Vorrei Ma Non Posso » Diskussionen
Crudeltà
-
- gypsy_eyes1982 schrieb...
-
- Benutzer
- 21. Feb. 2007, 21:49
-
- TylerDurden81 schrieb...
-
- Benutzer
- 24. Feb. 2007, 23:38
-
- BaD1985 schrieb...
-
- Benutzer
- 28. Feb. 2007, 12:55
Io volevo un posto angusto e maleodorante dove dare libero sfogo ai miei istinti più biechi ed animaleschi.
Morale della favola: per fare un ruttino o una puzzetta devo avvisare (qui dentro) o posso andare liberamente?
Per fare il legno ci vuole l'albero, per fare l'albero ci vuole il seme, per fare il seme ci vuole il frutto, per fare il frutto ci vuole un fiore... -
- gypsy_eyes1982 schrieb...
-
- Benutzer
- 28. Feb. 2007, 19:56
-
- BaD1985 schrieb...
-
- Benutzer
- 17. Okt. 2007, 11:59
-
c'è qualcuno?
stamattina alle 7 un vertiginoso silenzio mi ha svegliato. mi sono girato verso mia moglie. non c'era. non era neppure in cucina né in nessuna altra stanza. anche camillo non c'era. sono uscito sul balcone; strada deserta. solo un giornale spinto dal vento. con l'auto ho attraversato la città. vie e piazze spopolate. i tram fermi o vuoti. in ufficio nessuno. anche da maniglia e da mio cognato augusto non c'é nessuno. gli appartamenti abbandonati. ho puntato verso l'aeroporto. in jet sulla pista. fortuna avere il brevetto di pilota. mi sono levato in volo. parigi, atene, tokio, new york. non un anima. vuoto. deserto. sul banco di un bar di adelaide trovo una fotografia. ci sono tutti. nove miliardi di persone che mi fanno ciao con la mano...
sotto, una scritta: "addio, testa di cazzo!".
d'accordo, d'accordo... però andarsene così... senza dire niente... che figli di puttana.
(romano bertola)
-
crepuscolo degli dei
Paolo De Gregorio
Oggi, 10:57 m.
Il “Corriere della Sera”, organo di stampa e propaganda della ideologia padronale, attaccato violentemente da Berlusconi per qualche moderatissima critica ricevuta per la vicenda “SKY”, si riscatta prontamente, oggi 6 dicembre, con un editoriale di Dario di Vico, che è un concentrato di ideologia e di conforto al capitalismo in difficoltà, che nulla ha a che fare con il giornalismo, essendo solo un atto di difesa militante dell’esistente, del mercato, del liberismo, e in ultima analisi del proprio posto di lavoro.
Sostiene Di Vico: “la storia non sembra incamminata verso i suoi ultimi giorni. Il moderno continuerà la sua corsa, riprenderà a produrre le sue contraddizioni e i suoi squilibri, libererà energie e ne comprimerà altre, ma non c’è all’orizzonte un altro mondo, e neppure si delinea una offerta culturale alternativa capace di rileggere in toto il nostro mondo”.
Il cane da guardia degli interessi degli industriali fa ideologia, e non si accorge che azionisti e manager di banche e industrie vanno con il cappello in mano a chiedere soldi agli Stati (soldi che dovrebbero essere destinati ai servizi per i cittadini), per cominciare un altro ciclo capitalistico di ruberie, truffe, ed incapacità imprenditoriali, come dimostra in modo inconfutabile la parabola discendente di Ford, General Motors, Chrysler, incapaci di produrre auto efficienti, con consumi limitati e ormai fuori mercato.
La truffa nella truffa sono gli aiuti di stato ad aziende che dovrebbero fallire, mentre si taglia sulla scuola, sulla ricerca, sulla sicurezza, sulla sanità, sulla ecologia.
La “storia” il “moderno”, di cui parla Di Vico, sono un sistema produttivo mondiale, basato su capitalismo e globalizzazione, di così grande successo che ha prodotto in pochi anni: squilibri ambientali enormi di cui ci hanno informato solo gli scienziati, impoverimento di tutte le risorse primarie (acqua dolce, cibo, pesca, energie fossili), disboscamento di foreste primigenie ad opera delle multinazionali occidentali per avere legnami pregiati, 800 milioni di affamati verso cui persino la FAO si è dichiarata impotente, libero mercato che porta il cibo agli obesi e non agli affamati, rinuncia a qualsiasi tentativo di far diminuire le nascite mentre la sovrappopolazione è il problema dei problemi, guerra all’Iraq costata 3.000 miliardi di dollari e una industria globale degli armamenti che assorbe cifre in grado di risolvere qualsiasi problema.
Caro Di Vico, questo è ciò che ha prodotto la modernità capitalista che tu difendi, e pretendi che questa storia continui con i nostri soldi, anche se il fallimento è palese. L’unica cosa vera e condivisibile che dici è che non vi è all’orizzonte una alternativa a questo sistema distruttivo, assassino e fetente, dove quelli come te non si accorgono che i rifiuti tossici prodotti dagli industriali tuoi amici vengono affidati alla camorra che li sversa dove capita causando la morte per cancro di molti cittadini e animali. Com’è che non fai mai un editoriale sull’avidità degli industriali e deduci che loro sono i mandanti e i camorristi solo gli esecutori?
Quelli come me pensano che il “liberismo”, ossia la dittatura del capitale, è fallito, è solo anarchia egoistica, avida, truffatrice, con le religioni complici, che è arrivato al capolinea per tutte le contraddizioni gravi che ha generato.
La “sinistra” non esiste più e comunque è appecoronata e subalterna al modello capitalista che non mette in discussione.
Vi è la necessità estrema che una nuova classe politica emerga in tutto il mondo e proponga un nuovo modello di sviluppo, che affronti per prima cosa la SOSTENIBILITA’, ossia che ogni nazione per prima cosa deve pensare alla autosufficienza energetica e alimentare, riformando l’agricoltura in questo senso, ossia produrre per i consumi interni e, se non si ha il petrolio, produrre energia investendo nelle rinnovabili, e fare una politica demografica in modo che ogni nazione possa sfamare i suoi abitanti e, se sono troppi, tassare ferocemente chi fa più di un figlio.
Questa è cultura moderna, capace di usare la scienza e la razionalità, alternativa a un modello fallito e distruttivo.
Il Nobel Rubbia ha autorevolmente affermato che un quadrato di deserto africano, con i lati di 200km, se fosse attrezzato con centrali solari termodinamiche a specchi (di sua invenzione e già realizzate in Spagna), sarebbe in grado di produrre energia per tutto il pianeta, da distribuire via cavo in corrente continua.
Se le spese per gli armamenti, inutili e con cui non si vincono più le guerre, di tutti i paesi, fossero destinate a questo progetto, questo sarebbe realizzabile e non sarebbe un sogno, ma una scelta razionale e perfino ovvia, se la smettessimo di pensare solo con la legge del più forte, ideologia più vicina agli animali che agli esseri umani.
Il modello capitalistico, colonialista, imperiale, basato sulla forza militare è vecchio, sono duemila anni che dura e ha sempre prodotto guerre, sfruttamento, distruzioni, infelicità, squilibri. Ora siamo alla crisi finale, quella globale dell’ambiente, che se non sarà fronteggiata con una strategia della SOSTENIBILITA’ ci porterà a disastri molto superiori di quello che si pensa.
Il ruolo degli Stati, una buona politica, il peso degli scienziati, devono dettare le regole del gioco, a cominciare dal fatto di non dare un Euro a banche e imprese, che vanno lasciate fallire, e il denaro deve essere investito nella riconversione energetica e agricola, che sono vitali per il nostro futuro.
Paolo De Gregorio
-
- imbuteria schrieb...
-
- Benutzer
- 17. Feb. 2009, 17:39
voglio scendere
"Buongiorno a tutti.
Partiamo da qua: dalla relazione della Corte dei Conti all'inaugurazione dell'anno giudiziario della giustizia amministrativa che, se siete interessati, potete trovare sul sito cortedeiconti.it.
E' una relazione agghiacciante per quanto riguarda il sistema della corruzione in Italia e per quanto riguarda gli sperperi del denaro pubblico nei settori delle consulenze, della sanità, dei rifiuti.
Si parla di enormi quantità di denaro pubblico che se ne vanno: noi continuiamo a pompare i soldi delle nostre tasse dentro un acquedotto bucato, pieno di buchi, una specie di groviera e i soldi escono a tutti i livelli senza arrivare quasi mai a destinazione.
Se voi leggete questo rapporto e poi leggete di che parlano i giornali e i politici, vi rendete conto del perché questo acquedotto, se non si cambiano radicalmente le cose, è destinato a perdere sempre più acqua e noi siamo destinati a non vedere più alcun risultato rispetto agli enormi sforzi che siamo chiamati a fare contribuendo alle spese di uno Stato che ormai non esiste più.
Perché i giornali, preso atto di quello che dice la Corte dei Conti, dovrebbero, in un paese normale e serio, registrare dichiarazioni allarmatissime dei politici e del governo ma soprattutto dell'opposizione con delle proposte concrete per tamponare questa enorme emorragia di soldi pubblici che fa dell'Italia il Paese più corrotto dell'Occidente, come ha detto anche l'ambasciatore americano Spogli lasciando l'Italia - “Paese corrotto” -, come dicono tutte le ricerche internazionali, come dice un grande giornale tedesco in questi giorni che ha definito l'Italia “stivale putrido”.
Invece, non c'è traccia anche di un minimo tentativo di rimediare a questa drammatica denuncia della Corte dei Conti, anzi si sta lavorando per praticare altri fori e voragini nell'acquedotto dei soldi nostri.
Soprattutto, si sta lavorando per cercare di impedire in tutti i modi che le forze dell'ordine e la magistratura riescano a scoprire chi pratica questi fori e chi succhia i nostri soldi dalla conduttura.
Le leggi “ad sistemam”
Qualche anno fa si parlava di leggi ad personam, si facevano le leggi ad personam e la definizione era tecnicamente perfetta, perché le leggi fatte nella legislatura 2001-2006 dal secondo governo Berlusconi erano tutte per risparmiare i processi al presidente del Consiglio e ai suoi complici.
In questa legislatura di leggi ad personam abbiamo visto il lodo Alfano – e speriamo che sia presto spazzato via essendo una porcheria incostituzionale – ma quello che stanno preparando in Parlamento con una miriade di provvedimenti, che sembrano scollegati e improvvisati, non ha più niente a che fare con la logica delle leggi ad personam.
Queste sono leggi ad sistemam, se così si può dire: sono leggi molto organiche che non puntano più a salvare Tizio o Caio dai processi ma puntano a salvare l'intero establishment, l'intera Casta... diciamo l'intera cosca, chiamiamola con il suo nome perché ormai risponde a leggi che non sono più quelle che vengono imposte a noi, quindi è una gigantesca cosca politico-finanziaria, con i finanzieri al volante e i politici a rimorchio.
E' un disegno estremamente organico e pericoloso e se voi ci fate caso – io quale esempio lo farò – è un disegno che sistema tutto, proprio nei minimi particolari, anche negli angoli, anche se non c'è un disegno di legge organico: una norma la trovate nella legge sulle intercettazioni, un'altra nel pacchetto sicurezza, un'altra nella legge sulla giustizia, altre sono già passate e non ce ne siamo neanche accorti.
Proviamo a vedere questo disegno organico che, ripeto, soddisfa ogni esigenza dei settori più putribondi della cosca.
Intanto il punto di partenza: quando un'indagine parte, quando uno di questi reati che la Corte dei Conti denuncia: un miliardo e settecento milioni all'anno di citazioni per danni erariali.
Voi capite che stiamo parlando di quasi due miliardi di euro di danni erariali scoperti, quindi immaginate quanti sono quelli da scoprire.
Chi segue il blog di Beppe Grillo sa bene, grazie a giornalisti come Ferruccio Sansa e come Menduni, lo scandalo dei gestori di slot machines che devono allo Stato una barcata di soldi che lo Stato non è riuscito o non ha voluto incassare. Stiamo parlando di quello.
Quando si scoprono questi tipi di reati? Quando le forze di Polizia mettono le mani su uno di questi scandali o, più probabilmente trattandosi di personaggi potenti legati alla politica, quando il magistrato decide di sua iniziativa di aprire l'indagine.
Il rubinetto chiuso delle indagini
Ora, l'abbiamo già raccontato nelle scorse settimane, il magistrato di sua iniziativa non potrà più avviare nessuna indagine: il disegno del governo prevede che le indagini si possano avviare soltanto quando le forze di Polizia le attivano. Dato che le forze di Polizia dipendono dal governo nessun poliziotto spontaneamente, salvo sia un suicida o kamikaze, si prenderà più la responsabilità e la briga di avviare un'indagine su un suo superiore, collega o politico da cui dipende la sua carriera.
Si inserisce un filtro nel rubinetto per bloccare alla fonte certi tipi di indagine e non farle più arrivare a valle sul tavolo del magistrato e poi del giudice che giudica. Tutto rimane com'è, tutti rimangono indipendenti, sia il PM, sia il GIP, sia il giudice, la Corte d'appello, la Cassazione ma tanto della loro indipendenza non se ne fanno più niente perché a monte il rubinetto ha filtrato fin dalla partenza, in modo che certe indagini sui colletti bianchi non partano più.
Questo è il primo punto.
C'è però il caso che qualche poliziotto, carabiniere, finanziere, vigile urbano, tutti quelli che possono fare l'ufficiale di Polizia giudiziaria, si imbatta in un reato e decida di non nasconderlo, di denunciarlo, di fare delle indagini a suo rischio e pericolo, coraggiosamente.
Siamo un Paese dove bisogna essere coraggiosi per fare il proprio dovere ma ci sono ancora tante persone coraggiose che fanno il proprio dovere. Negli altri Paesi ci vuole coraggio per fare i delinquenti, in Italia ci vuole coraggio per restare persone perbene ma ne abbiamo ancora, per fortuna, spesso anche nelle forze dell'ordine.
Come fare a evitare che questi onesti funzionari e servitori dello Stato portino a termine il loro lavoro? Oggi è difficile, oggi bisogna trasferirli oppure promuoverli in altra sede per mandarli via: promuoveatur ut amoveatur.
E' capitato a De Magistris: aveva un ottimo capitano dei Carabinieri, Zaccheo, e per mandarlo via hanno dovuto prima mandare via De Magistris, perché occorre il visto del magistrato per poter traferire un ufficiale di Polizia giudiziaria. Se il magistrato dice no, l'ufficiale rimane.
Anni fa si era scoperto, ascoltando mafiosi che parlavano tra di loro con le intercettazioni telefoniche a Trapani, che questi prevedevano entro poco tempo il trasferimento del capo della Mobile di Trapani, un grande poliziotto, si chiama Linares.
Contavano i giorni per il trasferimento di questo, che era diventato la loro bestia nera.
I magistrati, ascoltando i mafiosi, scoprono che i politici vogliono trasferire Linares e allora fanno un bel parere negativo in modo che non venga spostato, e Linares non viene spostato.
Stanno provvedendo a questo. Come? C'è uno degli articoli della legge sulla giustizia in discussione in Parlamento che prevede che si possano trasferire gli ufficiali e gli agenti di Polizia giudiziaria senza più il visto, il parere vincolante del magistrato.
Il magistrato dice “li voglio qua” e il governo li può trasferire lo stesso.
Risolto il problema, quindi.
Si crea un sistema per cui la Polizia non è più invogliata a portare certe notizie di reato sul potere, se poi qualche poliziotto, carabiniere o finanziere lo fa lo stesso lo si manda via e il magistrato non può più impedirlo.
Terzo: ci possono essere delle indagini nate come si vuole, gestite da un pubblico ministero giovane, uno dei tanti sostituti procuratori che costituiscono l'ossatura della magistratura in Italia.
Sono giovani, entusiasti, hanno studiato la Costituzione da poco, ci hanno creduto nella Costituzione, pensano che la legge sia uguale per tutti, conducono indagini e arrivano magari a risultati importanti.
Bene, per fare qualunque cosa dovranno ottenere il visto del loro procuratore capo: per chiedere un'intercettazione, un arresto, un rinvio a giudizio.
Controllarne 100 per educarne 2000
Una volta, fino a due anni fa prima che ci toccasse la disgrazia di Mastella ministro della giustizia e prima ancora di Castelli ministro della giustizia, l'azione penale era nelle mani di ogni singolo sostituto procuratore.
Sono circa duemila: se uno apre un'indagine il suo capo non gli poteva fare niente. L'indagine non era delega dal capo al sostituto, era il sostituto titolare di quell'indagine e nessuno gliela poteva portare via, a meno che non ci fossero gravi motivi che però il suo capo doveva andare a giustificare davanti al Consiglio Superiore.
Hanno fatto la riforma dell'ordinamento giudiziario, l'ha fatta Castelli, l'ha rimaneggiata Mastella: i responsabili dell'azione penale sono diventati i capi delle procure, che sono pochissimi, circa 150.
Controllare 150 persone o una parte di essi è molto più facile che non controllare 1500-2000 pubblici ministeri.
I capi sono più anziani, stanno stare al mondo, sono gente in carriera e magari prima di chiedere l'arresto di qualcuno o l'intercettazione di qualcuno ci pensano due volte, mentre un sostituto procuratore molto spesso certi calcoli non li fa, bada soltanto al fatto che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge.
Questo è stato il primo filtro, adesso abbiamo l'altro: il visto per qualunque provvedimento. Il sostituto deve continuamente andare dal suo capo e sperare che stia dalla sua parte; quante volte, in questi anni, abbiamo visto che i capi degli uffici stanno contro il magistrato e spesso stanno d'accordo con gli indagati, vedi quello che succedeva a Catanzaro con il povero De Magistris.
Questo segherà alla base un'altra serie innumerevole di possibilità di arrivare a risultati concreti perché voi sapete che, molto spesso, un'indagine va bene, spedita, fa il salto di qualità se si fanno le intercettazioni o se si arresta una persona, che quindi è più invogliata a collaborare con la giustizia che non se la lascia in libertà. Quando uno è in carcere ha tutto l'interesse a far venire meno le ragioni che l'hanno portato in carcere, quindi spesso comincia a collaborare perché così elimina alla radice il pericolo di inquinamento delle prove o il pericolo di ripetizione del reato che stanno alla base della sua carcerazione.
Magistrati nell'ombra
Un'altra norma che stanno predisponendo, questo per dirvi quanto sono precisi e certosini e chirurgici questa volta, proibisce ai giornalisti di nominare il magistrato che fa le indagini.
Voi direte: sono pazzi. Sarà una vendetta nei confronti dei magistrati per evitare che si mettano in mostra, per evitare i malati di protagonismo.
Assolutamente no, è una norma perfetta nel disegno che dicevamo: se il magistrato viene sabotato dai suoi capi o viene perseguitato dai politici – interrogazioni parlamentari, ispezioni ministeriali – o viene boicottato dai suoi colleghi, o viene isolato, chiamato o trasferito dal Consiglio Superiore su richiesta magari del ministro come è avvenuto per i tre PM di Salerno che avevano avuto il torto di perquisire il palagiustizia o il malagiustizia di Catanzaro, oggi i cittadini lo vengono a sapere.
C'è ancora qualcuno che le racconta, queste storie: quante volte ne abbiamo parlato nel passaparola, nei blog, nei giornali dove io scrivo.
Bene, non potremo più nominare, quindi voi non potrete più sentir nominare, i magistrati che fanno questa o quella indagine. Perché? Perché se uno non può più fare il nome del magistrato – chi fa il nome del magistrato, cioè il giornalista che dice “l'indagine tal dei tali è seguita da tal magistrato” facendo un'opera di informazione – se il magistrato lavora bene sappiamo come si chiama uno che lavora bene, se il magistrato lavora male, fa degli errori, delle cazzate, sappiamo che lavora male.
E' informazione.
Il magistrato non potrà più essere nominato e se verrà nominato il giornalista che lo nomina rischia la galera fino a tre mesi o la multa fino a 10.000 euro. Per avere detto il nome di un magistrato vero che sta seguendo un'inchiesta vera. Galera per tre mesi e multa fino a 10.000 euro.
Voi capite che siamo alla paranoia o c'è qualcosa. C'è qualcosa.
C'è che se io non posso più dirvi che la tale indagine la sta facendo il magistrato Tizio, quando poi magari gliela levano o quando mandano via Tizio voi non sapete nemmeno chi era Tizio e io non ve lo posso dire, perché non posso mai fare il suo nome collegato alla sua indagine.
I magistrati diventeranno tutti uguali, il che significa che quelli incapaci, venduti, cialtroni, pelandroni, pavidi godranno dell'anonimato e potranno continuare a fare le loro porcherie lontano da occhi e orecchi indiscreti, e quelli bravi che per esse bravi, coraggiosi, efficienti, competenti vengono perseguitati non potranno più essere difesi.
Che ruolo può svolgere la stampa nel controllare i magistrati se per la stampa i magistrati sono tutti uguali? Sono 10.000, come fanno a essere tutti uguali?
Pensate a che cosa ha voluto dire negli anni Ottanta la campagna della stampa perbene contro il giudice Carnevale: diventò “l'ammazza sentenze” nell'immaginario collettivo perché ogni volta che gli arrivava un processo di mafia, soprattutto quelli istruiti a Palermo con tanta fatica da Falcone e Borsellino, annullava le condanne e rimandava indietro e si ricominciava da capo.
Alla fine, a furia di parlarne in articoli, libri, eccetera, prese la vergogna alla Cassazione e istituirono quel criterio di rotazione per cui non fu sempre e soltanto lui a presiedere i collegi dei processi di mafia. E non a caso, quando arrivò il maxiprocesso al gennaio del 1992, un altro presidente guidò quel collegio a posto di Carnevale e guarda caso proprio quella volta le condanne dei mafiosi furono confermate in via definitiva.
Perché non si può dire “la Cassazione ha annullato” ma “il collegio presieduto dal solito Carnevale ha annullato”, così chi di dovere se ne occupa, quando si comincia a vedere che uno si comporta sempre nello stesso modo nei confronti dei processi di mafia.
Allo stesso modo, quante volte i magistrati che rischiavano di essere cacciati non per i loro errori ma per i loro meriti – pensate a tutti i procedimenti disciplinari che hanno subito quelli di Mani Pulite, quelli di Palermo, o che continuano a subire magistrati meno importanti – la stampa interviene, segnala nome e cognome, spiega cosa sta succedendo e la gente capisce e magari ogni tanto qualcuno provvede anche nel senso giusto.
Noi non potremo più raccontare quando un magistrato subisce un torto per i suoi meriti e viene magari scippato della sua inchiesta o trasferito per punire, ripeto, i suoi successi e non i suoi demeriti.
La norma in prestito dalla P2
Sapete chi aveva inventato questa regola? Licio Gelli. Il Piano di Rinascita Democratica è stato scritto nel 1976, stiamo parlando di un documento di 33 anni fa: già Gelli aveva capito che i suoi giudici amici era bene se poteva lavorare senza volto e senza nome, perché facevano delle tali porcate e insabbiamenti che era bene che nessuno uscisse allo scoperto altrimenti la denuncia avrebbe provocato delle sanzioni e li avrebbero mandati via.
Invece, c'erano quelle teste calde che facevano le indagini sulle stragi, sulle prime tangentopoli, sui poteri occulti: quelli, se la gente li sentiva nominare, diventavano subito molto popolari e quindi avrebbero avuto uno scudo a protezione della loro attività proprio per grazia della loro reputazione, della loro faccia, della loro professionalità.
Senza contare che i delinquenti di grosso calibro collaborano molto più volentieri con magistrati di cui si fidano: Buscetta voleva parlare con Falcone, mica con altri; Mutolo voleva parlare con Borsellino, mica con altri; i tangentari a Milano facevano la fila fuori dell'ufficio di Di Pietro, non di altri. Erano magistrati riconoscibili, celebri per la loro capacità, anche famosi se volete, e quindi il criminale che è un uomo di potere sente che può fidarsi di un qualcuno che dall'altra parte rappresenta il potere buono, ha le spalle larghe, sarà difficile sradicarlo, quindi è persona della quale si può tenere conto e farne un punto di riferimento.
Gelli aveva scritto che “occorreva per decreto una serie di norme urgenti per riformare la giustizia” e la seconda che aveva inserito in ordine di importanza era il “divieto di nominare sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari”.
Gelli non era un cialtrone, Gelli e chi per lui – perché il Piano di Rinascita fu scritto da Gelli con i suoi consulenti sempre rimasti nell'ombra – aveva capito esattamente che questo del silenzio sui nomi dei magistrati era fondamentale per garantire un Paese dove formalmente la legge è uguale per tutti ma sotto sotto ci sono gli amici che sistemano le cose per gli amici degli amici.
La censura per magistrati e informazione
Altra norma: qual è una possibilità per un magistrato di difendersi? Quella di parlare, di raccontare non le sue indagini ma di denunciare quello che gli stanno facendo.
Pensate la famosissima intervista di Borsellino a Lodato e Bolzoni, ai tempi Unità e Repubblica, che denunciava lo smantellamento del pool antimafia alla fine degli anni Ottanta con l'arrivo di Antonino Meli a capo dell'ufficio istruzione di Palermo al posto del favoritissimo Falcone.
Borsellino disse: “stanno smembrando il pool antimafia”, quindi il magistrato ha enormi possibilità, quando è un uomo di prestigio, riconosciuto, di denunciare qualcosa che non va.
Bene, adesso c'è una serie infinita di limiti alle esternazioni dei magistrati: se i magistrati parlano senza parlare delle loro indagini, come è avvenuto per Forleo e De Magistris, li mandano via lo stesso con delle scuse.
Se parlano di una loro indagine, senza rivelare dei segreti ma dando ai cittadini informazioni di cui hanno bisogno, l'indagine gli viene tolta. Questa è una norma che sta nella legge sulle intercettazioni. Pensate, arrestano il branco che ha incendiato quell'immigrato indiano vicino Roma, arrestano gli stupratori, i presunti stupratori o quelli che hanno confessato stupri come quelli degli ultimi giorni: di solito il magistrato e le forze di Polizia fanno una conferenza stampa dove danno ai giornali e alla cittadinanza informazioni. “State tranquilli, li abbiamo presi, le prove sono queste, hanno confessato, abbiamo trovato l'arma del delitto”.
No, non potrà più fare: se il magistrato dice una parola anche per dare due o tre elementi di informazione all'opinione pubblica immediatamente perde l'inchiesta, che finisce ad un altro che deve ricominciare daccapo.
Se poi l'imputato eccepisce su questa cosa nei confronti del suo pubblico ministero non all'inizio ma durante il processo, ovviamente il PM deve andarsene e deve arrivarne un altro che non ha mai seguito quell'inchiesta e che quindi deve ricominciare tutto daccapo.
Così i magistrati avranno paura anche soltanto a dire come si chiamano, declineranno il numero di matricola come i militari prigionieri in certi film.
Infine, abbiamo la legge – ma già la conoscete perché ne parliamo dai tempi della legge Mastella – che dentro alla normativa sulle intercettazioni proibisce ai giornalisti di raccontare le indagini in corso.
Se passa questa legge, non potremo più raccontarvi che hanno arrestato gli stupratori di quel caso e di quell'altro caso, non vi potremo più raccontare che hanno arrestato il branco che ha bruciato quell'immigrato, non vi potremo più raccontare che Tizio, Caio, Sempronio sono stati presi, indagati o perquisiti, o hanno subito dei sequestri.
Non potremo riportare le intercettazioni per spiegare come mai è finito in galera l'imprenditore delle cliniche Angelucci, il governatore Del Turco, i politici arrestati a Napoli insieme a Romeo.
Casi di cronaca normali come anche casi di delitti dei colletti bianchi noi non potremo più dire nulla sulle indagini in corso se non “arrestato un tizio”. Se dico che hanno arrestato un tizio posso dire che l'hanno arrestato per stupro, se dico che hanno arrestato uno per stupro non posso più dire il suo nome. O dico il reato o il nome di chi è accusato di averlo commesso, insomma non avrò più la possibilità di fare una cronaca completa in tempo reale per informare i cittadini di quello che succede.
Così quando arresteranno un vostro vicino di casa per pedofilia, voi potrete sapere che è stato arrestato per pedofilia soltanto cinque o sei anni dopo, quando inizierà il processo.
Voi capite che cambia la vita di una famiglia sapere che il vicino di casa è sospettato di pedofilia o non saperlo, perché per cinque anni si sta attenti dove vanno i bambini quando si gira lo sguardo dall'altra parte, se lo si sa.
Se non lo si sa non si sta attenti, ma naturalmente quando poi avremo casi di pedofilia, stupro o altro dovuti al fatto che la gente non ha preso le precauzioni perché non è stata adeguatamente informata, allora poi sapremo con chi dovremo prendercela.
Ricordiamocelo e passiamo parola. Buona giornata."
-
- imbuteria schrieb...
-
- Benutzer
- 18. Feb. 2009, 19:20
contro la crudeltà degli accanimenti terapeutici
fammiscegliere.com
Vogliamo dare vita ad una campagna, durante queste settimane di dibattito parlamentare, per sostenere una buona legge sul testamento biologico: una legge che lasci piena libertà di scelta alla persona per quanto riguarda la fine della propria vita. Diciamo "fammi scegliere" perché ciascuno possa decidere liberamente quali trattamenti vuole che gli vengano somministrati e quali no in caso si trovi in stato d'incoscienza. Non diamo a questa iniziativa alcun segno di appartenenza partitica, ma ci rivolgiamo direttamente a tutte le persone che credono nella libertà dell'individuo e nella sua capacità di scelta. Mettiamo al centro l'esperienza personale, senza nessun altro riferimento ideologico. Vogliamo farci ascoltare da chi siede in parlamento e vota le leggi. L'adesione alla campagna si concretizza nell'esposizione di un semplice simbolo: una X che rappresenta la scelta, con due linee di diverso colore che si incrociano, perché ognuno è libero di prendere la strada che preferisce. Un simbolo da mettere su blog, social network, in casa, alle finestre, indosso, in luoghi pubblici e privati. Siamo convinti, al di là degli steccati ideologici, che la maggioranza degli italiani pensi che le persone siano in grado di decidere da sole quando si tratta della propria vita e che non vogliano delegare questa scelta a nessun altro. E allora facciamola vedere questa Italia diversa da quella che viene rappresentata in tv e in parlamento: un’Italia più libera e più umana.
Fammi scegliere, voglio il testamento biologico, voglio una buona legge.
http://www.lastfm.it/group/fammiscegliere
http://www.fammiscegliere.com/
-
- imbuteria schrieb...
-
- Benutzer
- 19. Feb. 2009, 18:48
voglio scendere
Mastella, teocon famiglia
Oggi, 06:36 p.
Vanity Fair, 18 febbraio 2009
Tra le mozzarelle e le vongole Clemente Mastella ha sempre scelto i princìpi. Ne avanzava un piatto fumante alla tavola del Cavaliere, apparecchiata per le prossime Europee: ci si è accomodato coi gomiti larghi, intimando il silenzio ai commensali circostanti, fulminati con un preventivo “Chi pensa male è un farabutto”. Ma il silenzio è diventato una risata. La quale anziché spettinarlo dalla vergogna, ha funzionato come un salvacondotto, insieme con gli occhioni stupefatti d’eterno garzone della politica, servitore con zelo, anche a sessant’anni suonati, dai tempi di De Mita a quelli di Cossiga, passando per quasi tutti.
“Che ci volete fare? E’ Mastella!” Il “Teocon Famiglia” secondo la formidabile definizione del Sole 24 Ore. Quello con il finanziamento pubblico incorporato. Il seggio garantito. La processione dei sindaci del Sannio. La villa a Ceppaloni. Le melanzane, la pastiera. Le storielle per rallegrare il capo di turno. E la scorta: fino a ieri (comicamente) affidata alla polizia penitenziaria, in quanto ex Ministro di Giustizia e non in qualità di fragile consorte della temuta Sandra, arrestata domiciliarmente per certe sonore telefonate, nelle quali ragionava (in verità) più di primari che di princìpi, e con gli artigli ben conficcati nel sommo bene: le Asl.
Non ci sarebbe niente da ridere davanti a una simile deriva della politica: il tradimento a sinistra ripagato a destra. La coltellata a Prodi e il seggio a Strasburgo. Lo scandalo senza scandalo. Ma andrà peggio con i prossimi fuochi d’artificio, se sono veri i pronostici, lui avversario di Antonio Bassolino, stessa circoscrizione. Epica lotta: Godzilla contro King Kong. Per raccontarlo ci vorrà Dario Argento.
(Immagine di Roberto Corradi)
Segnalazioni
Resti in carcere il serial criminale - di Bruno Tinti
L'Italia indifferente al processo per corruzione di Berlusconi - Lo speciale di Italiadallestero.info
Sì alla vita, no alla tortura di stato - il 21 febbraio tutti a piazza Farnese
.
Leggi tutto…
Fine corsa
Oggi, 12:50 m.
Nessuno è in grado di dire se il Partito Democratico esisterà ancora una volta superata la boa delle prossime elezioni europee. Dopo aver letto le parole usate mercoledì da Walter Veltroni nel suo discorso di commiato, un fatto è comunque chiaro. L'ex segretario non ha capito perché milioni di cittadini hanno smesso di votare per il suo partito. Non ha capito o, forse, come fanno altri dirigenti del Pd, ha fatto finta di non capire.
Il tarlo che sta erodendo quella formazione politica ha infatti un nome preciso: credibilità. Il Pd perde perché non è credibile. E non è un problema di idee o di progetti. È invece una questione di uomini e di comportamenti.
Il continuo susseguirsi di scandali, le mancate dimissioni di chi ha fallito come amministratore pubblico (vedi Campania), la decisione di non sottrarsi alla logica delle nomine partitocratiche nella Rai, nelle authority e in ogni altro ente, hanno finito per togliere agli elettori di centro-sinistra anche le ultime illusioni. A poco a poco il mito della differenza, della diversità dal centro-destra, è venuto a cadere.
Per questo è il caso di ricordare che, paradossalmente, il Pd era entrato in crisi già due anni prima di nascere. Aveva cominciato a morire alla vigilia delle elezioni del 2006 quando fu pubblicata (da "Il Giornale") una celebre telefonata tra Piero Fassino e il big boss di Unipol, Giovanni Consorte, in cui l'allora segretario dei Ds diceva «Siamo padroni di una banca». È stato da quel momento in poi che Silvio Berlusconi ha potuto cominciare a ripetere «anche loro sono uguali» venendo sempre più creduto. Giorno dopo giorno, infatti, ci pensavano le pagine di cronaca (spesso nera) dei giornali a dargli ragione.
A un situazione del genere il centro-sinistra prima, e il Pd poi, avrebbe potuto (e dovuto) reagire con dei gesti forti e simbolici. Invece non è accaduto nulla. Il gruppo dirigente è rimasto immobile. Veltroni ha taciuto. O ha parlato troppo poco. E dal Pd se ne sono così andati i migliori. Gli elettori.
Segnalazioni
Resti in carcere il serial criminale - di Bruno Tinti
Da Dante a Oscar Wilde - di Lorenzo Fazio (Direttore editoriale Chiarelettere)
L'Italia indifferente al processo per corruzione di Berlusconi - Lo speciale di Italiadallestero.info
-
- imbuteria schrieb...
-
- Benutzer
- 24. Feb. 2009, 18:02
I girorondini
Ieri, 12:04 p.
Testo:
"Buongiorno a tutti.
Ci sarebbe molto da dire su varie cose che sono successe, a cominciare dalle tristi vicende intorno all'obitorio del Partito democratico.
Tenderei a lasciarle perdere per non farvi venire il latte alle ginocchia e non farvi scappare da questo appuntamento; mi pare che la battuta migliore l'abbia fatta Matteo Renzi, il giovane che ha vinto le primarie contro la nomenklatura del partito per le comunali di Firenze, il quale a proposito del povero Franceschini ha detto “hanno eletto il vice disastro”.
Basta, chiudiamola qua.
Parliamo di cose più serie e anche più preoccupanti, cioè della questione dell'immigrazione mescolata a quella della criminalità che ha dato origine a un provvedimento come quello che autorizza le ronde private di cittadini che vanno in giro per le città a pattugliare, a non si sa bene a far cosa, vanno in giro con l'aria di sostituirsi o aiutare le forze dell'ordine a reprimere il crimine e dissuadere i criminali.
Ce ne siamo già occupati diverse volte del problema della criminalità, anzi vi segnalo ancora una volta che è uscito il terzo volume – Mafiocrazia – del nostro Passaparola che riunisce i Passaparola di fine anno scorso – inizio di quest'anno.
Lo riconoscete rispetto ai primi due dal fatto che le tonalità del colore sono rosa, anche se il contenuto è tutt'altro che roseo.
Partirei, a proposito di questi temi, da un articolo molto bello che ha scritto Luca Ricolfi su La Stampa; non sempre sono d'accordo con Ricolfi ma devo dire che questa volta ha colto nel segno.
Dice che sostanzialmente i reati sono in calo tendenzialmente da molti anni, l'unico momento in cui c'è stato un'impennata dei reati, come avevamo noi ampiamente previsto, è stato con l'indulto.
Adesso l'indulto ha perso ogni utilità in quanto il numero dei detenuti è lo stesso di prima dell'indulto con l'aggravio del fatto che abbiamo avuto molti più reati nel periodo post indulto: l'indulto anziché sollevare la condizione dei detenuti nelle carceri sovraffollate ha peggiorato la qualità dei cittadini onesti che stanno fuori e che hanno subito più reati di quelli che avrebbero subito se non fosse stato fatto l'indulto e si fosse provveduto a politiche diverse, tipo nuove carceri o diversa destinazione di alcuni tipi di detenuti, come extracomunitari e tossicodipendenti.
In ogni caso, non è questo il tema.
Grazie Indulto
Scrive Ricolfi che il tasso di criminalità degli stranieri è ovviamente molto più alto di quello degli italiani, anche perché gli stranieri che vengono in Italia non sono un campione rappresentativo delle loro nazioni.
I rumeni che ci sono in Italia non sono una rappresentanza dei rumeni che ci sono in Romania. I marocchini che ci sono in Italia non sono una rappresentanza dei marocchini che ci sono in Marocco.
Esattamente come gli italiani che andavano in America non erano rappresentativi degli italiani che c'erano in Italia: chi scappa dal suo Paese per andare in un altro, se non è costretto da ragioni politiche o religiose o di guerra, di solito appartiene alle fasce più marginali della società, quelle che non riescono a ottenere e a fare fortuna nel proprio Paese la vanno a cercare, disperati, in un altro.
Non confondiamo i rumeni che ci sono in Italia da quelli che ci sono in Romania come non dobbiamo confondere gli italiani che andavano in America e che molto spesso cadevano vittime della criminalità organizzata della mafia italo-americana proprio perché erano dei disperati disposti a tutto.
Quindi, non c'è nulla da meravigliarsi se il tasso di criminalità degli stranieri che sono immigrati in Italia è superiore di quello degli italiani che risiedono in Italia.
Gli stranieri che risiedono in Italia si dividono in due categorie, ma dovremmo abituarci a dividerli in tre categorie: oggi noi siamo abituati a parlare di quelli regolari, che lavorano, e di quelli clandestini, che vengono qua per delinquere.
In realtà i clandestini a loro volta si dividono in due sottocategorie: quelli che sono venuti qua per restare clandestini perché vogliono delinquere – ci sono e sono tanti – e quelli che sono venuti qua per lavorare ma devono rimanere clandestini a causa della legge Bossi-Fini che rende per loro praticamente impossibile la regolarizzazione e per quei pochi che la ottengono la rende lentissima.
Basti pensare che chi trova un lavoro in Italia quando ci è entrato da clandestino, con un visto turistico o con degli altri escamotage, per essere assunto e messo in regola e diventare un immigrato regolare deve di nuovo uscire dal Paese e aspettare di rientrare nelle quote giuste, rientrare in Italia e nel frattempo il suo lavoro l'ha già preso un altro.
Nessuno lo fa, quindi abbiamo centinaia di migliaia di irregolari che lavorano e che per questa ragione non vogliono uscire, perché sanno che poi impiegherebbero molto tempo a rientrare.
Non lo fanno e quindi non ottengono la regolarizzazione.
Ne abbiamo anche molti che avrebbero diritto ai documenti, prevede la legge entro poche settimane, credo due mesi al massimo, e che invece non li ottengono perché i tempi medi sono un anno e mezzo o due anni.
In attesa di quell'anno e mezzo o due anni tu che avresti diritto alla regolarizzazione subito continui a rimanere formalmente irregolare fino a che ti danno finalmente il permesso di soggiorno.
Dovremmo imparare a dividere i clandestini fra clandestini per necessità o incapacità dello Stato per follia della Bossi-Fini e clandestini per scelta, e questi sono quelli che dovremmo colpire.
Fra quelli regolari, comunque, il tasso di criminalità è molto più basso rispetto a quelli clandestini perché quando uno è emerso con nome e cognome, documenti, integrazione non ha più motivi, o ne ha meno, per delinquere e nello stesso tempo ha più paura a delinquere perché è più facile prenderlo, visto che è regolare e risulta alle autorità.
In ogni caso, è chiaro pur essendo pochi i regolari che delinquono questi sono comunque il quadruplo rispetto agli italiani che delinquono; è assolutamente comprensibile per le ragioni che dicevo prima.
Invece, gli irregolari hanno una “propensione” a delinquere ventotto volte superiore rispetto a quella degli italiani: come vede tra un regolare che ha tre, quattro volte più degli italiani la propensione a delinquere e l'irregolare che ce l'ha ventotto volte, conviene fare più regolari possibili per diminuire la percentuale che delinquono.
La violenza telegenica
Scrive Ricolfi, vengono attribuite agli extracomunitari tutte le nefandezze e le nequizie, a cominciare dagli stupri, soltanto perché i giornali sono morbosamente attratti dal delitto – lui lo chiama - “la violenza interetnica”. Sono molto poco attratti dalle violenze intraetniche, quelle che avvengono all'interno della stessa etnia e a volte all'interno della stessa famiglia.
Voi sapete che secondo l'Istat circa i tre quarti delle violenze sessuali avvengono in famiglia a opera di padri, zii, suoceri, fidanzati, partner più o meno ufficiali e spesso non risulta nemmeno negli atti giudiziari perché la propensione a denunciare da parte delle vittime è bassissima.
Soprattutto se la violenza è avvenuta in famiglia, è più difficile denunciare un parente o un amico che non denunciare uno straniero.
Poi, naturalmente, ci sono dei calcoli su quali sono i tipi di reati più frequenti in questa o quella comunità straniera: ci sono quelli che lavorano di più di coltello, quelli che lavorano di kalashnikov, quelli che in base alle organizzazioni criminali che provengono dai loro Paesi si danno al traffico di droga, di armi, alle rapine.
Ci sono effettivamente queste differenze.
Per esempio, scrive Ricolfi, tra i romeni la propensione allo stupro è 17 volte più alta degli italiani ed è molto superiore a quella degli altri stranieri presenti in Italia.
Pare che i romeni abbiano questo “record” tra le comunità straniere presenti in Italia: non significa assolutamente che siano tutti stupratori, sappiamo che ci sono più stupratori fra i rumeni che non fra stranieri di altra provenienza.
Nelle rapine, per esempio, i rumeni hanno il doppio di propensione rispetto agli altri stranieri, nel furto addirittura il quadruplo. Sono invece ritenuti meno pericolosi per quanto riguarda gli omicidi, le lesioni: altre comunità sono considerate più propense al delitto di sangue.
Del resto ogni comunità ha le sue specialità: noi per esempio la corruzione, le bancarotte: la propensione dello straniero immigrato alla bancarotta è abbastanza bassa e anche quella della corruzione del testimone nel processo penale, reati nel quale, come avete saputo, eccelle il nostro Presidente del Consiglio e i nostri banchieri, a proposito della bancarotta.
E' importante quello che dice Ricolfi perché a un certo punto trae le conseguenze: “la qualità dell'immigrazione – ce lo siamo detto più volte al Passaparola – di fatto la decidiamo noi”.
Posto che gli immigrati continueranno ad immigrare e che non ci saranno grandi possibilità di arginare un fenomeno mondiale, di massa, epocale a meno che non si riesca a frenare il peggioramento della situazione dei continenti del terzo e quarto mondo causata anche dagli effetti della globalizzazione.
E' evidente che un fenomeno di massa non lo possiamo arrestare come singoli Paesi, quindi forse dovremmo cominciare a domandarci come disciplinarlo per migliorare la qualità di coloro che vengono e si fermano qua.
Italia: la Mecca del crimine
Infatti Ricolfi spiega quello che abbiamo detto spesso, l'ho sentito dire anche da Piercamillo Davigo l'altra sera a Ballarò: nessun Paese può adottare, rispetto al crimine, misure molto più severe di quelle dei Paesi vicini oppure molto meno severe. Nel primo caso esporterebbe criminalità e i vicini si incazzano, nel secondo caso importa criminalità e dovrebbe incazzarsi lui con se stesso per non essere un Paese considerato serio e severo nei confronti della criminalità.
E' chiaro che l'Italia – dice Ricolfi – con la lentezza dei processi causata da questa classe politica che ha tutto l'interesse a processi sempre più lenti, a prescrizioni sempre più facili e a impunità per le classi dirigenti, va a riverberarsi sulla qualità degli immigrati: se l'immigrato arriva, noi siamo l'avamposto dell'Europa sul mediterraneo, invece di andarsi a cercare un Paese dove sia più conveniente delinquere resta in Italia, perché non c'è un Paese più conveniente per chi vuole delinquere, in tutto il resto d'Europa. Non c'è un Paese dove per farti un processo impiegano quindici anni, dove c'è un indulto ogni tot, dove ci sono alternative infinite al carcere, indulgenze plenarie, sconti, attenuanti e prescrizioni.
Quindi, dice Ricolfi, siamo diventati la Mecca del crimine, “attiriamo ingenti minoranze criminali provenienti da un po' tutti i Paesi” e così facendo creiamo pure l'illusione prospettica dello straniero delinquente perché se gli stranieri sono tutti come quelli che, in una cera proporzione, vengono in Italia uno dice “ma sono proprio brutti!”.
In realtà non sono brutti, sono i peggiori fra gli stranieri quelli che si fermano, molto spesso, in Italia. Poi ci sono anche quelli che vogliono lavorare ma spesso non li vediamo perché sono costretti alla clandestinità: noi siamo l'unico Paese in Europa che fa ponti d'oro agli stranieri che vogliono delinquere, con i processi lenti e le leggi farraginose che non funzionano e le forze dell'ordine con le volanti senza il pieno e a cui non si riparano i guasti perché non ci sono i soldi, e dall'altro lato facciamo un mazzo così a quelli che vogliono venire a lavorare e che devono espiare un trattamento terrificante.
Tant'è che spesso per andare a lavorare si rivolgono a Paese più furbi che invece fanno ponti d'oro agli stranieri lavoratori e un mazzo così agli stranieri delinquenti.
Non è che lo straniero è più pericoloso dell'italiano perché è straniero: è la porzione di stranieri che vengono in Italia che è di qualità ancora peggiore rispetto alla porzione di stranieri che emigrano dai loro Paesi verso l'Europa.
Gli stranieri hanno un tasso di pericolosità x, quelli che emigrano hanno un tasso di pericolosità x per 3, per 4, per 5 perché sono i più poveri e derelitti. Gli stranieri che emigrano e rimangono in Italia hanno un tasso di pericolosità di x per 4, per 5, per 6... per il fattore “I”, il fattore Italia, che fa si che da noi si fermino quelli che percentualmente sono i più pericolosi per le ragioni che abbiamo detto prima.
Ma siccome non si possono distinguere ad occhio nudo quelli buoni da quelli cattivi, ecco il razzismo, la xenofobia, la diffidenza che dal nostro punto di vista li accomuna tutti.
Dice Ricolfi che l'unica cosa da fare sarebbe quella di rendere l'Italia un paradiso per gli stranieri di buona volontà e un inferno per i criminali stranieri o italiani che siano.
I criminali e i colleghi al governo
Mettetevi nei panni di uno straniero che è entrato in Italia l'altro giorno, ha scoperto che hanno condannato il principale coimputato del Presidente del Consiglio, ha detto: “ah, perché il presidente del Consiglio è imputato? E di quale reato? Di avere corrotto un testimone perché mentisse sotto giuramento nei suoi processi. Ah però! In un Paese dove c'è un collega al governo, anche io che non ho mai pensato di fare fondi neri all'estero, fondi neri, corruzione di testimoni... pensavo di fare qualche scippo, di spacciare qualche canna, ho trovato il Paese giusto: c'è un collega molto più importante e pericoloso di me che mi governa. Potrà mai quel Paese chiedere a me un comportamento più legale di quello che ha tenuto il suo presidente del Consiglio?”
No, quindi si ferma qua e capisce che ha trovato il posto giusto.
Questa è la ragione per cui questo governo, come gli altri che lo hanno preceduto ma questo è l'apoteosi, non potrà mai darci una politica di sicurezza; allora, come ha detto Davigo, invece delle leggi per la sicurezza si fanno le leggi per la rassicurazione.
Cosa vuol dire? La legge per la sicurezza è quella che rende più sicuri i cittadini davvero e rende più sicuro che i criminali saranno puniti e a qualcuno gli fa pure passare la voglia. Le leggi per la rassicurazione convincono i cittadini che stanno diventando più sicuri ma in realtà non è vero, quindi li prende in giro: quando uno si rilassa e dice “siamo tutti più sicuri”, mentre è rilassato è più permeabile, ha meno difese nei confronti della criminalità.
In realtà le leggi sulla rassicurazione finiscono per diventare dei boomerang, cioè diventare criminogene non appena i criminali scoprono che quelle leggi non funzionano e sono finte.
Faccio due esempi.
Per rendere effettive le espulsioni bisognerebbe stipulare accordi con i Paesi di provenienza degli immigrati e poi dotarsi di strumenti purtroppo costosissimi, quindi spendere molti soldi pubblici per questo, che aiutano al più presto possibile a identificarli.
Il problema drammatico è che finché non si sa uno da dove viene davvero e come si chiama davvero, non ci sarà nessun Paese che se lo prende perché bisogna dimostrare che quel tizio viene da quel Paese, altrimenti non lo vogliono.
Bisognerebbe firmare, lo scriveva l'altro giorno mi pare il Prof. Grevi sul Corriere della Sera, quella convenzione internazionale che prevede in tutta Europa non solo le impronte ma le banche dati del DNA.
Se tutti i cittadini, italiani o stranieri, dessero l'impronta e il loro DNA, da quel momento il nome può cambiare finché si vuole ma il marchio genetico consente di identificare ciascuno, di avere una caratteristica che rimarrà per sempre.
Quando hai sul documento quella caratteristica, quello sei tu: la prima volta ti danno quel codice, la seconda se ti riprendono sei recidivo, si sa chi sei, dove ti si può mandare.
Invece no, noi non ratifichiamo queste convenzioni, non investiamo in queste tecnologie anzi stiamo abbandonando le intercettazioni, stiamo tornando all'età della pietra nelle investigazioni, e nello stesso tempo facciamo leggi sulla rassicurazione.
Ronde padane, pacchetto antistupri. Pensate che idea: hanno fatto un decreto per dire che non bisogna stuprare le ragazze, perché prima non si sapeva, era ambiguo. Sono arrivati loro e hanno messo proprio per legge che non si possono stuprare le donne, così vedrete che adesso non stupreranno più nessuno.
Questa è la rassicurazione, la sicurezza è quella roba la che costa.
Oppure per rassicurare la gente si dice: “la polizia li mette dentro e i giudici buonisti li mettono fuori”. Così in realtà si semina il panico nella gente: se la gente comincia a pensare che i magistrati come sport scarcerano gli stupratori, di chi si fiderà? Andremo in giro a spare da soli per le piazze e tutti saranno più insicuri perché bisognerà stare attenti non solo agli spari dei delinquenti ma anche di quelli che vanno a farsi giustizia da soli e che spesso si sparano nei coglioni quando cercano di tirar fuori la pistola dalla tasca e non ci riescono.
La sicurezza deve essere affidata a gente professionale non ai cialtroni.
Espulsioni impossibili
Quando uno sente parlare di espulsioni pensa che un immigrato quando viene sorpreso da clandestino venga preso per un orecchio, accompagnato alla frontiera o messo sull'aereo ed espulso.
In realtà non è così: quando un immigrato viene sorpreso senza i documenti gli si chiedono, lui non li ha, lo si porta all'identificazione che può durare anche dei mesi o in eterno. Se non riesci a individuare da dove arriva come fai ad identificarlo?
E dato che può restare nei CPT giustamente sono due mesi perché non ha commesso nessun reato e non puoi arrestare uno che non ha commesso nessun reato, ritorna nel circuito della clandestinità e spesso della criminalità, fino a quando lo riprendono.
Se invece riescono finalmente a individuarlo o lo scoprono la seconda volta dopo avergli già fatto un provvedimento di espulsione a cui non ha ottemperato, allora lo possono arrestare. Ma non esiste l'espulsione come ce la immaginiamo noi: prendono uno, non ha i documenti, lo accompagnano alla frontiera e via.
Cosa fanno, di solito? Gli fanno il foglio di via dopo averlo identificato, un foglio dove c'è scritto: “vai via”.
Quello non va via, e come fai a scoprire se è andato via o no? E' sparito... ha semplicemente cambiato quartiere o città.
La seconda volta gli dici: “ma ti avevo già detto di andare via, perché non l'hai fatto? E' reato non ottemperare al provvedimento di espulsione senza giustificato motivo”. A quel punto lui dice: “ma io un giustificato motivo ce l'ho: non ho i soldi per prendere l'aereo o il treno”.
Quando si faranno furbi e useranno tutti questo alibi faranno saltare anche la possibilità di condannare a pochi mesi per mancata ottemperanza dell'espulsione perché è uno stragiustificato motivo quello di non avere i soldi per non andare via. E' lo Stato che ti manda via che te li deve dare, è triste dirlo, è seccante ma è così.
In quale prefettura o questura ci sono i soldi sufficienti per pagare il biglietto di ritorno a tutte queste migliaia di persone che dovrebbero andarsene?
Non hanno manco i soldi per la benzina delle volanti, non possono neanche riparare le macchine, figuriamoci se possono pagare il viaggio a questi.
E' assolutamente ridicolo pensare di poter risolvere questo problema prolungando di qualche mese la permanenza nei CPT che sono poi dei lager dove stanno accatastati.
E se li tieni per due mesi è un conto, ma se li tieni per 18 mesi e non costruisci nuovi lager dove li metti quelli che invece di due mesi rimangono 18? Esplodono questi posti, con problemi di ordine pubblico: vedete che già a Lampedusa ne abbiamo un'anticipazione.
Non potendo rendere più seria la giustizia e non avendo soldi per rendere più seria l'azione dell'ordine pubblico, si butta del fumo negli occhi della gente come la stupidaggine delle scarcerazioni facili.
Meglio ammazzare che stuprare
Hanno letto sul giornale che un giorno un giudice ha mandato agli arresti domiciliari un ragazzo che si era consegnato e autoaccusato dello stupro di una ragazza alla festa di capodanno e hanno detto: “è una vergogna, li mettono ai domiciliari, non si può, lo stupratore deve stare in galera”e hanno fatto una legge per vietare i domiciliari a chi? Ai condannati per stupro?
No, non stiamo parlando dello stupratore condannato, che ovviamente deve essere giudicato al più presto possibile e portato in carcere e lasciato lì dentro il più a lungo possibile, su questo siamo tutti d'accordo.
Qui stiamo parlando di dove metterli prima del processo: gli arresti domiciliari come misura cautelare sono stati vietati da questo pacchetto sicurezza.
Per i reati di mafia e per lo stupro, non si possono più dare i domiciliari al sospettato. E' obbligatorio tenerlo in galera durante il processo. Tenete presente che è solo un sospettato, anche se ha confessato è solo un sospettato perché sarà uno stupratore solo quando sarà stato condannato in terzo grado. Allora facciamo i gradi di giudizio più in fretta possibile, diamo più mezzi, togliamo un grado di giudizio. No, non lo vogliono fare perché varrebbe per tutti, anche per se stessi.
Cosa fanno? Vietano di dare i domiciliari in custodia cautelare obbligando i giudici ad arrestare la persona anche se non ci sono le esigenze cautelari cioè, se il tizio non rischia di fuggire, ripetere il reato o inquinare le prove, anche se per scongiurare quei tre rischi basterebbe chiuderlo in casa durante il processo.
Tipico caso come quello di Capodanno: il ragazzo era completamente al sicuro, nessuno lo aveva riconosciuto, nessuno lo stava cercando, nessuno lo avrebbe mai accusato di quello stupro. C'è andato lui accompagnato dal padre a confessare, ha fornito ai giudici le prove contro se stesso, si è consegnato, si è dichiarato pentito. Il padre ha dimostrato che questi hanno non solo una casa ma anche una famiglia dove questo tizio può essere tenuto sotto chiave non essendo un maniaco sessuale ma il classico stronzo di buona famiglia che fa il maiale durante una festa per poi farsi bello con gli amici, la “bravata.
Domanda: lo mandi ai domiciliari? Certo, perché prima del processo non minaccia ne di ripetere il reato, né di inquinare le prove – le ha fornite lui – né di scappare – si è consegnato.
Questo dice la legge per tutti i reati, anche per l'omicidio. Classico caso della moglie che ammazza il marito che la picchia da anni: mica è una serial killer, può restare tranquillamente ai domiciliari durante il processo perché un altro marito non ce l'ha da ammazzare, quindi non può reiterare il reato; le prove come fa a inquinarle se l'hanno trovata col pugnale nella pancia del marito, anzi è stata lei ha chiamare i poliziotti? Come può scappare, dove scappa una donna in quelle condizioni?
Sono questi i casi in cui la legge prevede, giustamente, di ricorrere agli arresti domiciliari quando non è assolutamente necessario il carcere prima del processo.
E' chiaro che dopo il processo questa gente andrà in carcere, quando sarà stato condannata.
Invece no, hanno fatto una legge dove lo stupro è equiparato alla mafia, e uno può decidere se è giusta o non è giusta, l'hanno voluta i leghisti: uno fa una lista di reati per i quali è obbligatorio il carcere preventivo, può andare bene.
Domanda: quali reati ci hanno messo? Mafia e stupro. Voi direte: ci sarà anche l'omicidio, la strage. Come fai a mandare ai domiciliari gente che ha fatto una strage o un omicidio in un Paese dove è vietato dare i domiciliari a chi ha fatto uno stupro? Maggiore è la gravità dell'atto e maggiore deve essere la sanzione, anche di tipo preventivo.
No, sono talmente furbi – stiamo parlando della Lega, avete presente le facce di questi giureconsulti – che hanno deciso che per lo stupro arresti domiciliari no, carcere obbligatorio; per gli indagati di omicidio e strage invece si possono dare ancora gli arresti domiciliari. Pensate che astuzia, così d'ora in poi lo stupratore saprà che se si limita a violentare la ragazza finisce in galera dritto e filato obbligatoriamente e lo processano dal carcere, se invece la ragazza oltre a stuprarla la elimina anche fisicamente o fa saltare l'intero quartiere con una bomba per cancellare anche le ultime tracce, in quel caso ha ancora speranza di ottenere gli arresti domiciliari.
E' una legge criminogena perché rende più conveniente per lo stupratore anche l'eliminazione fisica della vittima.
Pensate in che mani è la nostra sicurezza. Passate parola."
-
- imbuteria schrieb...
-
- Benutzer
- 26. Feb. 2009, 10:28
l nucleare italiano visto dalla Spagna
LeleDiFranco
Oggi, 09:05 m.
Questa mattina leggevo su El Pais, qui a Madrid, che il presidente Berlusconi e il francese Sarkozy hanno firmato a Roma un accordo di cooperazione che aprirà il mercato italiano alla costruzione di nuove centrali nucleari sul nostro territorio.
Leggere queste notizie, in una terra come la Spagna che da tempo ha deciso di non costruire più nuove centrali e di dismettere quelle esistenti, ha un sapore asperrimo insopportabile per me che amo il mio stivale.
Sono molto preoccupato per il mio vecchio belpaese, sono preoccupato ancor di più perché, da uno studio del governo italiano, emergerebbe che tra le varie sedi individuate per stoccare scorie radioattive ci siano Puglia (la mia terra) e Basilicata. Non è dato sapere quali siano esattamente le coordinate di tali siti giacché proprio il governo italiano ha varato tempo fa una legge secondo la quale tali informazioni non devono essere divulgate perché d’interesse strategico.
Sono preoccupato molto per la mia terra, per quello che accade e per la manipolazione che politica e media stanno facendo del tema nucleare.
Nel corso degli anni gli eventi hanno dimostrato ampiamente che la generazione di energia elettrica attraverso i sistemi nucleari è stata un fracasso economico, tecnologico, ambientale e sociale che ha causato già gravi problemi alla salute pubblica ed all’ambiente.
L’energia nucleare, nei suoi 60 anni di esperienza, non ha ancora raggiunto l’obiettivo di risolvere i suoi problemi di sicurezza, anzi, ha dato evidenti segnali di pericolosità come lo è stata la catastrofe di Chernobil e gli ultimi eventi in Francia. Ha prodotto scorie che, grazie al loro alto potere radioattivo, persisteranno per centinaia di anni nell’ambiente continuando a generare svariate forme di malformazioni genetiche sull’uomo (ne sono esempio le centinaia di migliaia di casi all’anno che vengono registrati dall’OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità).
Inoltre quello dell’energia nucleare è risultato essere un investimento scarsamente “redditizio”, avendo necessità di enormi capitali con un periodo di ammortamento che in molti casi supera i 30 anni (come si evince da svariati studi, non ultimo quello del premio nobel per la fisica Rubbia).
Negli anni 80 tutti questi inconvenienti portarono l’industria nucleare ad un declino, riducendo notevolmente i progetti mondiali in tal senso.
Oggi si registra una nuova spinta al nucleare da parte delle stesse lobby di un tempo; viviamo una fase storica crtitica nella quale risulta più semplice confondere l’opinione pubblica sulla questione nucleare, l’energia è diventata un bene prezioso, il petrolio è una fonte in via di esaurimento e le speculazioni sono forti. Tutto ciò ha spostato la nostra attenzione su questioni lontane dai problemi che l’energia nucleare provoca.
I motivi per i quali è necessario esprimere la nostra assoluta contrarietà a tale forma di energia sono semplici:
La tragedia di Chernobil ha dimostrato l’enorme capacità distruttiva del nucleare ed i suoi ineludibili limiti;
L’energia nucleare non è pulita in quanto genera pericolosissimi residui radioattivi che permangono per centinaia di anni nell’ambiente;
L’energia nucleare è molto cara, ha bisogno di notevoli finanziamenti statali dovuti alla costruzione, al trattamento dei residui e alla dismissione;
L’energia nucleare non è necessaria, stati come la Germania, la Spagna e la Svezia sono l’esempio di come la volontà politica ha dato un forte impulso alle fonti rinnovabili riducendo notevolmente CO2 e dipendenza energetica da fonti fossili;
L’energia nucleare non è rinnovabile, dipende dall’uranio 235 che, come il petrolio, ha riserve limitate.
Abbandonare l’energia nucleare è esclusivamente una questione di volontà politica giacchè non esiste nessun problema tecnico, energetico ed economico che impedisca di sostituire questa forma di energia con quelle rinnovabili come eolico, fotovoltaico, solaretermico, geotermia, idroelettrico, biomassa, etc.
Solo il giusto mix di queste fonti potrà salvarci dalla catastrofe che l’uomo sta provocando.
Difendere l’essere umano e l’ambiente è una necessità che ben si sposa con lo sviluppo economico e non si contrappone ad esso come molti sostengono; il mondo, per nostra fortuna, è pieno di buoni esempi.
E’ tempo di mobilitazioni, è tempo di piazza.
-
- imbuteria schrieb...
-
- Benutzer
- 4. Mär. 2009, 17:06
Alfano, la legge che nasconde le verità
di Giorgio Santelli
Qualcosa si muove. Dopo mesi di grande difficoltà in cui la sensazione insopportabile era che cronisti e Magistrati avessero deciso di fare una battaglia "di casta" contro la legge Alfano per le intercettazioni, c'è finalmente un'inversione di tendenza da parte dell'opinione pubblica. Comincia ad essere chiaro che la posizione di magistrati e cronisti non è a difesa della categoria ma a difesa di una giustizia giusta e del diritto dei cittadini ad essere informati. Una campagna lunghissima che, di fatto, senza soluzione di continuità ha preso il via dalla legge Mastella fino a giungere al disegno di legge Alfano. Oggi alla sala Tobagi della Fnsi ha presentato l'instant book "Ddl Alfano, se lo conosci lo eviti". Una serie di interventi ben argomentati di giuristi, magistrati, avvocati investigatori e giornalisti che finalmente spiegano la dannosità e l'inutilità di questa legge.
"Non è un de profundis sulla professione ma un meccanismo di intervento nel dibattito in atto. E fa piacere - afferma il Presidente dell'Unione Cronisti Guido Columba - avere la certezza che la Corte Costituzionale resta il baluardo di difesa dei principi costituzionali. Giovanni Maria Flick lascia la presidenza affermando che è la Costituzione che vieta forme di censura alla stampa.Lo sostituisce Francesco Amirante che afferma che una stampa libera è un elemento di garanzia della democrazia".
Per il prof. Enzo Cheli con la legge 1415 (Alfano) entrano in gioco tre interessi costituzionali di livello primario: la corretta amministrazione della Giustizia, l'interesse alla difesa della dignità della privacy della persona e il diritto all'informazione e alla libertà d'espressione. La Corte Costituzionale ha sempre sottolineato l'inviolabilità del diritto all'informazione, anche con interventi particolari sul diritto penale. Con Grosso Cheli diede una valutazione pro-veritate alla Federazione degli editori nell'autunno scorso. "Ci sono due norme che non possono superare il vaglio costituzionale. - afferma Cheli - In sede di cronaca giudiziaria non si può nemmeno richiamare i contenuti dell'istruttoria (si sottrae al controllo dell'opinione pubblica la conoscenza del processo); l'altro, che investe gli editori, è l'art 14 dove si stabilisce una sanzione pecunaria a carico dell'impresa che permette pubblicazione di notizie". Ciò che provoca è semplice. Il potere di controllo ricade sulla proprietà che, per evitare altissime sanzioni, potrebbe decidere la censura. Ciò è incompatibile con la legge sulla stampa e su i diversi poteri dell'editore e della direzione responsabile, l'autonomia dei giornalisti. L'Alfano, inoltre, non rispetta alcuni vincoli internazionali come la Convenzione di Ginevra.
Per Giovanni Salvi, sostituto procuratore alla Corte di Cassazione, va affermato con chiarezza che questa discussione non è cosa che interessa magistrati e giornalisti. Il tema è l'informazione. Nell'indulto fu l'Anm a rappresentare preoccupazioni per le conseguenze di quella legge. Ma quando i carceri cominciarono a svuotarsi, quando la certezza della pena non fu più chiara, le responsabilità non furono della politica che fece quella scelta, ma della Magistratura. Giuste o sbagliate che siano le leggi, il discredito sulla mancanza di certezza della pena ricade sulla magistratura. "Non vorrei che la fine dell'utilizzo delle intercettazioni telefoniche con tutte le conseguenze del caso ricadessero anche questa volta come responsabilità di Magistratura e investigatori. Deve essere chiaro - afferma Salvi - chi fa questa scelta e chi ne risponderà di fronte all'opinione pubblica delle conseguenze che la legge provocherà".
Perchè di conseguenze ce ne saranno. Si vuole rendere impossibile l'uso delle intercettazioni ma nessuno se ne vuole assumere le responsabilità. E quando alcuni crimini potranno essere perseguiti con maggiore difficoltà, alcune indagini non si potranno fare al meglio, a quel punto il rischio è che la "colpa" sarà data ancora una volta non a chi ha votato e pensato quella legge, ma a magistrati e investigatori che saranno costretti ad applicarla.
Infine Salvi afferma: "Si può dire no alle intercettazioni ma non si può dire che l'informazione non si fa. Incidere in materia surretizia sul diritto di informazione senza assumersene le responsabilità è sbagliato".
Per Roberto Natale, Presidente della FNSI, non è vicenda che riguarda rapporto tra politica e magistratura, un match che si sta disputando da anni. Da settimane si comincia a capire che c'è un diritto di cronaca messo in discussione. Non stiamo rivendicando il diritto di devastare la vita privata delle persone. Nè vogliamo spiare dal buco della serratura e mettere tutto in piazza. Non è di questo che ci lamentiamo. Se abbiamo potuto insistere in questi mesi cominciando a creare qualche varco nella posizione di chi sostiene questo disegno di legge, lo abbiamo fatto perchè non del diritto di una categoria stiamo parlando ma di un diritto molto più generale. La posizione è forte perchè non ha nulla di corporativo, presenta il nostro diritto e dovere dei cronisti affiancandolo al diritto dei cittadini a conoscere ed essere informati. Non parliamo di vite private ma del crack parmalat, vicende come quelle della clinica Santa Rita di Milano, scalate all'editoria, vicende Banca d'Italia. Per il presidente della Fnsi, inoltre, non è vero che tutto ciò che non è reato non è notizia. E' una semplificazione un po' grossolana per la definizione di notizia. Il modo in cui viene amministrato il servizio pubblico può essere irrilevante da parte del reato ma rilevante perchè si tratta di personaggio pubblico che gestisce un'azienda pubblica per conto degli italiani.Si vuole allargare in modo eccessivo la sfera privata degli individui nascondendo elementi essenziali perconoscere personaggi pubblici.
A intervenire anche l'avvocato Laura Malavenda non si può trattare sulla libertà. Se c'è un diritto va tutelato fino a quando non si scontra con un altro diritto. La libertà di informazione non può essere limitata. Le cose si potranno raccontare ugualmente, andando a intervistare le persone coinvolte, come si faceva prima del 1989. "Ma perchè dovremmo fare come prima del 1989? - afferma l'Avvocato - Si pretende che il giornalista non pubblichi atti che non sono segreti. Li può leggere, dare ad amici ma non li può pubblicare. Stabiliamo da quando un giornalista può conoscere gli atti, stabiliamo quali atti sono utili alle indagini, quali possono essere pubblicati. Ma a quel punto possono essere utilizzate. Per Laura Malavenda la cosa forse più assurda è che "Le regole ci sono già, anche quelle dell'autocontrollo. Basta applicarle. Ma la categoria dei giornalisti deve impuntarsi su pochi e chiari concetti. Sono concetti ovvi e logici, nessun parlamento può non considerarli. Se il parlamento prosegue su una strada sbagliata si va alla Corte Costituzionale".
L'impegno dunque c'è, il coinvolgimento dell'opinione pubblica si comincia a far sentire e la politica sembra aprire le porte ad eventuali modifiche della Legge Alfano. E questo, come ha ricordato il Presidente dell'Ordine Lorenzo Del Boca, nonostante alcuni pareri di distinguo anche di alcuni colleghi, come Piero Sansonetti e Pierluigi Battista. Straordinariamente anomale quest'ultima posizione con Battista che accusa i giornalisti di essere artefici della macchina dello sputtanamento pubblico. Per inciso: lui, vicedirettore di uno dei principali quotidiani italiani, cosa fa e cosa ha fatto per guidare la sua redazione al miglior esercizio della professione? E' la secca risposta di Del Boca.
Le conclusioni sono state affidate al segretario della Fnsi Franco Siddi. "La difesa è su alcuni principi costituzionali. Ed è una battaglia che dobbiamo portare avati. Non sono principi di centrodestra o centrosinistra, anche perchè i diversi governi, in un modo o nell'altro, hanno tentato di mettere un bavaglio. Se le cose andranno davvero male dovremo lavorare sulla disobbedienza civile, invocando il segreto sulle fonti e poi, la sede ultima, la via giudiziaria in sede europea".
-
- imbuteria schrieb...
-
- Benutzer
- 7. Mär. 2009, 22:22
E' partita zitta zitta la privatizzazione dell'acqua pubblica...aspettiamoci pure quella dell'aria!
Post n°774 pubblicato il 07 Marzo 2009 da joiyce
Tag: Acqua, Governo, Italia
Mentre nel paese imperversano discussioni sull' eutanasia, grembiulino a scuola, guinzaglio al cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica.
Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti, che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica, divenendo Servizio pubblico locale di rilevanza economica. Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico ma una merce, e quindi sarà gestita da multinazionali (le stesse che possiedono l'acqua minerale). Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori. La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L'uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita. L'acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto.
L'acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo. Acqua in bocca. Anche se qualcuno ha già ricevuto questa mail non importa, essere consapevole di quel che accade nel nostro paese non è mai abbastanza. Thank you!
NB: FATE GIRARE, METTETENE A CONOSCENZA PIU' GENTE CHE POTETE
giuseppe ramazio
-
- imbuteria schrieb...
-
- Benutzer
- 8. Mär. 2009, 22:09
ACQUA PUBBLICA BENE COMUNE: manda una mail alla camera dei deputati!
Post n°775 pubblicato il 08 Marzo 2009 da joiyce
Tag: Acqua, Italia
le audizioni sulla legge d'iniziativa popolare verranno definite nella prossima riunione della Commissione Ambiente che si terrà il 10 Marzo. Il ritardo di tale passaggio è dovuto essenzialmente all'ostruzionismo che i componenti della Commissione stanno facendo non presentando la propria lista di audizioni in merito. E' necessario, a questo punto, attuare un mailbombing sui componenti della Commissione, al fine di mettere un po' di pressione richiedendo che le audizioni siano le più ampie possibili e che contemplino tutte le diverse anime del Forum, così come da noi richiesto.
Affinchè sortisca effetto, è importante che l'invio delle mail sia realizzato contemporaneamente dal maggior numero di persone possibili, pertanto concentriamoci tutti sulla giornata di lunedì 09 marzo.
Alla fine del post, in basso, c'è l'elenco degli indirizzi e-mail dei parlamentari della Commissione Ambiente della Camera, di seguito il testo da inviare loro. Un saluto. Paolo.
Testo della mail da inviare:
Oggetto: Audizioni sulla legge d’iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”
Gentile Onorevole,
ci permettiamo di scriverLe come Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, una rete associativa cui aderiscono più di settanta organizzazioni nazionali e più di mille comitati territoriali, accomunati dalla consapevolezza dell’importanza dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, dalla necessità di una sua salvaguardia per l’ambiente e per le future generazioni, dalla determinazione per una gestione pubblica e partecipativa dei servizi idrici. Come Lei già saprà, il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha promosso la legge d’iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”, a sostegno della quale ha raccolto 406.626 firme.
La suddetta proposta di legge è stata assegnata alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati in sede referente e il 22 Gennaio 2009 è iniziata la sua discussione con la relazione dell’On. D. Scilipoti.
Attualmente sono in via di definizione le audizioni presso la Commissione Ambiente a cui, come Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, abbiamo richiesto di partecipare in qualità di promotori della legge e auspichiamo, altresì, che siano le più ampie possibili in virtù della natura d'iniziativa popolare di tale proposta.
Pertanto su questa base Le sottoponiamo l’esigenza di far in modo che tali audizioni contemplino tutte le diverse componenti e anime del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.
Siamo certi dell’attenzione con cui vorrà considerare la presente e in attesa di un Suo riscontro, cogliamo l’occasione per porgerLe i più cordiali auguri di buon lavoro.
-----------------------------------------------------------------------------
Elenco mail:
alessandri_a@camera.it, margiotta_s@camera.it, tortoli_r@camera.it, libe_m@camera.it, pizzolante_s@camera.it, aracri_f@camera.it, bocci_g@camera.it, bonciani_a@camera.it, braga_c@camera.it, bratti_a@camera.it, cera_a@camera.it, cosenza_g@camera.it, simeone.dicagno@camera.it, simeone.dicagno@camera.it, dussin_g@camera.it, esposito_s@camera.it, foti_t@camera.it, germana_antonino@camera.it, ghiglia_a@camera.it, gibiino_v@camera.it, ginoble_t@camera.it, iannarilli_a@camera.it, iannuzzi_b@camera.it, lanzarin_m@camera.it, lisi_u@camera.it, lupi_m@camera.it, marantelli_d@camera.it, mariani_r@camera.it, martella_a@camera.it, mastromauro_m@camera.it, mondello_g@camera.it, morassut_r@camera.it, motta_c@camera.it, nucara_f@camera.it, piffari_s@camera.it, pili_m@camera.it, realacci_e@camera.it, scalera_g@camera.it, scalia_g@camera.it, stradella_f@camera.it, togni_r@camera.it, vella_p@camera.it, vessa_p@camera.it, viola_r@camera.it, zamparutti_e@camera.it,
-
- imbuteria schrieb...
-
- Benutzer
- 9. Mär. 2009, 16:07
-
- imbuteria schrieb...
-
- Benutzer
- 11. Mär. 2009, 1:03
EFFICIENZA ENERGETICA PER L'EUROPA
Post n°776 pubblicato il 10 Marzo 2009 da joiyce
Tag: Ambiente, co2, Inquinamento, Petizione
Caldaie, frigoriferi, televisori ed altri prodotti della nostra casa producono il 50% dell'inquinamento di carbonio di tutta Europa. L'Europa potrebbe raggiungere gli obiettivi del 2020 di ridurre le emissioni di anidride carbonica e combattere i cambiamenti climatici soltanto attraverso questi apparecchi che richiedono standards di efficienza energetica. E potrebbe anche salvare i nostri soldi sulla bolletta elettrica!. Lontano dagli occhi del pubblico, le nazioni europee si stanno accordando su una nuova serie di norme. Ma gli interessi industriali stanno spingendo per annacquare le proposte. Un grande clamore da parte del pubblico, può ancora sconfiggere le lobbies industriali, ma abbiamo poco tempo - FIRMA LA PETIZIONE
QUI
- sarà inviata questa settimana ai politici a Bruxelles.
Anonyme Benutzer dürfen keine Beiträge schreiben. Bitte log dich ein oder registriere dich, um Beiträge in den Foren schreiben zu können.



Crudeltà