel 2004, quando il governo era Berlusconi e ministro dell'economia era Tremonti chiamò come se fosse il miglior amministratore del mondo, disse Berlusconi, Giancarlo Cimoli delle Ferrovie dello Stato, gli fu garantito uno stipendio che è stato il più alto fra le compagnie aeree europee, 2,8 milioni lordi nel 2005, più del doppio della Lufthansa, più del triplo dell'Air France, ma l'Alitalia era ed è ancora la compagnia con le perdite più alte del mondo, non soltanto dell'Europa. Il resto delle società e del capitalismo italiano è amministrato da imprenditori privati con pochi capitali, ma che pretendono di avere i propri figli, o di essere sé stessi a guidarle con lauto stipendio, in questo caso la politica direi che è assente. Non c'entra sono decisioni di un sistema chiuso di relazioni, in cui con pochi capitali imprenditori, capitalisti e banchieri si danno un lauto stipendio anche quando gli utili che dovrebbero essere il sistema classico e più corretto di remunerazione del capitale, scarseggiano o sono troppo sottili.
    Il problema per quanto interessa a noi, non è tanto misurare gli importi di queste retribuzioni, il nostro problema è, per esempio: Cesare Romiti ha avuto una liquidazione di 100 milioni di euro quando ha lasciato la Fiat dopo 25 anni di servizio. Cioè una liquidazione di quattro milioni di euro per ogni anno di lavoro. La domanda è: perché la Fiat ha dato tutti questi soldi di liquidazi one a Cesare Romiti? Ed ecco che andando a cercare la risposta a questa domanda, si trovano i difetti e le malattie del capitalismo italiano, ciò che oggi i lavoratori e i piccoli azionisti pagano con gli effetti pesantissimi della crisi economica. Quello che noi ci chiediamo, e che dovremmo vedere nel 2009, non è solo se riduranno i loro stipendi adeguandoli alla crisi, ma è vedere se manager e imprenditori, che al loro fianco conducono le aziende italiane, modificheranno il loro comportamento e il loro stile di gestione. Ossia se si occuperanno veramente di contrastare gli effetti della crisi e di fare andare meglio le aziende, oppure se contnueranno a comportarsi nell'analisi del nostro libro emerge in modo lampante, cioè questo modo tipico di occuparsi principalmente degli interessi personali in termini di retribuzioni, ma anche di altre utilità, anziché occuparsi di far andare bene le aziende. Gli importi di cui parliamo sono enormi per il singolo manager che li incassa, ma se spalmati su tutti i dipendenti di un'azienda sono cifre irrilevanti, quindi il problema non è che se i manager guadagnassero meno, le aziende andrebbero meglio, ma è esattamente l'opposto. Se le aziende fossero gestite meglio i manager guadagnerebbero meno. Lo stipendio dei manager non è la causa del cattivo andamento delle aziende, ma è uno degli effetti. E' il sintomo di una cattiva gestione delle aziende. All'estero sta succedendo una cosa più lineare, i manager che hanno gestito male le aziende e le banche vanno a casa. Lo leggiamo tutti i giorni sui giornali. In Italia non sta andando a casa nessuno, anzi sui giornali leggiamo le dichiarazioni di grandi manager e grandi banchieri che dicono che la crisi non accade a causa loro ma la crisi piove dal cielo.
    Vediamo all'estero che in questi mesi, da quando si è abbattuta la crisi finanziaria mondiale, non solo molti capitani d'industri a perdono il posto e vanno a casa, ma alcuni hanno dovuto accettare un taglio di stipendio, dei cosiddetti bonus e dei famigerati premi di risultato, ma in alcuni Paesi, come ad esempio il governo della Germania, ha stabilito che i manager se ricevono aiuti pubblici per evitare che l'azienda fallisca, ma anche per evitare di perdere il posto, non potranno guadagnare più di 500 mila euro lordi l'anno. Questo potrebbe anche essere un errore, noi non pensiamo siano giusti i tetti imposti per legge, ma certamente una maggiore moderazione e un maggiore legame ai risultati è opportuno. Negli Usa dove le tre grandi case automobilistiche di Detroit rischiano di non sopravvivere se non riceveranno miliardi di dollari di aiuti, i top manager hanno ormai ridotto la paga base a un dollaro, almeno così annunciano, e il resto del premio sarà pagato se ci saranno i risultati. L'Italia in questo non è pervenuta, nel senso che nessuno ha ancora fatto annunci di questo tipo, tranne Profumo, che come abbiamo detto, è stato costretto dalle difficoltà della banca e dal rischio di andare a casa." Gianni Dragoni e Giorgio Meletti

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 21. Dez. 2008, 22:04
    Attivisti del centro sociale Tipo di Bologna hanno bloccato le casse del supermercato Eesselunga di Casalecchio di Reno, chiedendo uno sconto del 25% sulla spesa, incuranti del ridicolo e del velleitarismo che una azione del genere getta sulle spalle di chi la organizza, trattando il supermercato come una controparte politica, che però non ha alcun potere né possibilità di decidere una diminuzione dei prezzi.

    Azione sbagliata che la dice lunga sulle capacità politiche di questi gruppi, che cercano vie facili con le quali è impossibile avere risultati.

    Ben più serio e decisivo sarebbe invece il percorso di creare dei gruppi di acquisto capaci di far saltare tutta la filiera dei passaggi di mano tra produttori e consumatori, e offrire ai quartieri popolari un servizio, magari usando come base il centro sociale stesso, in cui i prodotti freschi delle campagne vicine arrivino ai cittadini, con vantaggi economici per i produttori e i consumatori, in un sistema organizzato e duraturo che rifondi i rapporti tra città e campagna. Quando si è messa in piedi una organizzazione del genere è anche facile estenderla a quei prodotti, pasta olio detersivi ecc., che possono essere ordinati direttamente alle fabbriche e ordinati una volta al mese visto che non si deteriorano.

    Ai supermercati non si deve andare a chiedere l’elemosina, si devono fare fallire o ridimensionare di brutto, con l’intelligenza e le capacità di autorganizzazione dei cittadini, che oltre a pagare meno le cose ed averle fresche, renderebbero un enorme servizio all’ambiente perché si fermerebbe tutto il flusso di merci che inquinano perché vengono da lontano.

    Ogni conquista sociale, per le classi subalterne, può venire solo dal basso e oggi, come ieri, è fatta di impegno, partecipazione, autorganizzazione, valorizzazione delle persone più capaci e oneste, senza aspettare che si presenti qualche uomo della provvidenza o qualche elemosina.

    Abbiamo visto come la diminuzione dei consumi, forzata dai pochi soldi, non scelta come strategia rivoluzionaria, ha fatto passare da 150 a 30 dollari il barile del petrolio.

    Quelli che vogliono cambiare questa società capitalista hanno la potentissima arma di rifiutare il consumismo, diventare essenziali e selettivi, non comprare prodotti della globalizzazione, creare e diffondere il rapporto tra produttori e consumatori, chiedendo ai produttori di non usare letali porcherie chimiche.

    Invece di pecore che la pubblicità avvia al consumo, bisogna vedere se esistono persone che vogliono sottrarsi a questa logica, perché è possibile e necessario passare all’autorganizzazione. Migliorano la nostra salute, il portafoglio e l’autostima.

    Paolo De Gregorio

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 22. Dez. 2008, 21:34
    Siamo alle solite… 2 arrestati con l’accusa di terrorismo. Soluzione? Chiudere le moschee… Con tutto il rispetto, ma pure io così son capace! D’altronde in questo periodo ne abbiamo viste di tutti i colori. Qualche tempo fa anche gli italiani/siciliani non erano accettati all’estero, con la scusa (udite udite) di “rischio di infiltrazione mafiosa nel territorio”. Certi governatori, sia conservatori che riformisti, non sanno più che inventarsi pur di dar sfogo alle proprie manie di protagonismo.
    Ad ogni modo, evitando di cadere nei soliti luoghi comuni, frasi fatte, eccessivo buonismo/cattivismo, destra/sinistra, (dis)integrazione/razzismo e quant’altro… Distacchiamoci un attimo e parliamo di un fatto accaduto in Veneto questa estate. L’11 luglio 2008 è uscita la seguente notizia sulla Gazzetta Treviso:

    L’INCHIESTA

    I neonazisti progettavano una bomba

    Volevano costruire una bomba per compiere un attentato. E’ il sospetto che ha spinto gli inquirenti della Direzione distrettuale Antimafia ad indagare per associazione con finalità di terrorismo e di eversione all’ordine democratico gli undici giovani esponenti dell’estrema destra e ultrà del Treviso Calcio. Questo particolare sarebbe emerso nel corso di alcune intercettazioni telefoniche.

    Emergono particolari sempre più inquietanti nell’inchiesta sugli esponenti dell’ultradestra trevigiana. Tra loro, i leader di Forza Nuova, Alessandro Arboit e Giuseppe Zito, capolista alle ultime elezioni. Sarebbero loro, secondo gli uomini della Digos di Treviso e Venezia i «registi» di quegli episodi, una trentina in tutto, che testimonierebbero l’escalation di violenza che gli investigatori avevano segnalato in un rapporto inviato alla Distrettuale già diverso tempo fa. Ma a imporre un’accelerazione sul piano giudiziario sarebbe stato il tentativo di costruire una bomba per compiere un atto di terrorismo contro un non ancora precisato obiettivo dalle parti di Montebelluna.

    L’ipotesi investigativa è che non si tratti di casi isolati, ma collegati e rientranti in un unico disegno eversivo di matrice neonazista. Lo stesso procuratore Vittorio Borraccetti (lo stesso del caso Unabomber, ndr), che coordina le indagini, aveva parlato di un gruppo paramilitare (una banda perfettamente organizzata dove ciascun componente ha un ruolo ben preciso) che agisce nella Marca e nel Veneziano e che si sarebbe reso responsabile di una serie di svariati fatti di violenza. E di questa organizzazione farebbero parte, Matteo Granziol, Andrew Sciascia, Mario De Sena, Davide Visentin, Davide Cazziola, Nicola Usoni, Cristiano Besazza e i militanti Benedetti e Nascimben. Tutti iscritti nel registro degli indagati dalla DdA accusati di un reato gravissimo: il 270 bis, associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico.

    E Forza Nuova ieri ha risposto alle accuse che le sono piovute addosso: «Ci troviamo di fronte a un’indagine senza capo nè coda - affermano in una nota Alessandro Arboit e Giuseppe Zito, fra gli indagati - una forzatura che tende ad accorpare fatti totalmente slegati tra loro e dai quali comunque ci dichiariamo completamente estranei».

    A questo punto sorgono spontanee alcune domande:
    1. Perchè a questo punto non chiudono le sedi di Forza Nuova, dei Comunisti Italiani o della Cgil (ricordate l’inchiesta “Nuove Br”?)?. E già che ci sono, perchè non chiudono anche le Chiese, visti gli scandali pedofilia? Perchè per coerenza, se tanto mi dà tanto… (Nota di colore: nel caso di Forza Nuova esiste anche il reato di Apologia del Fascismo (Costituzione Italiana) e la Legge Mancino).
    2. Perchè i media nazionali non danno risalto a notizie del genere? Di chi hanno paura? Forse non hanno il coraggio di dire che l’inchiesta in questione è frutto delle intercettazioni tanto temute dal governo Veltrusconi?

    Colpirne cento per educarne uno… a chiedere vendetta! Oppure a insegnare che in quanto italiano, rosso o nero non importa, puoi fare il cazzo che ti pare! In caso contrario, anche nascere diventa una colpa.

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 26. Dez. 2008, 16:28
    Ciao sono il tuo interlocutore,
    Messaggero dell'amore,
    Cupido dell'Orsa minore.
    Dio, come sei bello stasera,
    Non che ieri fossi cesso,
    Ma adesso qui,
    Reginetto di quest’ellepì
    Sei il mio ideale.

    Bello sentirti dire queste cose
    Seducenti e maliziose,
    Ma forse un po' precipitose.
    Noi potremmo fare di meglio:
    Dare vita ad una forza partitica
    Che rinnovi la politica
    Grazie all'amore.

    Chi non la pensa così, come noi,
    Non fa parte della Lega dell'amore
    Che come simbolo ha il cuore della mamma.
    Chi non ragiona così, come noi,
    Farà i conti con la Lega dell'amore
    Che è finanziata coi baci e con i sentimenti.
    E lo statuto sta tutto in una sola riga, che dice:
    “Gioia, fratellanza, cuore, amore, mamma, t'amo” e nulla più.

    Siamo la splendida dimostrazione...
    Che dal rispetto della tradizione...
    Può nascere un gran partitone.
    Là, nell'orto della speranza,
    Non faremmo differenza tra nord e sud:
    Noi saremo i nuovi Robin Hood
    Della nazione.

    Chi non la pensa così, come noi,
    Non fa parte della Lega dell'amore
    Che come simbolo ha il cuore della mamma.
    Chi non ragiona così, come noi,
    Farà i conti con la Lega dell'amore
    Che è finanziata coi baci e con i sentimenti.
    E lo statuto sta tutto in una sola riga, che dice:
    “Gioia, fratellanza, cuore, amore, mamma, t'amo” e nulla più.

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 27. Dez. 2008, 19:28
    Aiutati che il ciel ti aiuta



    Se sei sempre più incazzato
    perché il mondo ha rovinato
    quello squallido caimano,
    se il pontefice romano

    ogni giorno da quel soglio
    innalzando un nuovo scoglio
    ti fa balenar l’inferno
    che ti brucia al fuoco eterno,

    se al vedere Sandro Bondi
    dei tuoi atti non rispondi,
    se al sentire Calderoli
    sol con l’alcool ti consoli,

    se al pensiero di Schifani
    pensi: “Poveri italiani!”,
    se al vedere la Gelmini
    pensi ai poveri bambini

    che frequenteran la scuola
    che ha voluto la figliola,
    se ascoltando Umberto Bossi
    pensi: “Oh se spagnol io fossi!”,

    se per Previti e Dell’Utri
    sol disprezzo e rabbia nutri,
    se ti fanno schifo i lodi,
    se a veder Mara non godi

    perché la Carfagna è bella
    ma del premier è l’ancella,
    se alla vista di Gasparri
    pensi a metodi bizzarri

    per far ‘sì che almeno taccia
    se non può cambiar la faccia,
    se al vedere Giovanardi
    pagheresti dei miliardi

    perché scomparisse in fretta,
    se al pensiero di Brunetta
    diventar vuoi fannullone
    anche se sei già in pensione,

    se La Russa ti spaventa,
    Matteoli ti tormenta
    e Sacconi non ti piace,
    se non sei per niente audace

    nel pensare alla Brambilla
    che nessun desio t’instilla,
    se al pensiero di Rutelli
    ti si drizzano i capelli

    ed a quello di Veltroni
    molto girano i coglioni,
    se vuoi che D’Alema affondi,
    se rimpiangi i girotondi,

    se ti sembra che il Pd
    vada peggio tutti i dì
    e alla fin si spaccherà,
    Ds qui e Dc là,

    se al sentire Berlusconi
    piangi caldi lacrimoni
    perché stanco di bugie,
    d’ingiustizie e porcherie,

    se ascoltando il presidente
    ti assopisci prontamente
    e col capo sui cuscini
    sogni Scalfaro e Pertini,

    se tu provi tutto questo,
    caro amico è manifesto
    che poiché tutto va male
    non hai fatto un buon Natale,

    ma ti ha dato il Padreterno
    un anticipo d’inferno:
    Berlusconi è Belzebù
    e nessuno fa Gesù.

    O reagisci prontamente
    e con te tanta altra gente
    alla cappa che ti opprime
    o vivrai sotto un regime.

    Carlo Cornaglia
    25 dicembre 2008

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 31. Dez. 2008, 0:11
    L’altro giorno il Cavaliere, sul sofà di Palazzo Grazioli, davanti a un gruppo di cronisti: “Se escono certe mie telefonate vado via dall’Italia”.

    Sembrava una minaccia. Ma è assai più bello, in questo finale di Repubblica, considerarla l’allegro inizio di una gara. Da svolgersi lungo i rettilinei del prossimo (e spaventevole) anno 2009 già carico di molti cattivi auspici, ma adesso anche di una via d’uscita. Tutti i cronisti sono invitati a partecipare. E i giornali locali. E le scuole di giornalismo. Le radio, le tv, i pubblicisti e addirittura Ernesto Galli Della Loggia, il più intransigente, quando ci si mette.

    Tutti, indistintamente, a scovare le carte della intercettazioni telefoniche. Verificare le carte. Pubblicare le carte. E secondariamente anche il viva voce che ha spesso l’efficacia di una pochade ad alta intensità narrativa. Scovare, verificare, pubblicare. Come farebbero gli organi di informazione dell’angloamericana libertà di stampa e in Francia, in Spagna, in Germania, in Danimarca, eccetera. Persino nella guerreggiante Israele, dove il primo ministro Ehud Olmert si è dimesso (a settembre) perché coinvolto in una minuscola inchiesta per corruzione, astenendosi da spedire missili contro la magistratura che indagava e contro la stampa che pubblicava. O lacrimare scuse nei panni della vittima. E senza che dai bunker si scatenasse quel fuoco che va insanguinando il Natale di Gaza, e il nostro.

    Se escono certe carte se ne va, dice il Cavaliere. Cerchiamole. Anche se poi, una volta scovate, verificate e pubblicate, lui stesso giurerà che per il bene nostro e dei suoi cinque figli, e con suo immenso sacrificio, e per quella cospicua Italia che lo ama e amandolo lo vota, resterà per tutto l’anno a venire, domeniche comprese.

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 1. Jan. 2009, 21:53
    Il giochino dell’“heri dicebamus” è sempre molto divertente e istruttivo, nel paese dei voltagabbana e degli smemorati. Non puoi distrarti un attimo, e chi stava a destra te lo ritrovi a sinistra, chi stava con le guardie lo scopri coi ladri, e viceversa. Da qualche giorno si esercitano nel giochino le meglio firme del Corriere. Prima Pigi Battista rileva il doppiopesismo di chi, a sinistra, denuncia il conflitto d’interessi di Berlusconi, politico e proprietario di tv e giornali e radio, banche e assicurazioni e tutto il cucuzzaro, ma tace su quello di Soru, governatore di Sardegna, fondatore di Tiscali ed editore dell’Unità. Poi Angelo Panebianco, citando l’autorevole Del Turco, ironizza sul Pd “garantista per gli amici” (D’Alfonso) e “giustizialista” con i nemici (Berlusconi e, par di capire, Del Turco stesso, che peraltro era del Pd). Può darsi che la polemica sul doppio standard - le leggi, diceva Giolitti, per i nemici si applicano e per gli amici s’interpretano - abbia un suo fondamento. Ma chi denuncia l’incoerenza altrui dovrebbe essere coerente in proprio: dicendo chiaramente quali sono i suoi parametri di valutazione e applicandoli imparzialmente a tutti. Battista e Panebianco non lo fanno.

    Che cosa pensi Pigi del conflitto d’interessi di Berlusconi non s’è mai saputo: non si ricordano suoi veementi editoriali per intimargli di cedere tv e giornali, o almeno di conferirli in un blind trust (fondo cieco, purchè lo sia davvero); anzi, se non andiamo errati, Battista fu vicedirettore di Panorama edito dalla famiglia Berlusconi a metà degli anni 90 sotto la direzione di Giuliano Ferrara, altro monumento al conflitto d’interessi, un po’ giornalista, un po’ politico (ministro, candidato al Mugello, consigliere del principe). Anche chi scrive pensa che la soluzione adottata da Soru per il suo conflitto d’interessi sia largamente insufficiente, per quanto molto più spinta (ci vuol poco) di quella adottata (anzi non adottata) da Berlusconi. Ma l’ultimo a poter dare lezioni a Soru è chi non ha mai detto una parola su Berlusconi, se non per invitare la sinistra a evitare “leggi punitive” in materia (invito peraltro superfluo). Idem per il doppiopesismo di vari esponenti Pd sulle vicende giudiziarie a seconda del colore dell’indagato. Cosa pensiamo delle esternazioni di Veltroni, Tenaglia, Violante & C. sull’arresto e la scarcerazione dell’ex sindaco di Pescara l’abbiamo scritto sull’Unità: la stessa cosa che scriviamo ogni qual volta, con toni ben più feroci, il centrodestra attacca i magistrati che si occupano di qualche suo esponente, dall’Alpi al Lilibeo.

    Ci sfugge invece il pensiero di Panebianco, anche perché nel corso degli anni ha subìto, come quello dei vari Pera e Galli della Loggia, una certa evoluzione. Ai tempi di Mani Pulite, ora descritta come una stagione orribile, Panebianco scriveva: “C’è un solo compito che i successori di Craxi dovrebbero assumersi: guidare il Psi, con la massima dignità possibile, verso l’estinzione”. Roba che nemmeno il più sfegatato giustizialista di sinistra ha mai osato pensare. Oggi Panebianco auspica che il Pd si liberi dell’”abbraccio mortale di Di Pietro” e si “sieda al tavolo con la maggioranza per riformare la giustizia”. Ma non ci ha ancora detto una cosa fondamentale: a suo insigne avviso, un politico che ruba deve andare in galera come ogni cittadino, o no? Prima di denunciare il doppiopesismo altrui, sarebbe il caso di comunicare il peso proprio. Anche la non nobilissima qualifica di cerchiobottista va meritata: oltre a dare il solito colpo al cerchio di sinistra, bisognerebbe ogni tanto assestarne qualcuno anche alla botte di destra.

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 2. Jan. 2009, 19:58
    Sta svolgendosi nell’organismo Il congresso delle parti molli; Un convegno che non mancherà di fare rumore.
    Tutti gli organi del corpo umano Sono pronti per la votazione:La mozione è la sostituzione della direzione.

    Sono presenti fra gli altri la milza, lo stomaco, Le reni, laringe, faringe, meningi, mammelle, Polmoni, polpacci, budelle E il buco del membro che sta parlando.

    Gli interventi sono concordanti tutti vogliono il buco del membro Una scelta che non mancherà di fare rumore.

    Mai mai e poi mai l’avrei detto mai Che un buchino potesse guidare il mio corpo bellissimo Per darti un’idea sono appena al di sotto di Brad Pitt Ma più bello di Johnny Depp, Che moltissimi chiamano Johnny Dip.

    Però io ritengo che il buco del membro Non sia il candidato giusto per la guida del corpo. Produce la gente ma è privo di mente; Incarna le peculiarità tipiche del testa di cazzo.
    Se il buco del membro comanda alle membra Finisce che ho sempre il corpo priapissimo.

    Il Polifemo della fertilità vince ed io non posso farci niente, Me tapino sono alla mercè di un foro incompetente, Sento gli ordini partire da laggiù, dal basso ventre.

    Mentre passeggio in città sento un impulso per le donne Di qualsiasi modello, capelli, statura e classe sociale Mi sembrano tutte donnissime sì sì sì sì, Ci vorrebbe un minuto di sosta Perché sono pago però non mi basta e temo La morte per gioia.

    Ahi ahi ahi ahi, rischio l’aldilà Quando invece si sta così bene nel mondo dell'aldiquà. Parafrasando Sergio Endrigo dirò che Se per fare un tavolo ci vuole il legno,Per fare tutto ci vuole tutto.

    Amico meato ormai ti ho accettato E forse sei meglio tu dell’encefalo.

    Valutando i risultati della sfida endopolitica Si scopre la verità: vince il büs del member. Il buchino delle libertà Buco con il membro intorno Più bello di Johnny Dip O Johnny Depp, o Johnny Daip o Johnny D. O come dir si voglia. Ma per gli amici è il büs del member,Te lo dico con la Fender.

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 8. Jan. 2009, 14:47
    Quello che non sapete su Gaza

    di Rashid Khalidi

    Quasi tutto quello che siete stati portati a credere su Gaza è sbagliato. Alcuni punti essenziali sembrano mancare dal discorso, svoltosi per lo più sulla stampa, circa l’attacco di Israele alla striscia di Gaza.

    Il popolo di Gaza
    La maggioranza di chi vive a Gaza non è lì per scelta. Un milione e cinquecentomila persone stipate nelle 140 miglia quadrate della striscia di Gaza fanno parte per lo più di famiglie provenienti dai paesi e dai villaggi attorno a Gaza come Ashkelon e Beersheba. Vi furono condotte a Gaza dall’esercito israeliano nel 1948.

    L’occupazione
    Gli abitanti di Gaza vivono sotto l’occupazione israeliana dall’epoca della Guerra dei sei giorni (1967). Israele è tuttora considerata una forza di occupazione, anche se ha tolto le sue truppe e i suoi coloni dalla striscia nel 2005. Israele controlla ancora l’accesso all’area, l’import e l’export, e i movimenti di persone in ingresso e in uscita. Israele controlla lo spazio aereo e le coste di Gaza, e i suoi militari entrano nell’area a piacere. Come forza di occupazione, Israele ha la responsabilità di garantire il benessere della popolazione civile della striscia di Gaza (Quarta Convenzione di Ginevra).

    Il blocco
    Il blocco della striscia da parte di Israele, con l’appoggio degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, si è fatto sempre più serrato da quando Hamas ha vinto le elezioni per il Consiglio Legislativo Palestinese nel gennaio 2006. Carburante, elettricità, importazioni, esportazioni e movimento di persone in ingresso e in uscita dalla striscia sono stati lentamente strozzati, causando problemi che minacciano la sopravvivenza (igiene, assistenza medica, approvvigionamento d’acqua e trasporti).

    Il blocco ha costretto molti alla disoccupazione, alla povertà e alla malnutrizione. Questo equivale alla punizione collettiva –col tacito appoggio degli Stati Uniti- di una popolazione civile che esercita i suoi diritti democratici.

    Il cessate-il-fuoco
    Togliere il blocco, insieme con la cessazione del lancio dei razzi, era uno dei punti chiave del cessate-il-fuoco fra Israele e Hamas nel giugno scorso. L’accordo portò a una riduzione dei razzi lanciati dalla striscia: dalle centinaia di maggio e giugno a meno di venti nei quattro mesi successivi (secondo stime del governo israeliano). Il cessate-il-fuoco venne interrotto quando le forze israeliane lanciarono un imponente attacco aereo e terrestre ai primi di novembre; sei soldati di Hamas vennero uccisi.

    Crimini di guerra
    Colpire civili, sia da parte di Hamas che di Israele, è potenzialmente un crimine di guerra. Ogni vita umana è preziosa. Ma i numeri parlano da soli: circa 700 palestinesi, per la maggior parte civili, sono stati uccisi da quando è esploso il conflitto alla fine dello scorso anno. Per contro, sono stati uccisi 12 israeliani, per la maggior parte soldati. Il negoziato è un modo molto più efficace per affrontare razzi e altre forme di violenza. Questo sarebbe successo se Israele avesse rispettato i termini del cessate-il-fuoco di giugno e tolto il suo blocco dalla striscia di Gaza.

    Questa guerra contro la popolazione di Gaza non riguarda in realtà i razzi. Né riguarda il “ristabilire la deterrenza di Israele”, come la stampa israeliana vorrebbe farvi credere. Molto più rivelatrici le parole dette nel 2002 da Moshe Yaalon, allora capo delle Forze di Difesa israeliane:”Occorre far capire ai palestinesi nei recessi più profondi della loro coscienza che sono un popolo sconfitto.”

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 9. Jan. 2009, 17:14
    Antonio Di Pietro ha consegnato le firme in Cassazione contro il lodo Alfano, quello che rende quattro cittadini più uguali degli altri di fronte alla legge. Dal balcone lo osservava Corrado Carnevale. Kriptonite che scaricava le scatole gli ricordava i suoi vecchi amici Falcone e Borsellino. Un milione di cittadini ha firmato contro Veltrusconi. Le firme saranno ora contate e esaminate una per una alla ricerca di un vizio di forma. A questo serve la Cassazione. A contare e a cassare.
    Io ho consegnato le vostre firme lo scorso anno per i tre referendum sulla libertà di informazione. Per ognuno erano necessarie cinquecentomila firme. Un numero enorme per un movimento dal basso, senza finanziamenti, senza copertura dei media, anzi con i partiti, i pennivendoli e i loro editori ferocemente contro di noi. Io credevo e credo tuttora che fossero in numero sufficiente. La Cassazione ha eccepito sul numero delle firme e sulla loro validità. Può darsi che abbia perso qualche scatolone per strada, che la registrazione e l’autenticazione delle firme abbia avuto qualche intoppo. Resta il fatto che centinaia di migliaia di cittadini hanno chiesto un cambiamento per una libera informazione. La fine dell’oscena e antidemocratica contiguità tra Mediaset e PDL. Di giornali usati come clave, come strumento di disinformazione di massa. Nessuna risposta da parte di Veltrusconi. Le firme per i referendum e per le leggi popolari sono diventate un fatto burocratico, non politico. La politica è morta se i cittadini per farsi ascoltare sono costretti a firmare per un referendum. E se neppure le firme sono sufficienti cosa rimane? I “nominati” da Veltrusconi (non eletti) in Parlamento dovrebbero porsi questa domanda. Se le istanze dei cittadini vengono ignorate e sbeffeggiate, che cosa ci aspetta? Che cosa li aspetta? Non crederanno veramente che questo status quo possa reggere a lungo...
    Da quando Kriptonite Di Pietro ha preso il 15% in Abruzzo e raccolto le firme per far processare lo psiconano insieme a Mills, i giornali di famiglia gli hanno dedicato una copertina al giorno. Gaza city è bombardata? Parliamo degli immobili di Tonino. Obama presenta il piano mondiale contro la recessione? Discutiamo dei fondi neri di Di Pietro. Fecero lo stesso in passato con Bossi, con Fini, con Casini per ricondurli all’ordine. E’ il tempo delle mezzeseghe direttori di giornali.
    Non so se farò un altro referendum sull’informazione. Non so neppure se ha più senso un referendum in una partitocrazia bloccata come quella attuale. Se lo farò, sarà per l'abolizione della legge Gasparri e le schede la prossima volta le fotocopierò e le metterò on line prima della consegna in Cassazione.
    Ps: gli elicotteri hanno acceso i motori. Ripeto: gli elicotteri hanno acceso i motori.

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 10. Jan. 2009, 17:25
    Un lettore domanda: “Non è esagerato parlare di fascismo sul caso Salerno-Catanzaro?”. Penso di no. Neppure il fascismo osò intromettersi in indagini in corso e nell’autonomia dei magistrati come sta facendo il governo col consenso di Pd, Anm e Csm. Mussolini istituì il Tribunale Speciale per i reati politici, ma per quelli comuni non intaccò l’indipendenza togata. Quel che sta accadendo contro la Procura di Salerno non ha precedenti. Alfano vuole trasferire i pm Apicella, Nuzzi e Verasani per “assoluta spregiudicatezza”, “mancanza di equilibrio”, “atti abnormi nell’ottica di un’acritica difesa di De Magistris e con l’intento di ricelebrare i processi a lui avocati”. Per la prima volta nella storia repubblicana, e pure monarchica, un ministro chiede di punire dei magistrati perché il contenuto delle loro indagini non gli garba. Presto trasferiranno i giudici perché le loro sentenze non piacciono al governo. Anziché insorgere contro questo abominio illegale e incostituzionale, l’Anm “prende atto con soddisfazione della tempestiva iniziativa del Csm e del Ministro della Giustizia”. Nel 2001, quando il Senato censurò un’ordinanza del Tribunale di Milano, l’Anm si dimise come nel 1924, quando si era sciolta dopo il delitto Matteotti e la svolta autoritaria. Ora, all’ennesima svolta autoritaria, nessuno protesta e l’Anm plaude “soddisfatta”. Poche ore dopo il Riesame di Salerno, unico tribunale abilitato a giudicare il merito del sequestro delle carte Why Not, lo conferma in toto. Ora si attende il trasferimento dei tre giudici del Riesame per aver osato dare ragione ai pm.

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 11. Jan. 2009, 22:07
    Soru: l’anti-Silvio
    Paolo De Gregorio
    Oggi, 06:57 p.




    Dichiara Soru, in una intervista a cura di Marco Damilano sull’ultimo “Espresso”:

    “i partiti hanno smesso di essere luoghi di partecipazione e si sono ridotti a un club di capi e capetti”. Verità evidente e indiscutibile. Anche Soru scopre la “CASTA” e la sua separatezza dal paese reale, ma, invece di applicare una logica deduttiva e spiegarci come si deve rifondare un partito antagonista di Berlusconi, incredibilmente ripropone l’esperienza dell’”Ulivo”, e ricorda che l’Ulivo e Prodi per due volte hanno battuto Berlusconi, e se lui sarà rieletto in Sardegna può diventare l’anti-Silvio nazionale.

    Viene subito da osservare una anomalia comune tra Soru e il Cavaliere, in quanto ambedue non vengono dall’impegno sociale e politico, ma dai vertici del mondo industriale, ambedue miliardari, proprietari di giornali (anche se in proporzioni diverse), arrivati alla politica senza fare anticamera né militanza, esclusivamente spinti dalla visibilità sociale derivante dal loro ruolo di padroni e dalla possibilità economica di finanziarsi impegni elettorali con soldi propri.

    La prima anomalia che dovrebbe notare Soru nella formazione dei partiti e nella credibilità della democrazia è proprio questa: nell’avvicinarsi al potere è determinante essere noti e ricchi. Vengono così automaticamente emarginati o esclusi tutti coloro che magari hanno dedicato tutta la vita all’impegno sociale, proprio quelli vicini alle masse di cui si lamenta l’assenza nella direzione dei partiti.

    Rifarsi poi a Prodi non mi sembra molto intelligente. Prodi appena eletto aveva il potere e il dovere di eliminare dalla scena politica Berlusconi, con due provvedimenti legislativi: il primo era quello di abrogare le leggi “ad personam” a favore dei furbi e dei ladri a cominciare da quella del “falso in bilancio”. Il secondo provvedimento doveva essere quello di rendere ineleggibile chiunque sia titolare di pubbliche concessioni e chiunque possiede strumenti nazionali di informazione, con la ineccepibile motivazione che ciò altera il gioco democratico e offre vantaggi incalcolabili ai possessori di “media”.

    Se Prodi fosse caduto su questi provvedimenti sarebbe ancora in politica, mentre, per mancanza di coraggio e lungimiranza democratica, è affogato nella melma di una Unione rissosa, divisa, senza nessuna possibilità di amalgama.

    Quanto a Soru, alle prossime elezioni di febbraio perderà, perché il “popolo sardo” non esiste più, è stato colonizzato dai “continentali”. Tra un Berlusconi che nel pieno di una crisi economica, promette di allentare i vincoli edilizi sulle coste, e un Soru che giustamente vorrebbe mantenerli, vincerà il Cavaliere con tutti i cementificatori.

    Un’altra osservazione mi viene da fare, sempre diretta a Soru, ma anche agli elettori: le qualità di un buon politico, che sono l’ascolto dei problemi, la visione d’insieme, le mediazioni possibili, non possono venire da chi è abituato a dare ordini e decidere da solo, come avviene nel mondo industriale, e avere avuto successo come imprenditore non è una qualità che si può esportare in politica.

    Facendo un discorso più generale, visto che vivo in Sardegna, per conquistare menti e cuori e rifondare un partito antagonista alla destra, bisogna parlare di “sostenibilità, di fallimento dei poli industriali di Porto Torres, di Porto Vesme, di Sarroch, di Ottana, di una intransigente politica di difesa delle coste, di diffusione su tutto il territorio di piccole centrali eoliche e fotovoltaiche con l’obiettivo della indipendenza energetica, di istituire ogni cento chilometri circa aree marine potette che ricostituiscano il patrimonio ittico, di abolire la pesca a strascico, di una ristrutturazione agricola tutta biologica che sia attenta ai consumi interni dell’isola e non per l’esportazione, di un turismo non più basato sulle seconde case (che non devono più essere costruite), ma sulla ospitalità di piccole strutture diffuse su tutto il territorio in mano a gente del luogo.

    Niente discariche né inceneritori, ma un’isola pulita che offre merce rara: tradizioni, sapori, ambienti marini e montani gelosamente conservati, e accoglienza diffusa.

    Di queste cose dovrebbe parlare una buona politica e solo così si attirerebbe verso la partecipazione persone perbene e nuovi dirigenti.

    Paolo De Gregorio

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 13. Jan. 2009, 3:22

    voglioscendere

    Dieci piccoli indiani
    Ieri, 12:32 p.



    Testo:

    "Buongiorno a tutti.
    Mi dispiace, ma devo ancora parlarvi del cosiddetto caso Salerno-Catanzaro perché ci sono delle clamorose novità e, visto che sono clamorose, voi non le avete sapute.
    Dove altro le potete trovare se non nella rubrica “Passaparola”?
    Proprio per questo è nata la nostra rubrica, quindi anche oggi parliamo di una notizia molto importante che è a disposizione delle redazioni dei giornali e delle agenzie da venerdì sera e che non è stata riportata da nessun quotidiano italiano.
    Ricorderete l'ultimo episodio, l'ultimo anello di una lunga catena iniziata un anno e mezzo fa con l'esproprio e le avocazioni delle due principali inchieste di Luigi De Magistris.
    L'ultimo atto è che, la settimana scorsa, il ministro Alfano – il cosiddetto ministro della Giustizia Alfano – ha sparato fuori i capi di incolpazione contro il procuratore capo di Salerno, Luigi Apicella, e contro i suoi due sostituti, Gabriella Nuzi e Dionigio Verasani, che hanno il torto di essere titolari dell'indagine nata dalle denunce di De Magistris che ha portato, a metà dicembre, al provvedimento di sequestro e perquisizione per acquisire a Catanzaro le carte dell'inchiesta Why Not, che la procura di Catanzaro non consegnava da mesi e mesi, nonostante le richieste della procura di Salerno.

    Alfano chiede di cacciare il capo della procura di Salerno

    Il ministro Alfano ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura di cacciare dalla magistratura – non di spostare in un altro ufficio, proprio di cacciare dalla magistratura – il procuratore capo di Salerno.
    E' la sanzione più grave che si possa immaginare, di solito la si dovrebbe dare ai magistrati che hanno rapporti con la mafia, o che rubano, o che si vendono le sentenze.
    Bene, questo signore non ha avuto rapporti con la mafia, non si è venduto nessuna sentenza. E' un anziano magistrato che all'improvviso è balzato agli onori delle cronache semplicemente per aver lasciato lavorare i suoi sostituti su un'indagine che, evidentemente, gli pareva ben fatta e fondata.
    E' colpevole di non avere bloccato i suoi sostituti e di avere coperto e avallato le loro decisioni.
    Il ministro lo vuole far cacciare dal Consiglio Superiore della Magistratura, via, fuori dalla magistratura, e in più ha chiesto al CSM di levargli lo stipendio subito.
    Di privarlo immediatamente dello stipendio. Manca soltanto il plotone di esecuzione per la fucilazione.
    Invece, bontà sua, il ministro chiede di trasferire a un'altra sede i due magistrati che hanno materialmente condotto l'inchiesta, e cioè Verasani e Nuzzi.
    Nel motivare questa gravissima sanzione per l'incompatibilità ambientale di questi due magistrati, il ministro scrive, sulla base dei rapporti dei suoi ispettori, che Apicella e i sostituti Nuzzi e Verasani si sono macchiati di “assoluta spregiudicatezza, mancanza di equilibrio e atti abnormi nell'ottica di una acritica difesa del PM De Magistris con l'intento di ricelebrare i processi che sono stati a lui avocati” e sottratti.
    I giornali hanno registrato - Poi vi dirò qual è la notizia che non vi è stata data – con ampio risalto queste motivazioni del ministro Alfano con una tecnica che nelle democrazie non viene mai impiegata: quella dell'ipse dixit.
    Visto che il ministro dice che questi magistrati sono dei farabutti, noi prendiamo atto che questi magistrati sono dei farabutti.
    Non c'è di fianco alla notizia un commento per dire “sarà poi vero che questi magistrati sono dei farabutti?”.
    Può il ministro della giustizia scrivere quello che ha scritto? E' mai successo che un ministro della giustizia scrivesse quello che ha scritto il ministro Alfano?
    Se si fossero posti queste domande, cioè se i giornali svolgessero ancora la funzione critica per la quale sono nati e per la quale esistono – altrimenti non ce ne sarebbe bisogno, basterebbero i comunicati stampa del governo e dell'opposizione, non servirebbero i giornali – avrebbero scoperto che non esiste nella storia dell'Italia unita, né repubblicana né monarchica, una così grave lesione del principio dell'autonomia e indipendenza della magistratura.
    Io non sono fra quelli che pensano che i magistrati debbano essere intoccabili e non debbano pagare per i loro errori, infatti il CSM punisce molti magistrati, non abbastanza ma molti magistrati, e altri si dimettono poco prima di essere puniti.
    E non esiste un ordine professionale che abbia un così alto numero di punizioni per le violazioni deontologiche dei propri membri: non quello degli avvocati, non quello dei medici, non quello dei giornalisti, figuriamoci.
    Qui non si tratta, però, di violazioni deontologiche o professionali: qui lo scrive il ministro.
    I magistrati di Salerno devono essere cacciati – il capo dalla magistratura, i sostituti da Salerno – perché hanno compiuto “atti abnormi nell'ottica di una acritica difesa del PM De Magistris con l'intento di ricelebrare i processi a lui avocati”.
    Cosa sta facendo il ministro? Una cosa che non si può fare in nessuna democrazia dove viga la divisione dei poteri: sta sindacando il contenuto, il merito, di un provvedimento giudiziario.
    Lo può fare il ministro? Assolutamente no!
    Pensate, se passasse questo precedente vorrebbe dire che in futuro, ogni volta che un giudice fa una sentenza che non piace al governo, ogni volta che un Pubblico Ministero fa un'ipotesi investigativa che non piace al governo, quel giudice viene mandato via o viene trascinato davanti al Consiglio Superiore a discolparsi per avere scritto una cosa che non piace al governo.
    Sono infallibili i giudici nelle cose che scrivono? Assolutamente no, infatti in Italia esistono una serie di appelli, di ricorsi, per andare a sindacare nel merito delle cose scritte dai giudici.
    Non ti piace quello che hanno scritto i magistrati di Salerno nel provvedimento di perquisizione e sequestro per andare a prendere le carte al Tribunale di Catanzaro? Benissimo, i magistrati di Catanzaro, se non gradiscono quello che hanno scritto i loro colleghi di Salerno, competenti a indagare su Catanzaro, si rivolgeranno al Tribunale del Riesame di Salerno per chiedere che annulli quel decreto di perquisizione e sequestro.
    Se poi ritengono, l'abbiamo già detto ma è bene ripeterlo, che i colleghi di Salerno abbiano commesso dei reati in quella vicenda, faranno un esposto o una denuncia alla procura competente per giudicare i magistrati di Salerno, cioè Napoli.
    Se poi ritengono che i magistrati di Salerno abbiano commesso delle colpe deontologiche, si rivolgeranno all'ispettorato del ministero o alla procura generale della Cassazione che sono titolari dell'azione disciplinare.
    E se ritengono che i magistrati di Salerno abbiano delle incompatibilità con la città di Salerno, perché hanno delle parentele con qualcuno che non è il caso avere in quella città, verranno ovviamente giudicati per incompatibilità ambientale e spostati.

    Un pericoloso precedente

    Ma qui stiamo parlando di altro, stiamo parlando del fatto che quello che è stato scritto nel decreto di perquisizione e sequestro della procura di Salerno non piace al ministro, e il ministro, per questa ragione, chiede di spostare i magistrati.
    Voi vi rendete conto che siamo di fronte a un pericolosissimo precedente: pericolosissimo tanto più in quanto nessuno lo ha notato e nessuno lo ha denunciato.
    Nel 2001, il Tribunale di Milano emise due ordinanze nei processi in cui si stavano giudicando Berlusconi e Previti per le famose corruzioni dei giudici Squillante, Metta, etc... i processi Mondadori, Sme, Imi-Sir... e stabilirono una certa interpretazione sulla legge delle rogatorie che di fatto la vanificava e stabilirono anche una certa interpretazione della sentenza della Corte Costituzionale che dichiarava nulle alcune udienze nelle quali Previti non aveva partecipato perché dichiarava di essere impegnato in Parlamento.
    Quelle ordinanze interpretative emesse dal Tribunale di Milano furono denunciate in Parlamento da esponenti del centrodestra e alla fine, credo fosse il 5 o il 6 dicembre del 2001 ma lo trovate nel libro “Mano Sporche” dove abbiamo raccontato bene questa vicenda, il Senato votò una mozione che criticava, censurava queste ordinanze del Tribunale di Milano.
    L'Associazione Magistrati, all'epoca un po' più vigile e reattiva di quella attuale che ha l'encefalogramma piatto, si rese conto della gravità di quello che stava accadendo, perché era la prima volta nella storia repubblicana che il Senato metteva ai voti un provvedimento di un giudice.
    La giunta dell'Associazione Magistrati si dimise all'istante, ricordando che la cosa era avvenuta un'altra sola volta nel 1924 dopo il delitto Matteotti e la svolta autoritaria di Mussolini.

    Nemmeno durante il fascismo

    Tenete presente che il fascismo non osò manomettere formalmente l'indipendenza della magistratura: il fascismo recepì i codici precedenti e aggiunse ai Tribunali ordinari il famigerato Tribunale Speciale per i delitti politici.
    Istituì i delitti politici e li fece giudicare dal Tribunale speciale, ma per i delitti ordinari la giustizia continuò a fare il suo corso, anche se ovviamente il clima era tale per cui la giustizia divenne un capolavoro di conformismo, per compiacere.
    Ma formalmente il fascismo non fece atti concreti per mettere le mani e impossessarsi della giustizia.
    Oggi, quello che sta facendo Alfano – probabilmente non se ne rende nemmeno conto, stiamo parlando di uno che letteralmente non sa quello che fa – è pensare di poter sindacare il contenuto di un atto invece di lasciarlo impugnare davanti al Riesame o davanti alla Cassazione dagli indagati perquisiti.
    Interviene lui e chiede di cacciare i magistrati perché hanno scritto nel provvedimento una cosa che non gli garba.
    La differenza rispetto al 2001 è che stavolta il provvedimento è più grave perché entra non in una questione interpretativa ma in una di merito.
    I magistrati di Salerno sono colpevoli di avere scoperto, nella loro indagine, che De Magistris aveva ragione.
    Non so se mi spiego: Alfano scrive “atti abnormi – cioè il decreto di perquisizione e sequestro – nell'ottica di una acritica difesa del De Magistris con l'intento di ricelebrare i processi a lui avocati”.
    Intanto questa frase contiene un falso clamoroso, macroscopico: non è vero, e chiunque lo vuole vedere lo trova sul nostro blog o quello di Carlo Vulpio.
    L'ordinanza di perquisizione e sequestro di Salerno non contiene una acritica difesa di De Magistris: i magistrati hanno ascoltato più volte le denunce di De Magistris, il racconto di De Magistris, e poi hanno cominciato a interrogare un sacco di testimoni per vedere se De Magistris aveva ragione o torto.
    E le parole di De Magistris sono state confermate da consulenti che sono stati allontanati, ma anche da magistrati in servizio in Calabria a cominciare dal Dott. Bruni, dal Dott. Mollace, da un giovane uditore giudiziario che fu immediatamente subornato e messo sotto controllo dal procuratore aggiunto dopo che era stata tolta l'inchiesta Why Not a De Magistris.
    Ci sono decine di riscontri oggettivi fatti dalla polizia giudiziaria in questo documento: non è vero niente che i PM di Salerno hanno preso per oro colato quello che dice De Magistris in maniera acritica.
    Ma sopratutto: non spetta al ministro stabilire se è giusto o non è giusto quello che hanno ipotizzato nella loro inchiesta i magistrati, sarebbe gravissimo se il vaglio delle inchieste fosse affidato al ministero della giustizia, cioè al governo, cioè alla maggioranza politica e non, invece, ai regolari gradi di giudizio.

    Una notizia che avrete solo da Passaparola

    Contro questo decreto di perquisizione e sequestro, l'unica cosa da fare per farlo dichiarare illegittimo, nullo, infondato, abnorme, macroscopico, spregiudicato, mancante di equilibrio, acritico era l'impugnazione del provvedimento davanti al Riesame.
    Bene: arriviamo alla notizia che non avete letto e che non leggerete mai sulla stampa e sulla TV di regime.
    Alcuni imputati, a cominciare dall'ex procuratore Lombardi, accusato di corruzione giudiziaria, dalla moglie dell'ex procuratore Lombardi e dal figlio, Pier Paolo Greco, che era socio di uno dei principali indagati dell'inchiesta Why Not, il senatore di Forza Italia Pittelli, ma anche Antonio Saladino, il famoso capo della Compagnia delle Opere in Calabria, faccendiere, trafficone, in rapporti con tutta la politica di tutti i colori, hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame di Salerno per chiedere l'annullamento del decreto di perquisizione.
    Bene, venerdì sera intorno alle 22 il Tribunale del Riesame di Salerno ha respinto i ricorsi dei quattro indagati che vi ho appena enumerato e ha dichiarato dunque fondato, legittimo, impeccabile – adesso aspettiamo le motivazioni, naturalmente – il provvedimento.
    Vi leggo il dispositivo, perché non l'avete letto da nessuna parte e non lo leggerete da nessuna parte:
    “Letti gli articoli del codice, il Tribunale del Riesame di Salerno rigetta le istanze di Riesame avverso il decreto di perquisizione e sequestro e conferma l'impugnato provvedimento. Condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali”.
    Cioè hanno fatto perdere tempo alla giustizia, devono pagare.
    Questo è l'unico luogo dove gli indagati potevano andare a lamentarsi di quello che hanno fatto i PM di Salerno.
    Ci sono andati e il Tribunale del Riesame, in un clima pazzesco che dire ostile è dire poco, in un clima dove il Capo dello Stato, il Consiglio Superiore della Magistratura, il governo, l'opposizione, l'Associazione Nazionale Magistrati, tutta la stampa di destra e di sinistra, tutte le televisioni, dicono che Salerno ha torto e che a Salerno ci sono dei farabutti che vogliono dare ragione a quell'altro farabutto di De Magistris.
    E che questi di Salerno hanno scritto un decreto di perquisizione troppo lungo – vi ricordate le polemiche sulle 1400 pagine? - e che hanno fatto denudare Tizio e Caio.
    E che hanno infilato dei particolari attinenti la privacy di un magistrato della confraternita di CL Memores Domini.
    Che insomma ne hanno combinate di tutti i colori e quindi vanno massacrati, puniti, cacciati, trasferiti, fucilati, garrotati.
    Bene, si sono trovati ancora in questo Paese tre giudici del Riesame a Salerno che hanno valutato, estraniandosi dai condizionamenti pazzeschi che ci sono tutto intorno a loro, il provvedimento esaminato impeccabile e hanno respinto i ricorsi di chi aveva fatto appello al Riesame.
    Questo che cosa significa? Significa intanto che hanno confermato i presupposti di legittimità di questo provvedimento, nel senso che evidentemente rispetta le forme, la casistica, i limiti previsti dalla legge in questi casi.
    Ma naturalmente conferma anche il merito del decreto di sequestro e perquisizione perché evidentemente hanno trovato che i PM, quelli che devono essere fucilati, hanno motivato bene; hanno ipotizzato dei reati tipo la corruzione giudiziaria a Catanzaro che sono applicabili e configurabili ai danni degli indagati che sono stati perquisiti; hanno motivato le esigenze probatorie, cioè le necessità di andare a prendere quelle carte per dimostrare certe ipotesi accusatorie.
    Insomma, detto molto chiaramente, hanno dato ragione alla procura di Salerno, la quale però viene trascinata davanti al Consiglio Superiore della Magistratura per essere punita a causa di quello stesso provvedimento che il Tribunale del Riesame ha trovato impeccabile respingendo tutti i ricorsi.
    Perché? Perché la politica, e nella politica ci mettiamo anche, purtroppo, i vertici dell'Associazione Magistrati sempre più sensibili alle sirene della politica, ha deciso che quel provvedimento non va bene perché da ragione a De Magistris.

    De Magistris non può avere ragione

    Uno dice: e se avesse ragione De Magistris? Ecco: De Magistris non può avere ragione.
    E chiunque informi, non chiunque stia con De Magistris, chiunque informi o si occupi di De Magistris senza massacrarlo pregiudizialmente, deve essere cacciato.
    Voi vedete che la storia di questo anno e mezzo, leggetevi i libri di Vulpio e di Massari sui casi della Calabria e della Lucania, è la storia dei “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie.
    Viene cacciato il Vescovo Bregantini perché denuncia certi malaffari tra politica e malavita.
    Viene esautorato il Pubblico Ministero De Magistris, gli tolgono le inchieste, poi tolgono lui.
    Poi tolgono i suoi consulenti, uno dopo l'altro.
    Poi cacciano il Carabiniere, il capitano Zaccheo, che viene trasferito in Abruzzo.
    Poi cacciano la Forleo che ha avuto il coraggio di andare in televisione a difendere De Magistris.
    Poi il Corriere della Sera non fa più scrivere sul caso De Magistris Carlo Vulpio, che ci aveva dedicato pure un libro e che quindi qualcosa ne capiva.
    Poi i magistrati di Salerno scoprono che De Magistris potrebbe avere ragione e trovano i riscontri alle sue denunce e vogliono cacciare pure i magistrati di Salerno.
    Adesso vedremo se cacceranno i tre giudici del Riesame che hanno appena confermato l'ordinanza, ma naturalmente per cacciarli bisognerebbe prima parlarne di questa ordinanza.
    E di questa ordinanza nessuno ne ha parlato, perché altrimenti immediatamente il CSM dovrebbe rispondere del perché stia accettando di esaminare la possibilità di mandar via dei magistrati a Salerno per via di un provvedimento che l'unica sede legittima per valutarlo, il Riesame, ha confermato in toto stabilendo che è fondato e impeccabile.
    Abbiamo aspettato sabato, sui giornali. Abbiamo aspettato domenica. Abbiamo aspettato lunedì, ma non è uscita da nessuna parte questa notizia.
    Adesso la sapete anche voi.
    Passate parola."

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 14. Jan. 2009, 19:49
    Volo di Stato, scorta e amicizie siciliane per Alfano a Mauritius
    Oggi, 04:03 p.

    Vanity Fair, 14 gennaio 2009

    Notizia dal Tropico del Capricorno. Il ministro Angelino Alfano, ex segretario personale di Silvio Berlusconi, attualmente ministro di Grazia e Giustizia di Silvio Berlusconi, nonché padre dell’omonimo lodo che assegna l’immunità giudiziaria a Silvio Berlusconi, ha trascorso la sua settimana di relax al villaggio Valtur Le Flamboyant nella pregevole isola di Mauritius, Oceano Indiano, ospite della famiglia Patti, proprietaria di tutti i Valtur, siciliana proprio come la famiglia del ministro.

    Il volo di Stato che lo ha condotto laggiù è atterrato il 29 dicembre. Un bel sole attendeva il ministro, la sua consorte, i figlioletti, e i due uomini di scorta che per tutta la settimana hanno brillantemente presidiato la spiaggia, le cascatelle, la zona relax del bar, senza che nulla di male accadesse al ministro. Il quale di giorno veleggiava in catamarano. Visitava l’Isola dei Cervi. Sonnecchiava sotto l’ombrellone. Pensava. Senza dare confidenza neppure al suo collega di coalizione, Adolfo Urso, onorevole, ex sottosegretario, che quasi tutti i giorni provava a parlargli sul bagnasciuga, ma senza esito.

    Generoso di parole, invece, lo è stato nelle cene che trascorreva con i membri della famiglia Patti, alcuni dei quali, negli anni scorsi sono usciti totalmente prosciolti da una indagine per riciclaggio di denaro di Cosa Nostra e false fatturazioni. Il conto finale della settimana, 5 mila euro a testa per la junior suite sulla spiaggia, è stato certamente saldato dal ministro prima della partenza.

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 18. Jan. 2009, 18:35
    Troppo spesso ci facciamo prendere dalle notizie del giorno e dalle scadenze a breve, sono pochi coloro che cercano di fare il “punto nave” e quasi tutti si accontentano della tattica e della eventuale limitazione dei danni rinunciando alla via maestra della “strategia”.

    Fino a pochi anni fa le strategie erano legate alle due ideologie dominanti, quella capitalista e quella comunista, che non erano solo ideologie, ma realtà economiche vive, antagoniste, che creavano nelle persone identità precise e scelte di campo.

    A venti ani esatti di distanza dalla caduta del comunismo, ecco il pieno fallimento del capitalismo, nella sua fase suprema delle multinazionali globali, che è entrato in crisi strutturale non solo per le truffe e le malversazioni del suo sistema finanziario, per i favolosi appannaggi dei “manager” che, essendo legati ai profitti, li volevano ad ogni costo e con qualunque mezzo illecito, ma anche perché si è creato un sistema di consumi e di distruzione di tutte le risorse naturali che ha già portato il pianeta a consumare più di quanto sia capace di rigenerare.

    Siamo fuori dalla “sostenibilità”, ci sono un miliardo di persone alla fame per la progressiva desertificazione, nulla è stato fatto per il contenimento delle nascite, fenomeno che non si può fronteggiare se non si combattono e si ridimensionano le due grandi religioni monoteiste, e nel caso di quella cristiana alleata di ferro del liberismo economico, che prevede uno sviluppo “infinito”.

    Siamo sotto pressione irresponsabile delle due più grandi forze esistenti, il capitalismo e le religioni, che vogliono continuare a dominare, facendo scelte che determinano il collasso dell’ecosistema.

    Due sono oggi gli obiettivi di chiunque abbia a cuore il futuro della umanità: l’economia deve accettare le regole che impone la politica, di una buona politica, che lascia agli scienziati l’ultima parola per quanto riguarda le grandi scelte energetiche, la sostenibilità, il contenimento del riscaldamento globale, l’autosufficienza alimentare, il contenimento demografico.

    L’altra regola è quella di tassare duramente chi fa più di un figlio, fino ad ottenere in ogni nazione un rapporto tra abitanti e territorio che sia sostenibile. Per capirci in Italia da 60 milioni dovremmo arrivare a 30 milioni (ai primi del ‘900 eravamo 20 milioni), per essere in equilibrio, con spazi e produzione agricola sufficienti per tutti.

    Le sole forze che contrastano ferocemente questa prospettiva di salvezza sono capitalisti e religioni, alleati di ferro contro una evoluzione della società umana che oggi non è diversa da quella di 2000 anni fa, a riprova che chi ha dominato in questi secoli non ha risolto i problemi della umanità, ha alimentato guerre e creato odi insanabili, anche la democrazia è stata usata per fare imperi e colonialismo.

    La “democrazia” non è mai esistita,né nei regimi comunisti né in quelli capitalisti. In Italia l’uomo più ricco è al potere politico, e sta lì grazie ai suoi soldi e al possesso privato di gran parte dei mezzi di informazione. Noi tutti viviamo sotto la dittatura capitalista che possiede i mezzi per fabbricare il consenso elettorale e, in nome della libertà, ci hanno tolto anche il potere di dare il voto di preferenza.

    Dobbiamo anche subire l’impudenza di chi definisce la RAI “servizio pubblico”, mentre fu già 20 anni fa spartita in tre: Rai1 ai democristiani, Rai2 ai socialisti, Rai3 ai “monarchici di sinistra”, divisione che regge ancora oggi, con i due principali canali a favore del governo di destra, 5 a 1 se aggiungiamo le Tv del cavaliere, e dove Rai3 non dice una parola contro questo monopolio né contro il Vaticano, e dove tutti i giornalisti sono assunti tramite l’ufficio di collocamento che ha sede nei principali partiti.

    Nessuna “alternativa politica” è possibile in questa situazione, parlo non del governo Prodi che non era alternativo a nulla, ma dell’alternativa necessaria a fronteggiare la crisi finale del capitalismo e prevenire quella irreversibile dei cambiamenti climatici e della insostenibilità del consumismo senza regole.

    All’immenso potere privato dei media si deve aggiungere l’altro potere storico della destra, che è l’appoggio che riceve dal Vaticano che avvia al voto milioni di pecorelle grazie ad una presenza capillare e radicata in tutto il territorio nazionale, specialmente tra i poveri e gli ignoranti, abbandonati dai grandi partiti di massa.

    A fronte di questo blocco storico, ricco, potente, compatto, si contrappone il NULLA, e le elezioni sono solo una ridicola farsa, proprio come lo è il campionato italiano di calcio, dove il denaro decide chi vince lo scudetto, anche se in apparenza molti partecipano alla competizione e gli imbecilli lo chiamano ancora SPORT, proprio come in politica siamo convinti di essere in democrazia.

    Si può capire quanto sarebbe importante espropriare i partiti della Rai, cominciando a non pagare il canone, per avere un vero servizio pubblico i cui azionisti siano i cittadini con il potere di eleggere il direttore generale, con tutti i poteri, ogni 5 anni, in concomitanza con le elezioni politiche, canone pagato alla mano.

    Senza incrinare il monopolio dell’informazione non c’è né democrazia, né è possibile alcuna campagna di massa contro gli irresponsabili che sanno solo dire che per uscire dalla crisi dobbiamo consumare di più.

    Se alziamo la testa dagli avvenimenti quotidiani, lo scenario è quello descritto.

    Paolo De Gregorio

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 19. Jan. 2009, 20:09
    "Buongiorno a tutti,
    oggi parliamo di un processo scomparso, un processo dimenticato. Anzi, per nulla dimenticato. Proprio perché chi di dovere lo sa che non ne parla. E dopo capirete il perché.
    A Palermo, in un’aula della quarta sezione penale del Tribunale, si sta processando l’ex capo dei servizi segreti civili, cioè l’ex capo del SISDE. Che è un prefetto, ma è anche un generale dei Carabinieri e si chiama Mario Mori. Un omino piccolo, un valoroso ufficiale dell’Arma, che ha lavorato con Dalla Chiesa ai tempi del terrorismo, che ha lavorato al R.O.S. – il Reparto Operazioni Speciali dei Carabinieri – ha guidato il R.O.S.
    E’ un pluridecorato e plurimedagliato per la cattura di Riina e altri latitanti mafiosi, eppure pare nasconda dei segreti. Pare. Nessuno è in grado di affermarlo con certezza. Il processo è in corso. Ma io ne sarei abbastanza certo in quanto penso che questo sia una delle massime eccellenze investigative che abbiamo avuto in Italia. E che evidentemente nella stagione delle stragi di mafia è stato investito da un qualche potere che non conosciamo – ecco perché dico ‘pare’ che nasconda dei segreti – del compito, dell’ingrato compito, del terribile compito di trattare con la mafia mentre l’Italia veniva messa a ferro e fuoco dalle bombe, in Sicilia nel ’92 e addirittura nel continente, a Milano, Roma e Firenze, nel ’93.

    Il mancato arresto di Provenzano nel 1995
    Ora però non è imputato per quello, è imputato per una questione che potrebbe spiegare quella trattativa e potrebbe spiegare quel misterioso episodio che è stato oggetto di un altro processo che immediatamente precede l’episodio per il quale Mori adesso è imputato, la mancata perquisizione del covo di Riina dopo la sua cattura. Questo processo si riferisce a un altro episodio, che segue di due anni la mancata perquisizione del covo di Riina e risale al 1995 e precisamente al 31 ottobre 1995. Che cosa accade il 31 ottobre del 1995? Un colonnello dello stesso R.O.S. dei Carabinieri, grazie a un mafioso suo confidente sotto copertura – infiltrato nella mafia, ma confidente dei Carabinieri – riesce a scoprire dove è nascosto Provenzano. Provenzano nel 1995, due anni dopo la cattura di Riina, due anni dopo le ultime stragi, è il capo indiscusso di Cosa Nostra. Il confidente avverte il colonnello dei Carabinieri, che si chiama Michele Riccio, il consulente si chiama Luigi Ilardo. Il Carabiniere riesce a scoprire dove è nascosto Provenzano. Di più, incontra Provenzano. Ha un appuntamento con Provenzano in questo capanno di Mezzojuso. È un centro di campagna, una trentina di chilometri a sud di Palermo. Quindi dice: “Sto per incontrare Provenzano, venitemi dietro che vi faccio catturare Provenzano!”. Il colonnello Riccio entusiasta parla con i vertici del R.O.S., che sono i generali – c’è il colonnello Mori che è il capo operativo – c’è il braccio destro di Mori che è l’allora maggiore Mario Obinu, i quali decidono di non catturare Provenzano, ma semplicemente di far pedinare il confidente a distanza per vedere dove va, e poi cercare di catturare Provenzano quando saranno tutti pronti. Purtroppo passata quella occasione, Provenzano non ne consentirà un’altra. Fino a quando, undici anni dopo, all’indomani delle elezioni vinte dal centro-sinista quasi tre anni fa, Provenzano verrà catturato, o verrà consegnato, o si consegnerà, o si lascerà prendere. Perché sapete che le catture dei boss in Sicilia destano sempre degli interrogativi, dubbi, interpretazioni pirandelliane, come quel gioco di specchi, dove non si riesce mai a capire chi ha fatto che cosa. Esattamente come la cattura di Totò Riina nel ’93.

    Lo Stato era compatto nella lotta alla mafia?
    Ecco, questo processo, se uno lo conosce, consente alla gente di capire – non solo gli esperti, ma la gente comune – cosa è successo tra lo Stato e la mafia negli ultimi quindici anni. Potrebbe riscrivere, questo processo, la storia della mafia e dell’antimafia degli ultimi quindici, vent’anni. E infatti i pubblici ministeri – il pubblico ministero principale (sono in tre che lavorano: sono Nico Gozzo, Antonio Ingroia e Nino Di Matteo), quello che si è occupato fin dall’inizio di questa indagine è Nino Di Matteo, il 15 luglio dell’anno scorso quando è iniziato il processo, dopo il rinvio a giudizio di Mori e di Obinu, ha tracciato davanti ai magistrati la sua ipotesi accusatoria. Dicendo: “in questo processo intendiamo dimostrare questo, questo e quest’altro, con le seguenti prove e le seguenti testimonianze ecc.” Naturalmente è intervenuto l’avvocato Pietro Miglio, in rappresentanza della difesa dei due ufficiali, il quale invece ha detto: “noi dimostreremo che i nostri due clienti, Mori e Obinu, sono innocenti, che non c’è nessun mistero, che Provenzano non si faceva catturare.”
    Qual è l’ipotesi accusatoria che a noi interessa? Non è tanto interessante sapere se Mori e Obinu hanno commesso dei reati, quelli sono fatti loro, dei magistrati, degli avvocati. Quel è il processo nel suo aspetto giuridico. Poi c’è l’aspetto pubblico e cioè quello che interessa a noi, o dovrebbe interessare a noi se qualcuno ce li raccontasse, e cioè sapere chi ha fatto che cosa e perché. Sapere poi se quello è un reato o no, poco importa. Importa sapere se lo Stato era tutto compatto nel combattere la mafia, se lo Stato aveva una sola strategia per combattere la mafia, se è vero che la mafia e lo Stato si sono sempre contrapposti in questi ultimi vent’anni e se è vero quello che ci veniva raccontato mentre esplodevano le bombe che uccidevano Falcone, la scorta e la moglie, poi Borsellino e la scorta e tanti innocenti cittadini comuni presi per caso dalle bombe di via Palestro a Milano o di via dei Georgofili a Firenze, e delle basiliche di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano a Roma, per non parlare dell’attentato di via Fauro contro Maurizio Costanzo. Se quello che ci veniva detto, e cioè “non abbasseremo la guardia!”, “nessuna pietà” era vero o era solo una declamazione retorica. Qui sembrerebbe che dietro le quinte, mentre lo Stato faceva la faccia feroce davanti alle telecamere, dietro le quinte fosse in realtà affaccendato a trattare con in mafiosi evidentemente perché l’aveva sempre fatto in passo, ed evidentemente perché l’ha sempre fatto in futuro. Ed è interessante quindi questa storia per capire un po’ tutto. Perché se fosse vera l’ipotesi accusatoria – il reato che viene contestato a Mori e a Obinu è piuttosto grave: favoreggiamento aggravato e continuato a Cosa Nostra, in particolare a Provenzano. Qual è questa tesi accusatoria? La tesi accusatoria è che, nel 1992, mentre a Milano esplode Tangentopoli, la Corte di Cassazione conferma le condanne dei mafiosi che Falcone e Borsellino con grande fatica sono riusciti a far condannare nel maxiprocesso nato dalle dichiarazioni di Buscetta e di altri due pentiti, Contorno e Calderone. La mafia si aspetta che la Cassazione con il solito Carnevale annullerà tutto e rimanderà liberi e belli i boss nelle loro case, e invece Carnevale non presiede il Collegio quella volta, perché è stato istituito una sorta di principio di rotazione, e lo stesso Carnevale ha preferito per opportunità, nel pieno della polemica, cedere il passo a un altro presidente. Basta il cambio di un presidente per far sì che quasi tutte le condanne vengano confermate in Cassazione. Per la mafia è uno shock bestiale, la fine della sua impunità storica ed è anche un problema materiale: i boss invece di uscire restano dentro con la prospettiva di non uscire più, o quasi. Anche perché sono piuttosto agees i boss mafiosi quando vengono presi, di solito.

    La strategia delle stragi dopo il maxiprocesso
    C’è quindi una reazione della mafia che è per metà una vendetta nei confronti dei referenti politici istituzionali perché evidentemente non hanno mantenuto le promesse o non sono riusciti a mantenere l’immunità, che sempre avevano garantito a Cosa Nostra, e quindi c’è l’eliminazione di Salvo Lima il 12 marzo 1992 a Palermo, c’è l’eliminazione di uno dei due cugini Salvo, Ignazio l’altro, Nino, era già morto per conto suo. E poi c’è l’omicidio Falcone che è un salto di qualità. Non è la vendetta verso un vecchio amico della mafia che ha tradito, ci mancherebbe altro, è semplicemente un attentato preventivo per impedire a Falcone di continuare a fare ciò che stava già facendo. È grazie a Falcone se si era acceso un faro sulla prima sezione penale della Cassazione e sul ruolo di Carnevale e se Carnevale non aveva presieduto quel Collegio al maxiprocesso perché Falcone, dirigente del Ministero della Giustizia sotto il ministro Martelli, aveva metto sotto il mirino Carnevale, che era considerato da lui, e non solo da lui, il tappo che impediva le condanne definitive ai mafiosi. Viene ucciso Falcone, viene ucciso Borsellino perché? Perché nel frattempo si è avviata una trattativa. Tra chi? Tra l’allora colonnello Mori e il suo collaboratore del momento più fedele, il capitano De Donno, e Vito Ciancimino, un sindaco mafioso di Palermo che in quel momento stava agli arresti domiciliari a Roma, per motivi di salute. Cioè questi due alti ufficiali dei Carabinieri vanno da un noto mafioso, condannato per mafia, e gli chiedono di fare da tramite coi vertici di Cosa Nostra. In quel momento, siamo nel 1992, c’è ancora la diarchia Riina - Provenzano. Ciancimino è più uomo di Provenzano che non di Riina, in ogni caso fa da tramite – i Carabinieri diranno di aver voluto avviare quella trattativa nella speranza di avere un aiuto per arrestare dei latitanti mafiosi e di iniziare in qualche modo le stragi che erano iniziate con quella di Capaci. Il risultato è che Riina capisce esattamente a rovescio, e cioè vede i Carabinieri, lo Stato, col cappello in mano dopo la strage di Capaci, e si felicita per aver avuto quella brillante idea di ricattare lo Stato con una strage dopo l’altra.

    Il patto tra mafia e Stato
    Riina voleva naturalmente non lo scontro con lo Stato, lui voleva punire chi aveva tradito per conto dello Stato gli accordi con Cosa Nostra e voleva fare un nuovo accordo con persone che fossero in grado di rispettarlo. Voleva un nuovo trattato di reciproca non belligeranza, convenienza, convivenza, connivenza. E dato che la classe politica se ne stava praticamente andando con l’indagine di Mani Pulite, bisognava attrarre qualche nuovo soggetto politico in grado di prendersi la responsabilità di fare questo nuovo accordo con la mafia. Per questo Riina mette le bombe, per questo si felicita che siano arrivati subito i Carabinieri col cappello in mano. E allora Riina dice: “perché cedere subito per un piatto di lenticchie? Possiamo rilanciare alzando il tiro con altre stragi e alzando quindi la posta della trattativa, così lo Stato ci darà molto di più”. La trattativa prosegue, parte subito dopo la strage di Capaci, e produce – questo è molto probabile – la strage di via D’Amelio, perché Borsellino è il simbolo vivente del partito della non trattativa. Adesso c’è tutta una polemica nata dalle rivelazioni dei figlio di Ciancimino e ripresa giustamente da Salvatore Borsellino a proposito di un incontro che ci sarebbe stato al Viminale il 2 luglio del 1992 tra Borsellino e l’allora ministro dell’Interno Mancino, dove secondo alcuni avrebbe fatto capolino anche Bruno Contrada e dopo il quale incontro Borsellino sarebbe rientrato agitatissimo nell’interrogatorio che stava facendo con Gaspare Mutolo che guarda caso era uno dei primi pentiti che parlavano di Andreotti, di Contrada e di Carnevale. Agitatissimo perché, così sostiene il figlio di Ciancimino, Borsellino era stato in qualche modo informato al Viminale che c’era in corso una trattativa e si chiedeva il suo consenso. E immaginate se Borsellino avrebbe acconsentito a trattare con la mafia che il mese precedente gli aveva ammazzato il migliore amico. È evidente che Borsellino diventa l’ostacolo numero uno sulla strada della trattativa e Riina lo intende così tant’è che lo elimina da quella strada, per spianare la strada della trattativa. Dopodiché vengono pianificati gli attentati del ’93 ai monumenti e ai simboli dell’arte, della religione, ai simboli dell’Italia praticamente, ma Riina il 14 gennaio del 1993 viene arrestato dagli stessi uomini del R.O.S. che stanno trattando con Cosa Nostra. E lì succede quel fatto increscioso: il R.O.S. arresta Riina promette che sorveglierà giorno e notte la casa dove Riina era latitante per vedere se arrivavano altri mafiosi, perché i mafiosi non sapevano che era stato scoperto il covo, Riina era stato arrestato lontano da casa, dopodiché ingannando la procura di Caselli, gli uomini del R.O.S. abbandonano il covo, lo lasciano incustodito e lo lasciano perquisire a Cosa Nostra. Che l’abbiano fatto apposta, che non l’abbiano fatto apposta, che si siano dimenticati, che si siano sbagliati, non lo sappiamo. Il processo che si è tenuto fino a due anni fa a Palermo, non ha appurato il dolo, non poteva del resto appurare che Mori e l’allora capitano Ultimo avessero fatto apposta queste omissioni per favorire la mafia, questa era l’accusa, da questa sono stati assolti, ma il processo ha appurato che il covo non è stato sorvegliato e non è stato perquisito e quindi chi lo ha perquisito? Cosa Nostra, capeggiata da chi? Dopo l’arresto di Riina, da Provenzano. C’erano i segreti, le carte della trattativa? C’era il famoso ‘papello’ che il figlio di Ciancimino assicura essere stato passato da suo padre al generale Mori, con le l’elenco delle richieste che la mafia faceva allo Stato per interrompere le stragi? Fine dei pentiti, fine del 41bis, fine dell’ergastolo, revisione del maxiprocesso e fine del sequestro dei beni. Non lo sappiamo. Sappiamo che lo Stato rinuncia a perquisire il covo di Riina. Cosa succede subito dopo? Succede che due anni dopo c’è la possibilità di prendere Provenzano. C’è la possibilità di prendere Provenzano perché il confidente Ilardo porta praticamente a casa di Provenzano i Carabinieri. Ma, dice il colonnello Riccio che gestisce il confidente Ilardo, il R.O.S. dei Carabinieri Provenzano non lo voleva prendere.
    Per chi vuole entrare nel dettaglio di questo processo, non dimenticatevi che alla fine di questo mese, il 30 gennaio, uscirà un piccolo librino che ho curato io, un fascicoletto insieme alla rivista Micromega. Lì troverete tutti i dettagli con le parole, la versione dell'accusa, la versione della difesa e tutto il racconto del colonnello Riccio, che è spaventoso. Le parti più spaventose sono due. La prima è quando Riccio racconta che Ilardo, che nel frattempo stava decidendo di diventare un collaboratore di giustizia, di uscire da quella veste ambigua e rischiosa dell'infiltrato dentro la mafia confidente dei Carabinieri - col rischio di essere ammazzato da un giorno all'altro - e quindi di entrare con la sua famiglia nel programma di protezione dello Stato. Fanno una riunione a Roma per stabilire i termini della sua collaborazione con i magistrati interessati: Caselli, procuratore di Palermo; Tinebra, procuratore di Caltanissetta; il generale Mori, che nel frattempo ha fatto carriera. Ilardo, appena vede Mori, gli va incontro, nemmeno lo saluta, gli dice subito: "guardi, colonnello, che le stragi che abbiamo dovuto fare noi le avete commissionate voi dello Stato. Questo è il concetto. Immaginate un ufficiale dei Carabinieri che ha combattuto il terrorismo, che ha combattuto la mafia, si sente dire da un mafioso che le stragi le ha fatte lo Stato. Che fa? Gli mette le mani addosso, gli dice "ne racconti un'altra, come si permette?". Che ne so. Il racconto di Riccio è agghiacciante perché sostiene che Mori rimase irrigidito per qualche secondo: silenzio, paralisi, tensione. Poi gira i tacchi e se ne va.
    Il secondo episodio agghiacciante è quello che succede subito dopo quella maledetta riunione che si tiene il 2 maggio del ’96 a Roma nella quale viene deciso che Ilardo diventerà un collaboratore di giustizia. Ilardo torna in Sicilia perché ha chiesto una settimana per avvertire i suoi parenti di quello che sta per succedere, perché dovrà andar via poi per sempre dalla Sicilia, insomma quello che succede con in pentiti e con i testimoni di giustizia. E appena arriva in Sicilia, qualcuno fa sapere a Cosa Nostra che lui in realtà è un mafioso che sta tradendo Cosa Nostra che sta per cominciare a parlare e a mettere a verbale e quindi viene ucciso da un killer di Cosa Nostra a Catania. La collaborazione viene soffocata nella culla. Il giorno prima che lui entrasse nel programma di protezione, la mafia lo elimina perché qualcuno dei pochissimi esponenti delle istituzioni che sapevano del suo imminente pentimento ha fatto la fuga di notizie. Deve essere qualcuno che partecipava a quella riunione a Roma o che ha parlato con qualcuno che aveva partecipato a quella riunione.
    Ilardo quindi muore. Il colonnello Riccio pagherà un prezzo altissimo perché due anni dopo essersi scontrato coi vertici del R.O.S. che non avevano voluto catturare Provenzano viene arrestato a sua volta dal R.O.S., cioè da suoi colleghi, per delle operazioni antidroga a Genova, molto controverse. Secondo alcuni erano delle operazioni brillantissime – la DEA gli aveva anche dato degli encomi solenni (la DEA è l’anti droga americana) – secondo altri erano operazioni disinvolte. Viene arrestato con dei suoi collaboratori per traffico di droga e viene condannato in primo grado a nove anni. Secondo alcuni potrebbe essere una manovra per delegittimare il suo racconto. Perché il colonnello Riccio aveva un’agenda dove aveva segnato tutte le confidenze che Ilardo gli faceva sui rapporti mafia-politica. E gli aveva parlato di Dell’Utri, e gli aveva parlato di Andreotti, e gli aveva parlato di Mannino, e gli aveva parlato di Salvo Andò e gli aveva parlato di altri politici che secondo lui avevano rapporti con la mafia. E gli aveva parlato anche con quel Dolcino Favi che all’epoca era in servizio a Siracusa nella magistratura e che poi arriverà a fare il procuratore generale reggente di Catanzaro e troveremo due anni fa a togliere l’inchiesta ‘Why Not’ dalle mani di De Magistris. Tutte cosa naturalmente da verificare. Resta il fatto che alla vigilia della verbalizzazione delle rivelazioni, Ilardo viene con precisione cronometrica assassinato e quindi quello che ha detto assume una discreta importanza.

    Gente di 'casa nostra'
    In questo processo, tramite il colonnello Riccio, Ilardo dall’aldilà parla tramite le agende del colonnello Riccio. E il colonnello Riccio conclude i tre giorni, lettura e udienza, dedicati al suo esame, alla sua deposizione ricordando che il generale Mori gli ordinò di non scrivere nei rapporti investigativi nessun nome politico tra quelli fattigli da Ilardo, nemmeno quello di Dell’Utri.
    Mori e altri spiegarono al colonnello Riccio che Dell’Utri e Berlusconi stavano facendo le stesse battaglie contro i giudici che interessavano al R.O.S. e che insomma, questa fu l’espressione, ‘Berlusconi e Dell’Utri sono di 'casa nostra'. Cioè noi dei R.O.S. dei Carabinieri, apparteniamo alla stessa casa di Berlusconi e di Dell’Utri’. Nel processo vedremo se questa mancata cattura di Provenzano è reato, se è stata fatta per favorire la mafia oppure no, già sappiamo, per quello che dice Riccio, che Provenzano poteva essere catturato undici anni prima, quando era ancora un po’ più in carne, un po’ più in forze e soprattutto un po’ più potente, un po’ più importante. Soprattutto sappiamo che di questo processo non si deve parlare. Non si deve parlare perché ci riporta alle stragi e alle trattative tra Stato e mafia. E quello è un tema che non può essere affrontato dall’informazione italiana perché è un tema che riguarda la nascita della Seconda Repubblica. Una Seconda Repubblica che non è purtroppo nata dal sangue della Resistenza, ma è nata dal sangue delle stragi e quindi chi ne parla o chi ne vuole parlare, letteralmente, muore. Passate parola!”

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 21. Jan. 2009, 18:16
    Obama: la svolta che non c’è
    Paolo De Gregorio
    Oggi, 02:54 p.




    Mi sono eroicamente subito il discorso di investitura presidenziale di Obama dove ho ritrovato il solito minestrone di retorica, religione, supremazia, identico nella “cultura” americana di democratici e repubblicani, cortina fumogena che nasconde tutta la verità e dà la sensazione precisa e netta che mai dalla politica verrà un contributo di sincerità e chiarezza.

    Già si delinea il grande imbroglio che si pratica in tutte le “demokrazie” dove si vede che il linguaggio e le promesse della campagna elettorale, come per magia, si trasformano in scelte di uomini e ruoli che rappresentano una totale continuità con il governo precedente, facendo così della democrazia una farsa che prende per il culo la gente, come se ciò fosse la cosa più normale del mondo.

    La “discontinuità” con Bush ci sarebbe stata solo se Obama avesse detto alcune semplici ed evidenti verità: l’America è in crisi perché ha la pretesa di vivere al di sopra delle sue possibilità, ha la pretesa di dettare legge fuori dalle sue frontiere e per questo ha bisogno di un immenso esercito che costa 590 miliardi di dollari l’anno, e non è un esercito difensivo, ma aggressivo, ossia pensato e strutturato per portare la guerra fuori dalle proprie frontiere.

    E’ questo ruolo imperiale e prepotente che ha creato l’odio e la risposta terroristica contro l’America. L’America li ha fabbricati e continua a fabbricare i “terroristi”, i “nemici” e fa scuola a Israele che percorre la stessa strada da 50 anni.

    L’America è il paese più indebitato del mondo e ha cercato di esportare la sua crisi finanziaria con truffe e speculazioni a danno di istituti finanziari di mezzo mondo, dando uno spettacolo di cinismo e corruzione morale.

    L’America non ha saldi principi e lo dimostra impedendo il giusto fallimento di banche e industrie con l’immissione di soldi pubblici, alla faccia dell’osannato “liberismo”, consegnando soldi e potere ai ladri e ai truffatori affinché continuino un altro ciclo capitalista.

    L’America è il 5% della popolazione mondiale e brucia il 40% di tutte le risorse, inquinando in proporzione, e sarebbe ora che la smettesse di consumare più di quanto è in grado di produrre.

    Se l’America rinunciasse a voler essere la prima della classe e a comandare con la minaccia della sua forza militare, avrebbe il denaro sufficiente per non avere più bisogno del petrolio dei paesi arabi, producendo energia con le centrali “verdi” che richiedono solo di essere costruite in numero adeguato, e presto i cosiddetti “nemici dell’America” svanirebbero.

    Caro Veltroni, solo quando un presidente americano dirà queste elementari verità ci sarà quella “discontinuità” di cui vai cianciando, Obama oggi cerca una rivincita in Afghanistan dove ottusamente vuole portare più soldati, ma ogni bomba americana, anche lì, ogni strage di donne e bambini, creerà nuovi oppositori, finchè qualcuno non si accorgerà che i veri terroristi sono quelli che li fabbricano.

    Paolo De Gregorio

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 25. Jan. 2009, 6:36
    Il memoriale Di Pietro alla Procura di Napoli
    Ieri, 07:25 p.

    di Peter Gomez e Marco Travaglio
    da l'Espresso in edicola

    Nessuna talpa. Nessuna fuga di notizie. Nessuna soffiata. Dietro la decisione dell’allora ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, di trasferire a Roma nell’estate del 2007 il provveditore alle Opere pubbliche Campania-Molise, Mario Mautone, oggi agli arresti domiciliari per la Tangentopoli napoletana, c'è solo il lavoro di 15 militari della Guardia di Finanza. Una squadra diretta da uno degli uomini simbolo della Mani Pulite milanese: il capitano Salvatore Scaletta, celebre segugio di corrotti e corruttori, scelto da Di Pietro come capo dell’Alta sorveglianza grandi opere del ministero. È questa la rivelazione più importante contenuta in un memoriale di 17 pagine che il 15 gennaio il leader dell’Italia dei Valori ha consegnato durante la deposizione davanti ai pm di Napoli, insieme a un plico di documenti. Carte che, secondo Di Pietro, attestano la correttezza della sua attività. E sciolgono il mistero del figlio Cristiano, consigliere provinciale a Campobasso, che dall’agosto 2007 smise di parlare al telefono con Mautone. Non perché avvertito delle intercettazioni, ma semplicemente perché da allora il suo referente istituzionale non era più Mautone, ma il suo sostituto.

    Mani pulite al ministero
    Il memoriale racconta le decine di indagini di Scaletta & C: da quelle, in tendem con le Procure antimafia di Reggio Calabria e Caltanissetta, sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nei cantieri della Salerno-Reggio (società Condotte) e sui fondi neri in odor di mafia della Calcestruzzi, all’istruttoria sul Tav Milano-Torino (gruppo Gavio) trasmessa alla Corte dei conti. Ma soprattutto illustra i motivi che indussero Di Pietro a trasferire Mautone e a “punire” altri dirigenti finiti nel mirino di Scaletta: i provveditori alle opere pubbliche di Lombardia-Liguria, Lazio-Abruzzo-Sardegna e Piemonte-Val d´Aosta (fatti rientrare a Roma), il presidente Anas Vincenzo Pozzi (cacciato con tutto il Cda e denunciato alla Corte dei conti e alla Procura di Roma), tre direttori generali (non riconfermati) e un plotone di commissari straordinari (licenziati perché inutili e costosi: percepivano 800 mila euro l’anno). Di Pietro smentisce di aver mai chiesto a Bassolino, come scritto da alcuni giornali, di nominare Mautone assessore regionale. Sottolinea che non risulta una sola sua telefonata col dirigente. E svela di averlo non solo trasferito, ma persino denunciato due volte, alla Procura di Isernia e all’ispettorato del ministero, per storie di appalti.

    "Perché cacciai Mautone"
    «Su Mautone», scrive Di Pietro, «venni in possesso di informazioni che, sebbene generiche e non riscontrabili, ponevano in dubbio la correttezza del suo operato. Valutai la sua lunga permanenza a Napoli (ha fatto in quella sede tutta la carriera, fin da dirigente di 2ª fascia). E lo trasferii alla sede centrale, affidandogli una Direzione generale, funzione pari a quella già ricoperta, come impone la legge». La decisione arriva nel luglio 2007, quando «l´Alta sorveglianza mi informò di un esposto vago e generico che poneva gravemente in dubbio l´operato dell´ing. Mautone. Incaricai il responsabile del Servizio di acquisire ulteriori informazioni. Questi mi riferì che, pur non avendo potuto riscontrare le accuse, Mautone era "chiacchierato"». A fine anno, altro esposto: «Mautone, docente universitario a Napoli, avrebbe organizzato un sistema illegale presso l´ateneo. Inviai la missiva al capo di gabinetto,al direttore del Personale e al responsabile Alta sorveglianza». Intanto, fin dai primi del 2007, «diversi esposti segnalavano situazioni di illegalità diffusa nel settore appalti al Sud, specie in Campania (cartelli d´imprese in grado di truccare gare d´appalto; lavori per il nuovo ospedale del mare di Napoli, 500 alloggi di edilizia residenziale agevolata per la polizia di competenza del provveditorato di Napoli... presunti illeciti nella ricostruzione post-terremoto in provincia di Isernia, etc.). Inviai un copioso dossier al procuratore di Isernia, offrendo collaborazione alle indagini». Nel marzo 2008 si sospetta che «il bando di gara per la progettazione del nuovo comando della Guardia di Finanza di Catanzaro, indetto dalla direzione generale Edilizia statale (retta da Mautone) non sarebbe stato pubblicato sul sito Internet del ministero: istituii una Commissione ispettiva», che alla fine dissipò i sospetti. Ma, prima che finisca l´ispezione, arriva il governo Berlusconi. E il ministro Altero Matteoli manda via Scaletta.

    Un ministro inavvicinabile
    Durante la deposizione alla procura di Napoli, Di Pietro scopre di aver aiutato le indagini a fare il salto di qualità, senza saperlo. A fine luglio 2007, quando ormai il trasferimento è ufficiale, i telefoni di Mautone, amici e parenti (fino ad allora abbottonatissimi) impazziscono. E i Mautone Boys iniziano a parlare apertamente degli appalti e favori che rischiano di saltare con la dipartita del loro santo patrono. Parte la ricerca frenetica di qualcuno che vada dal ministro e lo convinca a ripensarci. Ricerca vana: nessuno osa affrontare Di Pietro, e al telefono si ascoltano frasi del tipo: «Quello è capace di chiamare i carabinieri e farti arrestare...». L'ultima telefonata fra Mautone e Cristiano, il 31 luglio 2007, è emblematica. Il primo informa di essere stato trasferito, il secondo cade dalle nuvole: «Non ne sapevo nulla, mio padre non mi ha detto niente». Da allora, nessun´altra conversazione fra i due. Sfuma pure l´idea della signora Mautone di salvare il marito "ricattando" Di Pietro jr.: anche perché, dice lo stesso dirigente agli amici, «Cristiano non sa niente, non conta niente». Infatti il figlio del ministro prende a parlare delle stesse opere in Molise con Alessio Venuta, che ha sostituito Mautone al Provveditorato. Dunque, secondo Di Pietro, anche Cristiano aveva con Mautone un rapporto "istituzionale". E nemmeno lui sapeva dell´indagine. Ricorda Cristiano: «A Natale mandai un sms di auguri a Mautone. Non l´avrei fatto se avessi saputo che era indagato».

    Indagini in proprio
    Di Pietro ha chiesto al figlio e ai dirigenti campani dell´Idv di spiegare in «memorie esplicative» le loro telefonate con Mautone, di documentare parola per parola e di segnalare gli eventuali carichi pendenti e le inchieste a carico. Su quella base il partito deciderà la loro sorte, ma tutti dovranno presentarsi in Procura a chiarire. La memoria di Cristiano è già nelle mani del padre: vi si parla delle raccomandazioni fatte a Mautone perché desse lavoro a giovani professionisti molisani, ma anche delle telefonate che gli inquirenti ritengono "ambigue" in materia di appalti, ragion per cui l´hanno iscritto nel registro degl´indagati. Il 18 aprile 2007 Di Pietro jr. segnala a Mautone, annotano gli investigatori, «quella cosa del geologo di mandargli le notizie via fax»: cioè il curriculum di un giovane geologo di Larino, che poi non ebbe incarichi. L’8 giugno chiede di «far avere qualcosa su Bologna» a un giovane ingegnere molisano, anche lui poi rimasto a bocca asciutta (diversamente dalla moglie). Per il resto, sostiene Cristiano, solo «segnalazioni istituzionali», per la sicurezza in un cantiere e per far lavorare elettricisti della zona nella caserma di Termoli. Sospetti hanno destato tre conversazioni del giugno-luglio 2007 a proposito dei restauri da 50 mila euro della chiesa di Montenero di Bisaccia. Mautone, pur potendo affidarli a trattativa privata, «preferisce evitare trattandosi di Montenero», paese natale del ministro. E bandisce la gara. Cristiano: «Bella idea, così diamo lavoro al locale». Poi «Mautone rappresenta che è arrivata la domanda di quel signore (l´impresa Gentile, ndr) che ha fatto il ribasso al 7 per cento e lui ha ritenuto di alzarlo al 10». Di Pietro jr.: «Ottimo... ci penso io». Favori all´impresa per l´appalto? Al contrario, sostiene Di Pietro: Mautone impone un ulteriore ribasso sul prezzo finale (10 per cento contro il 7 offerto dalla ditta). E il figlio annuncia che informerà il sindaco e il parroco, felice perché con quei 50 mila euro si potranno finanziare più lavori del previsto.

    La talpa anti-Di Pietro
    Quando seppe Di Pietro delle indagini su Mautone? «Il 23.9.2008 dall'agenzia Il Velino, che citava come fonte il senatore Sergio De Gregorio». Insomma la talpa tra gli investigatori c'era. Ma, per l’ex pm, lavorava contro di lui. Il depistaggio mediatico per dirottare l´attenzione lontano dal clan trasversale Pd-Pdl al seguito di Mautone e Romeo, e concentrarla su Di Pietro e famiglia, era cominciato.

    Segnalazioni

    28 gennaio: in piazza a per la giustizia
    Roma, piazza Farnese - ore 9
    Parteciperà Marco Travaglio
    Salvatore Borsellino: Resistere, resistere, resistere
    "Tutti a Roma contro questo attacco ignobile alla Costituzione e all'indipendenza della magistratura. Per difendere i valori per i quali Paolo Borsellino ha affrontato senza paura la morte".
    Carlo Vulpio: Calpestata la legalità costituzionale
    L'inviato del Corriere della Sera - al quale è stata sottratta la copertura giornalistica del caso Why Not - spiega a MicroMega perchè parteciperà alla manifestazione di Roma.

    Un colpo alla mafia ed uno alla sedia - Lettera dei Giovani di CittàInsieme sulla presenza di politici indagati e condannati all'interno della Commissione Antimafia dell'Assemblea Regionale Siciliana.

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
    • Benutzer
    • 27. Jan. 2009, 13:52
    Carlo Vulpio. Manifestazione per la Giustizia, 28 gennaio, Piazza Farnese, Roma
    L'ultima direttiva di Maroni è la ripresa dei manifestanti da parte della Polizia Scientifica. Ogni corteo sarà filmato, ogni viso, ogni vaffanculo sarà registrato. L'archivio della Polizia di Stato diventerà meglio di Facebook. A Lampedusa, a Vicenza, a Chiaiano, in Val di Susa, ai Vday i cittadini saranno schedati. Le facce di qualche milione di italiani diventeranno patrimonio dell'archivio della Polizia. Noi dobbiamo ricambiare il favore e filmare tutto quello che avviene nelle manifestazioni, nei cortei, negli incontri pubblici e metterlo in Rete. Filmate ogni provocatore, ogni abuso di potere, ogni atto di arroganza e di prevaricazione, ogni menzogna dei politici. Noi siamo più di loro, abbiamo più telecamere, la guerra dell'informazione la stanno perdendo. Un video di Maroni che parla di Lampedusa o di Bossi che dà del mafioso allo psiconano non ha prezzo.
    Domani a Piazza Farnese portate le telecamere e filmate, filmate tutto e caricate su YouTube. Il blog pubblicherà i filmati. Invierò una selezione delle migliori scene a Maroni. Potrà con tutto comodo identificare gli uomini della Digos, dei Servizi, della Polizia in borghese e passare a La Russa le immagini dei militari.
    Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

    "Io so che Luigi De Magistris va difeso, che Clementina Forleo va difesa, che Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani, Luigi Apicella vanno difesi.
    E non solo perché sono magistrati, ma perché sono magistrati che hanno fatto semplicemente il proprio dovere e per questo, oggi, stanno pagando.
    Con il trasferimento, con la sospensione dello stipendio, con il declassamento dalle loro funzioni.
    Stanno pagando perché il Consiglio Superiore della Magistratura sta seguendo in questi anni questa linea: punire coloro i quali indagano e fanno bene il proprio lavoro e non si accucciano sotto le ali protettrici della politica e delle correnti della magistratura.
    Stiamo parlando di magistrati senza corrente, senza partito, di persone che difendiamo perché in esse noi vediamo coloro che difendono i nostri diritti.
    La manifestazione del 28 di gennaio, mercoledì, a Roma in Piazza Farnese è non soltanto una manifestazione in difesa di qualcuno di quei principi della nostra Costituzione che vediamo ogni giorno svuotata di contenuti.
    E' anche una manifestazione a favore di quei diritti dei quali dobbiamo riappropriarci e che ci vengono negati ogni giorno.
    Oggi siamo in un paradosso, sta capitando qualcosa di molto molto importante: finora eravamo convinti, magari accettavamo certamente non di buon grado, l'idea e il principio che chi non rispetta la legge la fa franca.
    Chi uccide non va in galera, diciamo così.
    Ma da questo momento in poi stiamo vedendo che accade il contrario: chi rispetta la legge finisce in galera, chi, anche magistrato, emette un provvedimento conforme alla legge viene considerato deviato e deviante.
    Per questo e non solo per questo dobbiamo vederci tutti a Piazza Farnese a Roma il 28 di gennaio affinché i diritti che vogliono toglierci vengano riaffermati da ognuno di noi con una presenza collettiva, massiccia, pacifica e democratica come sempre. Vi aspetto." Carlo Vulpio

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
    • Benutzer
    • 27. Jan. 2009, 14:00
    Siamo un gruppo di utenti di Last.fm ( www.lastfm.com ).
    Nei mesi scorsi si è registrato nelle bacheche di alcuni utenti di questo popolarissimo social network un increscioso susseguirsi di frasi offensive e minacciose. Trattasi di attacchi diretti alla dignità della persona, dei popoli, della storia, della Pace. Non c’è solo intolleranza e razzismo, ma anche esplicita propaganda politica.
    Molti degli autori di queste massime sfoggiano sulle loro pagine simboli nazifascisti e sono iscritti a gruppi all'interno di Lastfm in cui si fa apertamente apologia nazifascista illegale in italia e molti altri stati.
    Più volte è stata segnalata la cosa ai moderatori e al team di Last.fm, ma, dopo un prolungato silenzio, alcuni di loro si sono limitati a rispondere non c’erano le condizioni per intervenire. “Tutto in regola” quindi!
    Eppure non è affatto così, visto che il regolamento vieta la diffusione di materiale dal contenuto calunnioso, diffamatorio, osceno, volgare, offensivo, razzista, etnico o culturalmente offensivo, indecente, o promotore di violenza e di odio razziale.
    Allora abbiamo deciso di promuovere una petizione per chiedere che sul suddetto regolamento venga a questo punto esplicitato (in linea con le legislazioni dei paesi cosiddetti "civilizzati") che sono da ritenersi OFFENSIVI anche contenuti e simbologie riferiti a ideologie nazifasciste.
    Oltre a questo ci siamo riuniti in un nuovo gruppo indipendente ed apartitico per sostenere efficacemente la nostra iniziativa, per elaborare strategie di azione e per contrastare con più forza la proliferazione di quei contenuti. Ma dopo pochi giorni abbiamo ottenuto la censura e la minaccia di provvedimenti nei nostri confronti da parte di alcuni moderatori!
    Non ci siamo scoraggiati e abbiamo deciso, sull’onda della pulizia fatta su Facebook, di estendere la nostra denuncia all’esterno di questo recinto in cui ci viene chiesto di continuare a convivere passivamente con questo orrore.
    Il 27 gennaio in Italia si celebra la giornata della Memoria dedicata alle vittime della Shoah.
    Con la presente lettera chiediamo l’intervento immediato di persone, associazioni e istituzioni sensibili in grado di accogliere il nostro grido di allarme. Riteniamo infatti profondamente diseducative la superficialità e l’indifferenza con cui vengono accolte e rispettate simili nefandezze all’interno di uno spazio di importante scambio culturale, come se non si tenesse nemmeno conto del largo utilizzo giovanile del mezzo in questione, che, proprio per questo, merita seria protezione da ogni forma di abuso biecamente propagandistico e strumentale.
    Grazie per l’attenzione

    Gruppo “Clean up last.fm!”
    http://www.lastfm.it/group/clean+up+last.fm!

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
    • Benutzer
    • 3. Feb. 2009, 17:09

    clean up last.fm!

    • imbuteria schrieb...
    • Benutzer
    • 14. Feb. 2009, 21:29

    occhio, oggi ultima possibilità.

    niente bene! torneremo ad informarvi che vi piaccia o no!

    • imbuteria schrieb...
    • Benutzer
    • 17. Feb. 2009, 17:34

    voglio scendere

    "Buongiorno a tutti.
    Partiamo da qua: dalla relazione della Corte dei Conti all'inaugurazione dell'anno giudiziario della giustizia amministrativa che, se siete interessati, potete trovare sul sito cortedeiconti.it.
    E' una relazione agghiacciante per quanto riguarda il sistema della corruzione in Italia e per quanto riguarda gli sperperi del denaro pubblico nei settori delle consulenze, della sanità, dei rifiuti.
    Si parla di enormi quantità di denaro pubblico che se ne vanno: noi continuiamo a pompare i soldi delle nostre tasse dentro un acquedotto bucato, pieno di buchi, una specie di groviera e i soldi escono a tutti i livelli senza arrivare quasi mai a destinazione.
    Se voi leggete questo rapporto e poi leggete di che parlano i giornali e i politici, vi rendete conto del perché questo acquedotto, se non si cambiano radicalmente le cose, è destinato a perdere sempre più acqua e noi siamo destinati a non vedere più alcun risultato rispetto agli enormi sforzi che siamo chiamati a fare contribuendo alle spese di uno Stato che ormai non esiste più.
    Perché i giornali, preso atto di quello che dice la Corte dei Conti, dovrebbero, in un paese normale e serio, registrare dichiarazioni allarmatissime dei politici e del governo ma soprattutto dell'opposizione con delle proposte concrete per tamponare questa enorme emorragia di soldi pubblici che fa dell'Italia il Paese più corrotto dell'Occidente, come ha detto anche l'ambasciatore americano Spogli lasciando l'Italia - “Paese corrotto” -, come dicono tutte le ricerche internazionali, come dice un grande giornale tedesco in questi giorni che ha definito l'Italia “stivale putrido”.
    Invece, non c'è traccia anche di un minimo tentativo di rimediare a questa drammatica denuncia della Corte dei Conti, anzi si sta lavorando per praticare altri fori e voragini nell'acquedotto dei soldi nostri.
    Soprattutto, si sta lavorando per cercare di impedire in tutti i modi che le forze dell'ordine e la magistratura riescano a scoprire chi pratica questi fori e chi succhia i nostri soldi dalla conduttura.

    Le leggi “ad sistemam”

    Qualche anno fa si parlava di leggi ad personam, si facevano le leggi ad personam e la definizione era tecnicamente perfetta, perché le leggi fatte nella legislatura 2001-2006 dal secondo governo Berlusconi erano tutte per risparmiare i processi al presidente del Consiglio e ai suoi complici.
    In questa legislatura di leggi ad personam abbiamo visto il lodo Alfano – e speriamo che sia presto spazzato via essendo una porcheria incostituzionale – ma quello che stanno preparando in Parlamento con una miriade di provvedimenti, che sembrano scollegati e improvvisati, non ha più niente a che fare con la logica delle leggi ad personam.
    Queste sono leggi ad sistemam, se così si può dire: sono leggi molto organiche che non puntano più a salvare Tizio o Caio dai processi ma puntano a salvare l'intero establishment, l'intera Casta... diciamo l'intera cosca, chiamiamola con il suo nome perché ormai risponde a leggi che non sono più quelle che vengono imposte a noi, quindi è una gigantesca cosca politico-finanziaria, con i finanzieri al volante e i politici a rimorchio.
    E' un disegno estremamente organico e pericoloso e se voi ci fate caso – io quale esempio lo farò – è un disegno che sistema tutto, proprio nei minimi particolari, anche negli angoli, anche se non c'è un disegno di legge organico: una norma la trovate nella legge sulle intercettazioni, un'altra nel pacchetto sicurezza, un'altra nella legge sulla giustizia, altre sono già passate e non ce ne siamo neanche accorti.
    Proviamo a vedere questo disegno organico che, ripeto, soddisfa ogni esigenza dei settori più putribondi della cosca.
    Intanto il punto di partenza: quando un'indagine parte, quando uno di questi reati che la Corte dei Conti denuncia: un miliardo e settecento milioni all'anno di citazioni per danni erariali.
    Voi capite che stiamo parlando di quasi due miliardi di euro di danni erariali scoperti, quindi immaginate quanti sono quelli da scoprire.
    Chi segue il blog di Beppe Grillo sa bene, grazie a giornalisti come Ferruccio Sansa e come Menduni, lo scandalo dei gestori di slot machines che devono allo Stato una barcata di soldi che lo Stato non è riuscito o non ha voluto incassare. Stiamo parlando di quello.
    Quando si scoprono questi tipi di reati? Quando le forze di Polizia mettono le mani su uno di questi scandali o, più probabilmente trattandosi di personaggi potenti legati alla politica, quando il magistrato decide di sua iniziativa di aprire l'indagine.

    Il rubinetto chiuso delle indagini

    Ora, l'abbiamo già raccontato nelle scorse settimane, il magistrato di sua iniziativa non potrà più avviare nessuna indagine: il disegno del governo prevede che le indagini si possano avviare soltanto quando le forze di Polizia le attivano. Dato che le forze di Polizia dipendono dal governo nessun poliziotto spontaneamente, salvo sia un suicida o kamikaze, si prenderà più la responsabilità e la briga di avviare un'indagine su un suo superiore, collega o politico da cui dipende la sua carriera.
    Si inserisce un filtro nel rubinetto per bloccare alla fonte certi tipi di indagine e non farle più arrivare a valle sul tavolo del magistrato e poi del giudice che giudica. Tutto rimane com'è, tutti rimangono indipendenti, sia il PM, sia il GIP, sia il giudice, la Corte d'appello, la Cassazione ma tanto della loro indipendenza non se ne fanno più niente perché a monte il rubinetto ha filtrato fin dalla partenza, in modo che certe indagini sui colletti bianchi non partano più.
    Questo è il primo punto.
    C'è però il caso che qualche poliziotto, carabiniere, finanziere, vigile urbano, tutti quelli che possono fare l'ufficiale di Polizia giudiziaria, si imbatta in un reato e decida di non nasconderlo, di denunciarlo, di fare delle indagini a suo rischio e pericolo, coraggiosamente.
    Siamo un Paese dove bisogna essere coraggiosi per fare il proprio dovere ma ci sono ancora tante persone coraggiose che fanno il proprio dovere. Negli altri Paesi ci vuole coraggio per fare i delinquenti, in Italia ci vuole coraggio per restare persone perbene ma ne abbiamo ancora, per fortuna, spesso anche nelle forze dell'ordine.
    Come fare a evitare che questi onesti funzionari e servitori dello Stato portino a termine il loro lavoro? Oggi è difficile, oggi bisogna trasferirli oppure promuoverli in altra sede per mandarli via: promuoveatur ut amoveatur.
    E' capitato a De Magistris: aveva un ottimo capitano dei Carabinieri, Zaccheo, e per mandarlo via hanno dovuto prima mandare via De Magistris, perché occorre il visto del magistrato per poter traferire un ufficiale di Polizia giudiziaria. Se il magistrato dice no, l'ufficiale rimane.
    Anni fa si era scoperto, ascoltando mafiosi che parlavano tra di loro con le intercettazioni telefoniche a Trapani, che questi prevedevano entro poco tempo il trasferimento del capo della Mobile di Trapani, un grande poliziotto, si chiama Linares.
    Contavano i giorni per il trasferimento di questo, che era diventato la loro bestia nera.
    I magistrati, ascoltando i mafiosi, scoprono che i politici vogliono trasferire Linares e allora fanno un bel parere negativo in modo che non venga spostato, e Linares non viene spostato.
    Stanno provvedendo a questo. Come? C'è uno degli articoli della legge sulla giustizia in discussione in Parlamento che prevede che si possano trasferire gli ufficiali e gli agenti di Polizia giudiziaria senza più il visto, il parere vincolante del magistrato.
    Il magistrato dice “li voglio qua” e il governo li può trasferire lo stesso.
    Risolto il problema, quindi.
    Si crea un sistema per cui la Polizia non è più invogliata a portare certe notizie di reato sul potere, se poi qualche poliziotto, carabiniere o finanziere lo fa lo stesso lo si manda via e il magistrato non può più impedirlo.
    Terzo: ci possono essere delle indagini nate come si vuole, gestite da un pubblico ministero giovane, uno dei tanti sostituti procuratori che costituiscono l'ossatura della magistratura in Italia.
    Sono giovani, entusiasti, hanno studiato la Costituzione da poco, ci hanno creduto nella Costituzione, pensano che la legge sia uguale per tutti, conducono indagini e arrivano magari a risultati importanti.
    Bene, per fare qualunque cosa dovranno ottenere il visto del loro procuratore capo: per chiedere un'intercettazione, un arresto, un rinvio a giudizio.

    Controllarne 100 per educarne 2000

    Una volta, fino a due anni fa prima che ci toccasse la disgrazia di Mastella ministro della giustizia e prima ancora di Castelli ministro della giustizia, l'azione penale era nelle mani di ogni singolo sostituto procuratore.
    Sono circa duemila: se uno apre un'indagine il suo capo non gli poteva fare niente. L'indagine non era delega dal capo al sostituto, era il sostituto titolare di quell'indagine e nessuno gliela poteva portare via, a meno che non ci fossero gravi motivi che però il suo capo doveva andare a giustificare davanti al Consiglio Superiore.
    Hanno fatto la riforma dell'ordinamento giudiziario, l'ha fatta Castelli, l'ha rimaneggiata Mastella: i responsabili dell'azione penale sono diventati i capi delle procure, che sono pochissimi, circa 150.
    Controllare 150 persone o una parte di essi è molto più facile che non controllare 1500-2000 pubblici ministeri.
    I capi sono più anziani, stanno stare al mondo, sono gente in carriera e magari prima di chiedere l'arresto di qualcuno o l'intercettazione di qualcuno ci pensano due volte, mentre un sostituto procuratore molto spesso certi calcoli non li fa, bada soltanto al fatto che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge.
    Questo è stato il primo filtro, adesso abbiamo l'altro: il visto per qualunque provvedimento. Il sostituto deve continuamente andare dal suo capo e sperare che stia dalla sua parte; quante volte, in questi anni, abbiamo visto che i capi degli uffici stanno contro il magistrato e spesso stanno d'accordo con gli indagati, vedi quello che succedeva a Catanzaro con il povero De Magistris.
    Questo segherà alla base un'altra serie innumerevole di possibilità di arrivare a risultati concreti perché voi sapete che, molto spesso, un'indagine va bene, spedita, fa il salto di qualità se si fanno le intercettazioni o se si arresta una persona, che quindi è più invogliata a collaborare con la giustizia che non se la lascia in libertà. Quando uno è in carcere ha tutto l'interesse a far venire meno le ragioni che l'hanno portato in carcere, quindi spesso comincia a collaborare perché così elimina alla radice il pericolo di inquinamento delle prove o il pericolo di ripetizione del reato che stanno alla base della sua carcerazione.

    Magistrati nell'ombra

    Un'altra norma che stanno predisponendo, questo per dirvi quanto sono precisi e certosini e chirurgici questa volta, proibisce ai giornalisti di nominare il magistrato che fa le indagini.
    Voi direte: sono pazzi. Sarà una vendetta nei confronti dei magistrati per evitare che si mettano in mostra, per evitare i malati di protagonismo.
    Assolutamente no, è una norma perfetta nel disegno che dicevamo: se il magistrato viene sabotato dai suoi capi o viene perseguitato dai politici – interrogazioni parlamentari, ispezioni ministeriali – o viene boicottato dai suoi colleghi, o viene isolato, chiamato o trasferito dal Consiglio Superiore su richiesta magari del ministro come è avvenuto per i tre PM di Salerno che avevano avuto il torto di perquisire il palagiustizia o il malagiustizia di Catanzaro, oggi i cittadini lo vengono a sapere.
    C'è ancora qualcuno che le racconta, queste storie: quante volte ne abbiamo parlato nel passaparola, nei blog, nei giornali dove io scrivo.
    Bene, non potremo più nominare, quindi voi non potrete più sentir nominare, i magistrati che fanno questa o quella indagine. Perché? Perché se uno non può più fare il nome del magistrato – chi fa il nome del magistrato, cioè il giornalista che dice “l'indagine tal dei tali è seguita da tal magistrato” facendo un'opera di informazione – se il magistrato lavora bene sappiamo come si chiama uno che lavora bene, se il magistrato lavora male, fa degli errori, delle cazzate, sappiamo che lavora male.
    E' informazione.
    Il magistrato non potrà più essere nominato e se verrà nominato il giornalista che lo nomina rischia la galera fino a tre mesi o la multa fino a 10.000 euro. Per avere detto il nome di un magistrato vero che sta seguendo un'inchiesta vera. Galera per tre mesi e multa fino a 10.000 euro.
    Voi capite che siamo alla paranoia o c'è qualcosa. C'è qualcosa.
    C'è che se io non posso più dirvi che la tale indagine la sta facendo il magistrato Tizio, quando poi magari gliela levano o quando mandano via Tizio voi non sapete nemmeno chi era Tizio e io non ve lo posso dire, perché non posso mai fare il suo nome collegato alla sua indagine.
    I magistrati diventeranno tutti uguali, il che significa che quelli incapaci, venduti, cialtroni, pelandroni, pavidi godranno dell'anonimato e potranno continuare a fare le loro porcherie lontano da occhi e orecchi indiscreti, e quelli bravi che per esse bravi, coraggiosi, efficienti, competenti vengono perseguitati non potranno più essere difesi.
    Che ruolo può svolgere la stampa nel controllare i magistrati se per la stampa i magistrati sono tutti uguali? Sono 10.000, come fanno a essere tutti uguali?
    Pensate a che cosa ha voluto dire negli anni Ottanta la campagna della stampa perbene contro il giudice Carnevale: diventò “l'ammazza sentenze” nell'immaginario collettivo perché ogni volta che gli arrivava un processo di mafia, soprattutto quelli istruiti a Palermo con tanta fatica da Falcone e Borsellino, annullava le condanne e rimandava indietro e si ricominciava da capo.
    Alla fine, a furia di parlarne in articoli, libri, eccetera, prese la vergogna alla Cassazione e istituirono quel criterio di rotazione per cui non fu sempre e soltanto lui a presiedere i collegi dei processi di mafia. E non a caso, quando arrivò il maxiprocesso al gennaio del 1992, un altro presidente guidò quel collegio a posto di Carnevale e guarda caso proprio quella volta le condanne dei mafiosi furono confermate in via definitiva.
    Perché non si può dire “la Cassazione ha annullato” ma “il collegio presieduto dal solito Carnevale ha annullato”, così chi di dovere se ne occupa, quando si comincia a vedere che uno si comporta sempre nello stesso modo nei confronti dei processi di mafia.
    Allo stesso modo, quante volte i magistrati che rischiavano di essere cacciati non per i loro errori ma per i loro meriti – pensate a tutti i procedimenti disciplinari che hanno subito quelli di Mani Pulite, quelli di Palermo, o che continuano a subire magistrati meno importanti – la stampa interviene, segnala nome e cognome, spiega cosa sta succedendo e la gente capisce e magari ogni tanto qualcuno provvede anche nel senso giusto.
    Noi non potremo più raccontare quando un magistrato subisce un torto per i suoi meriti e viene magari scippato della sua inchiesta o trasferito per punire, ripeto, i suoi successi e non i suoi demeriti.

    La norma in prestito dalla P2

    Sapete chi aveva inventato questa regola? Licio Gelli. Il Piano di Rinascita Democratica è stato scritto nel 1976, stiamo parlando di un documento di 33 anni fa: già Gelli aveva capito che i suoi giudici amici era bene se poteva lavorare senza volto e senza nome, perché facevano delle tali porcate e insabbiamenti che era bene che nessuno uscisse allo scoperto altrimenti la denuncia avrebbe provocato delle sanzioni e li avrebbero mandati via.
    Invece, c'erano quelle teste calde che facevano le indagini sulle stragi, sulle prime tangentopoli, sui poteri occulti: quelli, se la gente li sentiva nominare, diventavano subito molto popolari e quindi avrebbero avuto uno scudo a protezione della loro attività proprio per grazia della loro reputazione, della loro faccia, della loro professionalità.
    Senza contare che i delinquenti di grosso calibro collaborano molto più volentieri con magistrati di cui si fidano: Buscetta voleva parlare con Falcone, mica con altri; Mutolo voleva parlare con Borsellino, mica con altri; i tangentari a Milano facevano la fila fuori dell'ufficio di Di Pietro, non di altri. Erano magistrati riconoscibili, celebri per la loro capacità, anche famosi se volete, e quindi il criminale che è un uomo di potere sente che può fidarsi di un qualcuno che dall'altra parte rappresenta il potere buono, ha le spalle larghe, sarà difficile sradicarlo, quindi è persona della quale si può tenere conto e farne un punto di riferimento.
    Gelli aveva scritto che “occorreva per decreto una serie di norme urgenti per riformare la giustizia” e la seconda che aveva inserito in ordine di importanza era il “divieto di nominare sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari”.
    Gelli non era un cialtrone, Gelli e chi per lui – perché il Piano di Rinascita fu scritto da Gelli con i suoi consulenti sempre rimasti nell'ombra – aveva capito esattamente che questo del silenzio sui nomi dei magistrati era fondamentale per garantire un Paese dove formalmente la legge è uguale per tutti ma sotto sotto ci sono gli amici che sistemano le cose per gli amici degli amici.

    La censura per magistrati e informazione

    Altra norma: qual è una possibilità per un magistrato di difendersi? Quella di parlare, di raccontare non le sue indagini ma di denunciare quello che gli stanno facendo.
    Pensate la famosissima intervista di Borsellino a Lodato e Bolzoni, ai tempi Unità e Repubblica, che denunciava lo smantellamento del pool antimafia alla fine degli anni Ottanta con l'arrivo di Antonino Meli a capo dell'ufficio istruzione di Palermo al posto del favoritissimo Falcone.
    Borsellino disse: “stanno smembrando il pool antimafia”, quindi il magistrato ha enormi possibilità, quando è un uomo di prestigio, riconosciuto, di denunciare qualcosa che non va.
    Bene, adesso c'è una serie infinita di limiti alle esternazioni dei magistrati: se i magistrati parlano senza parlare delle loro indagini, come è avvenuto per Forleo e De Magistris, li mandano via lo stesso con delle scuse.
    Se parlano di una loro indagine, senza rivelare dei segreti ma dando ai cittadini informazioni di cui hanno bisogno, l'indagine gli viene tolta. Questa è una norma che sta nella legge sulle intercettazioni. Pensate, arrestano il branco che ha incendiato quell'immigrato indiano vicino Roma, arrestano gli stupratori, i presunti stupratori o quelli che hanno confessato stupri come quelli degli ultimi giorni: di solito il magistrato e le forze di Polizia fanno una conferenza stampa dove danno ai giornali e alla cittadinanza informazioni. “State tranquilli, li abbiamo presi, le prove sono queste, hanno confessato, abbiamo trovato l'arma del delitto”.
    No, non potrà più fare: se il magistrato dice una parola anche per dare due o tre elementi di informazione all'opinione pubblica immediatamente perde l'inchiesta, che finisce ad un altro che deve ricominciare daccapo.
    Se poi l'imputato eccepisce su questa cosa nei confronti del suo pubblico ministero non all'inizio ma durante il processo, ovviamente il PM deve andarsene e deve arrivarne un altro che non ha mai seguito quell'inchiesta e che quindi deve ricominciare tutto daccapo.
    Così i magistrati avranno paura anche soltanto a dire come si chiamano, declineranno il numero di matricola come i militari prigionieri in certi film.
    Infine, abbiamo la legge – ma già la conoscete perché ne parliamo dai tempi della legge Mastella – che dentro alla normativa sulle intercettazioni proibisce ai giornalisti di raccontare le indagini in corso.
    Se passa questa legge, non potremo più raccontarvi che hanno arrestato gli stupratori di quel caso e di quell'altro caso, non vi potremo più raccontare che hanno arrestato il branco che ha bruciato quell'immigrato, non vi potremo più raccontare che Tizio, Caio, Sempronio sono stati presi, indagati o perquisiti, o hanno subito dei sequestri.
    Non potremo riportare le intercettazioni per spiegare come mai è finito in galera l'imprenditore delle cliniche Angelucci, il governatore Del Turco, i politici arrestati a Napoli insieme a Romeo.
    Casi di cronaca normali come anche casi di delitti dei colletti bianchi noi non potremo più dire nulla sulle indagini in corso se non “arrestato un tizio”. Se dico che hanno arrestato un tizio posso dire che l'hanno arrestato per stupro, se dico che hanno arrestato uno per stupro non posso più dire il suo nome. O dico il reato o il nome di chi è accusato di averlo commesso, insomma non avrò più la possibilità di fare una cronaca completa in tempo reale per informare i cittadini di quello che succede.
    Così quando arresteranno un vostro vicino di casa per pedofilia, voi potrete sapere che è stato arrestato per pedofilia soltanto cinque o sei anni dopo, quando inizierà il processo.
    Voi capite che cambia la vita di una famiglia sapere che il vicino di casa è sospettato di pedofilia o non saperlo, perché per cinque anni si sta attenti dove vanno i bambini quando si gira lo sguardo dall'altra parte, se lo si sa.
    Se non lo si sa non si sta attenti, ma naturalmente quando poi avremo casi di pedofilia, stupro o altro dovuti al fatto che la gente non ha preso le precauzioni perché non è stata adeguatamente informata, allora poi sapremo con chi dovremo prendercela.
    Ricordiamocelo e passiamo parola. Buona giornata."

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