• [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 8. Jan. 2009, 17:26

    sogno ongos

    Paolo Rossi

    Sogno all'incontrario
    Ho fatto un sogno
    un sogno all'incontrario
    ho fatto un sogno
    un sogno poco serio
    Ho sognato che tutto quello che andava male andava bene
    e tutto quello che andava bene andava male...
    andava quasi tutto bene!
    La mia città era piena di verde,
    tanto che i semafori per l'imbarazzo rifiutavano il rosso e l'arancione
    Ai semafori c'erano ancora i marocchini.
    La gente si fermava e gli lavava gli occhiali.
    E i marocchini gli davan due o tremila lire,
    ma il denaro non aveva valore. Perché? Perché, perché...
    Ho fatto un sogno
    un sogno all'incontrario
    ho fatto un sogno
    un sogno poco serio
    Ho sognato che a un certo punto arrivava uno e diceva:
    "Vai col blues!"
    Ho sognato che l'AIDS si prendeva quando NON si scopava
    che quando i figli tornavano a casa troppo presto la sera
    i genitori dicevano:
    "Ma sei già qui? Ma mi vuoi morire vergine? Dài, riesci!"
    "Papà, devo fare i compiti!"
    "Prima ciurli, poi fai i compiti!"
    Baby...
    Ho fatto un sogno
    un sogno all'incontrario
    E... A... I... U... e mancava la O!
    Era un sogno dove io volavo volavo volavo volavo
    e dall'alto vedevo Milano e vedevo anche la Svizzera
    e la Svizzera nel sogno all'incontrario era uguale
    perché il contrario di neutro è neutro
    le cose che non san d'un cazzo continuano, baby...
    Ma la mia città, la mia città, la mia città,
    la mia città era perfetta:
    in piazza del Duomo c'erano i piccioni che fotografafano i giapponesi,
    i giapponesi che facevan la cacca in testa ai piccioni
    E la mia città aveva una giunta vera,
    con geometri che facevano i geometri,
    assessori che facevan gli assessori
    e i ladri che facevano i ladri
    e non c'erano i geometri che facevano i ladri,
    gli assessori che facevano i ladri
    e i ladri che non sapevan che cazzo fare
    perché facevano tutto gli altri, baby...
    Era un sogno a testa in giù...
    Era un sogno perfetto,
    dove in via Montenapoleone a Milano
    sfilavano modelle americane basse e intelligenti
    E nella mia città non c'era casino per un centro sociale
    perché non ce n'era uno, ce n'erano
    10, 12, 25, 38, 40, 50, 120, 250, 280... chi offre di più, baby?
    E sui muri non c'erano spiaccicate le pubblicità dei Benetton
    Perché spiaccicati sui muri c'erano... i Benetton!
    Era perfetto, preciso, perfetto...
    E come tutti i blues, come tutti i sogni
    a un certo punto diventava un pochino più... dài... più intrigante!
    A
    E
    I-O-U...
    Io camminavo
    avanti e indré
    e non mi facevano
    male i pè
    perché avevo le tosce un po'...
    le avevo pompate come dei clisteri
    me l'ero messe al piede
    e non mi era scoppiata una montagna dietro il culo
    E nel cielo la luna
    non era, non faceva la lampadina
    Poi a un certo punto, chi ti vedo?
    chi ti vedo? chi ti vedo?
    chi ti vedo? chi ti vedo? chi ti vedo?
    chi ti vedo? chi ti vedo? chi ti vedo? chi ti vedo?
    chi ti vedo? chi ti vedo? chi ti vedo? chi ti vedo? chi ti vedo?...
    Disperato, distrutto su un marciapiede...
    non ti vedo...? Craxi!
    E lui mi fa: "Buonasera"
    Faccio: "Buonasera... bisogna vedere come va a finire, non è che..."
    "Senta, non faccia lo spiritoso"
    "Sono un comico!"
    "Ah, lei fa il comico?"
    "Sì"
    "Ah, lei ha fatto molti soldi grazie a me"
    "Calmi, però, eh, cazzo... sì, allora mi può fare un favore?
    "Vabbé, dica e vediamo..."
    "Può chiedere scusa a tutti e lo diciamo anche agli altri?"
    Allora mi sono avvicinato, ho guardato meglio,
    ma non era Craxi, era uno che gli somigliava,
    perché anche il sogno all'incontrario, dài,
    non è che puoi chiedere l'impossibile!
    A E O U... ho fatto un soooooooooogno...

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
    • Benutzer
    • 8. Jan. 2009, 17:29
    Ho fatto un sogno all’incontrario.
    Ho sognato che Silvio Berlusconi fondava un partito,
    che si chiamava “Abbasso Italia” e tappezzava di manifesti tutte le città.
    Ma siccome era un sogno all’incontrario, sui manifesti invece della faccia c’era il …..
    La gente guardava e diceva:
    “Guarda il Berlusca! Però… se ne perdono di capelli a fare il primo ministro!”.
    (Paolo Rossi - Gino & Michele.)

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 8. Jan. 2009, 17:30

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
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    • 13. Jan. 2009, 16:51

    per restare in tema

    La piccola associazione denominata Unione atei e agnostici razionalisti, ha raccolto tra i suoi iscritti il denaro necessario per far apparire su due autobus pubblici di Genova, per 28 giorni, un manifesto che recita: “ la cattiva notizia è che Dio non esiste, la buona è che non ne hai bisogno”.

    La prima sensazione è quella di una novità, in quanto il pensiero ateo non è mai presente sui media, figuriamoci in forma di pubblicità, ma viene il “magone” a constatare la sproporzione tra la “canoa” degli atei e la “flotta imperiale” dei preti e dei loro fiancheggiatori della politica, dove non esiste un solo partito, nemmeno di estrema sinistra, che si definisca ateo e che voglia ridimensionare drasticamente il ruolo della Chiesa e soprattutto la parte finanziaria a carico dei contribuenti italiani.

    Eppure dovrebbe essere evidente, come è il sole che ci dà la luce, il ruolo di fiancheggiatori della destra politica da parte di tutto l’apparato Vaticano, che conta su migliaia di miliardi (soldi pubblici) per mantenere parrocchie, ristrutturare chiese, finanziare radio e tv private, oltre ad ottenere convenzioni con la sanità pubblica statale per i propri ospedali PRIVATI dove il rapporto con il personale è gestito con criteri di discriminazione religiosa.

    Vogliamo anche ricordare che in questi ultimi anni la CEI si è costantemente intromessa, pesantemente, sempre in appoggio delle destre, per bocciare quei provvedimenti a favore delle coppie di fatto, degli omosessuali, contro la pillola abortiva e quella del giorno dopo, cercando di ricacciare le donne, che vogliono abortire, nella clandestinità.

    E’ forse il momento giusto, nella crisi identitaria delle sinistre, indicare un fattore che può essere unificante, quello della identità laica che deve espellere dalla scena politica ogni farneticazione religiosa, abolire il Concordato e l’8 per mille, riconoscere il fatto evidente che il potere di orientamento al voto della organizzazione cattolica in Italia, il suo radicamento tra i poveri, altera in modo sostanziale i risultati elettorali, e questo ruolo a favore della destra deve essere denunciato, ridimensionato e sconfitto.

    Francamente non mi appassiona sviluppare il discorso di contrapposizione a chi ha fede: Dio non esiste, Dio esiste. La fede non è un fatto razionale e non la fai vacillare con gli argomenti del razionalismo, si perde tempo su questo terreno.

    Sarebbe utilissimo invece percorrere la strada di una democrazia ferita dalla alleanza della Chiesa con la parte più conservatrice dei poteri forti, quelli capitalisti, a cui la Chiesa consegna milioni di scimmie ammaestrate alla rassegnazione e alla illusione della vita eterna, gente che vota per i propri oppressori ed è per questo che i preti sono così largamente finanziati dalle classi dominanti.

    Riterrei molto utile, vista l’ingerenza religiosa nelle leggi dello Stato, che gruppi organizzati di atei si ingerissero nelle prediche della domenica, nelle chiese, e chiedessero perché i preti pedofili che infestano la Chiesa non sono cacciati, perché ci si impegna a difendere la vita dei feti surgelati e non si scomunicano i costruttori di armi, perché il comandamento divino del “non uccidere” non vincola i cristiani al suo assoluto rispetto e la Chiesa stessa mandava a morte i suoi oppositori? E così via con i mille altri interrogativi che la storia reale e secolare della Chiesa ci propone.

    Chiudo con il “socialista di Dio” il prete Gianni Baget Bozzo, estimatore del delinquente Bettino Craxi, che rispetto alla iniziativa di Genova si lascia scappare la seguente frase: “adesso c’è l’ateismo che ti dice, goditi la vita, perché nessuno ti giudica, è un messaggio di solitudine, lo trovo depressivo”.

    Depressivo per te caro Baget, perché quelli come te hanno il terrore della gente che si vuole godere la vita, senza sensi di colpa e senza giudici, perché voi proponete solo sacrifici e sofferenze, naturalmente ai poveri. I ricchi vi pagano per questo e si godono la vita.

    Forza atei!

    Paolo De Gregorio

    • [Gelöschter Benutzer] schrieb...
    • Benutzer
    • 16. Jan. 2009, 13:05

    donZauker.it

    Eddai, festeggiamo!

    Festeggiamo non già compleanni di vecchi mafiosi, quanto piuttosto IL PORTOGALLO! Il Portogallo è bello, il Portogallo è sano, il Portogallo ci è amico e pensa a noi. Se non ci fosse il Portogallo e al suo posto sulle cartine ci fosse che so, la Slovacchia, o l’Austria, per noi sarebbe davvero un grosso grattacapo. A parte l’incapacità di quei mangiawürstel (o gulasch, nel primo caso) di gestire i porti e la saudade, cadrebbe il principale punto di riferimento per misurare il nostro tenore di vita.

    Pensateci: ogni volta che fallisce una banca, che la Borsa ha un tracollo, che vien fuori un episodio di corruzione al Governo, che una manifestazione pacifista viene repressa nel sangue, che il costo del carburante è fra i più alti d’Europa, che per un pompino voglian 50,00 euri, comunque sia IN PORTOGALLO VA SEMPRE PEGGIO.

    Sì, in realtà come secondo termine di paragone c’è anche la Grecia, che sta peggio di noi. Ma laggiù scrivono male, sono sprecisi, con quelle lettere tutte storte che non si capisce una sega!… E poi anticamente se lo buttavano in culo fra òmini. No, no, il Portogallo ci è di gran lunga più congeniale.

    Certo, qualcuno potrà sollevare che via via si potrebbe scomodare che so, la Svezia, con il tasso di corruzione più basso del pianeta. Ma che diamine, laggiù fa un freddo bestia, è una terra lontana; che, vogliamo confonderci con quei selvaggi, che vivono in mezzo agli orsi? e poi non sono fratelli latini come - per fare un esempio, così - i portoghesi.

    Beh, sì, anche gli spagnoli sono latini, e con uno stato della laicità che qui noi ci sognamo. Ma è anche vero che sono dei cialtroni che perdono tempo a dormire di pomeriggio, a ballare e suonare le nacchere. E poi sono spregiosi, via: scannano tori e dicono olé. O che modi sono? Meglio in Portogallo, dai, avanti anni luce.

    Quindi preghiamo che il Portogallo rimanga così com’è, e che se dovesse azzardarsi a incrementare il PIL di un mezzo punto percentuale, o dovesse varare una legge che permetta la class action, o la fecondazione eterologa, il buon Dio - nella sua infinita bontà - gli mandi subito una bella invasione di locuste che gli distrugga i raccolti, o un maremoto che gli sbomboli la capitale, cose così.

    Basta stress! Macché futuro incerto, al bando lo sgomento, ritornino i sorrisi! Con il Portogallo siamo, ehm, in una botte de fèro.

    • imbuteria schrieb...
    • Benutzer
    • 15. Feb. 2009, 15:29
    imbuteria said...

    14 Feb 2009, 21:22
    occhio, oggi ultima possibilità.
    tornano i castigamatti!

    scappate finchè siete in tempo!

    funnels factory
    we proudly support!
    Permalink Edit Quote
    imbuteria said...

    15 Feb 2009, 15:18
    attenti a voi!
    ultimi momenti di libertà, scappate veloci, via via sciò
    appena ci ridaranno il trono feroci rappresaglie, purghe staliniane, dolci euchessine, clisteri e lassativi, docce scozzesi e cani pechinesi

    fuggite!!!!!!!

    funnels factory
    we proudly support!

    • imbuteria schrieb...
    • Benutzer
    • 17. Feb. 2009, 17:36

    voglio scendere

    "Buongiorno a tutti.
    Partiamo da qua: dalla relazione della Corte dei Conti all'inaugurazione dell'anno giudiziario della giustizia amministrativa che, se siete interessati, potete trovare sul sito cortedeiconti.it.
    E' una relazione agghiacciante per quanto riguarda il sistema della corruzione in Italia e per quanto riguarda gli sperperi del denaro pubblico nei settori delle consulenze, della sanità, dei rifiuti.
    Si parla di enormi quantità di denaro pubblico che se ne vanno: noi continuiamo a pompare i soldi delle nostre tasse dentro un acquedotto bucato, pieno di buchi, una specie di groviera e i soldi escono a tutti i livelli senza arrivare quasi mai a destinazione.
    Se voi leggete questo rapporto e poi leggete di che parlano i giornali e i politici, vi rendete conto del perché questo acquedotto, se non si cambiano radicalmente le cose, è destinato a perdere sempre più acqua e noi siamo destinati a non vedere più alcun risultato rispetto agli enormi sforzi che siamo chiamati a fare contribuendo alle spese di uno Stato che ormai non esiste più.
    Perché i giornali, preso atto di quello che dice la Corte dei Conti, dovrebbero, in un paese normale e serio, registrare dichiarazioni allarmatissime dei politici e del governo ma soprattutto dell'opposizione con delle proposte concrete per tamponare questa enorme emorragia di soldi pubblici che fa dell'Italia il Paese più corrotto dell'Occidente, come ha detto anche l'ambasciatore americano Spogli lasciando l'Italia - “Paese corrotto” -, come dicono tutte le ricerche internazionali, come dice un grande giornale tedesco in questi giorni che ha definito l'Italia “stivale putrido”.
    Invece, non c'è traccia anche di un minimo tentativo di rimediare a questa drammatica denuncia della Corte dei Conti, anzi si sta lavorando per praticare altri fori e voragini nell'acquedotto dei soldi nostri.
    Soprattutto, si sta lavorando per cercare di impedire in tutti i modi che le forze dell'ordine e la magistratura riescano a scoprire chi pratica questi fori e chi succhia i nostri soldi dalla conduttura.

    Le leggi “ad sistemam”

    Qualche anno fa si parlava di leggi ad personam, si facevano le leggi ad personam e la definizione era tecnicamente perfetta, perché le leggi fatte nella legislatura 2001-2006 dal secondo governo Berlusconi erano tutte per risparmiare i processi al presidente del Consiglio e ai suoi complici.
    In questa legislatura di leggi ad personam abbiamo visto il lodo Alfano – e speriamo che sia presto spazzato via essendo una porcheria incostituzionale – ma quello che stanno preparando in Parlamento con una miriade di provvedimenti, che sembrano scollegati e improvvisati, non ha più niente a che fare con la logica delle leggi ad personam.
    Queste sono leggi ad sistemam, se così si può dire: sono leggi molto organiche che non puntano più a salvare Tizio o Caio dai processi ma puntano a salvare l'intero establishment, l'intera Casta... diciamo l'intera cosca, chiamiamola con il suo nome perché ormai risponde a leggi che non sono più quelle che vengono imposte a noi, quindi è una gigantesca cosca politico-finanziaria, con i finanzieri al volante e i politici a rimorchio.
    E' un disegno estremamente organico e pericoloso e se voi ci fate caso – io quale esempio lo farò – è un disegno che sistema tutto, proprio nei minimi particolari, anche negli angoli, anche se non c'è un disegno di legge organico: una norma la trovate nella legge sulle intercettazioni, un'altra nel pacchetto sicurezza, un'altra nella legge sulla giustizia, altre sono già passate e non ce ne siamo neanche accorti.
    Proviamo a vedere questo disegno organico che, ripeto, soddisfa ogni esigenza dei settori più putribondi della cosca.
    Intanto il punto di partenza: quando un'indagine parte, quando uno di questi reati che la Corte dei Conti denuncia: un miliardo e settecento milioni all'anno di citazioni per danni erariali.
    Voi capite che stiamo parlando di quasi due miliardi di euro di danni erariali scoperti, quindi immaginate quanti sono quelli da scoprire.
    Chi segue il blog di Beppe Grillo sa bene, grazie a giornalisti come Ferruccio Sansa e come Menduni, lo scandalo dei gestori di slot machines che devono allo Stato una barcata di soldi che lo Stato non è riuscito o non ha voluto incassare. Stiamo parlando di quello.
    Quando si scoprono questi tipi di reati? Quando le forze di Polizia mettono le mani su uno di questi scandali o, più probabilmente trattandosi di personaggi potenti legati alla politica, quando il magistrato decide di sua iniziativa di aprire l'indagine.

    Il rubinetto chiuso delle indagini

    Ora, l'abbiamo già raccontato nelle scorse settimane, il magistrato di sua iniziativa non potrà più avviare nessuna indagine: il disegno del governo prevede che le indagini si possano avviare soltanto quando le forze di Polizia le attivano. Dato che le forze di Polizia dipendono dal governo nessun poliziotto spontaneamente, salvo sia un suicida o kamikaze, si prenderà più la responsabilità e la briga di avviare un'indagine su un suo superiore, collega o politico da cui dipende la sua carriera.
    Si inserisce un filtro nel rubinetto per bloccare alla fonte certi tipi di indagine e non farle più arrivare a valle sul tavolo del magistrato e poi del giudice che giudica. Tutto rimane com'è, tutti rimangono indipendenti, sia il PM, sia il GIP, sia il giudice, la Corte d'appello, la Cassazione ma tanto della loro indipendenza non se ne fanno più niente perché a monte il rubinetto ha filtrato fin dalla partenza, in modo che certe indagini sui colletti bianchi non partano più.
    Questo è il primo punto.
    C'è però il caso che qualche poliziotto, carabiniere, finanziere, vigile urbano, tutti quelli che possono fare l'ufficiale di Polizia giudiziaria, si imbatta in un reato e decida di non nasconderlo, di denunciarlo, di fare delle indagini a suo rischio e pericolo, coraggiosamente.
    Siamo un Paese dove bisogna essere coraggiosi per fare il proprio dovere ma ci sono ancora tante persone coraggiose che fanno il proprio dovere. Negli altri Paesi ci vuole coraggio per fare i delinquenti, in Italia ci vuole coraggio per restare persone perbene ma ne abbiamo ancora, per fortuna, spesso anche nelle forze dell'ordine.
    Come fare a evitare che questi onesti funzionari e servitori dello Stato portino a termine il loro lavoro? Oggi è difficile, oggi bisogna trasferirli oppure promuoverli in altra sede per mandarli via: promuoveatur ut amoveatur.
    E' capitato a De Magistris: aveva un ottimo capitano dei Carabinieri, Zaccheo, e per mandarlo via hanno dovuto prima mandare via De Magistris, perché occorre il visto del magistrato per poter traferire un ufficiale di Polizia giudiziaria. Se il magistrato dice no, l'ufficiale rimane.
    Anni fa si era scoperto, ascoltando mafiosi che parlavano tra di loro con le intercettazioni telefoniche a Trapani, che questi prevedevano entro poco tempo il trasferimento del capo della Mobile di Trapani, un grande poliziotto, si chiama Linares.
    Contavano i giorni per il trasferimento di questo, che era diventato la loro bestia nera.
    I magistrati, ascoltando i mafiosi, scoprono che i politici vogliono trasferire Linares e allora fanno un bel parere negativo in modo che non venga spostato, e Linares non viene spostato.
    Stanno provvedendo a questo. Come? C'è uno degli articoli della legge sulla giustizia in discussione in Parlamento che prevede che si possano trasferire gli ufficiali e gli agenti di Polizia giudiziaria senza più il visto, il parere vincolante del magistrato.
    Il magistrato dice “li voglio qua” e il governo li può trasferire lo stesso.
    Risolto il problema, quindi.
    Si crea un sistema per cui la Polizia non è più invogliata a portare certe notizie di reato sul potere, se poi qualche poliziotto, carabiniere o finanziere lo fa lo stesso lo si manda via e il magistrato non può più impedirlo.
    Terzo: ci possono essere delle indagini nate come si vuole, gestite da un pubblico ministero giovane, uno dei tanti sostituti procuratori che costituiscono l'ossatura della magistratura in Italia.
    Sono giovani, entusiasti, hanno studiato la Costituzione da poco, ci hanno creduto nella Costituzione, pensano che la legge sia uguale per tutti, conducono indagini e arrivano magari a risultati importanti.
    Bene, per fare qualunque cosa dovranno ottenere il visto del loro procuratore capo: per chiedere un'intercettazione, un arresto, un rinvio a giudizio.

    Controllarne 100 per educarne 2000

    Una volta, fino a due anni fa prima che ci toccasse la disgrazia di Mastella ministro della giustizia e prima ancora di Castelli ministro della giustizia, l'azione penale era nelle mani di ogni singolo sostituto procuratore.
    Sono circa duemila: se uno apre un'indagine il suo capo non gli poteva fare niente. L'indagine non era delega dal capo al sostituto, era il sostituto titolare di quell'indagine e nessuno gliela poteva portare via, a meno che non ci fossero gravi motivi che però il suo capo doveva andare a giustificare davanti al Consiglio Superiore.
    Hanno fatto la riforma dell'ordinamento giudiziario, l'ha fatta Castelli, l'ha rimaneggiata Mastella: i responsabili dell'azione penale sono diventati i capi delle procure, che sono pochissimi, circa 150.
    Controllare 150 persone o una parte di essi è molto più facile che non controllare 1500-2000 pubblici ministeri.
    I capi sono più anziani, stanno stare al mondo, sono gente in carriera e magari prima di chiedere l'arresto di qualcuno o l'intercettazione di qualcuno ci pensano due volte, mentre un sostituto procuratore molto spesso certi calcoli non li fa, bada soltanto al fatto che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge.
    Questo è stato il primo filtro, adesso abbiamo l'altro: il visto per qualunque provvedimento. Il sostituto deve continuamente andare dal suo capo e sperare che stia dalla sua parte; quante volte, in questi anni, abbiamo visto che i capi degli uffici stanno contro il magistrato e spesso stanno d'accordo con gli indagati, vedi quello che succedeva a Catanzaro con il povero De Magistris.
    Questo segherà alla base un'altra serie innumerevole di possibilità di arrivare a risultati concreti perché voi sapete che, molto spesso, un'indagine va bene, spedita, fa il salto di qualità se si fanno le intercettazioni o se si arresta una persona, che quindi è più invogliata a collaborare con la giustizia che non se la lascia in libertà. Quando uno è in carcere ha tutto l'interesse a far venire meno le ragioni che l'hanno portato in carcere, quindi spesso comincia a collaborare perché così elimina alla radice il pericolo di inquinamento delle prove o il pericolo di ripetizione del reato che stanno alla base della sua carcerazione.

    Magistrati nell'ombra

    Un'altra norma che stanno predisponendo, questo per dirvi quanto sono precisi e certosini e chirurgici questa volta, proibisce ai giornalisti di nominare il magistrato che fa le indagini.
    Voi direte: sono pazzi. Sarà una vendetta nei confronti dei magistrati per evitare che si mettano in mostra, per evitare i malati di protagonismo.
    Assolutamente no, è una norma perfetta nel disegno che dicevamo: se il magistrato viene sabotato dai suoi capi o viene perseguitato dai politici – interrogazioni parlamentari, ispezioni ministeriali – o viene boicottato dai suoi colleghi, o viene isolato, chiamato o trasferito dal Consiglio Superiore su richiesta magari del ministro come è avvenuto per i tre PM di Salerno che avevano avuto il torto di perquisire il palagiustizia o il malagiustizia di Catanzaro, oggi i cittadini lo vengono a sapere.
    C'è ancora qualcuno che le racconta, queste storie: quante volte ne abbiamo parlato nel passaparola, nei blog, nei giornali dove io scrivo.
    Bene, non potremo più nominare, quindi voi non potrete più sentir nominare, i magistrati che fanno questa o quella indagine. Perché? Perché se uno non può più fare il nome del magistrato – chi fa il nome del magistrato, cioè il giornalista che dice “l'indagine tal dei tali è seguita da tal magistrato” facendo un'opera di informazione – se il magistrato lavora bene sappiamo come si chiama uno che lavora bene, se il magistrato lavora male, fa degli errori, delle cazzate, sappiamo che lavora male.
    E' informazione.
    Il magistrato non potrà più essere nominato e se verrà nominato il giornalista che lo nomina rischia la galera fino a tre mesi o la multa fino a 10.000 euro. Per avere detto il nome di un magistrato vero che sta seguendo un'inchiesta vera. Galera per tre mesi e multa fino a 10.000 euro.
    Voi capite che siamo alla paranoia o c'è qualcosa. C'è qualcosa.
    C'è che se io non posso più dirvi che la tale indagine la sta facendo il magistrato Tizio, quando poi magari gliela levano o quando mandano via Tizio voi non sapete nemmeno chi era Tizio e io non ve lo posso dire, perché non posso mai fare il suo nome collegato alla sua indagine.
    I magistrati diventeranno tutti uguali, il che significa che quelli incapaci, venduti, cialtroni, pelandroni, pavidi godranno dell'anonimato e potranno continuare a fare le loro porcherie lontano da occhi e orecchi indiscreti, e quelli bravi che per esse bravi, coraggiosi, efficienti, competenti vengono perseguitati non potranno più essere difesi.
    Che ruolo può svolgere la stampa nel controllare i magistrati se per la stampa i magistrati sono tutti uguali? Sono 10.000, come fanno a essere tutti uguali?
    Pensate a che cosa ha voluto dire negli anni Ottanta la campagna della stampa perbene contro il giudice Carnevale: diventò “l'ammazza sentenze” nell'immaginario collettivo perché ogni volta che gli arrivava un processo di mafia, soprattutto quelli istruiti a Palermo con tanta fatica da Falcone e Borsellino, annullava le condanne e rimandava indietro e si ricominciava da capo.
    Alla fine, a furia di parlarne in articoli, libri, eccetera, prese la vergogna alla Cassazione e istituirono quel criterio di rotazione per cui non fu sempre e soltanto lui a presiedere i collegi dei processi di mafia. E non a caso, quando arrivò il maxiprocesso al gennaio del 1992, un altro presidente guidò quel collegio a posto di Carnevale e guarda caso proprio quella volta le condanne dei mafiosi furono confermate in via definitiva.
    Perché non si può dire “la Cassazione ha annullato” ma “il collegio presieduto dal solito Carnevale ha annullato”, così chi di dovere se ne occupa, quando si comincia a vedere che uno si comporta sempre nello stesso modo nei confronti dei processi di mafia.
    Allo stesso modo, quante volte i magistrati che rischiavano di essere cacciati non per i loro errori ma per i loro meriti – pensate a tutti i procedimenti disciplinari che hanno subito quelli di Mani Pulite, quelli di Palermo, o che continuano a subire magistrati meno importanti – la stampa interviene, segnala nome e cognome, spiega cosa sta succedendo e la gente capisce e magari ogni tanto qualcuno provvede anche nel senso giusto.
    Noi non potremo più raccontare quando un magistrato subisce un torto per i suoi meriti e viene magari scippato della sua inchiesta o trasferito per punire, ripeto, i suoi successi e non i suoi demeriti.

    La norma in prestito dalla P2

    Sapete chi aveva inventato questa regola? Licio Gelli. Il Piano di Rinascita Democratica è stato scritto nel 1976, stiamo parlando di un documento di 33 anni fa: già Gelli aveva capito che i suoi giudici amici era bene se poteva lavorare senza volto e senza nome, perché facevano delle tali porcate e insabbiamenti che era bene che nessuno uscisse allo scoperto altrimenti la denuncia avrebbe provocato delle sanzioni e li avrebbero mandati via.
    Invece, c'erano quelle teste calde che facevano le indagini sulle stragi, sulle prime tangentopoli, sui poteri occulti: quelli, se la gente li sentiva nominare, diventavano subito molto popolari e quindi avrebbero avuto uno scudo a protezione della loro attività proprio per grazia della loro reputazione, della loro faccia, della loro professionalità.
    Senza contare che i delinquenti di grosso calibro collaborano molto più volentieri con magistrati di cui si fidano: Buscetta voleva parlare con Falcone, mica con altri; Mutolo voleva parlare con Borsellino, mica con altri; i tangentari a Milano facevano la fila fuori dell'ufficio di Di Pietro, non di altri. Erano magistrati riconoscibili, celebri per la loro capacità, anche famosi se volete, e quindi il criminale che è un uomo di potere sente che può fidarsi di un qualcuno che dall'altra parte rappresenta il potere buono, ha le spalle larghe, sarà difficile sradicarlo, quindi è persona della quale si può tenere conto e farne un punto di riferimento.
    Gelli aveva scritto che “occorreva per decreto una serie di norme urgenti per riformare la giustizia” e la seconda che aveva inserito in ordine di importanza era il “divieto di nominare sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari”.
    Gelli non era un cialtrone, Gelli e chi per lui – perché il Piano di Rinascita fu scritto da Gelli con i suoi consulenti sempre rimasti nell'ombra – aveva capito esattamente che questo del silenzio sui nomi dei magistrati era fondamentale per garantire un Paese dove formalmente la legge è uguale per tutti ma sotto sotto ci sono gli amici che sistemano le cose per gli amici degli amici.

    La censura per magistrati e informazione

    Altra norma: qual è una possibilità per un magistrato di difendersi? Quella di parlare, di raccontare non le sue indagini ma di denunciare quello che gli stanno facendo.
    Pensate la famosissima intervista di Borsellino a Lodato e Bolzoni, ai tempi Unità e Repubblica, che denunciava lo smantellamento del pool antimafia alla fine degli anni Ottanta con l'arrivo di Antonino Meli a capo dell'ufficio istruzione di Palermo al posto del favoritissimo Falcone.
    Borsellino disse: “stanno smembrando il pool antimafia”, quindi il magistrato ha enormi possibilità, quando è un uomo di prestigio, riconosciuto, di denunciare qualcosa che non va.
    Bene, adesso c'è una serie infinita di limiti alle esternazioni dei magistrati: se i magistrati parlano senza parlare delle loro indagini, come è avvenuto per Forleo e De Magistris, li mandano via lo stesso con delle scuse.
    Se parlano di una loro indagine, senza rivelare dei segreti ma dando ai cittadini informazioni di cui hanno bisogno, l'indagine gli viene tolta. Questa è una norma che sta nella legge sulle intercettazioni. Pensate, arrestano il branco che ha incendiato quell'immigrato indiano vicino Roma, arrestano gli stupratori, i presunti stupratori o quelli che hanno confessato stupri come quelli degli ultimi giorni: di solito il magistrato e le forze di Polizia fanno una conferenza stampa dove danno ai giornali e alla cittadinanza informazioni. “State tranquilli, li abbiamo presi, le prove sono queste, hanno confessato, abbiamo trovato l'arma del delitto”.
    No, non potrà più fare: se il magistrato dice una parola anche per dare due o tre elementi di informazione all'opinione pubblica immediatamente perde l'inchiesta, che finisce ad un altro che deve ricominciare daccapo.
    Se poi l'imputato eccepisce su questa cosa nei confronti del suo pubblico ministero non all'inizio ma durante il processo, ovviamente il PM deve andarsene e deve arrivarne un altro che non ha mai seguito quell'inchiesta e che quindi deve ricominciare tutto daccapo.
    Così i magistrati avranno paura anche soltanto a dire come si chiamano, declineranno il numero di matricola come i militari prigionieri in certi film.
    Infine, abbiamo la legge – ma già la conoscete perché ne parliamo dai tempi della legge Mastella – che dentro alla normativa sulle intercettazioni proibisce ai giornalisti di raccontare le indagini in corso.
    Se passa questa legge, non potremo più raccontarvi che hanno arrestato gli stupratori di quel caso e di quell'altro caso, non vi potremo più raccontare che hanno arrestato il branco che ha bruciato quell'immigrato, non vi potremo più raccontare che Tizio, Caio, Sempronio sono stati presi, indagati o perquisiti, o hanno subito dei sequestri.
    Non potremo riportare le intercettazioni per spiegare come mai è finito in galera l'imprenditore delle cliniche Angelucci, il governatore Del Turco, i politici arrestati a Napoli insieme a Romeo.
    Casi di cronaca normali come anche casi di delitti dei colletti bianchi noi non potremo più dire nulla sulle indagini in corso se non “arrestato un tizio”. Se dico che hanno arrestato un tizio posso dire che l'hanno arrestato per stupro, se dico che hanno arrestato uno per stupro non posso più dire il suo nome. O dico il reato o il nome di chi è accusato di averlo commesso, insomma non avrò più la possibilità di fare una cronaca completa in tempo reale per informare i cittadini di quello che succede.
    Così quando arresteranno un vostro vicino di casa per pedofilia, voi potrete sapere che è stato arrestato per pedofilia soltanto cinque o sei anni dopo, quando inizierà il processo.
    Voi capite che cambia la vita di una famiglia sapere che il vicino di casa è sospettato di pedofilia o non saperlo, perché per cinque anni si sta attenti dove vanno i bambini quando si gira lo sguardo dall'altra parte, se lo si sa.
    Se non lo si sa non si sta attenti, ma naturalmente quando poi avremo casi di pedofilia, stupro o altro dovuti al fatto che la gente non ha preso le precauzioni perché non è stata adeguatamente informata, allora poi sapremo con chi dovremo prendercela.
    Ricordiamocelo e passiamo parola. Buona giornata."

    • imbuteria schrieb...
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    • 18. Feb. 2009, 14:39
    Edizione straordinaria
    Ieri, 06:15 p.

    Mills di questi giorni
    di Marco Travaglio

    Per il Tribunale di Milano l'avvocato David Mills, ex consulente della Fininvest di Berlusconi, è stato corrotto con 600 mila dollari provenienti dalla Fininvest di Berlusconi per testimoniare il falso in due processi a carico di Berlusconi. Notizia davvero sorprendente, visto che Mills aveva confessato tutto in una lettera al suo commercialista (“ho tenuto Mr B. fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo”) e poi alla Procura di Milano. Mistero fitto sul nome di Mr.B, cioè del corruttore. Il sito del Corriere, attanagliato da dubbi atroci, titola: “I giudici di Milano: Mills fu corrotto”. Da chi, non è dato sapere. Labili indizi, secondo voci di corridoio, condurrebbero a un nano bitumato, che poi era l’altro imputato nel processo, ma è riuscito a svignarsela appena in tempo con una legge incostituzionale, dunque firmata in meno di 24 ore dal Quirinale nell’indifferenza della cosiddetta opposizione. Ora Mills dichiara: “Mi è stato raccomandato di non fare commenti”. Da chi, è un mistero. Purtroppo l’ignoto raccomandatore s’è scordato di tappare la bocca anche ai suoi innumerevoli portavoce, che han commentato la sentenza come se avessero condannato lui: “Condanna politica e a orologeria”. Anche la Rai s’è regolata come se la condanna riguardasse il padrone, cioè il premier: infatti non ha inviato nemmeno una videocamera amatoriale a riprendere la lettura della sentenza. Uomini di poca fede: non han capito che Berlusconi non c’entra, che Mills s’è corrotto da solo. Infatti, subito dopo la sentenza, non s’è dimesso il presidente del Consiglio. S’è dimesso il capo dell’opposizione.
    (Immagine di Roberto Corradi)

    Gli aggiornamenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

    Simmetrie
    di Pino Corrias

    Il Tribunale di Milano condanna David Mills a 4 anni e 6 mesi per essersi fatto corrompere con 600 mila dollari.
    Il segretario del pd Walter Veltroni si dimette dopo la pesante sconfitta in Sardegna dove la destra ha vinto con 9 punti percentuali di vantaggio e il pd è crollato di 12 punti.
    David Mills confessò in una lettera al proprio commercialista e poi ai magistrati italiani che i soldi erano il risarcimento per una sua falsa testimonianza che scagionava Silvio Belrusconi in due processi.
    Walter Veltroni si dimette dicendo: “”Per molti sono un problema”.
    David Mills nel corso del processo ritratta, “non era Silvio Berlusconi il corruttore”. Ma il tribunale non gli crede.
    Walter Veltroni godendo di molta credibilità, ha perso le elezioni politiche del 13 aprile 2008, poi ha perso la poltrona di sindaco di Roma ceduta a Rutelli che a sua volta l’ha ceduta a Gianni Alemanno, poi ha perso le amministrative in Abruzzo e infine quelle in Sardegna.
    David Mills alla lettura della sentenza di primo grado si è dichiarato “molto deluso”.
    Walter Veltroni dicendo che le sue dimissioni “sono irrevocabili”, si dichiara “molto deluso”.
    Se David Mills è corrotto, chi è il corruttore?
    Se Walter Veltroni si dimette, chi sarà a sostituirlo?
    Il tribunale di Milano non può stabilirlo per via del Lodo Alfano che funziona come un ordine.
    Nemmeno il pd può stabilirlo, funzionando nel pieno disordine.
    Mills non si muoverà da Londra.
    Veltroni forse se ne andrà in Africa.
    Tutta la destra si è mobilitata contro la sentenza giudiziaria.
    Tutte le sentenze della politica si sono mobilitate contro la sinistra.

    Segnalazioni

    Sì alla vita, no alla tortura di stato - il 21 febbraio tutti a piazza Farnese

    • imbuteria schrieb...
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    • 18. Feb. 2009, 14:54
    Usa, anchorman musulmano decapita moglie
    Raffaele Carcano
    Oggi, 02:17 p.
    Aassiya Zubair Hassan, di 37 anni, moglie di Muzzammil Hassan, fondatore e conduttore della tv islamica USA Bridges TV, è stata decapitata dal marito giovedì scorso negli studi dell’emittente. Il marito è stato arrestato. Si è poi saputo che la moglie aveva chiesto il divorzio e aveva già segnalato le minacce di cui era stata oggetto da parte del coniuge. Bridges TV era nata con lo scopo di presentare all’opinione pubblica il volto dell’islam moderato: “Abbiamo lo scopo di promuovere una più grande comprensione tra molte culture e popolazioni diverse. Cerchiamo di diventare una forza unificante in grado di aiutare la gente a comprendere il nostro diverso mondo attraverso l’educazione e l’intrattenimento”, recita la mission sul sito internet della televisione.

    • imbuteria schrieb...
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    • 19. Feb. 2009, 18:47

    voglio scendere

    Mastella, teocon famiglia
    Oggi, 06:36 p.

    Vanity Fair, 18 febbraio 2009

    Tra le mozzarelle e le vongole Clemente Mastella ha sempre scelto i princìpi. Ne avanzava un piatto fumante alla tavola del Cavaliere, apparecchiata per le prossime Europee: ci si è accomodato coi gomiti larghi, intimando il silenzio ai commensali circostanti, fulminati con un preventivo “Chi pensa male è un farabutto”. Ma il silenzio è diventato una risata. La quale anziché spettinarlo dalla vergogna, ha funzionato come un salvacondotto, insieme con gli occhioni stupefatti d’eterno garzone della politica, servitore con zelo, anche a sessant’anni suonati, dai tempi di De Mita a quelli di Cossiga, passando per quasi tutti.

    “Che ci volete fare? E’ Mastella!” Il “Teocon Famiglia” secondo la formidabile definizione del Sole 24 Ore. Quello con il finanziamento pubblico incorporato. Il seggio garantito. La processione dei sindaci del Sannio. La villa a Ceppaloni. Le melanzane, la pastiera. Le storielle per rallegrare il capo di turno. E la scorta: fino a ieri (comicamente) affidata alla polizia penitenziaria, in quanto ex Ministro di Giustizia e non in qualità di fragile consorte della temuta Sandra, arrestata domiciliarmente per certe sonore telefonate, nelle quali ragionava (in verità) più di primari che di princìpi, e con gli artigli ben conficcati nel sommo bene: le Asl.

    Non ci sarebbe niente da ridere davanti a una simile deriva della politica: il tradimento a sinistra ripagato a destra. La coltellata a Prodi e il seggio a Strasburgo. Lo scandalo senza scandalo. Ma andrà peggio con i prossimi fuochi d’artificio, se sono veri i pronostici, lui avversario di Antonio Bassolino, stessa circoscrizione. Epica lotta: Godzilla contro King Kong. Per raccontarlo ci vorrà Dario Argento.
    (Immagine di Roberto Corradi)

    Segnalazioni

    Resti in carcere il serial criminale - di Bruno Tinti

    L'Italia indifferente al processo per corruzione di Berlusconi - Lo speciale di Italiadallestero.info

    Sì alla vita, no alla tortura di stato - il 21 febbraio tutti a piazza Farnese
    .

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    Fine corsa
    Oggi, 12:50 m.

    Nessuno è in grado di dire se il Partito Democratico esisterà ancora una volta superata la boa delle prossime elezioni europee. Dopo aver letto le parole usate mercoledì da Walter Veltroni nel suo discorso di commiato, un fatto è comunque chiaro. L'ex segretario non ha capito perché milioni di cittadini hanno smesso di votare per il suo partito. Non ha capito o, forse, come fanno altri dirigenti del Pd, ha fatto finta di non capire.

    Il tarlo che sta erodendo quella formazione politica ha infatti un nome preciso: credibilità. Il Pd perde perché non è credibile. E non è un problema di idee o di progetti. È invece una questione di uomini e di comportamenti.

    Il continuo susseguirsi di scandali, le mancate dimissioni di chi ha fallito come amministratore pubblico (vedi Campania), la decisione di non sottrarsi alla logica delle nomine partitocratiche nella Rai, nelle authority e in ogni altro ente, hanno finito per togliere agli elettori di centro-sinistra anche le ultime illusioni. A poco a poco il mito della differenza, della diversità dal centro-destra, è venuto a cadere.

    Per questo è il caso di ricordare che, paradossalmente, il Pd era entrato in crisi già due anni prima di nascere. Aveva cominciato a morire alla vigilia delle elezioni del 2006 quando fu pubblicata (da "Il Giornale") una celebre telefonata tra Piero Fassino e il big boss di Unipol, Giovanni Consorte, in cui l'allora segretario dei Ds diceva «Siamo padroni di una banca». È stato da quel momento in poi che Silvio Berlusconi ha potuto cominciare a ripetere «anche loro sono uguali» venendo sempre più creduto. Giorno dopo giorno, infatti, ci pensavano le pagine di cronaca (spesso nera) dei giornali a dargli ragione.

    A un situazione del genere il centro-sinistra prima, e il Pd poi, avrebbe potuto (e dovuto) reagire con dei gesti forti e simbolici. Invece non è accaduto nulla. Il gruppo dirigente è rimasto immobile. Veltroni ha taciuto. O ha parlato troppo poco. E dal Pd se ne sono così andati i migliori. Gli elettori.

    Segnalazioni

    Resti in carcere il serial criminale - di Bruno Tinti

    Da Dante a Oscar Wilde - di Lorenzo Fazio (Direttore editoriale Chiarelettere)

    L'Italia indifferente al processo per corruzione di Berlusconi - Lo speciale di Italiadallestero.info

    • imbuteria schrieb...
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    • 19. Feb. 2009, 18:53
    Il Millsgate e il Corriere della Sera
    Beppe Grillo
    Oggi, 02:51 p.


    Il Corriere della Sera e il processo Mills
    Negli anni ' 70 il Corriere della Sera era nelle mani della P2. Angelo Rizzoli, il proprietario, aveva la tessera 532, Tassan Din, il direttore generale, la tessera 534 e Franco Di Bella, direttore del giornale, la tessera 655. Oggi, anno 2009, chi controlla il Corriere della Sera? Chi suggerisce gli editoriali di Panebianco e di Battista? Chi ha ordinato a Mieli di togliere le inchieste giornalistiche di Why Not a Carlo Vulpio senza alcuna ragione apparente? Chi è la P3 che governa il Corriere della Sera? Dov'è la nuova lista di Castiglion Fibocchi?
    Ieri, tutti i giornali del mondo hanno riportato la notizia della condanna di Mills. L'avvocato corrotto da mister B. Hanno spiegato che lo psiconano non è stato giudicato per il lodo Alfano. Una legge che si è fatto su misura e che lo rende intoccabile. Hanno argomentato che nessun premier sospettato di corruzione per evitare la condanna in due processi sarebbe ancora al suo posto in un Paese normale, democratico, occidentale. Se non si fosse dimesso lo avrebbero cacciato. Leggetevi El Pais, The Guardian, Le Figaro, The Herald Tribune. La reputazione di un Paese è importante come e più della sua economia e noi l'abbiamo persa. Se gli Stati Uniti hanno avuto il Watergate, l'Italia ha il suo Millsgate. Se Nixon sospettato di corruzione avesse imposto al Congresso una legge per la sua impunità e il corrotto fosse stato condannato, Nixon sarebbe stato cacciato in due minuti.
    Li immaginate in quel caso titoli del Wall Street Journal o del New York Times?
    Il Corriere della Sera è invece diversamente giornale.
    Il Corriere della Sera ha toccato il fondo con la prima pagina di ieri. Meglio della Pravda.
    Il titolo principale è: "Veltroni si dimette, il Pd è nel caos". L'editoriale di Panebianco Cuor di Leone è dedicato a: "Il Peso delle Oligarchie". A centro pagina campeggia: "Intercettazioni, Mancino attacca".Seguono in ordine di dimensione: "Maltrattati gli animali delle fiction Rai "(il solo titolo 15 x 2,5 cm), "Benigni, show politico su Berlusconacci e i gay" (9x7,3 cm), "Mori prepara le ronde anti-ronde" (13x3,6 cm), la vignetta di Giannelli (9x6 cm), "Roma: sparano alle gambe a Calvagna, regista del 'Lupo'" (5,7x5,5 cm) e "Il fondatore della tv islamica: 'Ho decapitato mia moglie'" (5,7x5,5 cm).
    La notizia su Berlusconi presidente del Consiglio imputato a Milano al processo Mills per il quale il corrotto è stato condannato a 4 anni e mesi ha un riquadro di 3,5x9 cm. Nel titolo non è neppure menzionato Berlusconi: "Mills corrotto. Condannato a 4 anni e mezzo". Persino il colore di richiamo di un pezzo dale dimensioni di un francobollo è studiato per non attirare l'attenzione del lettore: un azzurrino chiaro al posto del blu e del rosso usati per gli altri. Infine, l'articolo è a pagina 21, dopo i gossip e le notizie di cronaca.
    Licio Gelli disse: "Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media". Chi controlla il Corriere della Sera e con quali obiettivi? L'elenco della P3 è in via Solferino 28 a Milano o a un altro indirizzo?

    Copertina del Corriere della Sera 18 febbraio 2009




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    Desaparecidos
    Beppe Grillo
    Ieri, 09:56 p.


    "Era una bella giornata. Fuori. Andate fuori un po' a giocare". I desaparecidos gettati dagli aerei militari non avevano il senso dell'umorismo. E neppure il governo argentino che ha convocato il nostro ambasciatore a Buenos Aires al quale ha espresso preoccupazione e disagio. "Los vuelos de la muerte" prevedevano un tuffo dagli aerei militari nel Rio della Plata o nell'Oceano Atlantico. Migliaia di dissidenti hanno provato l'ebrezza del volo. El Clarin riporta i commenti degli argentini nei confronti dello psiconano. Non ne capiscono il senso dell'umorismo. Per lui Mangano è un eroe e Craxi uno statista. Scherza sempre sulla pelle degli altri.

    • imbuteria schrieb...
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    • 21. Feb. 2009, 0:20
    BANCHE ALLO STATO, POTERE ALLE ELITE
    Postato il Venerdi 20 Febbraio 2009 (13:52) di davide

    DI MARCO SABA
    danielemartinelli.it

    Berlusconi e Tremonti gettano il sasso nello stagno e ritirano il braccio dietro la schiena. Cominciano a dire che vogliono nazionalizzare le banche, per salvare il culo alle oligarchie arricchite alle spalle dell’eterna fiducia a debito degli ignari cittadini.
    La Rete e l’informazione possono svegliare le coscienze con qualche proposta. Siccome reputo Marco Saba del Centro studi monetari persona competente in materia di politiche monetarie, pubblico la lettera che mi ha scritto con le sue previsioni e le sue proposte.
    Daniele Martinelli

    Il cosiddetto salvataggio delle banche non può essere definito altrimenti, per il fatto che nel nostro sistema sono le banche a creare dal niente la moneta legale attraverso il meccanismo del “cinquantato credito” che deriva dal sistema della “riserva frazionaria” al 2%. Il valore di questa moneta bancaria pesca nel potere d’acquisto della collettività. Un esproprio silenzioso, paragonato al ladro che si introduce nottetempo nelle case per rubare ai cittadini ignari. Un meccanismo criminale, usato per affermare e promuovere una élite degna figlia di quel sistema.



    Si assiste così alla negazione plausibile della causa criminale della crisi che, come quella del 1929, viene portata avanti attraverso la contrazione dello sfintere bancario del credito.
    A che serve? Senza circolazione monetaria si crea una deflazione artificiale dei prezzi, fin quando il cittadino in bancarotta sarà costretto a cedere i suoi beni reali a due palle un soldo. Sempre sperando che nel frattempo non scopra la verità, e cioè che il 100% delle tasse trattenute in busta serve per ripagare l’inutile debito pubblico acquistato (con lo sconto) in prima battuta dalle banche. Debito inutile perché l’élite sa bene che se la funzione monetaria e creditizia fosse esercitata direttamente dallo Stato, tale debito non esisterebbe.
    Basterebbe emettere biglietti di Stato a corso legale (come accadeva con le 500 lire) che non creano debito pubblico e nemmeno enormi profitti privati.

    La diffusione dell’informazione in Rete sta aumentando la consapevolezza dei cittadini che cominciano a chiedersi se i governi siano solo specchietti per allodole che occultano ‘arricchimento di alcune èlite.
    Cominciano a dubitare che lo Stato sia diventato esattore per conto di una congrega di banchieri nati stanchi. Si chiedono se il Trattato ribattezzato di “Matrix” con la cessione della sovranità monetaria ai banchieri privati che si nascondono dietro la BCE, abbia rappresentato un atto di alto tradimento firmato da Cossiga, De Michelis, Carli e Andreotti.
    Dubitano che se le tasse servono a pagare il pizzo alla rendita monetaria privata, farebbero bene a ricorrere al nero ed ai paradisi fiscali.

    Durante il fascismo i partigiani venivano chiamati terroristi. Come saranno chiamati gli evasori fiscali? I resistenti al pizzo del signoraggio nella Terza Repubblica dove lo Stato non dovrà più nascondersi dietro ai suoi segreti monetari? Ma soprattutto, come ci arriveremo a questa Terza Repubblica? Col sangue per le strade? Dobbiamo aspettare che la Polizia spari sui civili, sui disoccupati ed i poveracci per vedere riforme sensate?

    Ecco alcune modeste proposte per una transizione a bassa intensità.

    Introduzione della valuta Amazonida, adottata al Forum di Belèm (BRA) in concomitanza col Forum di Davos. Il principio di copertura valutaria già proposta da Giuseppe Mazzini ne “I doveri dell’uomo” del 1860, prevede l’istituzione di luoghi di deposito pubblici, dai quali, accertato il valore approssimativo delle merci consegnate, si rilascia un documento simile a un biglietto bancario, ammesso alla circolazione e allo sconto, tanto da render capace l’Associazione di poter continuare nei suoi lavori e di non essere strozzata dalla necessità d’una vendita immediata e a ogni patto”. La logica è semplice: si immettono sul mercato sia le merci (ed i servizi) che il mezzo congruo per poterle transare, senza bisogno di acquisire ad usura questo mezzo monetario, e quindi impedendo alle banche di intromettersi coi loro diktat strampalati nel libero commercio tra i cittadini.

    La proposta di adottare monete locali e/o complementari non attua - in queste condizioni - lo scopo più ampio della redistribuzione della ricchezza in senso lato, poiché si tratta di iniziative per forza di cose limitate dal punto di vista dell’impatto economico. Però svolgono una critica duplice funzione:
    fanno riflettere i cittadini sulla reale funzione e natura della moneta.
    Permettono di abituare la cittadinanza all’uso di un nuovo mezzo che potrebbe rivelarsi cruciale, nel caso molto prevedibile, di un abbandono brusco ed immediato del sistema a corso forzoso.
    E’ uno strumento su cui reindirizzare la fiducia che la cittadinanza sta ritirando dal sistema economico-politico attuale.

    La sua adozione su vasta scala costerebbe poco rispetto alle iniziative al vaglio dei G7. La stimo in circa due miliardi di euro una sua implementazione su scala europea nel giro di 6-12 mesi.
    La maggior spesa sarebbe nell’informare e istruire la cittadinanza, quindi nei mezzi di comunicazione di massa. Soluzione molto più sensata ed economica del ricorrere ad un indebitamento pari a 50.000 euro per ogni cittadino europeo per salvare un sistema corrotto e già condannato.

    Nell’improbabile ipotesi che venga scelta questa strada, le autorità statali potrebbero attivare istituzioni gia esistenti per la gestione dell’emissione dei biglietti di stato a corso legale: Banca d’Italia (post rinazionalizzazione), Cassa DD PP, Tesoreria dello Stato, sportelli delle Poste, codice fiscale come identificativo univoco del conto di cittadinanza, sedi distaccate della Banca d’Italia per la supervisione delle monete regionali, etc.
    Strada che va tentata perché di fronte ai venti di guerra civile che arrivano dagli Stati Uniti, nessuna precauzione va tralasciata. Sempre che non si voglia trasformare l’Europa in un enorme campo di concentramento economico, ma anche in questo caso non sarebbe da escludere la moneta locale, così come venne adottata nel campo di concentramento di Theresienstadt.

    Marco Saba
    Fonte: http://www.danielemartinelli.it/
    Link: http://www.danielemartinelli.it/2009/02/20/banche-allo-stato-potere-alle-elite/
    20.02.2009

    • imbuteria schrieb...
    • Benutzer
    • 21. Feb. 2009, 0:21
    NDATE AL BAR
    Postato il Venerdi 20 Febbraio 2009 (16:00) di davide

    DI PAOLO BARNARD
    paolobarnard.info

    Dovete andare al bar, se volete salvarvi e salvare l’Italia. Non è una battuta. Scegliete il bar rionale per eccellenza, quello con Sky calcio, con avventori di mezza età e anziani in maggioranza, quello dove la sera vanno per la partita a briscola il meccanico, il macellaio, l’odontotecnico, i pensionati; quello dove al pomeriggio scendono le impiegate per il caffè, o le mamme che comprano il gelato al bimbo. E fate domande semplici. Ma prima di continuare, vi informo di cosa sta motivando questa mia bizzarra apertura.



    Ormai da troppo tempo, dopo aver preso le posizioni di critica ai noti ‘paladini’ dell’Antisistema, agli "industriali della denuncia e dell’indignazione", cioè ai Rizzo, Stella, Travaglio, Grillo, Gomez, Gabanelli, Ricca ecc., ricevo regolari contestazioni da cittadini attivi che si riassumono così:

    1) Attacchi gli unici rimasti a fare ancora uno straccio di vera informazione. Se eliminiamo loro cosa rimane?

    2) Senza di loro, noi non avremmo mai saputo di questo scandalo o di quelle trame di potere e di quanto sia deviata questa politica.

    3) L’informazione disponibile ai cittadini è quasi nulla, ed è tutta falsa o controllata. Per questo i cittadini italiani non si oppongono al ‘regime’. Per fortuna che ci sono i Travaglio e soci a guidare l’opposizione ad esso.

    (nota: ricevo anche molte lettere di condivisione, ma non ci interessano ora)

    So di aver già spiegato e rispiegato la mia idea in diversi interventi, non voglio accanirmi, ma per un’ultima volta provo a chiarire il mio punto, per scrupolo, e per rispetto delle legittime ansie di molti cittadini che mi scrivono o che mi contestano sui blog.

    Punto 1). Non ho mai detto che l'informazione dei sopraccitati ‘paladini’ debba essere del tutto fermata. Dico che essa dovrebbe essere il 20% dell'intero pacchetto, mentre l'azione civica dei cittadini dovrebbe coprire l'80% delle attività dell’Antisistema. Oggi invece manca del tutto l'80% di azione e l'informazione antagonista è divenuta il 99,9% dell'attività dell'Antisistema italiano. Questo è tragico. Di fatto la stragrande maggioranza dei cittadini oggi seguaci dell’Antisistema spendono la quasi totalità del loro tempo a divorare libri, articoli in rete, a partecipare a dibattiti, blog, discussioni, a mandarsi link, petizioni, o a partecipare a feste di piazza, girotondi o X-day vari.

    Il dramma è che manca tutto il resto, cioè il lavoro di cambiamento della Storia, quello che si fa come lo si è sempre fatto dalla rivoluzione francese agli anni ’70 del XX secolo. Manca totalmente, totalmente, la comunicazione di creazione del consenso dai seguaci dei ‘paladini’ verso i cittadini italiani medi (il 90%), quella che va fatta con pazienza e senza tanta adrenalina nei luoghi della gente comune; come fecero gli americani dell’era Reagan, e come hanno fatto oggi con Obama. E allora io dico da anni che invece di propinare e ingozzarci di informazione a tamburo battente, si deve accorrere con urgenza a ricreare quel resto che manca. L'ho scritto ovunque nel mio sito. Ho detto ai noti Guru dell’Antisistema di sgonfiarsi, e di dedicare molto più tempo a permettere alle persone comuni di ingrandirsi, proprio per ricreare quella parte di cambiamento della Storia di cui non siamo più capaci.

    Punti 2) e 3) Come si fa a dire, oggi in Italia e dopo 60 anni di vita repubblicana, che i cittadini non sanno, che non sono informati delle malattie di questo Paese, e che se sapessero allora sì che agirebbero… e dunque è per questo che i ‘paladini’ sono essenziali. Ma dite sul serio? Siete così presuntuosi da decretare che chi oggi ha 50, o 65, o 72 anni e non ha mai letto Regime o La Casta o non ha mai navigato nei blog, non sa, è ignaro? Ma avete un’idea di cosa hanno vissuto quei milioni di italiani/e di quelle generazioni? Hanno vissuto la DC, i petrolchimici e l’amianto, le stragi e i ‘nessun colpevole’, l’Irpinia, la Napoli dei Gava, l’urbanizzazione selvaggia, i palazzinari, la P2-Calvi-Sindona, la giustizia del caso Tortora e dello spostamento da Milano a Roma delle indagini sulla P2 (1981!), l’IRI con Mach di Palmstein e i miliardi a Gianni Letta, la mafia delle stragi, Falcone e Borsellino e la pavidità dei governi, le mazzette da pagare alla Guardia di Finanza o ai Comuni per la tabaccheria, per il banchetto ambulante, per il laboratorio artigiano, e poi Tangentopoli-Craxi-Frolani, i processi in diretta e il crollo di una Repubblica sotto la vergogna delle accuse, e tutto questo è stato per decenni sui comuni giornali italiani nelle cronache nazionali e locali, in Tv, nei comizi di piazza, nelle assemblee dei luoghi di lavoro, e dunque fra le mura di ogni casa. Hanno vissuto l’erosione della sicurezza del lavoro, del valore delle loro pensioni e degli stipendi per 35 anni di fila!, i tradimenti dei sindacati sempre più affaristici e sempre meno ‘compagni’, la sanità dei baroni, gli ospedali dei raccomandati, le raccomandazioni come unica speranza per sistemarsi o per curarsi decentemente, la pratica epidemica dell’evasione fiscale e il ricatto del “vuole proprio la fattura?” in casa, nello studio del primario, dal dentista. E ancora, la cittadinanza a doppio binario di impunità e di diritti, con i Vip dell’economia, della politica e dello spettacolo o sport da una parte e tutti gli altri molto più sotto, hanno vissuto la sparizione del tempo minimo necessario per dedicarsi alla loro vita, alla loro anima, ai figli.

    Non sanno? Non ne hanno già viste abbastanza per scoppiare? Per urlare BASTA! Per agire? Sono sessant’anni che ne sanno fin sopra i capelli.

    Ma a fronte di tutto ciò mi si viene a dire che ci vuole più Grillo perché se no sono ignari e non si muovono. Che gli italiani medi rimangono nell’ovatta perché nessuno al TG1 gli racconta i dettagli del caso De Magistris, o della sentenza 841 nel libro numero 86 di Travaglio-Gomez, che, Cristo! sono essenziali. Mi si dice che dovrebbero conoscere le filastrocche del dibattito numero 1.151 dei medesimi ‘paladini’, allora sì che voterebbero giusto! Ma dai, dite sul serio?

    La realtà, lo ripeto, è che se si parla agli italiani comuni è chiarissimo che essi sanno perfettamente che la politica è una fogna, e che l’Italia puzza da vomitare, lo sanno da 60, 40, 20 anni, ma in parte se ne fregano e in parte non sanno che farci. Oggi la maggioranza lo vota il Berlusconi, e questo è un fatto. E l'altro 40% degli elettori, quelli che votano la versione tiepida della stessa minestra, replicano molto spesso la meschinità italica nei loro comportamenti quotidiani sul lavoro, nel business, nella vita civica, nelle relazioni, nel rapporto con le regole.

    Lo volete verificare? Andate al bar e chiedete agli avventori cosa sanno dell’Italia, della politica, della giustizia, del futuro dei loro figli. Fatelo davvero e scoprirete cose rivelatrici. Concludo. Questo ping-pong demenziale dei 'paladini' dell'Antisistema di gridarci la miliardesima nozione sullo stesso tema a fronte del chissenefrega o della paralisi stramaggioritari degli italiani da 60 anni, serve solo a loro, a divenire famosi e ricchi. Vi prendono per il sedere. Lo sanno benissimo che la gran parte di questo popolo non ha né il tempo, né l’energia, né il coraggio, né l’autostima, L’AUTOSTIMA, per ribellarsi e per cambiare il Paese, anche se gli è noto fino alla nausea cosa non va. Ma invece di rinunciare alla loro ipertrofica presenza, al loro parossistico martellamento di denunce, e mettersi a lavorare SULLE REALI CAUSE DELLA PARALISI CIVICA che blocca gli informatissimi italiani da sempre, i 'paladini' vi rassicurano: venite in libreria che presentiamo il nuovo libro, è la cosa giusta.

    I popoli cambiano la Storia, lo hanno sempre fatto anche quando non esistevano Tv, internet e Antisistema. Perché noi no? Perché noi mai?

    Paolo Barnard
    Fonte: www.paolobarnard.info
    Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=97
    20.02.009

    • imbuteria schrieb...
    • Benutzer
    • 21. Feb. 2009, 0:27
    IL ROMANTICO GIANFRANCO FINI VIENE ELETTO UNICO FIGO IN UN BAR DI MILANO
    Postato il Giovedi 19 Febbraio 2009 (13:04) di davide

    DI MIGUEL MARTINEZ
    Kelebek

    Da quando la destra è tornata al potere, la distruzione mediologica dello Stato borghese - dell'austera Istituzione, insomma, che mandava i carabinieri con i pennacchi ad arrestare Bocca di Rosa invece che a portarla in TV - ha fatto un altro piccolo passo in avanti.

    Donna Moderna e Anna sono entrate a far parte della rassegna stampa di Montecitorio, cioè del materiale che i politici devono prendere in considerazione quando valutano il proprio tasso di credibilità mediatica.

    Date le premesse, hanno fatto benissimo: Donna Moderna, della Mondadori, vende mezzo milione di copie, Anna, della Rizzoli, oltre 200.000.



    Questa settimana, Donna Moderna (del 25.02.09, pagina 48) offre un articolo su Gianfranco Fini scritto da Stella Pende, una signora che conoscevamo, perché si indigna quando qualcuno osa fare ciò che lei fa di mestiere, spettegolando ad esempio sul fatto che lei frequenta le spiagge di Watamu in Kenya.

    Vincenzo Monti, fedelissimo servitore di ogni sovrano, durante la sua fase napoleonica, scriveva:
    "Mentre la Storia scrivendo le vostre imprese teme di comparire bugiarda al tribunale della posterità, la Poesia parlando di Voi viene per l’opposto a spogliarsi la prima volta di questa taccia. Liberata da ogni basso sospetto d’adulazione ella vi reca a’ piedi del più bel Trono del Mondo l’ammirazione dell’Universo, ella vi esprime veracemente nel suo divino linguaggio la riconoscenza e l’amore degli Italiani, che da Voi redenti si sollevano ad alte speranze, e si sentono non indegni de’ vostri eccelsi pensieri." Eccetera eccetera.
    Stella Pende, scrivendo ai tempi della Jeune-Fille e della lettura veloce, è più asciutta nel titolo:

    "Fini, l'uomo che capisce le donne"

    Stella Pende riprende uno dei temi fondanti delle riviste femminili. Le donne sono in gamba, sono carine e sono infinitamente più intelligenti dei maschi cui affidano i propri destini. E uno dei compiti della rivista femminile è scovare i Veri Uomini, quelli cui le donne intelligenti possano affidare i propri destini senza sentirsi prese in giro.

    Per non sembrare spocchiosa - peccato mortale in questi tempi - , Stella Pende fa democraticamente eleggere il Vero Uomo da un collegio elettorale composto da tre donne: Flavia ("18 anni, con la coda di cavallo e lo zaino viola"), Claudia ("bocca di rosa e unghie celesti color lago") e Sara ("la mamma, bionda 50enne con il tigre nel motore"). Da notare i nomi, più normali di quelli normalmente portati ai nostri tempi.

    Tutte e tre votano Gianfranco Fini con questa solenne motivazione: "La verità è che con questa miseria di maschi veri oggi Gianfranco Fini dimostra di essere l'unico 'Figo'".

    Questo gruppo di donne non è un astratto collettivo. Sono tre persone che conosciamo intimamente, per nome, come avviene con tutti i buoni dei media, in particolare donne e bambini.

    Ciascuna componente del collegio elettorale ha qualche vago tratto in cui si identifica una parte delle lettrici, ma nessuna vera caratteristica che rischi di distinguerla dalle stesse lettrici. Così, tutte insieme, queste tre donne rappresentano tutte le lettrici.

    Quindi il Vero Uomo sembra che venga eletto democraticamente dalle stesse lettrici, tramite un collegio elettorale, convocato al "Radeski [sic] bar nel centro di Milano". Tutti sappiamo che questo collegio Stella Pende se lo è inventato di sana pianta, ma il virtuale fa reale oggi.

    Credo che questo sistema elettorale - dove il potere vota se stesso, ma lascia a tutti la felice sensazione di aver partecipato con emozione, anzi con il tigre nel motore - ci spieghi parecchie cose del mondo in cui viviamo.

    Adorno acutamente notava come gli oroscopi dei giornali fossero tutti calibrati sulla figura del Vicepresidente: cioè sulla maniera in cui l'Ingranaggio Umano Medio vorrebbe essere percepito - non può aspirare a essere Presidente, ma vuole sentirsi un gradino al di sopra della massa, cioè al di sopra di se stesso.

    Stella Pende si rivolge più poeticamente al proprio pubblico di Sciampiste:[1]
    "Insomma, Fini raccoglie molta gloria in quello che Simone de Beauvoir chiamerebbe 'il giardino sempre appassionato e meravigliosamente ribelle delle donne in fiore."
    Immaginiamo cosa avrebbe pensato Simone de Beauvoir dell'elezione del Figo di Destra del Bar Radeski [sic], ma non pretendiamo che la Pende, oltre a citarla, l'abbia pure letta.

    Quello che conta è lisciare il pelo alle lettrici, come si fa con ogni destinatario di messaggi pubblicitari.

    Continua la Lode alle Sciampiste:
    "Perché le donne si appassionano a chi mostra passione. Perché le donne guardano spesso a chi ha la capacità di volare contro. E Gianfranco Fini questa forza ce l'ha".
    E' interessante notare come nella fabbrica del conformismo, il prodotto più apprezzato sia l'anticonformismo, vero o presunto, ma comunque mercificato. Si chiama Innovazione di Mercato. Le sciampiste sono quindi "ribelli", il loro Vero Maschio "vola contro". [2]

    E come "vola contro" Gianfranco Fini?
    "Nell'infiammare delle voci, Gianfranco Fini ha chiesto almeno rispetto per il Capo dello Stato. E' entrato con forza nella difesa delle istituzioni".
    Certo, stiamo parlando del caso Englaro, e infatti Stella Pende cita questa e altre volte in cui Gianfranco Fini ha fatto qualche innocua dichiarazione per ricordare all'elettorato che può votare destra anche chi non è totalmente schierato con la Conferenza Episcopale Italiana.

    Ma Stella Pende compie anche un'altra ardita manovra, che ci fornisce un'utile lezione sui tempi in cui viviamo.

    Ogni potere istituzionale (che non sono necessariamente i poteri che contano) è una folle corsa a ostacoli tra innumerevoli telecamere. Chi non si trova sotto la telecamera, sparisce e perde; ma anche chi si trova nella posizione sbagliata sotto la telecamera perde. E le telecamere puntano su cose che la gente capisce. Sostanzialmente, sesso, parolacce e figuracce.

    Dietro le telecamere vigilano, impietosi, milioni di cittadini-guardoni, pronti a sfogare tutta la loro impotente invidia sputando su chi inciampa.

    Nulla interessa al Pubblico e alle Telecamere quanto la vita affettiva dei potenti. Interessa proprio perché non ha assolutamente nulla di interessante, in quanto partecipa della stessa meschinità e noia della vita privata di sciampiste e telecomandanti.[3]

    Ma dai potenti, gli impotenti esigono la stessa qualità che si esigeva dai re: la perfezione.

    La perfezione è facile recitarla, comparendo velati in misteriose carrozze una volta l'anno.

    Non è possibile recitarla davanti alle telecamere, che fanno vedere tanto il Sommo Pontefice della Chiesa Universale che si soffia il naso quanto il ministro giapponese di cui persino noi abbiamo scoperto l'esistenza a causa di una conferenza stampa in cui parlava in una maniera che sembrava da ubriaco.

    Ora, Gianfranco Fini ha divorziato da una pittoresca coatta romana, Daniela Di Sotto, per mettersi con Elisabetta Tulliani, velina con pretese ed'ex-amante dell'avventato presidente della squadra di calcio Perugia. [4]

    Che è come dire che il macellaio dell'angolo si è lasciato con la moglie cassiera per mettersi con la vincitrice del premio Miss Garbatella e lettrice delle previsioni meteo a TeleRomaEur, già amante del proprietario del discount che si è comprato la Ferrari a rate prima di andare in fallimento.

    Infatti, lo spettacolo è visivamente indistinguibile:


    Solo che il tutto viene elevato di una potenza e quindi quello che sarebbe del tutto irrilevante per acquirenti di bistecche, diventa di enorme importanza per chi si deve comprare un Presidente della Camera. E forse non è un ragionamento sbagliato, perché mentre sappiamo cosa è una bistecca, forse nemmeno il diretto interessato sa a cosa serve un Presidente della Camera.

    Il trucco consiste nel prendere questa imperfetta normalità e farne segno di uguaglianza, solamente una sorta di uguaglianza esemplare.

    Scrive Stella Pende:
    "Pensandoci bene, anche l'addio con Daniela Di Sotto [...] è stato un atto di grande coraggio. "Gianfranco ha amato sua moglie ma poi, a storia finita, ha continuato a scegliere secondo i suoi sentimenti. Il divorzio con Daniela gli ha tolto molta popolarità nella base di An, ma lui era innamorato di Elisabetta" racconta un amico. Romantico Gianfri."
    Ecco. Romantico Gianfri.

    Note:

    [1] La sciampista è la vicepresidente della parrucchiera. Il mestiere di parrucchiera, che combina arte, artigianato, chimica e psicologia, è ben al di là della sua portata, ma proprio per questo la sciampista colleziona avidamente i complimenti che i manifesti pubblicitari, le etichette dei prodotti e Stella Pende le riversano incessantemente addosso.

    [2] Personalmente conosco non pochi uomini (e donne) che volano contro un po' più di Gianfranco Fini, ma che non saranno mai disonorati da articoli di Stella Pende.

    [3] Il telecomandante è il marito della sciampista. Il suo ruolo è definito, non dal mestiere - può essere tanto dipendente quanto imprenditore - bensì dal controllo del telecomando durante la trasmissione delle partite di calcio.

    [4] Mai sottovalutare però l'importanza dello studio dei fluidi legami dei VIP, equivalente postmoderno delle rigide genealogie nobiliari di un tempo, ma ugualmente determinati dallo status.

    Si prenda ad esempio il vincolo (ormai superato) tra la signora Stella Pende, giornalista pettegola, e il signor Marco Tardelli, ex-giocatore di calcio della Juventus (oggetto quindi delle telecamere) passato a commentatore sportivo della RAI (gestore di telecamere) e poi a vice-commissario tecnico della Nazionale (produttore di oggetti per le telecamere).

    Novella 2000 costituisce l'Almanac de Gotha dei nostri tempi.
    -->

    Miguel Martinez
    Fonte: http://kelebek.splinder.com/
    Link: http://kelebek.splinder.com/post/19887424/Il+romantico+Gianfranco+Fini+v
    19.02.2009

    • imbuteria schrieb...
    • Benutzer
    • 22. Feb. 2009, 3:30
    • imbuteria schrieb...
    • Benutzer
    • 23. Feb. 2009, 17:40

    sbarre parallele

    Report sulla situazione in Ungheria
    La crisi permanente del capitalismo riserva una bella batosta dopo l'altra alla classe lavoratrice mondiale: è di questi tempi il collasso dei mercati finanziari, il volume della produzione cala ovunque in tutto il mondo, ci sono continue serrate. La recessione chiede dazio anche in Ungheria. Tuttavia, la situazione ungherese differisce da quella dell'Europa Occidentale per il fatto che la borghesia magiara ha iniziato il suo attacco frontale contro le condizioni di vita della classe lavoratrice ben prima di quanto abbiano fatto le borghesie dell'occidente europeo... [English]
    ALTRO CHE LOTTE PROLETARIE...

    Relazione sulla situazione in Ungheria [1]



    La crisi permanente del capitalismo riserva una bella batosta dopo l'altra alla classe lavoratrice mondiale: è di questi tempi il collasso dei mercati finanziari, il volume della produzione cala ovunque in tutto il mondo, ci sono continue serrate. La recessione chiede dazio anche in Ungheria. Tuttavia, la situazione ungherese differisce da quella dell'Europa Occidentale per il fatto che la borghesia magiara ha iniziato il suo attacco frontale contro le condizioni di vita della classe lavoratrice ben prima di quanto abbiano fatto le borghesie dell'occidente europeo. Durante l'estate del 2006, è iniziato un brutale aumento delle tariffe e dei prezzi su quasi ogni cosa: cibo, gas, elettricità, benzina, perfino i trasporti pubblici sono diventati sempre più cari, dal momento che la borghesia ungherese ha fatto di tutto pur di mantenere la sua competitività rispetto agli altri gruppi borghesi della regione, mentre i processi del mercato mondiale spingevano nella stessa direzione. [2]

    Nonostante i continui attacchi portati contro le condizioni di vita della classe lavoratrice, la borghesia deve comunque affrontare problemi molto seri: il deficit pubblico è estremamente alto ed il debito con l'estero è in costante crescita, mentre la recessione mondiale si avverte sempre di più anche in Ungheria. La stabilità finanziaria sarebbe molto importante per loro - prima di tutto, allo scopo di pompare sempre più denaro verso le loro compagnie, ma anche per tenere efficiente lo Stato, dato che la borghesia ha ancora bisogno di una polizia, di un esercito e di una amministrazione pubblica funzionante. E, naturalmente, devono dare qualche avanzo anche alla classe lavoratrice, che schiamazza e che ogni 4 anni va a votare come un gregge di pecore. In secondo luogo, la situazione economica del paese dovrebbe essere stabilizzata anche al fine di stimolare il flusso di capitali dall'estero, per poter reggere la produzione (dato che da questo momento in poi occorre fare i conti con una seria recessione) e sulla distanza, introdurre l'Euro, da cui ci si aspetta che debba garantire condizioni più prevedibili e sicure per la gioia del loro parco di spazzatura.

    Quindi i capitalisti hanno cercato di metter sotto la classe lavoratrice già nel 2006. In conseguenza di questo salasso, il livello delle condizioni di vita della classe lavoratrice è peggiorato considerevolmente nell'anno 2007, che è stato coronato dalla borghesia al potere con l'introduzione - all'interno dello schema della cosiddetta "riforma della sanità pubblica" - del ticket sulle visite, del ticket giornaliero in ospedale e inoltre il licenziamento di diverse migliaia di lavoratori del pubblico impiego. La situazione è peggiorata con l'esplosione dei prezzi degli alimentari a livello mondiale che ha causato un aumento considerevole dei prezzi anche in Ungheria: durante la seconda parte del 2007, il prezzo della farina era salito del 60 per cento rispetto al 2006, il pane e le uova aumentati di oltre il 20 per cento. Tutto questo ha portato ad un aumento evidente dello scontento tra la classe operaia, ma anche in questo caso non vi è stato niente altro che la solita pratica riformista del valorizzare la merda.

    Naturalmente, i sindacati hanno usato questa occasione per chiamare allo sciopero una classe lavoratrice attonita, per metterla in fila nelle strade a protestare contro la "riforma della sanità pubblica", l'aumento dell'età pensionabile e lo smantellamento di alcune linee ferroviarie.[3] Il 21 novembre 2007, nell'ambito della "Giornata della Solidarietà Sociale", le ferrovie si sono fermate per 6 ore, una parte degli insegnanti è entrata in sciopero, il servizio si è fermato per 2 ore nella compagnia aerea Malév, in alcuni servizi della Volán (compagnia di autobus) ed in alcune altre grosse aziende. In tutto il paese, parecchie migliaia di lavoratori sono entrati in sciopero, e in serata, hanno manifestato sotto il Parlamento a pietire almeno alcune piccole concessioni da parte della borghesia - che, naturalmente, non ha fatto altro che cagargli addosso. Da un punto di vista borghese, ogni cosa andava alla perfezione: non vi era stata nessuna interruzione significativa della produzione, il controllo sindacale funzionava bene, i lavoratori potevano esprimere il loro scontento nell'ambito della cornice data dai diritti democratici. La pace sociale era consolidata.

    La borghesia ha potuto perciò continuare con calma la sua terapia d'urto contro la classe lavoratrice. Il governo ne ha persino aumentato la dose nel corso del 2008. Durante l'anno passato, ha aumentato il prezzo del gas 4 volte, pari a più del 27%. I prezzi degli alimentari hanno pure continuato a crescere; inoltre, gli effetti della recessione mondiale hanno raggiunto l'Ungheria nella seconda metà dell'anno. Molte fabbriche hanno chiuso oppure hanno tagliato la produzione, soprattutto nel settore dell'auto e dell'elettronica. Dall'autunno 2008, più di 20mila lavoratori sono stati licenziati, il numero ufficiale dei disoccupati ha raggiunto i 470mila. E non siamo ancora alla fine, dato che ulteriori licenziamenti vengono annunciati quasi ogni giorno. Dall'inizio del 2009, altri 10mila lavoratori sono stati licenziati. Nel frattempo, si vive da ottobre 2008 in uno stato di semi-bancarotta a causa del crack del sistema bancario mondiale e della grande debolezza del fiorino [la moneta ungherese - ndt]. Al fine di evitare un collasso totale, il governo ha chiesto al FMI, alla BM ed alla UE un credito di 20 miliardi di euro, che entreranno nelle banche, riempiranno le riserve statali e fermeranno l'indebolimento del fiorino. Il debito sarà pagato nel giro di 3-5 anni - da noi...

    Nel bel mezzo dell'impoverimento della classe operaia e nella sua corsa verso il baratro, i sindacati hanno portato avanti scioperi completamente difensivi anche nel 2008, che non hanno niente a che fare con le lotte proletarie, di cui non si è vista traccia nel corso del 2008. L'assenza generale dell'auto-organizzazione proletaria ha molte ragioni. Per prima cosa, pesa la funesta eredità del passato, il cui effetto distruttivo può essere ancora avvertito nel presente: durante l'epoca di Kádár, il potere bolscevico aveva pacificato la classe operaia garantendo una relativa sicurezza di vita, era stato liquidato ogni tipo di auto-organizzazione proletaria ed espropriata persino la terminologia del movimento comunista. D'altro canto, dopo la "transizione", la classe operaia è stata atomizzata da una dura competizione tra lavoratori, dalla disoccupazione, dal volatilizzarsi di quei posti di lavoro un tempo relativamente stabili, dalla mobilità del mercato del lavoro. Oggi, i lavoratori agiscono esclusivamente in base ai loro interessi individuali, le comunità operaie nei posti di lavoro sono essenzialmente scomparse, la solidarietà di classe è quasi inesistente, e molti degli stupidi lavoratori ungheresi non sono nemmeno consapevoli di far parte di una classe sociale. E questi lavoratori egoisti, nichilisti, con la loro falsa coscienza possono essere facilmente manipolati dai vari media borghesi, i quali dosano la loro propaganda controrivoluzionaria in proporzioni ogni giorno sempre più grosse, grazie alle conquiste della cosiddetta "società dell'informazione".

    Questa è la ragione per cui i lavoratori che sono in ansia per il loro posto di lavoro, che sono scontenti a causa del peggioramento dei livelli di vita, che sono imbevuti di varie ideologie borghesi, seguono i sindacati come animali al traino. Il 7 aprile 2008, i lavoratori della BKV (Aziende per i Trasporti di Budapest) hanno scioperato dall'alba alle 13.00. Chiedevano un maggiore sostegno statale per la compagnia al fine di prevenire futuri licenziamenti. Alla fine di novembre, anche i lavoratori del pubblico impiego sono scesi in strada, protestavano contro l'abrogazione della tredicesima mensilità e contro i massicci licenziamenti, e chiedevano un aumento salariale del 4% che era già stato loro promesso. Hanno minacciato uno sciopero per gennaio 2009 se le loro richieste non fossero state accolte. Circa 10mila tra vigili del fuoco, insegnanti, poliziotti, operatori della sanità pubblica, ecc, si erano riuniti sotto il Parlamento e dopo aver consegnato la loro petizione, se ne sono tornati pacificamente a casa, da cittadini ben educati. Ed i sindacati hanno fatto pienamente il loro dovere, trovando presto un accordo col governo in base al quale dal 2009 i lavoratori riceveranno la tredicesima mensilità in forma di versamenti mensili. In cambio, i sindacati si sono impegnati a non indire scioperi fino al settembre 2009.

    La fine del 2008 è stata ricca di eventi. Ai primi di dicembre i lavoratori della Malév erano di nuovo in sciopero. Chiedevano un nuovo contratto collettivo, la fine del ricorso all' outsourcing, ed il pagamento degli stipendi arretrati. La borghesia ha fatto venire dei crumiri dalla Grecia, per cui lo sciopero ha perso mordente fino alla seconda metà di dicembre, poi il sindacato lo ha sospeso. Durante il 2008, i ferrovieri hanno scioperato diverse volte. L‘ultimo sciopero il 14 dicembre, indetto dal VDSZSZ (Sindacato Libero dei Ferrovieri) che ha ottimi rapporti con il Fidesz, la principale forza dell'opposizione [Unione Civica Ungherese, partito conservatore democristiano - tr.]. La richiesta era quella di sempre: una indennità di 250mila fiorini per ogni ferroviere ed un aumento salariale del 10% per i lavoratori in outsourcing. Lo sciopero è stato infine sospeso per il Natale - "sacra festività" in cui anche la lotta di classe si prende una pausa... In seguito tutti i sindacati eccetto il VDSZSZ hanno accettato un aumento salariale del 4.1% - l'offerta della compagnia -, ma una ripresa dello sciopero è attesa nel 2009.

    La crescita dello scontento nella classe operaia viene continuamente strumentalizzato -oltre che dai sindacati- anche dalla destra, la quale porta avanti una campagna fatta di slogan anticapitalisti, di attacchi al capitale "straniero" e di promesse di portare lo "Stato ungherese" sotto il loro governo fuori dal cosiddetto "capitalismo selvaggio", cioè una sorta di umanizzazione dello sfruttamento capitalista. In questa campagna, il Fidesz è riuscito a mobilitare continuamente quei lavoratori che erano caduti vittime del magico incantesimo di Viktor Orbán [segretario del Fidesz - tr.] ed a dare fiato all'ideale nazionale contro "la riforma della sanità pubblica" iniziata nel 2007. Il Fidesz ha organizzato parecchie manifestazioni nel paese contro la privatizzazione degli ospedali, poi ha iniziato una raccolta di firme per indire un referendum. C'è stata una grande mobilitazione di massa. Alla fine, l'esito del referendum del 9 marzo 2008 - con circa 4 milioni di votanti -, ha costretto il governo a cancellare il ticket sulle visite, il ticket sui giorni di degenza in ospedale e le tasse universitarie. Ovviamente tutto ciò ha dato una grande popolarità al Fidesz, per cui è abbastanza certo che nel 2010 quelle sagome dei cristiano-nazionali saranno alla guida del paese un'altra volta.

    Questa eventualità è resa ancora più probabile dal fatto che una parte considerevole della classe lavoratrice ungherese è attualmente abbruttita dal nazionalismo, dall'antisemitismo e da una forte avversione verso gli zingari.[4] In una situazione in cui le condizioni di vita dei lavoratori sono in costante peggioramento e cresce lo scontento, aumenta sempre più forte la tendenza a trovare un capro espiatorio ed alcuni gruppi di lavoratori si organizzano in brigate fasciste dedite al linciaggio. Ne è un eclatante esempio la Guardia Ungherese che è nata nel 2007. Questa organizzazione è stata fondata dal Jobbik, uno dei partiti fascisti [il "Movimento per un'Ungheria Migliore - tr.]. Uno dei suoi scopi è quello di "rafforzare l'auto-difesa nazionale" e, alla lunga, quello di costituire una Guardia Nazionale. Fin dal 2007 si assiste ad un reclutamento incessante, sono state create organizzazioni provinciali e si parla di più di 2000 aderenti. Inoltre, da poco puntano anche alla iniziazione dei bambini, preoccupandosi dunque di dare continuità a questo così tanto nobile impegno. Questi gruppi che marciano con simboli fascisti hanno organizzato parecchie manifestazioni nel paese contro il "crimine zingaro" e recentemente hanno persino messo in atto la pratica del bersaglio. Se necessario, questi gruppi non esiteranno a fare guerra ai proletari che si ribellano e ad aiutare la polizia, proprio come hanno fatto i loro camerati in Grecia non molto tempo fa...

    A parte la Guardia Ungherese, i fascisti sono attivi in generale. Nel 2008 ci sono stati diversi attacchi a base di Molotov, granate ed armi contro le case di lavoratori di origine zingara. Come al solito, i fascisti sono scesi per le strade il 23 ottobre (nel 1956 giorno della rivolta popolare contro il regime comunista autoritario, ndt). Sebbene fossero solo alcune centinaia, hanno cercato di organizzarsi in modo più serio. Si sono messi dei cappucci, hanno portato delle bottiglie Molotov già preparate, persino una bomba artigianale trovata in un'auto dalla polizia, che in questo caso ha isolato facilmente i capi rivoltosi e messo i gruppi fascisti sotto controllo.

    Ecco come si possono avvertire con forza gli effetti degli ultimi sviluppi della crisi mondiale anche in Ungheria. Nonostante il credito ricevuto di 20 miliardi di euro, si attende una ulteriore ondata recessiva nel paese, con nuovo indebolimento del fiorino. Di conseguenza, la borghesia continua coi suoi giri di vite: la condizione per poter ottenere qualche tipo di beneficio sarà quella della produttività del lavoro complessivo, vi è la prospettiva di nuovi aumenti delle tasse, altre misure restrittive, licenziamenti massicci. Ma, data la crescente disoccupazione, le restrizioni e la debolezza del fiorino, sarà molto difficile restituire i crediti in valuta straniera con altro aumento dei costi. Questo vuol dire che i livelli di vita della classe lavoratrice continuano a peggiorare, ci saranno meno nuovi investimenti, i consumi caleranno, così la recessione si farà sempre più profonda. Si tratta di un circolo vizioso che non cambierà granché nel breve periodo, né col cambio di governo atteso per il 2010 e nemmeno con un ulteriore aumento dei fascisti. La borghesia ungherese è in agitazione, sono in un tale stato confusionale che sono stati costretti ad ammettere che non sanno cosa aspettarsi in futuro.

    Le previsioni non sono per niente buone: la recessione mondiale strangolerà ancora di più la classe operaia e lo stesso accadrà in Ungheria. Nel lungo periodo lo scontento dei lavoratori probabilmente crescerà ancora e allora il governo giocherà la carta ideologica dell'unità nazionale e dei sacrifici per salvare il paese. I sindacati rinnoveranno le loro manifestazioni riformiste. Tra le masse nazionaliste e quelle sotto il controllo sindacale, queste manovre potranno avere successo per poco. Ma se la classe lavoratrice di tutto il mondo si rende conto, visto il declino costante delle sue condizioni di esistenza, che non c'è più nessun posto dove ritirarsi e si libera delle illusioni democratiche, allora il proletariato che si auto-organizza in classe dovrà presto o tardi spazzare via la borghesia dappertutto - perciò anche qui in Ungheria - e creare la comunità umana mondiale: il comunismo.

    Barikád Kollektíva

    alla fine di gennaio 2009

    http://www.anarcom.lapja.hu

    Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali



    Note:

    1. Il presente resoconto fa parte di una serie di articoli iniziati nel 2005, dove abbiamo analizzato i cambiamenti della situazione economica e politica in Ungheria dall'epoca di Kádár ad oggi. I pezzi precedenti nell'ordine sono: "Al di là dei Carpazi comincia l'incubo", "The Reality of the Nightmare", "Spend Your Blood!", "Rouse?!", "Connections.."..

    2. Ne abbiamo scritto a lungo nell'articolo intitolato "Spend Your Blood!".

    3. Maggiori dettagli sull'attività controrivoluzionaria dei sindacati dopo la "transizione" nel report intitolato "The Reality of the Nightmare".

    4. Sulle radici del nazionalismo ungherese e sulle sue forme di espressione ci siamo a lungo soffermati nel nostro articolo intitolato "Connections...".



    Link esterno: http://www.anarcom.lapja.hu

    • imbuteria schrieb...
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    • 23. Feb. 2009, 23:52

    sbarre parallele

    Irlanda: I lavoratori dicono "noi non pagheremo la vostra crisi"
    ireland / britain | economy | news report Monday February 23, 2009 13:47 by Nestor McNab
    120.000 persone in corteo a Dublino, contro il governo
    Dublino, sabato 21 febbraio 2009. Circa 120.000 persone scendono in piazza per dire no alla proposta del governo di introdurre qualcosa conosciuto come "l'imposta sulle pensioni". Si tratta di una tassa tra il 3% e il 9,6% sullo stipendio lordo dei lavoratori nel settore pubblico, che nel maggior parte dei casi sarà intorno al 7%, cioè di circa €2.000 all'anno.


    Irlanda: I lavoratori dicono "noi non pagheremo la vostra crisi"


    Dublino, sabato 21 febbraio 2009. Circa 120.000 persone scendono in piazza per dire no alla proposta del governo di introdurre qualcosa conosciuto come "l'imposta sulle pensioni". Si tratta di una tassa tra il 3% e il 9,6% sullo stipendio lordo dei lavoratori nel settore pubblico, che nel maggior parte dei casi sarà intorno al 7%, cioè di circa €2.000 all'anno.
    La manifestazione era indetta dall'Irish Congress of Trade Unions (ICTU - Congresso dei sindacati d'Irlanda, un'organizzazione che raggruppa oltre 50 sigle sindacali), anche se esiste un forte sospetto, basato su alcune indiscrezioni, che lo stesso ICTU abbia proposto l'imposta al governo come alternativa ai piani di quest'ultimo di tagliare gli stipendi del settore pubblico (è interessante notare che l'ICTU non ha fatto appello per il ritiro della proposta del governo). L'imposta sulle pensioni infatti non è altro che un taglio allo stipendio ma sarebbe stato, secondo l'ICTU, più facilmente digeribile. Sabato, i lavoratori irlandesi, non solo del pubblico impiego ma da molti settori - infermiere, tassisti, insegnanti, autotranvieri, giornalisti, impiegati statali, muratori, pompieri, ferrovieri, studenti - tutti dicendo NO in massa: 120.000 sulle strade di Dublino, una città di un milione di abitanti.

    Ma l'opposizione dei lavoratori non finisce con il corteo. E' in pieno sviluppo un movimento sindacale di base che lavora verso lo sciopero generale. Negli ultimi settimane ci sono stati decine e decine di assemblee locali nei luoghi di lavoro e nei sindacati per costringere i sindacati a indire uno sciopero ad oltranza. Il corteo di sabato scorso non era soltanto un messaggio al governo, ma anche uno ai dirigenti sindacali. Giovedì prossimo ci sarà lo sciopero nel pubblico impiego del CPSU (Sindacato dei servizi civili e pubblici), seguito sabato dallo sciopero dei trasporti urbani. Poi dal 1 marzo, gli autotranvieri del SIPTU inizieranno uno sciopero ad inoltranza. I lavoratori della scuola stanno agitando per lo sciopero generale e sembra inevitabile che altri sindacati del settore pubblico si uniranno al movimento per lo sciopero generale.

    Si sa che una protesta limitata ad una giornata non farà cambiare idea al governo, e se c'è una cosa che le assemblee hanno reso chiaro finora, è che bisogna vincere: far retrocedere il governo e il capitale e far pagare la crisi ai padroni!

    L'organizzazione comunista anarchica irlandese, il Workers Solidarity Movement, ha aderito alla manifestazione e ha partecipato con uno striscione dicendo "Il corteo non basta: sciopero generale ora!" e la distribuzione di un volantino dal titolo "Tagli degli stipendi, tagli dei posti di lavoro? Organizzare la resistenza!"

    Foto della manifestazione: http://www.indymedia.ie/article/91222


    Articolo scritto per Anarkismo.net

    • imbuteria schrieb...
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    • 24. Feb. 2009, 17:55
    La truffa dei rifiuti
    "Ch'aggia fa jè? Ch'aggia faa? No, allora, io voglio puntualizzare una cosa anche agli abusivi che stanno guardare da casa loro. E' meraviglioso! Allora, la cosa che vorrei chiarire con voi, è che io sono in enorme imbarazzo perché questi ragazzi del comitato con cui siamo in contatto mi hanno chiamato chiedendomi di venire giù perché l'intento qual è? Perché io sono qua? Cosa vuol dire la mia presenza? Sì, quella di aggregare un po' di gente e va bene, ma soprattutto quella di far passare un messaggio ai media, alle televisioni.
    Aspettate, non applaudite prima! Aspettate! Allora, questo mediare dei mezzi di informazione non è più valido perché non si media più niente. Dobbiamo trovare un altro modo per comunicare queste cose al resto dell'Italia. Allora, io sono venuto qua, ho fatto un giro con loro, vi dico cosa ho visto? Ho visto il delirio di qualsiasi cosa, ho visto la terza brigata fanteria che presidiava le scatole di tonno. Ho visto i bersaglieri che stavano sequestrando un cane che aveva in bocca un sacchetto di immondizia. Ho visto il filo spinato, ho visto i mitra. Appena loro hanno visto me sono arrivati con un cingolato, un panzer da otto tonnellate! Noi non abbiamo assolutamente nessuna speranza di fare manifestazioni contro i militari. Hanno messo del filo spinato, ci guardano e preservano il territorio.
    Questa legge voglio che sia chiara sul perché vogliono che ci siano i militari qui. Questa legge è stata fatta dal signor Prodi e la sinistra un attimo prima di andare via. Ricordatevele queste cose. Allora se è sotto presidio militare anche un sindaco che dice alla sua popolazione che lì ci sarà una discarica o che lì faranno un inceneritore, o che addirittura lì faranno una centrale nucleare, solo per averlo detto rischia cinque anni di galera. Allora bisogna trovare forme di lotta diverse!
    Qui, signori, la spazzatura, io ve lo dico che vivo a Genova, e non vogliono neanche dire che abbiamo vinto uno a zero col Napoli tiè tiè! Non lo voglio dire! Non lo voglio dire! Non lo voglio dire e non lo dirò! Però sono arrivato qui solo per dirvi, cari signori, che la spazzatura ormai è uno spot pubblicitario. Non interessa più a nessuno. Signori voi siete come una riserva indiana. C'è la lotta degli indiani coi cow boy. Qui la spazzatura non interessa a nessuno! I rifiuti tossico nocivi e i rifiuti nucleari non interessano più! Quello che rompe i coglioni al resto dell'Italia siete voi! Voi, con queste strane malattie che dite di avere, questo vostro dolore buttato lì. E' il vostro dolore che rompe i coglioni!
    Dev'essere un dolore silenzioso. Allora vi mettete in testa che dovete soffrire in silenzio? E' questo che vogliono Col cazzo che soffriremo in silenzio! Allora, qui la camorra è diventata letteratura che vende libri. Vende giornali. Hanno nomi: Cicciuzzo... come si chiama? Cicciuzzo Mezzanotte! Toro seduto. Sandokan!
    Qui c'è qualcosa che non quadra più. Non quadra più nulla. Allora qui non interessano i problemi, qui siete voi che create fastidio. Ma questo fastidio diventerà sempre più forte ve lo dico io. E allora bisogna trovare altre forme di contestazione forti, intelligenti, con la Rete per prenderli un po' per il culo con un po' di ironia.
    Non si può andare contro dei militari, noi siamo persone normali. Allora dobbiamo escogitare qualche cosa. Ci penseremo, e poi coinvolgeremo qualcuno. Mi sembra impossibile che qui non ci sia un cantante rock, un mio collega napoletano c...o! Non è possibile che non ci sia un attore! Qualcuno che possa mettere a disposizione la sua popolarità per questa cosa. La Campania. Qui voi non siete più neanche una regione, questa è una non regione.
    Quando abbiamo fatto il Munnezza Day ve lo ricordate in piazza Dante? Io ero venuto a chiedere scusa da parte del Nord per aver riempito questa terra di rifiuti tossico nocivi con imprese del Nord. Questa emergenza è stata creata da società quotate in Borsa. Impregilo vive, vegeta e guadagna sulla salute della gente! Ancora oggi.
    Questa non è più una regione questa è una non regione. Voi siete non persone! Perché non si spiegano le radici di un sindaco come la Jervolino dove un consigliere si suicida, quattro li arrestano e lei rimane lì. Dice che lei ha le mani pulite e che la merda le scivola attraverso le dita. Non si capisce! Non si capisce se Mangano era un eroe allora Bassolino è un super eroe che ci ritroveremo come parlamentare europeo! Cosa sta succedendo in questa città? In questa regione? Io non so cosa sta succedendo.
    A Pomigliano d'Arco si vede la Polizia che carica gli operai, i padri di famiglia. Perché? Perché hanno presidiato l'autostrada, hanno interrotto un servizio autostradale per qualche ora. E allora se devono vigilare le autostrade perché non vanno sulla Salerno-Reggio Calabria a vigilare? Potrebbero andar lì a vigilare no? Dove la gente rimane sotto le frane!
    E allora, io non so se posso esservi utile, non so cosa passerà. Perché usano pezzettini delle mie cose perché pensano che mi scappi una parola in più per eliminare la manifestazione e per colpire me. E colpendo me colpiscono anche voi! Allora, qui ci saranno tremila persone, secondo la questura cinquanta. Cominceranno a fare queste cose. Ma la cosa incredibile è dobbiamo cominciare a mobilitare, perchè siamo tutti contaminati.
    Io non sono diverso da voi. Quello che sta succedendo qua succederà anche a Genova, Milano, Torino. Il problema dei rifiuti è gigantesco. E' l'economia. Ma l'economia non si può più fare in questa maniera. Fossi stato io sindaco a Napoli quando c'è stata l'emergenza, ai primi sintomi di visione della monnezza per le strade, bastava che avessi scritto due righe: proibire l'usa e getta, il monouso, il terzo e quarto imballaggio, proibire le bottiglie di plastica. Proibire per la salute pubblica. Il sindaco poteva farlo! Quando c'è un rifiuto c'è uno sbaglio nella catena. Dobbiamo cambiare, siamo in guerra cari amici.
    Siamo tutti in guerra con l'elmetto. Allora la nostra guerra è una guerra per la conoscenza. Se c'è un rifiuto c'è uno sbaglio nella costruzione di questa cosa. La natura non fa rifiuti, i rifiuti li facciamo noi. Allora se noi facciamo un rifiuto, quello deve essere materia prima di un'altra lavorazione, deve chiudersi il ciclo, non può rimanere aperto. Allora si fanno altre cose: ci sono i pannolini lavabili, ci sono i detersivi alla spina, c'è il latte alla spina. Qualsiasi cosa si deve produrre in un altro modo, questa è una guerra. E noi diamo gli incentivi alla Fiat perché la Fiat faccia macchine in Polonia e in Croazia vaffanculo!
    Noi dobbiamo cominciare a cambiare questo mondo dalle basi. Siamo in guerra! Roosevelt quando entrò in guerra con le industrie americane, in quarantotto ore capovolse i ritmi e il modo di produrre delle industrie. A uno che faceva i giubbotti in pelle gli disse: "tu adesso fai giubbotti antiproiettile." Un altro faceva bottoni gli ha detto: "tu fai pallottole e bossoli." Noi dobbiamo togliere le sovvenzioni di 'sti cazzo di inceneritori dalle nostre bollette.
    Via! Noi dobbiamo fare democrazia dal basso. E allora la conoscenza cosa serve? Io voglio sapere dove vanno a finire le mie tasse. Voglio sapere ed essere padrone se posso finanziare un inceneritore o no. Devo essere in grado di decidere io se finanziarlo o no. Hanno paura di questo, hanno paura del cittadino informato. Ecco perché ci sono i media che ormai non sono più media perché non informano più, che sono assoggettati. Non passa più un'informazione vera. Passano cazzate! Passano cazzate.
    Io adesso faccio un piccolo intervento, poi qui parleranno delle persone qualificate. Io sono un comico come ha detto il sindaco di Salerno De Luca: "Vengono qua questi comici e questi preti che dovrebbero stare in chiesa a pontificare su Acerra." Ecco come ci trattano. Noi non abbiamo titolo per parlare da scienziati, però qui oggi abbiamo degli scienziati. Voglio presentarveli io.
    Il primo che vi presento non è uno scienziato ma è innanzitutto un uomo meraviglioso. Un uomo che finalmente ti fa credere che Dio esiste. Fermi! Il papa, (l'amministratore delegato tedesco) gira con settanta uomini di scorta. Il mio vescovo, il vescovo di Genova gira con quattro persone di scorta. Quattro! Allora l'ho fermato io, gli ho detto: "Vescovo mi scusi ma quattro persone di scorta dovrei averle io non lei. Lei è votato al martirio io no" (tiè) Eh! Allora? Girano con la scorta i preti. Ma se Gesù invece che i dodici apostoli aveva dodici body guard, col cazzo che lo mettevano in croce!
    Allora voglio dirvi che ogni tanto Dio esiste. Dio è nel basso, Dio è nelle persone che soffrono, Dio è in questi posti, si manifesta in semplici persone di una grandezza spropositata. Parlo di Don Gallo, di Ciotti e ne abbiamo uno qui. Abbiamo un pretino. Un grande combattente: Alex Zanotelli.
    Ragazzi io devo scappare. Devo farmi tutte le discariche della Campania! Non vorrete mica che mi faccia solo questa! Devo andare dalle altre parti. Io voglio salutarvi dicendovi questo. Ha detto una cosa fantastica, bisogna creare dal basso i rapporti. Noi stiamo creando i meetup, le liste civiche. Dovete iscrivervi. Nessuno vi rappresenta più. Non c'è più un partito, non c'è più nulla, né sinistra né destra. Dovete scendere con l'elmetto. Cittadini informati, le liste civiche. A giugno in seimila comuni si vota. Ragazzi come voi devono entrare nei Comuni. Basta che entri uno di voi con una web-cam e metta tutto in Rete quello che vede nei Comuni. I territori, come fanno le urbanizzazioni e gli roviniamo il giochino.
    La trasparenza e la Rete sono il futuro per questa Democrazia dal basso. Quindi l'ottimismo che ho io è questo, e che ho detto anche a loro. Discariche, inceneritori, infrastrutture sulla salute della gente non le faranno mai. Non hanno più una lira! L'economia ci darà ragione. Avremo una botta tremenda sull'economia. E l'unica nota positiva è che queste cose non avranno più i soldi per poterle fare. Seconda cosa, la raccolta differenziata porta a porta funziona. Funziona nei paesi, funziona a Salerno. Allora bisogna che noi teniamo quattro contenitori con un chip. Noi dobbiamo pagare le tasse sull'immondizia in base alla quantità che produciamo. Se ne facciamo di più paghiamo di più se ne facciamo di meno ne paghiamo meno.
    Dobbiamo essere incentivati in queste cose. Questa immondizia convergerà verso l'isola ecologica e le cose che buttiamo diventano materia prima o secondaria per le imprese. Le imprese di giovani di trenta quarant'anni stanno facendo miracoli sulle cose che buttiamo. Non si può portare l'immondizia di Napoli in Germania. In Germania aprono i nostri sacchetti, prendono la plastica, la carta, l'alluminio e ce la rivendono come materia prima e seconda. Siamo rincoglioniti del tutto. Allora io vado per discariche e se sopravvivrò torneremo insieme e faremo qualche casino più grosso di questo. Grazie a tutti. Ciao." Beppe Grillo

    • imbuteria schrieb...
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    • 27. Feb. 2009, 14:04
    Intervista a Gioacchino Genchi:

    "Io svolgo l'attività di consulente tecnico per conto dell'autorità giudiziaria da oltre vent'anni, lavoro nato quasi per caso quando con l'avvento del nuovo codice di procedura penale è stata inserita questa figura, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando devono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato, Cossiga me lo abbia ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna. Che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate, mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure.
    Per cui per l'accertamento della verità, nel processo penale, accertamento della verità significa anche a favore dell'indagato o dell'imputato, il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all'interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza.

    Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contenuto forse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano.
    Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, cioè di rinunciare alla carriera, allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata è stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri mi hanno attaccato in parlamento, al contrario.

    Il ministro Brunetta non poteva non riferire che la concessione dell'aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliati da vari organi dello Stato, dal Ministero dell'Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri di Berlusconi, la stessa che mi ha attaccato in maniera così violenta e così assurda dicendo le fandonie che hanno fatto ridere gli italiani perché tutto questo can can che si muove nei miei confronti, questo pericolo nazionale, cioè una persona che da vent'anni lavora con i giudici e i Pubblici Ministeri nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di mafia e politica più importanti che si sono celebrati in Italia, rappresenta un pericolo.

    Forse per loro! Per tutti quelli che mi hanno attaccato perché poi la cosa simpatica (è chiaro che ora sto zitto, non posso parlare sono legato al segreto) ma mi scompiscio dalle risate perché tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando. Questo è l'assurdo!

    Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell'ottica della mia attività. Martelli nei computer di Falcone quando furono manomessi, Rutelli perché è amico di Saladino usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere! Tra l'altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un'altra persona.

    No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell'indagine. Questo è assurdo. Io continuo a ridere perché il popolo italiano che vede questo grande intercettatore, che avrebbe intercettato tutti gli italiani, ma che cosa andavo ad intercettare agli italiani? Per farmi sentire dire che non riescono ad arrivare alla fine del mese? Per sentir dire che i figli hanno perso il posto di lavoro o che sono disoccupati? Che c'è una crisi economica? Ma perché mai dovrei andare ad intercettare gli italiani? Ma quali sono questi italiani che hanno paura di Gioacchino Genchi?

    Quelli che hanno paura di Gioacchino Genchi sono quelli che hanno la coscienza sporca, e quelli che hanno la coscienza sporca sono quelli che mi hanno attaccato. E con questo attacco hanno dimostrato di valere i sospetti che io avevo su di loro. Anzi, più di quelli di cui io stesso mi ero accorto, perché devo essere sincero, probabilmente io avevo sottovalutato il ruolo di Rutelli nell'inchiesta Why not.

    Rutelli ha dimostrato probabilmente di avere il carbone bagnato e per questo si è comportato come si è comportato. Quando ci sarà la resa della verità chiariremo quali erano i rapporti di Rutelli con Saladino, quali erano i rapporti del senatore Mastella, il ruolo di suo figlio, chi utilizzava i telefoni della Camera dei Deputati... chiariremo tutto! Dalla prima all'ultima cosa. Questa è un'ulteriore scusa perché loro dovevano abolire le intercettazioni, dovevano togliere ai magistrati la possibilità di svolgere delle intercettazioni considerati i risultati che c'erano stati, Vallettopoli, Saccà, la Rai eccetera, la procura di Roma immediatamente senza problemi però apre il procedimento nei confronti del dottor Genchi su cui non ha nessuna competenza a indagare, perché la procura di Roma c'entra come i cavoli a merenda. C'entra perché l'ex procuratore generale di Catanzaro ormai fortunatamente ex, ha utilizzato questi tabulati come la foglia di fico per coprire tutte le sue malefatte e poi le ha utilizzate come paracadute per non utilizzarle a Catanzaro, dove probabilmente il nuovo procuratore generale avrebbe immediatamente mandato a Salerno.
    Perché in quei tabulati c'è la prova della loro responsabilità penale. Non della mia. Quindi, non li manda a Salerno che era competente, non li manda al procuratore della Repubblica di Catanzaro che avrebbe potuto conoscere quei tabulati e quello che c'era, non li manda al procuratore della Repubblica di Palermo dove io ho svolto tutta la mia attività ma li manda a Roma che non c'entra niente.

    Quindi si va a paracadutare questi tabulati sbagliando l'atterraggio perché in una procura che non ci azzecca nulla. Perché tra l'altro in quei tabulati c'erano delle inquisizioni che riguardavano magistrati della procura della Repubblica di Roma! Su cui stavamo indagando. Ora la procura di Roma indaga su di me e sui magistrati della procura della Repubblica di Roma. Si è ripetuto lo scenario che accadde tra Salerno e Catanzaro e si è ripetuto lo scenario che era già accaduto tra Milano e Brescia all'epoca delle indagini su Di Pietro. Con la sola differenza che all'epoca si chiamava Gico l'organo che fece quelle attività, adesso si chiamano Ros, ma sostanzialmente non è cambiato nulla.

    In ultima analisi dico che io sono comunque fiducioso nella giustizia. Hanno cercato di mettermi tutti contro, hanno cercato di dire ad esempio, nel momento in cui c'era un rapporto di collaborazione con la procura di Milano anche fra De Magistris e la procura di Milano, un'amicizia personale fra De Magistris e Spataro, che siano stati acquisiti i tabulati di Spataro. Assurdo! Non è mai esistita un'ipotesi del genere. Nemmeno per idea! Come si fa a togliere a De Magistris l'appoggio della magistratura associata? Diciamo che ha preso i tabulati di Spataro. Come si fa a mettere il Csm contro De Magistris? Diciamo che ha preso i tabulati di Mancino.

    Adesso i Ros dicono che nei tabulati che io ho preso ci sono, non so quante utenze del Consiglio superiore della magistratura. Non abbiamo acquisito tabulati del Csm, sono i signori magistrati di cui abbiamo acquisito alcuni tabulati, quelli sì, tra cui alcuni della procura nazionale antimafia ben precisi, due, solo due, che hanno contatti col Csm.

    Ha inquisito il Quirinale! Ma quando mai? Se però qualcuno del Quirinale ha chiamato o è stato chiamato dai soggetti di cui ci siamo occupati validamente, bisogna vedere chi dal Quirinale chi ha avuto contatti con queste persone, ma io non ho acquisito i tabulati del Quirinale. A parte che se fosse stato fatto sarebbe stata attività assolutamente legittima perché, sia chiaro, le indagini in Italia non si possono fare soltanto nei confronti dei tossici e magari che siano pure extracomunitari, oppure quelli che sbarcano a Lampedusa nei confronti dei quali è possibile fare di tutto, compresa la creazione dei lager.

    La legge è uguale per tutti. Tutti siamo sottoposti alla legge! Perché sia chiaro. Questo lo devono capire. Nel momento in cui a questi signori li si osa sfiorare solo da lontano, con la punta di una piuma, questi signori si ribellano e distruggono le persone che hanno solo il coraggio di fare il proprio lavoro.
    Gli italiani questo l'hanno capito. E hanno capito che questo dottor Genchi di cui hanno detto tutte le cose peggiori di questo mondo... e io adesso pubblicherò tutti i miei lavori, dal primo sino all'ultimo pubblicherò tutte le sentenze della Corte di Cassazione, delle Corti d'Appello, delle Corti di Assise, dei tribunali che hanno inflitto centinaia e centinaia di anni di carcere col mio lavoro.
    Ma le sentenze di cui io sono più orgoglioso non sono le sentenze di condanna, ma sono le sentenze di assoluzione! Sono quelle persone ingiustamente accusate anche per lavori fatti dal Ros che sono state assolte grazie al mio lavoro e che rischiavano l'ergastolo! E che erano in carcere. Persone che erano in carcere perché avevano pure sbagliato l'intestatario di una scheda telefonica. E adesso questi signori vengono ad accusare me di avere fatto lo stesso lavoro che loro... ma non esiste completamente!
    Tutte queste fandonie e la serie di stupidaggini che sono state perpetrate addirittura in un organismo che è il Copasir! Che si deve occupare dei servizi di vigilanza sulla sicurezza, non sui consulenti e sui magistrati che svolgono la loro attività sui servizi di sicurezza! Noi abbiamo trovato delle collusioni di appartenenti ai servizi di sicurezza, con delle imprese che lavorano per i servizi di sicurezza, che lavorano nel campo delle intercettazioni, che costruiscono caserme con appalti dati a trattativa privata per milioni di euro, noi stavamo lavorando su quello! Stavamo lavorando su quello e ci hanno bloccato perché avevano le mani in pasta tutti loro! Questa è la verità.

    Questa è la verità e adesso mi hanno pure dato l'opportunità di dirla perché essendo indagato io non sono più legato al segreto perché mi devo difendere! Mi devo difendere con una procura che non ci azzecca nulla con la competenza, la procura di Roma, mi difenderò alla procura di Roma.

    Però sicuramente la verità verrà a galla! E non ci vogliono né archivi né dati perché sono tre o quattro cose molto semplici. Le intercettazioni di Saladino utili saranno una decina, quando fu intercettato prima che De Magistris iniziasse le indagini, ma sono chiarissime! E l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!
    Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l'ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata. "

    • imbuteria schrieb...
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    • 27. Feb. 2009, 16:29
    Tremonti "No Global"
    italy / switzerland | economy | other libertarian press Friday February 27, 2009 00:49 by Chinaski
    Global Game Over

    www.dissenso.it

    Il fallimento di Lehman Brothers rappresenta "un mondo che e' finito" con la globalizzazione finanziata dal debito, ha detto Tremonti al Tg1. Il ministro dell'Economia ha aggiunto che adesso 'occorre fare nuove regole e le regole devono farle i governi e le autorita' vietando i paradisi fiscali e i bilanci falsi delle aziende. Le crisi finiscono prima o poi e alla fine di questa turbolenza l'Italia sara' piu' forte di prima e piu' forte degli altri'. 'L'Italia - ha aggiunto Tremonti -, come presidente del G8, il prossimo anno proporra' nuove regole per i mercati internazionali perche' bisogna evitare che i costi di queste crisi gravino sulla povera gente'. Il ministro ha quindi messo in evidenza come le banche italiane siano piu' solide del resto del mondo: 'hanno gli sportelli, le altre i grattacieli', cosi' come il nostro sistema assicurativo e previdenziale e' piu' solido.

    Fonte ANSA

    La fine di questo mondo, che a noi non è mai piaciuto, dovrebbe comportare la rimozione dai posti di potere di tutti coloro che lo hanno ideato, alimentato, fatto crescere. Cerchiamo di dare ad ogni cosa il nome più consono, "questo mondo che è finito" si chiama capitalismo selvaggio, che ha trovato il substrato più sporco sul quale proliferare nella globalizzazione.

    Le regole nuove dovrebbero essere quelle vecchie, ergo, tutto quanto pensato da questi strateghi dell'economia globale, da superman dell'alta finanza, da spietati ed incapaci amministratori delegati creati nei master, ai quali si è concesso di gestire giganti dai piedi d'argilla, con stipendi da favola, stock option e liquidazioni assurde (quando invece dovrebbero pagare i danni degli scempi compiuti) senza mai rischiare un centesimo, è sballato e marcio.

    Si dovrebbe, anzi si deve, tornare indietro, naturalmente spazzando via tutti questi vermi - non escluso Giulio Tremonti che si da arie da no global e siede sul tavolo della presidenza del G8 - e ricreando quei compartimenti stagni che sono le frontiere, con rigidissime regole fiscali, atte a ricreare delle microeconomie costituite da paesi che hanno stessi valori morali e sociali nella gestione delle risorse umane. Nel contempo obbligando (obbligando!!!) i paesi con le economie più forti a versare un obolo, non certo simbolico ma nell'ordine di una decina percentuale del Pil (magari sottraendolo a ciò che viene destinato per le spese militari o per altre cazzate senza senso), per la crescita delle economie più deboli anch'esse omogenee nelle loro proprietà morali e sociali e protette da frontiere invalicabili sia dall'interno, con conseguente limitazione dei flussi migratori e sia dall'esterno, con la conseguente immediata fine dello sfruttamento delle multinazionali che, è bene chiarirlo una volta per tutte, sono il virus peggiore che la storia dell'umanità si è trovato a dover combattere e per la cui proliferazione non si è mai esitato a compiere crimini atroci.

    Una doverosa riflessione, infine, circa quanto dice Giulio Tremonti circa i bilanci falsi delle aziende; Quando il Dlgs 61/2002 (depenalizzazione del falso in bilancio) fu emanato, Giulio Tremonti era Ministro dell'economia e delle finanze del secondo governo Berlusconi. Per amore della precisione questa legge, che non ha pari in nessuno stato del mondo e la cui applicazione suscitò più di una "perplessità" da parte dell'Unione Europea, prevede, secondo il testo originale modificato e reso più severo dal governo Prodi nel 2007, che per le società non quotate non potrà essere il magistrato a procedere contro il falso in bilancio, ma la querela dovrà arrivare o da un socio (che non denuncerà mai se stesso) o da un creditore (che il 99.9% delle volte non conosce i bilanci della società di cui è creditore o non se ne accorge).
    Piercamillo Davigo commenta: “Per il furto, rimettiamoci alla querela del ladro”. Per le società quotate invece la magistratura può scoprire il falso in bilancio, ma in tempi brevissimi, altrimenti scatta la prescrizione: quattro anni e mezzo, lasso di tempo insufficiente anche ad istruire un processo. Senza dimenticare la riduzione dei mezzi di indagine permessi. In un processo si imputava a Berlusconi di aver utilizzato fondi extrabilancio per ottenere frequenze televisive e per finanziamenti illeciti, tra cui 21 miliardi di lire a Bettino Craxi. Condannato a due anni e quattro mesi, la condanna viene cancellata per prescrizione. Il processo ricomincia, ma il falso in bilancio non esiste più e quindi nel settembre 2005 Berlusconi viene assolto perché “il fatto non costituisce più reato”.

    Spero vivamente che Giulio Tremonti voglia astenersi dal dettare nuove regole...

    Chinaski

    Link esterno: http://www.dissenso.it/dblog/articolo.asp?articolo=86

    • imbuteria schrieb...
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    • 27. Feb. 2009, 18:27
    Appello contro la Dittatura Bancaria e Tecnofinanziaria




    No alla vita basata sul prestito e sull’usura
    No al debito eterno degli Stati, dei Popoli e dei Cittadini
    Il Popolo (attraverso lo Stato) torni titolare della Sovranità Monetaria

    La questione della Sovranità Monetaria non è questione economica. Riguarda tutti gli aspetti della nostra vita. La Banca Centrale Europea, proprietà delle Banche Nazionali Europee, come Bankitalia, emette le banconote di Euro. Per questa stampa pretende un controvalore al 100% del valore nominale della banconota (100 euro per la banconota da 100 Euro), appropriandosi del poter d’acquisto del denaro che crea a costo zero e senza garantirlo minimamente.
    E’ un’incredibile regalia truffaldina ai danni della popolazione intera. Gli Stati pagano questa cifra con titoli di Stato, quindiindebitandosi. Su questo debito inestinguibile, pagheranno (pagheremo) gli interessi passivi per sempre. Con le tasse dei cittadini, o vendendo a privati beni primari, come le fonti d’acqua. Per contenere il debito pubblico, che è generato soprattutto dal costo dell’emissione del danaro che lo Stato paga alla BCE, ogni governo è costretto ad aumentare una pressione contributiva diretta ed indiretta sempre più alta nel tempo, che per alcuni soggetti, i più deboli, corrisponde adun prelievo forzoso di oltre il 60% del proprio guadagno.
    Questo enorme profitto è incamerato ingiustamente, illegittimamente ed anticostituzionalmente dalla BCE, ovvero dai suoi soci, le Banche Nazionali, a loro volta controllate da soggetti privati. Queste Banche sono di proprietà privata, e, soprattutto, di gestione privata, anche se ingannevolmente vengono fatte passare per “pubbliche”. Gli utili che traggono dalla emissione monetaria vengono occultati attraverso bilanci ingannevoli, in cui si fa un’arbitraria compensazione dei guadagni da Signoraggio con inesistenti uscite patrimoniali. Dopo 60 anni di Signoraggio (il guadagno sull’emissione) esercitato da Bankitalia e BCE, l’Italia ha un enorme debito pubblico generato esclusivamente dai costi per l’emissione del danaro pagati alle Banche Centrali.
    Se l’emissione del danaro fosse stata affidata allo Stato, senza creare debito, oggi non avremmo un solo euro di debito pubblico e le tasse da reddito potrebbero non esistere od incidere minimamente sui redditi da lavoro. Tutti i costi sociali (pubblico impiego, opere, scuole, ospedali) si sarebbero potuti coprire con i proventi da IVA (imposta sul valore aggiunto) magari maggiorata al 30% per i prodotti di lusso e non popolari, e da tasse su transazioni soggette a pubblica registrazione.
    Senza usura contro lo Stato da parte delle Banche Centrali, che ha costretto lo Stato a vessare i propri cittadini con tasse spropositate (ricordate il prelievo sul conto corrente voluto dal banchiere Ciampi, travestito da uomo politico?), non bisognerebbe lavorare 30 anni per comprare una piccola casa, pagando tassi da usura. Non esisterebbe il degrado sociale, la povertà, il precariato, la delinquenza come mezzo di sopravvivenza di massa. Senza il Signoraggio delle Banche Centrali gli Stati non avrebbero più debiti e non sarebbero più costretti a tassare e tartassare i propri cittadini, a sottoporli a forme di controllo poliziesco per la determinazione dei redditi. I guadagni da lavoro dipendente ed autonomo sarebbero tutti legittimi, provati e dichiarabili senza timore, senza evasione, senza elusione, e l’unica tassa da riscuotere sarebbe quella sull’acquisto di beni e servizi, favorendo quelli per la sussistenza con aliquote più basse ed alzando le aliquote per i prodotti voluttuari e di lusso.
    Ritornando la sovranità monetaria nelle mani degli Stati sovrani si eliminerebbe il debito degli stessi e di conseguenza di larga parte della popolazione. L’esistenza di noi tutti, condizionata e vincolata fin dalla nascita dal principio usurocratico del debito sarebbe sollevata dall’angoscia da rata, da scoperto di conto corrente, da pignoramento, da sfratto, da banca dati della puntualità dei pagamenti. Le nostre vite sarebbero liberate dall’assillo dal lavoro, del doppio lavoro, del bisogno di guadagnare tanto, per poi pagare il 60% del proprio guadagno allo Stato, perché lo Stato è sotto l’usura dei Banchieri.
    Merita trattazione a parte l’analisi delle influenze sulla nostra vita dell’assillo economico. Influenze negative di carattere psichico, culturale, sociale. Con i drammi della povertà, dell’emigrazione, del doppio lavoro familiare, del lavoro precario, del lavoro insicuro, delle pensioni minime, che, senza la voracità da usura delle Banche Centrali, si sarebbero potuti evitare. Sottoponiamo l’appello a deputati, senatori, giornalisti, intellettuali, contestatori, anticonformisti, per promuovere la proposta di legge che faccia tornare l’emissione monetaria in mano statale, ovvero politica e popolare. Diffondiamo la verità negata: viviamo in una dittatura bancaria che impone a tutti l’angoscia esistenziale della vita basata sui debiti.

    Azzeriamo il debito degli Stati
    Eliminiamo la schiavitù degli indebitati per sopravvivere
    Riprendiamoci la nostra vita e la nostra libertà

    Massimo Fini
    Marco Francesco De Marco
    Valerio Lo Monaco
    Alessio Mannino
    Andrea Marcon



    firma qui

    • imbuteria schrieb...
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    • 4. Mär. 2009, 2:42
    27 febbraio 2009
    La classifica dei manager italiani più pagati


    "Per i top manager attribuirsi questo tipo di compensi nel mezzo di questa crisi economica non è solo di cattivo gusto, è anche una strategia sbagliata, e io come Presidente non lo tollererò".
    Barack Obama, 3 febbraio 2009

    Legenda
    p=presidente; vp=vicepresidente; ad=amministratore delegato; dg=direttore generale; c=consigliere di amministrazione; cdg=consigliere di gestione; cds=consigliere di sorveglianza.
    (Dati riferiti al 2007, al lordo delle tasse)

    1. Matteo Arpe ad Capitalia fino al 31 maggio 2007 37.405.281 (di cui 31.226.105 «indennità per risoluzione rapporto di lavoro » e 1.277.831 Tfr)
    2. Cesare Geronzi p Capitalia fino al 30 settembre 2007 23.648.266 (di cui 20 milioni «emolumento straordinario che costituisce anche premio alla carriera»), vp Mediobanca per l’esercizio chiuso al
    30 giugno 2007 375.000 TOTALE 24.023.266
    3. Riccardo Ruggiero ad e dg Telecom Italia fino al 2 dicembre 2007 17.227.000 (comprende incentivo all’esodo di 9.900.000), c Safilo 50.000 TOTALE 17.277.000
    4. Carlo Buora vp Telecom Italia fino al 2 dicembre 2007 11.941.000 (comprende 4 milioni per patto di non concorrenza con erogazione nel 2008-2009)
    5. Giovanni Bazoli indennità speciale di fine mandato p ex Banca Intesa 10.000.000, p cds Intesa Sanpaolo 1.364.000, p Mittel 50.000, c Alleanza 42.570, vp Banca Lombarda 37.499, c Ubi
    banca 67.659 TOTALE 11.561.728
    6. Gabriele Galateri di Genola p Mediobanca fino al 2 luglio 2007 11.000.000, vp Rcs 19.000, p Telecom Italia dal 3 dicembre 2007 9.000 TOTALE 11.028.000
    7. Alessandro Profumo ad Unicredit 9.427.000 (oltre ad azioni gratuite per 3,92 milioni)
    8. Luciano Gobbi dg Pirelli 8.044.000 (di cui 6.360.000 indennità per la risoluzione del rapporto di lavoro)
    9. Fausto Marchionni ad Fondiaria-Sai 7.181.000
    10. Drago Cerchiari ad Sorin fino al 24 maggio 2007 7.141.000 (include indennità speciali di fine rapporto)
    11. Luca Cordero di Montezemolo p Fiat e Ferrari 7.073.000, c Tod’s 24.700, c Poltrona Frau 10.000, c Indesit fino al 2 maggio 2007 5.330 TOTALE 7.112.330
    12. Sergio Marchionne ad Fiat 6.906.100
    13. Marco Tronchetti Provera p Camfin 195.567, p Pirelli e p Pirelli Re 5.951.000 TOTALE 6.146.000
    14. Carlo Puri Negri vp Camfin 96.723, vp Pirelli 370.000, vp e ad Pirelli Re Pirelli 5.565.000, c Telecom Italia fino al 25 ottobre 2007 95.000 TOTALE 6.126.000
    15. Giampiero Auletta Armenise ad Ubi banca ed ex ad Bpu TOTALE 5.700.000
    16. Antoine Bernheim p Generali 4.835.009, c Mediobanca 398.000, vp cds Intesa Sanpaolo 358.000, vp Alleanza 82.044 TOTALE 5.673.053
    17. Giampiero Pesenti p Italmobiliare 1.032.350, p Italcementi e controllate 4.455.000, c Pirelli 70.000, c Mittel 10.000 TOTALE 5.567.350
    18. Francesco Caltagirone p Cementir Holding 5.155.000
    19. Jonella Ligresti vp Premafin e p Fondiaria-Sai 4.629.502, c Mediobanca 398.000, c Rcs 19.000 TOTALE 5.046.000
    20. Ezio Paolo Reggia ad Cattolica fino al 12 giugno 2007 4.893.151
    21. Luigi Zunino p e ad Risanamento 4.790.000
    22. Adolfo Bizzocchi dg Credem 4.725.000
    23. Gioacchino Paolo Ligresti vp Premafin, c Fondiaria-Sai, vp Milano, p Immobiliare Lombarda 4.610.000, c Impregilo 13.288 TOTALE 4.623.288
    24. Giulia Ligresti p Premafin, vp Fondiaria-Sai 4.410.000 c Pirelli 50.000, c Telecom Italia Media 60.000 TOTALE 4.520.000
    25. Pier Francesco Guarguaglini p e ad Finmeccanica 4.230.000
    26. Alberto Lina ad e dg Impregilo fino al 13 luglio 2007 3.761.000, vp Sirti fino al 16 novembre 2007 115.500 TOTALE 3.876.500
    27. Tiberto Ruy Brandolini d’Adda vp Ifil, c Fiat e cariche in società controllate 426.000, p e dg Sequana Capital 3.360.000 TOTALE 3.786.000
    28. Giovanni Perissinotto ad e dg Generali 3.524.851, cdg Intesa Sanpaolo 150.000, c Pirelli 50.000 TOTALE 3.724.851
    29. Sergio Balbinot ad e dg Generali 3.662.000
    30. Francesco Trapani ad Bulgari 3.612.000
    31. Giovanni Castellucci ad e dg Atlantia e ad Autostrade per l’Italia 3.440.140, vp Impregilo 83.064 TOTALE 3.523.140
    32. Corrado Passera ad e dg Intesa Sanpaolo 3.503.000, c Rcs 19.000 TOTALE 3.522.000
    33. Pietro Modiano dg vicario Intesa Sanpaolo 3.505.000
    34. Maurizio Costa vp e ad Mondadori 3.330.800
    35. Fedele Confalonieri p Mediaset 3.305.000
    36. Vittorio Merloni p Indesit 3.253.000, c Telecom Italia fino al 16 aprile 2007 34.000 TOTALE 3.287.000
    37. Fulvio Conti ad e dg Enel 3.102.582
    38. Umberto Quadrino ad Edison 3.042.000
    39. Corrado Faissola ad ex Banca Lombarda e vp Ubi banca 3.033.000
    40. Alberto Nagel dg Mediobanca 3.000.000
    41. Nereo Dacci ad Banco di Desio e cariche in controllate 2.986.573
    42. Paolo Scaroni ad e dg Eni 2.785.000, c Generali dal 28 aprile 2007 105.850 TOTALE 2.890.850
    43. Enrico Marchi p Save 2.855.027
    44. Antonio Talarico ad e dg Immobiliare Lombarda, vp Fondiaria-Sai, c Milano TOTALE 2.827.615
    45. Giorgio Zappa dg Finmeccanica 2.751.000
    46. Roberto Tunioli vp e ad Datalogic 2.624.000, c Interpump 55.000 TOTALE 2.674.000
    47. Roberto Cera c Atlantia 55.000, consulenze per il gruppo allo studio legale Bonelli Erede Pappalardo di cui è socio 2.611.264 TOTALE 2.666.264
    48. Andrea Guerra ad Luxottica 2.602.000, c Parmalat 36.000 TOTALE 2.638.000
    49. Aureliano Benedetti p Cassa risparmio Firenze 2.633.200
    50. Massimo Moratti ad Saras 2.536.000, c Pirelli 50.000, c Telecom Italia fino al 16 aprile 2007 34.000 TOTALE 2.620.000
    51. Carlo Pesenti c e dg Italmobiliare 2.542.440, c Rcs 38.000 TOTALE 2.580.440
    52. Gian Marco Moratti p Saras 2.536.000
    53. Francesco Micheli dg Intesa Sanpaolo 2.503.000
    54. Emilio Zanetti p ex Bpu e p cdg Ubi banca 2.421.000
    55. Marco Sala dg Lottomatica 2.401.851
    56. Giuliano Adreani ad Mediaset 2.376.270
    57. Jean-Claude Blanc ad e dg Fc Juventus 2.374.000
    58. Giuliano Zuccoli p e ad Aem 1.378.996, p Edison 806.000, c Credito Valtellinese 171.000 TOTALE 2.355.996
    59. Pier Giorgio Romiti ad e dg Gemina fino al 7 maggio 2007 2.351.912
    60. Fabio Innocenzi ad ex Bpvn e Banco Popolare 2.286.000, vp Banca Italease fino all’8 settembre 2007 45.000 TOTALE 2.331.000
    61. Antonio Vigni dg Banca Mps 2.325.650
    62. Claudio De Conto dg Pirelli 2.279.000, c Rcs 19.000 TOTALE 2.298.000
    63. Vittorio Tabacchi p Safilo 2.285.000
    64. Vittorio Di Paola p Astaldi 2.209.885 (oltre ad azioni gratuite per 904.993 euro)
    65. Gabriele Del Torchio ad Ducati da maggio 2007 2.187.000
    66. Franzo Grande Stevens c Ifi e Ifil 7.000, prestazioni professionali a Ifil e Fiat per 2.150.000, c Campari 12.500 TOTALE 2.169.500
    67. Federico Minoli p e ad Ducati fino al 21 maggio 2007 2.150.921
    68. Gianluigi Gabetti p Ifil e c Ifi 1.785.000, c Mediobanca 353.000 TOTALE 2.138.000
    69. Giovanni Battista Mazzucchelli dg Cattolica dal 1° maggio 2007 2.038.794
    70. Maurizio Monteverdi ad Gabetti 2.022.863
    71. Antonio Perricone ad e dg Rcs 2.000.000
    72. Carlo Barel di Sant’Albano ad e dg Ifil 1.993.000
    73. Marco Milani ad Indesit 1.961.149
    74. Dieter Rampl p Unicredit 1.567.000, c Mediobanca 342.000 TOTALE 1.909.000
    75. Roberto Colaninno p Immsi 467.178, p e ad Piaggio 1.040.000, c Mediobanca 366.000 TOTALE 1.883.178
    76. Bruce Turner ad Lottomatica 1.879.319
    77. Enrico Parazzini dg Telecom Italia e presidente T.I Media 1.869.000
    78. Claudio Gottardi ad Safilo 1.863.000
    79. Domenico Bosatelli p Gewiss 1.818.000
    80. Ugo Ruffolo ad e dg Alleanza 1.800.000
    81. Lino Moscatelli dg Cassa risparmio Firenze 1.781.768
    82. Guido Leoni ad Banca popolare Emilia-Romagna 1.668.000, vp Meliorbanca 100.000 TOTALE 1.768.000
    83. Luigi Francavilla vp Luxottica 1.753.245
    84. Carlo Salvatori ad Unipol 1.752.000
    85. Cesare Romiti p Impregilo fino al 3 maggio 2007 1.717.000 (di cui 1.275.000 indennità di fine carica)
    86. Vincenzo Visone ad Campari fino al 24 aprile 2007 1.646.044
    87. Valerio Battista ad Prysmian 1.643.914
    88. Giuseppe Grassano dg Banca popolare Intra fino al 29 aprile 2007 1.630.000
    89. Roberto Chemello c esecutivo Luxottica 1.629.000
    90. Andrea Riffeser Monti p e ad Monrif, vp e ad Poligrafici editoriale 1.628.640
    91. Carmine Lamanda dg Capitalia fino al 30 settembre 2007 1.606.000
    92. Rodolfo De Benedetti c Cofide 117.000, ad e dg Cir 1.486.000 TOTALE 1.603.000
    93. Luciano Benetton p Benetton 1.600.000
    94. Luca Majocchi ad Seat pg 1.570.000
    95. Stefano Cao dg Eni 1.487.000, c Telecom Italia 107.000 TOTALE 1.594.000
    96. Marco Giovannini p e ad Guala Closures 1.526.000, c Ducati 21.575 TOTALE 1.547.575
    97. Leonardo Del Vecchio p Luxottica 1.357.546, c Generali 101.850, p Beni Stabili fino al 27 giugno 2007 72.000 TOTALE 1.531.396
    98. Olivier De Poulpiquet c e dg Investment Pirelli Re 1.544.179
    99. Mario Ciliberto c esecutivo Cementir Holding 1.507.000
    100. Pietro Giuliani p e ad Azimut Holding 1.490.000

    La classifica è tratta da "La paga dei padroni", di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti

    • imbuteria schrieb...
    • Benutzer
    • 21. Mär. 2009, 14:11
    Bambini immigrati a scuola? Solo un 30%. I sovrannumerari al macero…
    di Enza Panebianco, sabato 21 marzo 2009, 09:55
    Archiviato in: Italia


    I bambini. I bambini e le bambine. Martoriati, dileggiati, bistrattati, discriminati. I leghisti vogliono impedire che i bambini, figli di immigrati senza permesso di soggiorno, possano ricevere cure, possano avere accesso ai servizi che garantiscono diritti alle persone, possano essere registrati all’anagrafe. I bambini vengono trattati da clandestini. La clandestinità sta per diventare un reato. I bambini vengono trattati come fossero delinquenti. Schedati, imbrattati di inchiostro per rubare loro le impronte.

    Penserete che per i bambini figli di immigrati con permesso di soggiorno le cosa vadano meglio. Invece no. La Gelmini e Brunetta hanno avuto una gran brutta idea.

    Gel-mini, si. Quella della riforma scolastica. Quella che se ne frega degli studenti, della ricerca, del diritto allo studio, al futuro, ad una prospettiva migliore per chi investe nell’istruzione e che tiene forbici in mano per tagliare tutto.

    Bru-netta, si. Quello dello sciopero virtuale, dei disoccupati trentenni bamboccioni, degli impiegati fannulloni, degli studenti guerriglieri.


    Questi due geniali rappresentanti del governo hanno partorito la altrettanto geniale idea di creare un ulteriore discriminazione tra le discriminazioni.

    Non bastava il fatto che in alcuni comuni governati dalla lega vorrebbero impedire che il bonus bebe’ possa essere destinato anche ai figli degli immigrati. Non bastava che già gli immigrati fossero regolati da flussi e da preferenze sulla base delle necessità (le badanti prima che gli operai) di figure professionali delle quali ha bisogno la classe medio-ricca in italia. Non bastava che a questi immigrati "regolari" la lega iniziasse a fare storie perchè secondo loro bisognerebbe fare due graduatorie per i posti dei bimbi all’asilo, alla scuola materna e per le case popolari. Non bastava che si parlasse di classi separate, classi ponte, di divieto di matrimoni misti (cosa inserita nel decreto sicurezza e già ordinata da alcuni sindaci), di divieto di accesso ad alcune professioni, alle attività imprenditoriali, al possesso di proprietà. Non bastava questo e molte altre cose ancora. Bisognava toccare il fondo.

    Si tratta di bambini, soprattutto loro (la frequenza scolastica per gli immigrati diminuisce dopo il periodo obbligatorio). I due ministri vogliono limitare la frequenza scolastica di immigrati al 30%. Stabilire la percentuale per loro è garanzia di mantenimento dell’egemonia culturale italica e soprattutto religiosa e cattolica. Che persino tra gli studenti italiani vi siano differenze di tipo etnico, culturale e religioso non importa poichè dovranno fare esattamente come loro ordinano. Sono caserme, mica scuole. E non dovrà mai avvenire un sorpasso della razza inferiore su quella superiore.

    Dopo una proposta di questo genere ci aspettiamo anche che specifichino le caratteristiche di questi bambini: che altezza dovranno avere? Che colore degli occhi? Che capelli? Come avverrà la selezione sulla base della razza? Chi avrà diritto e accesso all’istruzione in un paese nel quale l’istruzione è obbligatoria per tutti fino ai 16 anni? Per tutti ma non per gli immigrati? Come accerteremo che sul territorio italiano restera’ solo un 30% di bambini da far accedere a scuola? E gli altri? Li abbattiamo? Li mandiamo al macero? Aborti preventivi? Niente gravidanze oltre il 30%? Deportiamo le donne in fretta e furia per farle partorire appena oltrepassato il confine con la spagna o la francia?

    Follia per follia: non si potrebbe fare una roba a peso invece che a numero di soggetti? A chili invece che a percentuali? Andrebbe già meglio no? Cioè: facciamo che nella scuola pubblica possano accedere fino a - ci teniamo bassi - 200 kg di carne immigrata. Li teniamo magri, così mangiano meno e ci costano meno, possiamo anche abbassare gli stipendi ai loro genitori, così vedete che ricaviamo anche qualche etto e ci resta spazio per qualche avanzo di immigrato comunitario. Che ne dite? Non vi sembra geniale?

    Ci dica gelmini e ci dica brunetta, perchè siamo curiosissime, insomma: dove li mettiamo quelli in sovrannumero? Ma la scuola non doveva essere un diritto per tutti? Gli immigrati regolari pagano le tasse, ci sembra, quindi pagano anche il diritto alla scuola pubblica. Allora gli faremo pagare meno tasse?

    Come si risolve questa questione? Davvero non comprendiamo. Oppure si. Toh. guarda. Non si tratterà mica di un’altra legge razziale? Chi furono gli ultimi di razza, etnia, religione diversa cui venne impedito di frequentare la scuola pubblica? Gli ebrei ci sembra… e quello che accadde dopo non fu granchè carino. Proprio no. Preoccupiamoci.

    Ecco quello che accadde, tra le altre innumerevoli cose, in nome della difesa della razza:

    31 Marzo 1933: Agli ebrei fu negata l’assistenza medica statale
    1 Aprile 1933: Gli insegnanti ebrei furono esclusi dall’insegnamento nelle scuole municipali (statali)
    Aprile 1933: Ai bambini non ariani fu vietato giocare con i bambini ariani
    7 Aprile 1933: Gli impiegati ebrei furono esclusi dagli uffici pubblici
    22 Agosto 1933 Agli ebrei fu vietato l’accesso in spiaggia
    Aprile 1935 Gli ebrei potevano sedere solo su panchine contrassegnate da un segno giallo
    10 Luglio 1935 Ai giovani ebrei fu vietato passeggiare in gruppi composti da più di 20 persone
    15 Settembre 1935 I matrimoni e rapporti extra-matrimoniali tra tedeschi ed ebrei furono dichiarati punibili con la carcerazione.
    22 Marzo 1938 Solo i tedeschi ariani avevano il diritto di avere delle proprietà
    26 Aprile 1938 Gli ebrei furono obbligati a dichiarare la loro situazione finanziaria così che i loro averi potessero essere acquisiti dal governo
    12 Novembre 1938 Agli ebrei fu vietato l’esercizio del commercio e dell’attività imprenditoriale
    15 Novembre 1938 Ai bambini ebrei fu vietata la frequenza nella scuola pubblica
    24 Marzo 1939 Gli ebrei furono obbligati a rimuovere le rovine delle sinagoghe che erano state distrutte e fu vietato loro di ricostruirle
    30 Aprile 1939 Gli ebrei potevano essere allontanati dalla loro abitazione senza motivo e senza preavviso
    24 Marzo 1941 I bambini ebrei avevano accesso all’uso dei trasporti pubblici solo se la loro scuola distava più di 5 chilometri da casa
    1 Settembre 1941 Tutti gli ebrei al di sopra dei 6 anni furono obbligati a portare la stella gialla con la scritta ‘ebreo’.
    20 Giugno 1942 Ai bambini ebrei fu vietata la frequenza scolastica

    da femminismo a sud

    • imbuteria schrieb...
    • Benutzer
    • 30. Mär. 2009, 19:52
    I nuovi padri della patria
    Oggi, 12:15 p.



    Testo:
    "Buongiorno a tutti.
    Non per guastare la festa a questa bella incoronazione imperiale del leader del popolo delle libertà che, come avete visto, a sorpresa è stato eletto primo, unico, ultimo imperatore del partito che aveva fondato sul predellino di una macchina e che quando l'aveva fondato Gianfranco Fini l'aveva subito fulminato dicendo: “siamo alla comica finale, noi non entreremo mai nel Popolo della Libertà e Berlusconi non tornerà mai più a Palazzo Chigi con i voti di Alleanza Nazionale”.
    E quando qualcuno gli aveva chiesto “Possibilità che AN rientri all'ovile?”, risposta di Fini: “Noi non dobbiamo tornare all'ovile perché non siamo pecore”. Poi come avete visto sono tornati all'ovile quindi ne dobbiamo concludere che sono pecore o pecoroni.
    Ecco, non è per guastare il clima idilliaco anche perché avete visto che sono talmente uniti che su 6000 delegati non se n'è trovato uno che votasse per un altro candidato; potevano pagarne uno almeno per votare per un altro candidato almeno facevano finta di averne due, invece no. E' stata proprio una cosa unanime che ha molto commosso il Cavaliere che non se l'aspettava: avete visto l'emozione con cui ha scoperto di essere stato eletto leader in quei congressi che proprio all'ultimo momento ti riservano questo colpo di scena finale. Chi l'avrebbe mai detto.
    Ma diciamo che questo stava nelle cose. La cosa interessante è che a poco a poco si cominciano, con quindici anni di ritardo, a vedere i nomi e i cognomi dei veri padri fondatori di quest'avventura che adesso si chiama Popolo della Libertà, che prima si chiamava Casa della Libertà , che prima ancora si chiamava Polo della Libertà e che in realtà ha un unico padrone che si chiama sempre Forza Italia.
    Quante volte abbiamo sentito rievocare la storia di Forza Italia, le origini... adesso c'è anche quel libro scritto in caratteri gotici, molto grosso per i non vedenti, probabilmente è la versione braille quella che Berlusconi ha mostrato in televisione, che invece della fiaba di cappuccetto rosso, di Cenerentola racconta la fiaba di uno dei sette nani: l'ottavo nano, anzi, come l'avevano ribattezzato i fratelli Guzzanti e la Dandini.

    Craxi, questo sconosciuto
    L'ottavo nano che nel 1993 cominciò a macinare idee, progetti che poi si tradussero in Forza Italia.
    All'inizio ci dicevano che fu lui ad avere questa intuizione meravigliosa, anzi quando qualcuno insinuava che ci potessero essere dei rapporti, dei suggerimenti di Bettino Craxi, di alcuni strani personaggi siciliani che poi vedremo, veniva tutto negato: “non sia mai, noi non c'entriamo niente”. Anzi Berlusconi Craxi faceva proprio finta di non conoscerlo. Per la precisione, il 21 febbraio del 1994, ad un mese ed una settimana delle prime elezioni che Berlusconi vinse, tre settimane dopo il famoso discorso televisivo a reti unificate spedito in videocassetta ai telegiornali, quello della discesa in campo, Berlusconi era a Mixer, ospite di Giovanni Minoli che, conoscendo anche lui molto bene Craxi gli chiese quale fosse il suo rapporto con Craxi.
    All'epoca Craxi era un nome impronunciabile, era il numero uno dei tangentari, stava facendo di gran fretta le valige perché di li a poco con l'insediamento del nuovo Parlamento i vecchi parlamentari avrebbero perso ipso facto l'immunità e sarebbe finito dentro. Allora stava apprestandosi alla fuga, alla latitanza verso Hammamet. Era un nome pericoloso, e Berlusconi, fedele alle amicizie e fedele come sempre, rispose a Minoli: “è una falsità, una cosa senza senso dire che dietro il signor Berlusconi ci sia Craxi. Non devo nulla a Craxi e al cosiddetto CAF”.
    Un anno dopo, lui aveva già fatto il suo primo governo, era già cascato, c'era il governo tecnico Dini, alla Repubblica gli chiesero notizie di Craxi perché era venuto fuori da un vecchio consulente di Publitalia che aveva partecipato alla progettazione, addirittura pare fin dall'estate del 1992, Ezio Cartotto, alla nascita di Forza Italia, aveva raccontato che in queste riunioni, in quella decisiva di aprile del 1993, mente lui era li ad Arcore con Berlusconi si aprì una porta ed entrò Craxi e diede alcune indicazioni. Per esempio che bisognava mettere insieme le truppe berlusconiane con i leghisti, ma Craxi disse “mai con i fascisti”. Craxi aveva tanti difetti ma essendo un socialista i fascisti non li voleva vedere mentre, come abbiamo visto, Berlusconi si è portato dentro i fascisti e anche qualche nazistello per non disperdere i voti.
    In ogni caso i giornali pubblicarono le dichiarazioni di Cartotto, che chi di voi vuole vedere nel completo trova nel libro “L'odore dei soldi”, lì c'è proprio il racconto di questa riunione nella quale Craxi spalancò una porta.
    Berlusconi replicò negando. Io mi ricordo che in una conferenza stampa in quei giorni a Torino, al Lingotto, io gli chiesi se era vero che Craxi avesse partecipato a queste riunioni e lui, invece di rispondermi, mi disse “si vergogni di farmi questa domanda”. Era una conferenza stampa: in un altro paese immagino che tutti i giornalisti avrebbero rifatto la stessa domanda fino a ottenere la risposta, invece i colleghi, che sono quelli che fanno parte del codazzo, che sono ormai quasi di famiglia per lui, mi guardarono come dire: “ce lo disturbi, così ci rimane male, ci rimane storto per tutta la giornata”. Io mi ritirai in buon ordine, non conoscendo queste usanze altamente democratiche.
    Berlusconi disse di nuovo: “Forza Italia e Craxi sono politicamente lontani anni luce. Posso assicurare che politicamente non abbiamo a che fare con Craxi e siamo stati molto attenti anche alla formazione delle liste elettorali”. Come dire, quello è un pregiudicato e noi i pregiudicati non li vogliamo. Non vogliamo neanche gli indagati, infatti Forza Italia nel 1994 faceva firmare una dichiarazione ai suoi candidati nella quale dichiaravano non solo di avere condanne ma nemmeno di avere mai ricevuto un avviso di garanzia, che è addirittura eccessivo come dicevamo la settimana scorsa. Per essere indagati basta essere denunciati da qualcuno, che magari si inventa le accuse.
    “Non rinnego l'amicizia con Craxi ma è assolutamente escluso che Forza Italia possa aver avuto o avere alcun rapporto con Craxi”. 2 ottobre 1995.
    Craxi è rimasto latitante dal 1994 al 2000 ad Hammamet. Nel gennaio del 2000 è morto. Stefania Craxi ha aspettato per sei anni che l'amico Silvio, che doveva molto se non tutto a Craxi, andasse a trovare suo padre e Berlusconi non c'è mai andato, è andato a trovarlo da morto al funerale.
    Infatti, parlando al Corriere della Sera nell'agosto del 2004, Stefania Craxi dichiarava: “A Berlusconi non perdono di non essere mai stato a trovare mio padre neppure una volta.”.
    L'avete vista, l'altro giorno piangeva felice durante la standing ovation riservata a Craxi su invito di Berlusconi dall'assemblea dei congressisti; evidentemente si è dimenticata o forse ha perdonato, o forse il fatto che l'abbiano portata in Parlamento l'ha aiutata a perdonare.
    Sta di fatto che Craxi era un appestato, non si poteva dire che Craxi era uno dei padri fondatori di Forza Italia e poi dei suggeritori, visto che da Hammamet non faceva mai mancare i suoi amorevoli consigli, come emerse dalle famose intercettazioni depositate nel processo sulle tangenti della metropolitana di Milano, quelle che il giovane PM Paolo Ielo tirò fuori in aula per dimostrare la personalità criminale di Craxi che anche dalla latitanza continuava a raccogliere dossier a distribuire suggerimenti, ed era in contatto con il gruppo parlamentare di Forza Italia. Tant'è che il portavoce del gruppo parlamentare si dovette dimettere perché era solito sottoporre a Craxi le interrogazioni e le interpellanze parlamentari, e Craxi dava ordini su come orchestrare le campane contro i magistrati... anche questo lo trovate mi pare in “Mani Pulite” se non ricordo male.

    L'altro padrino fondatore
    Ma, andando avanti, l'altro giorno finalmente c'è stato lo sdoganamento postumo di Craxi: quindici anni esatti dopo la prima vittoria elettorale di Forza Italia Berlusconi ci ha fatto sapere pubblicamente, durante la standing ovation, che uno dei padri fondatori era Bettino. Non è male un partito che ha fra i suoi padri fondatori un latitante, no?
    Ecco, per chi pensasse che non è bello un partito co-fondato da un latitante, fermi la propria indignazione o la propria riprovazione perché tra i padri fondatori Craxi probabilmente è il più pulito. Nel senso che, magari ci arriviamo al prossimo congresso, prima o poi sentiremo il Cavaliere ammettere anche il nome di altri padri fondatori di Forza Italia, che per il momento restano ancora abbastanza nell'ombra.
    Quando voi vedrete a un prossimo congresso, non so... quando gli metteranno la corona o gli poseranno la spada sulla spalla o si metterà lo scolapasta in testa e il mestolo in mano e comincerà a declamare in lingue strane, se solleciterà una standing ovation per Vittorio Mangano sappiate che quello è il momento: finalmente un altro padre, o padrino, fondatore di Forza Italia verrà allo scoperto. Per il momento ci dobbiamo accontentare di quello che siamo riusciti a scrivere nei nostri libri, perché noi scriviamo nei nostri libri delle cose e poi dieci anni dopo Berlusconi arriva e le dice, e tutti i giornali le annotano dicendo “Berlusconi rivela...”. No, Berlusconi non rivela niente: confessa tardivamente, di solito quando le cose sono andate in prescrizione.
    Allora, per essere precisi perché molto spesso si fa letteratura, Mangano, non Mangano, sarà vero o non sarà vero.
    Io vi cito semplicemente quello che noi sappiamo per certo sul ruolo che ebbe Vittorio Mangano in tandem con Marcello Dell'Utri nella nascita di Forza Italia.
    Un po' di date: il 25 maggio del 1994, strage di Capaci. Qualche giorno dopo Ezio Cartotto, che è un vecchio democristiano della sinistra DC milanese che teneva delle lezioni e delle consulenze ai manager e ai venditori di Publitalia e che quindi lavorava per Dell'Utri, viene chiamato da Dell'Utri. Siamo nell'estate del 1992, tangentopoli è appena esplosa, non c'è ancora nessun nessun politico nazionale indagato dal pool di Mani Pulite: hanno preso Mario Chiesa, hanno preso i due ex sindaci di Milano Tognoli e Pillitteri, hanno preso un po' di amministratori locali democristiani, comunisti, socialisti.
    Eppure Dell'Utri, evidentemente con le buone fonti che ha a Palermo, ha già deciso che la classe politica della prima Repubblica è già alla frutta e non si salverà e quindi a scanso di equivoci chiama Cartotto e, in segreto, senza nemmeno parlarne con Berlusconi, gli commissiona – dice Cartotto - “di studiare un'iniziativa politica legata alla Fininvest”.
    Poi c'è la strage di Via D'Amelio, preceduta dalla famosa intervista dove Paolo Borsellino ha detto che a Palermo ci sono ancora indagini in corso sui rapporti fra Berlusconi, Dell'Utri, Mangano e il riciclaggio del denaro sporco.
    Dopo avere dato quell'intervista, passano nemmeno due mesi e Borsellino viene eliminato a sua volta. Intanto Cartotto lavora come una talpa: lo sa solo Dell'Utri. Berlusconi, questo lo trovate negli atti del processo Dell'Utri e noi in Onorevoli Wanted e anche nel libro arancione “L'amico degli amici” abbiamo raccontato dilungandoci questa vicenda che ha semplicemente dell'incredibile. O almeno, avrebbe dell'incredibile se qualcuno la conoscesse, se qualcuno l'avesse raccontata in questi giorni in cui tutti facevano i retroscena della nascita di Forza Italia. Si sono dimenticati questi popò' di retroscena.
    Nell'autunno del 1992 Berlusconi viene informato del fatto che farà un partito, perché i primi a saperlo sono Dell'Utri e Cartotto. Da' il suo via libera al progetto, che prosegue tramite le strutture di Publitalia all'ottavo piano di Palazzo Cellini a Milano 2, dove ha gli uffici Dell'Utri.
    Il progetto viene chiamato “Progetto Botticelli”, viene camuffato da progetto aziendale, in realtà è un progetto politico che sfocerà in Forza Italia, e poi ci sono tutte le riunioni di quando Berlusconi comincia a consultarsi con i suoi uomini.
    Ovviamente, non solo i manager del gruppo ma anche i direttori dei giornali e dei telegiornali, che sono sempre i vari Costanzo, Mentana, Fede, Liguori e ovviamente Confalonieri, Dell'Utri, Previti, Ferrara. Montanelli non ci andava, ma ci andava Federico Orlando che poi ha scritto un libro, anche quello molto interessante: “Il sabato andavamo ad Arcore” pubblicato dalla Larus di Bergamo.
    Poi ha scritto un altro libro “Fucilate Montanelli”, nel quale si raccontano, per gli Editori Riuniti, questi fatti.

    Le riunioni ad Arcore
    In queste riunioni ci sono discussioni, perché Berlusconi è preoccupatissimo. C'è il referendum elettorale che ha portato l'Italia alla preferenza unica e si va verso l'uninominale, c'è la scomparsa nella primavera del 1993 dei vecchi partiti che gli avevano garantito protezione per vent'anni, c'è la necessità di sostituirli con qualcosa che sia talmente forte da sconfiggere la sinistra che sembra approfittare del degrado morale che sta emergendo soprattutto, ma non solo, per i partiti del centrodestra – poi il PCI era coinvolto anche nella sua ala milanese ma non a livello nazionale nello scandalo di tangentopoli. E soprattutto c'è tutto il problema delle concessioni televisive e di chi andrà a governare il Paese e quindi a regolare la materia delle concessioni televisive che Berlusconi aveva appena sistemato con la famosa legge Mammì e quei famosi 23 miliardi finiti sui conti esteri della All Iberian di Craxi subito dopo la legge Mammì.
    Allora c'è grande allarme, c'è grande preoccupazione: sarà meglio entrare o sarà meglio non entrare? C'è tutta la manfrina “facciamo un partito di centrodestra e poi lo consegniamo chiavi in mano a Segni e Martinazzoli perché vadano avanti loro, oppure lo facciamo noi?”. Questo era il dibattito, che nell'aprile del 1993 segna la benedizione ufficiale di Craxi con quella riunione che vi dicevo prima ad Arcore con Ezio Cartotto.

    La mafia e la nuova Repubblica
    Poi ci sono altre discussioni, ci sono ancora i frenatori come Confalonieri, Gianni Letta, Maurizio Costanzo che sono piuttosto ostili al progetto, o meglio temono che per Berlusconi sia un autogol.
    Sarà un caso, ma proprio il 14 maggio del 1993 la mafia fa un attentato a Roma, il primo attentato a Roma nella storia della mafia, il primo attentato fuori dalla Sicilia nella storia della mafia viene fatto a Roma nel quartiere dei Parioli. Contro chi? Ma guarda un po': Maurizio Costanzo che sfugge poi, fortunatamente, per un centesimo di secondo.
    Quel Costanzo che stava nella P2: evidentemente qualche ambientino non si aspettava che fosse ostile alla discesa in campo. Perché lo dico? Perché in quello stesso periodo in Sicilia e in tutto il sud ovest, anche Calabria, si muovevano delle strane leghe meridionali che, in sintonia con la Lega Nord – c'era stato addirittura a Lamezia Terme con un rappresentante della Lega Nord – si proponevano di secedere, di staccare Sicilia, Calabra... infatti si chiamavano “Sicilia libera”, “Calabria libera”. Era tutto un fronte di leghe molto strano: invece di esserci i padani inferociti lì c'erano strani personaggi legati un po' alla mafia, un po' alla 'ndragheta e un po' alla P2 e uno di questi, il principe Orsini che aveva legami con questi personaggi, aveva legami anche con Marcello Dell'Utri.
    Quindi noi sappiamo che Dell'Utri – lo ha dimostrato Gioacchino Genchi, ma guarda un po', andando a incrociare i telefoni e i tabulati di questi personaggi – aveva contatti diretti con questo Principe Orsini. Dell'Utri inizialmente tiene d'occhio questi ambienti, perché sono le organizzazioni mafiose, legate a personaggi della P2 e dell'eversione nera, che si stanno mettendo insieme perché sentono odore di colpo di Stato, sentono odore di nuova Repubblica e vogliono far pesare, ancora una volta, la loro ipoteca con un partito o una serie di partiti nuovi.
    Come Sicilia Libera, della quale si interessano direttamente boss come Tullio Cannella, Leoluca Bagarella, i fratelli Graviano e Giovanni Brusca.
    Dopodiché succede qualcosa, succede che dopo l'attentato a Costanzo e dopo gli attentati che seguono – alla fine di maggio c'è l'attentato a Firenze, ci sono addirittura cinque morti e diversi feriti; poi alla fine di luglio ci sono gli attentati di Milano e Roma con altri cinque morti e diversi feriti – questa strategia terroristica ad ampio raggio, della mafia, sortisce i risultati sperati: Riina non stava sparando all'impazzata, stava facendo la guerra per fare la pace con lo Stato, così disse ai suoi uomini.
    Una nuova pace con nuovi soggetti e referenti politici che però, a differenza di quelli vecchi che ormai erano agonizzanti, fossero vivi, vegeti, reattivi e in grado, fatto un accordo, di rispettarlo.
    E' l'estate del 1993 quando Forza Italia è ormai decisa: Berlusconi nell'aprile-maggio ha comunicato a Montanelli che entrerà in politica e che quindi il Giornale dovrà seguirlo nella battaglia politica. Montanelli gli ha detto che se lo può scordare: tra l'estate e l'autunno sono mesi in cui si consuma la rottura tra Montanelli e Berlusconi perché Montanelli continua a scrivere che Berlusconi non deve entrare in politica perché c'è un conflitto di interessi, perché non si può fare due mestieri insieme.
    Dall'altra parte, ci sono le reti Fininvest che bombardano Montanelli per indurlo alle dimissioni, perché era diventato un inciampo: il giornalista più famoso dell'ambito conservatore che si scatenava contro quello che doveva diventare, secondo i desideri di Berlusconi, un partito moderato, liberale, insomma il partito che avrebbe dovuto incarnare gli ideali di cui Montanelli era sempre stato l'alfiere e che invece Montanelli sapeva benissimo non avrebbe potuto incarnare perché Berlusconi è tutto fuorché un moderato e un liberale: è un estremista autoritario.
    In quei mesi la mafia decide di abbandonare il progetto di Sicilia Libera che essa stessa aveva patrocinato e fondato e tutto ciò avviene in seguito a una serie di riunioni, nell'ultima delle quali Bernardo Provenzano – ce lo racconta il suo braccio destro, Nino Giuffré che ora collabora con la giustizia e che è stato ritenuto attendibile in decine e decine di processi compreso quello Dell'Utri – convoca le famiglie mafiose, la cupola, per sapere che cosa scelgono: se preferiscono andare avanti col progetto del partitino regionale Sicilia Libera o se invece non preferiscano una soluzione più tradizionale come quella che sta affacciandosi a Milano grazie all'opera di un loro vecchio amico: Marcello Dell'Utri che conoscevano fin dai primi anni Settanta come minimo, cioè da quando Dell'Utri, in rapporto con un mafioso come Cinà e un mafioso come Mangano, aveva portato quest'ultimo dentro la casa di Berlusconi.
    Si potrà discutere se l'ha fatto consapevolmente o inconsapevolmente, ma il fatto c'è: ha dato a Cosa Nostra la possibilità di entrare dentro la casa privata e di stazionare con un proprio rappresentante dentro la casa privata di uno dei più importanti e promettenti finanzieri e imprenditori dell'epoca. Berlusconi era costruttore, in quel periodo, poi sarebbe diventato editore e poi politico.

    Gli incontri tra Mangano e Dell'Utri
    E' strano che non si trovi più nessuno, ma nemmeno all'estrema sinistra, che ricordi questi fatti documentati. Ancora nel novembre del 1993 quando ormai per Forza Italia si tratta proprio di stabilire i colori delle coccarde e delle bandierine, c'erano i kit del candidato, stavano facendo i provini nel parco della villa di Arcore per vedere i candidati più telegenici; in quel periodo, a tre mesi dalle elezioni del marzo del 1994, Mangano incontra due volte Dell'Utri a Milano. E questa non è una diceria, c'è nelle agende della segretaria di Dell'Utri: Palazzo Cellini, sede di Publitalia, Milano 2, i magistrati arrivano e prendono le agende e nell'agenda del mese di novembre del 1993 si trovano due appuntamenti fra Dell'Utri e Mangano, il 2 novembre e il 30 novembre.
    E Mangano chi era, in quel periodo? Non era più il giovane disinvolto del '73-'74 quando fu ingaggiato e portato ad Arcore come stalliere: qui siamo vent'anni dopo.
    Mangano era stato in galera undici anni a scontare una parte della pena complessiva di 13 anni che aveva subito al processo Spatola per mafia e al maxiprocesso per droga, due processi istruiti da Falcone e Borsellino insieme.
    E' stato definitivamente condannato per mafia e droga a 13 anni, ne aveva scontati 11, uscito dal carcere nel 1991 era diventato il capo reggente della famiglia mafiosa di Portanuova e grazie al suo silenzio in quella lunga carcerazione aveva fatto carriera e partecipato alle decisioni del vertice della mafia di fare le stragi.
    E poche settimane dopo le ultime stragi di Milano e Roma, Dell'Utri incontra un soggetto del genere a Milano negli uffici dove sta lavorando alla nascita di Forza Italia.
    Io non so se tutto questo sia penalmente rilevante, lo decideranno i magistrati: penso che sia politicamente e storicamente fondamentale saperlo, mentre si vede Gianfranco Fini che cita Paolo Borsellino al congresso che sta incoronando il responsabile di tutto questo, cioè Berlusconi.
    Verrebbe da dire “pulisciti la bocca”.
    Possibile che invece di abboccare a tutti i suoi doppi giochi, quelli del centrosinistra non – ma dico uno, non dico tutti, li conosciamo, fanno inciuci dalla mattina alla sera e sono pronti a ricominciare con la Costituente come se non gli fosse bastata la bicamerale – uno, di quelli anche più informati, che dica “ma come ti permetti di parlare di Borsellino? Leggiti quello che diceva, Borsellino, di questi signori in quella famosa intervista prima di morire”.
    Leggiti quello che c'è scritto nella sentenza Dell'Utri e poi vergognati, perché quel partito lì non l'ha fondato lo spirito santo, l'hanno fondato Berlusconi, Dell'Utri, Craxi con l'aiuto di Mangano che faceva la spola fra Palermo e Milano, infatti le famiglie mafiose decidono di votare per Forza Italia e di abbandonare Sicilia Libera – che viene sciolta nell'acido probabilmente – quando Mangano arriva giù a portare le garanzie.

    Bettino, Silvio e Marcello
    Io concludo questo mio intervento, che racconta l'altra faccia della nascita e delle origini di Forza Italia e quindi della Seconda Repubblica, semplicemente leggendovi quello che hanno scritto e detto prima Ezio Cartotto, piccolo brano, e i giudici di Palermo.
    Cartotto dice: “Craxi ci disse – in quella famosa riunione in cui si aprì la porta – che bisogna trovare un'etichetta, un nome nuovo, un simbolo, qualcosa che possa unire gli elettori moderati che un tempo votavano per il pentapartito. Con l'arma che hai tu, Silvio, in mano delle televisioni, attraverso le quali puoi fare una propaganda martellante”. Mh... “Ti basterà organizzare un'etichetta, un contenitore – una volta è Forza Italia, una volta la CdL, una volta il PdL -, hai uomini sul territorio in tutta Italia, puoi riuscire a recuperare quella parte di elettorato che è sconvolto, confuso ma anche deciso a non farsi governare dai comunisti e salvare il salvabile”.
    Vedete che Berlusconi continua a ripetere le stesse cose che gli aveva detto Craxi, quindici anni dopo non ha ancora avuto un'idea originale.
    Berlusconi invece era ancora disorientato, in quel momento, tant'è che dice: “mi ricordo che mi diceva: 'sono esausto, mi avete fatto venire il mal di testa. Confalonieri e Letta mi dicono che è una pazzia entrare in politica e mi distruggeranno, che faranno di tutto, andranno a frugare tutte le carte e diranno che sono un mafioso”.
    Questo diceva Berlusconi nella primavera del 1993. Domanda: ma come può venire in mente a un imprenditore della Brianza di pensare che se entra in politica gli diranno che è un mafioso? E' mai venuto in mente a qualche imprenditore della Brianza che qualcuno potrà insinuare che è un mafioso? Ma uno potrà insinuare che è uno svizzero, piuttosto, ma che è un mafioso no! Cosa c'entra? Strano che lui avesse questa ossessione, no?
    “Andranno a frugare le carte e diranno che sono un mafioso” già, perché evidentemente in certe carte si potrebbe anche trarre quella conclusione lì.
    “Che cosa devo fare? A volte mi capita perfino di mettermi a piangere sotto la doccia”. Queste erano le condizioni psicologiche, umane del personaggio, disperato perché sapeva che Mani Pulite sarebbe arrivata a lui ben presto, e non solo mani pulite visto che temeva addirittura di finire dentro per mafia.
    I giudici di Palermo, nella sentenza Dell'Utri, nove anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici in primo grado, scrivono: i rapporti tra Dell'Utri e Cosa Nostra “sopravvivono alle stragi del 1992 e 1993, quando i tradizionali referenti, non più affidabili, venivano raggiunti dalla vendetta di Cosa Nostra – i vecchi politici: Lima, Salvo... - e ciononostante il mutare della coscienza sociale di fronte al fenomeno mafioso nel suo complesso”.
    Cioè Dell'Utri nonostante la gente cominci veramente ad appassionarsi all'antimafia dopo la morte di Falcone e Borsellino, rimane sempre lo stesso.
    Esistono “prove certe della compromissione mafiosa dell'imputato Dell'Utri anche relativamente alla sua stagione politica – quella di cui abbiamo parlato -. Forza Italia nasce nel 1993 da un'idea di Dell'Utri il quale non ha potuto negare che ancora nel novembre del 1993 incontrava Mangano a Milano mentre era in corso l'organizzazione del partito Forza Italia e Cosa Nostra preparava il cambio di rotta verso la nascente forza politica”.
    Dell'Utri incontrava Mangano nel 1993 e poi anche nel 1994 “promettendo alla mafia precisi vantaggi politici e la mafia si era vieppiù orientata a votare Forza Italia”.
    Tutto questo è scritto in una sentenza di primo grado, che naturalmente aspetta conferme o smentite in appello e in Cassazione.
    Però è strano che non si sia trovato nessuno che la citasse in questi giorni tra un retroscena e l'altro.
    Io penso che sia fatta giustizia, spero che prima o poi, invece di usarlo soltanto per raccattare qualche voto sporco in campagna elettorale, tributino finalmente nel prossimo congresso i giusti onori anche al padre fondatore, anzi al padrino co-fondatore, Vittorio Mangano.
    Passate parola."

    • imbuteria schrieb...
    • Benutzer
    • 1. Apr. 2009, 9:34
    LO SAPEVATE CHE NEGLI USA CI SONO PIU' DI 800 CAMPI DI CONCENTRAMENTO?
    Postato il Martedi 31 Marzo 2009 (14:45) di marcoc

    A CURA DI BOLPRESS – INSURGENTE

    Questa non è fantascienza. Negli Stati Uniti sono stati costruiti più di 800 campi di concentramento tutti pienamente operativi e pronti a ricevere i detenuti. Seguendo lo stesso percorso adottato da Hitler, i vari governi degli Stati Uniti grazie all’inestimabile aiuto dei clan delle corporations, hanno costruito più di 800 campi di detenzione (alcuni dei quali equipaggiati con speciali installazioni per possibili cremazioni) in tutto il territorio degli Stati Uniti, e fuori da esso. Questo è quello che la società multinazionale incaricata della costruzione, la Halliburton, pubblica sulla sua pagina web insieme al dato dei profitti derivanti dall’incarico. Le installazioni sono provviste di ferrovia, strade che portano da e per i centri di detenzione, alcuni sono collegati ad aeroporti. Come Auschwitz, alcuni campi sono provvisti di edifici ermetici e forni. La maggior parte dei campi hanno una capacità di accoglienza di 20.000 detenuti. Attualmente, il più grande è quello nelle vicinanze della cittá di Fairbanks, Alaska. Questa installazione chiamata di “salute mentale”, può ospitare migliaia di persone.

    Perchè queste disposizioni entrino in vigore serve solo un decreto presidenziale e l'elenco dei nomi firmato dal Procuratore Generale degli Stati Uniti. Il Programma REX 84 [vedi anche qui N.d.r.] venne promulgato ipotizzando un esodo massiccio di persone al confine tra USA e Messico; questi stranieri illegali verrebbero isolati ed inviati ai centri di detenzione FEMA. REX 84 prevede che le basi militari, in caso di bisogno, possano essere convertite in prigioni. Due sotto-programmi - “Operation Cable Splicer” e “Garden Plot” – riguardano, il primo, il rimpiazzo delle autoritá statali civili con il governo federale e, il secondo, il controllo della popolazione. La FEMA dirigerà le operazioni.

    I campi di detenzione dispongono di installazioni ferroviarie, strade, aeroporti o si trovano vicino ad aeroporti. Qualcuno di essi può arrivare a contenere fino a 20.000 persone. Il più grande si trova vicino a Fairbanks, Alaska. Si tratta di un’imponente struttura sanitaria psichiatrica che pùo contenere fino a 2 milioni di persone.

    Bisogna segnalare che tutto ebbe origine circa 30 anni fa’. Doveva servire ad affrontare stati “d’emergenza” provocati da catastrofi naturali o guerre; tutto ciò che si richiede per l’attivazione di uno stato marziale è la firma presidenziale. Questo decreto autorizza il governo, fra le altre cose, a:

    controllare tutti i mezzi di trasporto, autostrade, porti lacustri, fluviali e di mare, incluse imbarcazioni e veicoli;
    censurare i mezzi di comunicazione:
    controllare le fonti e distribuzione di energia;
    espropriare la produzione e la distribuzione di alimenti, incluse le fattorie familiari;
    mobilitare la popolazione civile per organizzare brigate di lavoro;
    assumere il controllo di centri di salute, educativi e per il benessere sociale;
    instaurare un sistema di identificazione nazionale;
    espropriare veicoli aerei, inclusi quelli stranieri, e controllare tutte le operazione aeroportuali;
    possibilità di ordinare l’abbondono di aree e la riubicazione di comunità;

    Una volta che la FEMA (l'Agenzia Federale che gestisce le emergenze) abbia posto in marcia il piano di emergenza, il congresso non avrà tutela né controllo sugli ordini dell’Esecutivo per un periodo di sei mesi.

    I campi di detenzione.

    Non si conosce l’ubicazione di tutti i campi. Tra quelli che si conoscono possiamo menzionare la riattivazione del campo di detenzione dei cittadini giapponesi e dei loro discendenti; un altro vicino a Salem, Oregon e la costruzione di nuove installazioni nella località di Umatilla. E naturalmente, caserme, basi e reggimenti sparsi per il territorio nazionale statunitense.

    Sono stati individuati possibili luoghi dove potrebbero esserci installazioni che indicano la possibile presenza di campi di detenzione: ospedali psichiatrici, aeroporti regionali, aree verdi protette, vecchi campi militari chiusi, aree tossiche, complessi industriali abbandonati, etc.

    Si ipotizza che basi e stabilimenti militari canadesi verrebbero usati con questo proposito, perfino alcuni oltre il Circolo Polare Artico.

    Oltremare esiste, e funziona come campo di concentramento, la base della marina a Guantánamo e potrebbe venire utilizzata la prigione federale di Guayanabo, in Portorico.

    La domanda è: chi sarà a mettere in moto questo piano? Una catastrofe naturale, o una causata dall’attività dell’uomo? Un attacco terroristico? Un terremoto? Il collasso finanziario? Quale che sia la causa, una volta che si scatena, entrerà in vigore la lagge marziale e il paese starà in mano della FEMA. Si avranno restrizioni delle libertà personali dei cittadini e non sapremo chi è che verrà “considerato” pericoloso. Coloro che hanno armi da fuoco in casa? Quelli che fanno molte domande? Quelli che vorranno sapere ciò che realmente accade? Coloro che credono nella libertà d’espressione? Quelli che vogliono esprimersi nel modo che ritengono giusto?

    Descrizioni delle immagini:







    [Molti campi già sono forniti di personale di vigilanza anche se non ci sono detenuti.]



    [Treni blindati per il trasporto dei detenuti]


    Link interessanti: “La FEMA e il Dipartimento di Sicurezza Nazionale preparano fosse comuni e legge marziale vicino Chicago?”; Elenco e mappa dei campi FEMA.

    Titolo originale: "¿Sabía usted que en EE.UU hay más de 800 campos de concentración?"

    Fonte: http://www.insurgente.org/
    Link
    25.03.2009

    Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org a da LILIANA BENASSI

    VEDI ANCHE: I CAMPI DI CONCENTRAMENTO FEMA NEGLI STATI UNITI

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